
Come se fosse normale
Era una partita molto difficile. Una partita che non si vinceva da fine ottobre 2016. In casa, in trasferta, tra un “Mazzarrino” e un gol

Era una partita molto difficile. Una partita che non si vinceva da fine ottobre 2016. In casa, in trasferta, tra un “Mazzarrino” e un gol

Riflessioni a caldo al termine della più classiche della partite della Pazza Inter.

Qui ti aspettavo: di fronte alla difficoltà, dove troppo spesso sia la squadra che noi abbiamo ceduto. Ma questa salita deve essere diversa. Not for everyone.

Per capire l’importanza delle idee chiare, vi consigliamo di guardare gli highligts (tutta la partita sarebbe una cattiveria) di ieri di Milan e Roma, squadre arrivate rispettivamente ad un punto o due da noi nella passata stagione, quindi di fatto compagini che partivano dal nostro livello. Le facce confuse dei loro allenatori che magari con il tempo troveranno le soluzioni migliori, ma che dovranno dedicare tempo e pazienza a gestire situazioni poco chiare, giocatori a cui trovare un ruolo, soluzioni tattiche complesse. Conte – e non lo dico da oggi – ha questa dote rarissima. Prendersi delle responsabilità, fare scelte incontrovertibili, tracciare la strada, facilitarsi il compito. E in questo, lo diciamo sottovoce, ha chiaramente e finalmente trovato un appoggio nella Società. In Zhang, Marotta, Ausilio, Oriali.

Servivano risposte. Non era solo una partita di fine anno contro l’Empoli, no: ci arrivavamo dopo un mese del tutto particolare, dopo situazioni del tutto

Certo, sarebbe stato bello poter alzare le braccia al cielo sapendo di aver raggiunto il traguardo. Ma diciamolo: non è da Inter. Sarebbe stato bello
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