Due stadi e una capanna (ovvero: la sostenibile leggerezza del rendering)

Presentazione nuovi progetti per la realizzazione del nuovo stadio di San Siro

“Permesso, scusi”. Nella ressa, chiedo a uno uguale a Zaccardo se mi fa passare avanti di due metri per ritirare le cuffie per la traduzione. “Prego”. A braccia alzate, tipo limbo, mi infilo in un pertugio tra la schiena del sosia di Zaccardo e la pancia – l’epa, intendo – di uno uguale a Massaro. Quando supero l’ostacolo e mi trovo davanti a un nuovo sbarramento umano, faccia a faccia con uno uguale a Galante, mi rendo conto che non sono dei sosia ma i pezzi originali. Al che mi prende l’ansia da prestazione. Cordoba mi sorride per cortesia, io per idolatria, e a seguire cerco di scattare una foto a Marotta e Galliani che si stringono la mano ma un tizio mi dice che non si possono scattare foto, al che prendo ed entro in sala chiedendomi tra me e me: “Perchè l’ho fatto, una foto a Marotta e Galliani, perchè l’ho fatto?”

Sono al Politecnico di Milano (toh, ecco Zanetti, Franco Baresi, Riccardo Ferri, Boban… oh mioddio, mi scusi, dico a una tizia a cui ho appena dato una gomitata a una tetta) per la presentazione dei due progetti del nuovo stadio di San Siro  by Inter and Milan all together (toh, Scaroni e Antonello, uh Scarpini, uh Suma, uh la Milly, e questo è Galfianakis, no, come si chiama, sì insomma, quello nuovo del Milan… oh mi scusi tanto, mi perdoni, faccio a una finta bionda a cui ho pestato l’alluce che spuntava da un paio di sandali dell’apparente valore della mia quattordicesima) e a un certo punto mi siedo e aspetto che inizi lo show.

Posso?

(silenzio, poi brusio)

Perchè volete distruggere lo stadio Giuseppe Meazza, santa madonna, perchè? Perchè volete smontare pezzo per pezzo un punto fermo della mia vita nera e azzurra, il luogo dove ho urlato un milione di volte e abbracciato decine di persone conosciute e sconosciute e tifato indistintamente per Boninsegna e Obinna e acquistato decine di cornetti Algida già sciolti a prezzi da denuncia all’Authority? Perchè?

Mi risponde Antonello in persona, fissandomi dal palco mentre un riflettore illumina lui e uno illumina me. Vedo, in un monitor, la mia faccia con scritto in sovrimpressione “jackass”.

“Vedi, mio appassionato e stolto amico, non conviene”.

Me lo spieghi, sire.

“Allora: lo stadio dove sei solito appoggiare le terga è stato costruito in tre fasi (1926, 1956, 1990) e si vede, è un accrocchio che a te sembra meraviglioso ma in realtà è un catalogo di problemi che ora ti elenco”.

La prego, prendo nota.

“Ha 24mila metri quadri di spazio a disposizione, contro i 100mila degli stadi più recenti. La visibilità del primo anello è limitata al campo, non si vede il resto dello stadio. Il comfort degli spalti non è a norma, i centimetri a disposizione devono passare da 70 a 80. Ci sono problemi di servizi al secondo e terzo anello… “.

Ma i cessi ci sono, dai. Vabbe’, fanno un po’ cagare, ma…

“… non è solo un problema di bagni, amico mio, ma anche di punti di ristoro eccetera. Quasi 50mila spettatori teorici senza servizi. E poi il progetto di ristrutturazione del Meazza lo abbiamo fatto, ma comportava interventi pesanti che avrebbero comunque tolto identità allo stadio così com’è ora, con il solito problema che sul lato arancio non ci si può ampliare. E come potremmo conciliare lavori del genere con le stagioni calcistiche di due società che impongono partite ogni tre giorni? Inter e Milan dovrebbero spostarsi in altri stadi, distanti anche 100-200 km da San Siro… ma dove? Tu ci andresti, per dire, a Brescia o a Reggio Emilia?”

Va bene, dai, mi avete quasi convinto: fatemi vedere ‘sti due progetti.

“Prego, agevolate i filmati”. Buio in sala.

Mentre li guardo, copio e incollo.

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Uno. Il progetto “Gli Anelli di Milano” presentato da Manica/Sportium prevede due anelli iconici, intrecciati e separati in perfetto equilibrio che simboleggiano l’unione di due club, eterni rivali sul campo, che hanno unito le forze per conservare una delle tradizioni più amate di Milano. Gli iconici anelli del nuovo stadio integreranno al loro interno LED e soluzioni architettoniche dedicate alla personalizzazione da parte delle squadre e dei brand durante le partite. Lo stadio sarà integrato in un masterplan che avrà lo scopo di rivitalizzare e trasformare l’area di San Siro in un distretto verde dedicato all’intrattenimento e attivo tutto l’anno mantenendo il campo di gioco originale al suo posto e liberamente accessibile alla comunità.

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Due. “La Cattedrale” progettata da Populous prende ispirazione dai due luoghi più iconici di Milano: il Duomo e la Galleria. Proprio una galleria, inondata dalla luce solare, circonderà lo stadio il quale sarà avvolto da un’elegante facciata in vetro. “La Cattedrale” è stata progettata per essere di volta in volta unica e riconoscibile per le due tifoserie grazie all’uso di installazioni tecnologiche. Lo stadio è stato progettato per essere il più eco-sostenibile d’Europa: la galleria sarà ventilata naturalmente e disporrà di strategie di riscaldamento passivo; pannelli solari saranno integrati sulla copertura e tutta l’acqua piovana verrà raccolta per essere riutilizzata nell’impianto. Lo stadio sarà circondato da 22 acri di spazi verdi permeabili.

Fammi un commento, dico a me stesso.

Allora. I due progetti sono una figata. Certo, questi rendering sono sempre delle piccole trappole visive a concettuali. Diventerà davvero così? No, perchè se la spianata di asfalto attorno allo stadio diventerà davvero così – che vinca uno o vinca l’altro – è davvero una enormefigata. In sala, vicino a me, c’è anche il banchetto del comitato di residenti contrario alla mega operazione, ma non chiedo niente alle due sciure: io abito a Pavia, il giorno che fanno lo Zanza Stadium o il Nutria Drome me ne occuperò a tutto tondo. Adesso parliamo di Milano, quartiere San Siro, e mi prenderò quel che viene. E le istanze dei residenti mi auguro vengano rispettate (anche se non le conosco, ma le immagino: un lungo cantiere e uno stadio-monstre vivo 365 giorni l’anno possono preoccupare i meno ganassa).

Tutti, dico, ci prenderemo quel che viene. Sentimentalmente, sarei per incatenarmi allo stadio Giuseppe Meazza. Più realisticamente, il mondo sta andando altrove rispetto ai nostri cuori a brandelli. Una slide mi ha impressionato: dal 2000 a oggi, nei cinque principali campionati europei, sono stati costruiti 22 nuovi grandi stadi, alcuni grandissimi. Dove? Sette nel Regno Unito (tra cui Wembley, Arsenal e Tottenham, questi ultimi firmati Populous), sei in Germania, 4 in Spagna, 4 in Francia. Uno in Italia, sappiamo tutti qual è e manco lo nomino. Sappiamo anche che importanza ha avuto per la storia recente dei suoi proprietari in tenuta optical, che manco li nomino.

Niente, è così e basta.

Quindi avremo – noi e i cacciaviti, inseparabili – un nuovo stadio. Vinca uno o vinca l’altro, sarà alto meno della metà (da 68 scenderà a 30 metri), avrà una ventina di ettari di verde attorno, oltre ad attività varie che potrebbero comportare fino a 3.500 nuovi posti di lavoro (dicunt), un minore impatto acustico sul vicinato (anche questo meno della metà, dicunt, perchè sarà una struttura chiusa), e sarà uno stadio esclusivo, milanese, uno stadio concepito per essere lì, non uno stadio pret-a-porter che potrebbe stare indifferentemente a Mosca, Johannesburg o Pavia (sia nel caso vinca lo Zanza Stadium, sia nel caso vinca il Nutria Drome).

Mi scorrono i rendering davanti, a volte sembra di essere in un San Siro rabbellito abbestia, a volte sembra di essere al centro commerciale di Arese, tutto pulito e luminoso, pieno di gente che sembra uscire da Primark per entrare da Zara e invece sono tifosotti che escono dalla tribuna e vanno al cesso (bellissimo anche il cesso).
Fine dello show. Dicono che sopra ci sarà il buffet, ma io odio i buffet, soprattutto se ti costringono all’attesa in un’anticamera e la gente da fuori ti vede e dice “guarda quel maiale che aspetta il buffet”. Allora saluto tutti ed esco.

Passa Riccardo Ferri che mi fa “ciao!” come se mi conoscesse. In effetti ci siamo già conosciuti due volte, e magari si ricorda di me, sai, quei flashback, “dove cazzo ho già visto questo bifolco?”, e io stavo per dirgli di Pavia, delle nutrie eccetera, ma poi sono andato alla stazione della Bovisa ad aspettare il treno. Non hanno ancora chiarito chi sceglierà il progetto, non hanno ancora detto niente sui tempi. Spero che abbiano percorsi dedicati per chi arriverà col deambulatore, perchè io almeno una partita – in un futuro ancora senza parametri – me la vorrei proprio vedere. E anche pisciare in cessi bellissimi, dove un apposito gioco di led (rossi se gioca il Milan, blu se giochiamo noi) trasformerà il mio rivolo dorato in una piccola cascata delle Marmore.

2 thoughts on “Due stadi e una capanna (ovvero: la sostenibile leggerezza del rendering)

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  1. Complimenti per l’articolo, molto piacevole. Cmq dopo aver visto i due progetti, come si ad essere contrari alla demolizione di San Siro

  2. Non so te ma io preferisco quello dei due anelli.Dicono sia quello con le tribune più vicine al campo con un notevole effetto muro.

    E poi la possibilità di poter passeggiare (o giocare) sul vecchio campo del Meazza per me è bellissimo (oltre che fa tanto amarcord)

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