"Permesso, scusi". Nella ressa, chiedo a uno uguale a Zaccardo se mi fa passare avanti di due metri per ritirare le cuffie per la traduzione. "Prego". A braccia alzate, tipo limbo, mi infilo in un pertugio tra la schiena del sosia di Zaccardo e la pancia - l'epa, intendo - di uno uguale a Massaro.... Continua a leggere →