Cosa vuoi di più dalla vita? Un Lukaku!

L’Inter accontenta il suo allenatore con l’acquisto di Romeru Lukaku, l’attaccante fortemente voluto da Antonio Conte, al termine di una estenuante trattativa col Manchester United.

Oggetto dei desideri di Paratici e Marotta, il belga alla fine trova casa a Milano, sponda nerazzurra. Che tipo di giocatore è arrivato ad Appiano Gentile e perché Conte lo ha così fortemente voluto?

All’interno del 3-5-2 sul quale sta costruendo la squadra nerazzurra, Conte vuole due riferimenti avanzati in grado non soltanto di fungere da terminali della manovra offensiva ma che siano in grado di dialogare fra loro attraverso una serie di movimenti combinati volti a mettere in crisi la linea difensiva avversaria.

In un contesto tattico schematico, che si basa quindi sulla corretta applicazione di determinate giocate prestabilite, la punta ideale non deve quindi essere soltanto un finalizzatore che attende la rifinitura negli ultimi sedici metri di campo quanto invece un elemento che, con i movimenti di cui sopra, possa integrarsi all’intero di una fase offensiva strutturata.

Inoltre, qualora gli avversari effettuino un efficace pressing ultra-offensivo, i due attaccanti contiani sono importanti per consentire alla squadra di bypassare l’azione difensiva rivale consentendo ai compagni di potersi appoggiare a loro anche con passaggi diretti, che consentano di sfuggire al pressing avversario e di risalire il campo. Tutto il gioco di Conte è infatti diretto e verticale, volto alla ricerca della profondità nel minor tempo possibile.

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Come potrebbe presentarsi l’Inter al via della nuova stagione.

In questo senso Lukaku, pur non particolarmente brillante nel gioco aereo, a dispetto della stazza (1.90 metri per 94 chili), possiede comunque la fisicità per difendere palla e far salire la squadra, anche se deve migliorare dal punto di vista tecnico.

Una volta che riesce a girarsi verso la porta avversaria, diventa difficile per i difensori riuscire a contenerlo. Il belga dà il meglio di sé quando ha campo davanti e può attaccarlo in verticale, magari proprio dopo una combinazione col compagno di reparto.

L’idea di Conte infatti è quella di affiancarlo ad un altro attaccante dalle caratteristiche complementari (Lautaro o Dzeko), vale dire un giocatore in grado di effettuare movimenti contrari a quelli dell’ex Manchester e con doti tecniche tali da poterlo servire in profondità.

Ovviamente, Lukaku dovrà lavorare per integrarsi al meglio in un sistema tatticamente più complicato di quello che ha lasciato col Manchester, sia sotto Mourinho che con Solskjaer in panchina.

Dal punto di vista realizzativo, l’ultima stagione del 26enne di Anversa non è stata particolarmente prolifica. Lukaku ha infatti realizzato appena 12 gol, risultando comunque il capocannoniere dello United. Se confrontiamo questo dato con quello degli expected goals (xG) secondo il modello InStat (11.24), notiamo come il belga abbia realizzato all’incirca i gol che ci si aspettavano da lui in base alle occasioni avute (con un overperforming di appena 0.76). La media è di 0.35 xG a partita inferiore, per dire, a quella di Higuain (0.47).   Tutto questo effettuando 55 tiri, dei quali 33 in porta (vale a dire il 60% di quelli totali).

Lancio lungo per Lukaku, una situazione che potrebbe verificarsi spesso anche a Milano.

Se dunque è vero che Lukaku, nella scorsa stagione, ha mostrato un regresso rispetto a quella precedente (16 reti realizzati con un dato di 15.35 in termini di xG), la prima a Manchester dopo gli anni con l’Everton, è anche vero che il volume totale di tiri effettuati nella Premier 2017/18 era stato di 80. Questo significa, al di là dei 737 minuti in meno giocati nello scorso torneo (2314 contro 3051), Lukaku è stato comunque meno coinvolto nella fase di finalizzazione della squadra.

Quello che arriva a Milano è dunque un giocatore con determinate caratteristiche, reduce da un’annata difficile come quella della sua squadra di provenienza. È ovvio che Lukaku dovrà cercare di inserirsi quanto prima in una sistema come quello di Conte che, se gli richiederà un maggior contributo associativo e in termini di gioco lontano dall’area, potrebbe comunque metterlo nelle condizioni per sfruttare al meglio le sue qualità nell’attacco alla profondità.

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