Escalation: Atto III – Continuare a veder le Stelle

Per escalation (in italiano traducibile come “scalata”) si intende un processo di crescita progressiva e accelerata di un fenomeno o di un evento. (Da Wikipedia)

Immaginate di dover raccontare a qualcuno il momento in cui si trova l’Inter. Immaginate di doverlo fare cercando di cambiare scenario. Immaginate di dover spiegare a cosa si può dover andare incontro in 11 giorni, tra campionato e coppa. Si è cominciato con la Roma (Escalation: Atto I – La Capitale), e proseguito venerdì sera con la Juventus (Escalation: Atto II – La Vecchia Signora), ora tocca al dentro o fuori con il PSV. La definizione di escalation è perfetta, intesa come crescita (in questo caso) di difficoltà e importanza degli avvenimenti.

È questione di realismo

“Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana…”

Sembra passato tanto, ma solo poche ore fa la squadra era in campo a Torino, a giocarsi i 3 punti con la prima della classe. È così, la Juventus è la prima della classe. C’è poco da dire, e non è (come letto sui social da parte di molti tifosi) questione di rassegnazione, di abbassare la testa, di abitudine alla sconfitta e mancanza di volontà di vincere. Si chiama solo realismo. La volontà di vincere, di tornare ad essere l’Inter vincente e prima della classe dello scorso decennio non è impossibile, ma non è una condizione che si raggiunge in un batter d’occhio. 

“Eh, ma nel frattempo si perde”. Sì, nel frattempo si perde. Si perde e si soffre, cercando di costruire gioco e una squadra all’altezza di competere per la prima posizione. Non si fanno 5 acquisti e si punta alla vittoria. Non quando chi vince è la Juventus, che ha un progetto tecnico e societario in continuità e coerenza da un decennio, mentre noi siamo “stabili” da un paio di stagioni. In due anni siamo passati da Juan Jesus a De Vrij, da Murillo a Skriniar, da Felipe Melo a Nainngola. Il livello è cresciuto palesemente, ma soprattutto la squadra sta sviluppando un’idea di gioco che la caratterizza e permette effettivamente, nel tempo, di arrivare a giocarsela con le grandi. 

Siamo andati allo Stadium a giocarcela e ce la siamo giocata. Abbiamo sprecato tanto e nel primo tempo – secondo la mia umile opinione – la Juventus è stata molto in difficoltà: ha sbagliato tanto, e il merito è anche della disposizione in campo dei nostri. Ma la Juventus, cosa che ad un’Inter ancora in crescita non riesce con tanta frequenza, ha bisogno di un’occasione sola per vincere. Questo è il mio pensiero sulla partita di Torino. Ci vuole pazienza e ci vuole convinzione. Bisogna crederci. Bisogna amarla. Sempre.

Escalation: Atto III – Continuare a veder le Stelle (con un occhio a Barcellona)

Dovendo riassumere in poche parole, ho già l’angoscia al pensiero. Allo stesso tempo non vedo l’ora sia martedì, siano le 19 e io dentro lo stadio che lentamente si riempie e comincia a fare rumore. E rumore ce ne sarà tanto. Un po’ come quando sei solo in casa e metti la musica a tutto volume per tranquillizzarti, ma dentro di te hai tanta paura. 

Si dice che saremo in 65 mila allo stadio. Speriamo di più. Speriamo ne valga la pena. Il problema vero è che non basta vincere, ma che bisogna vincere e il Tottenham non deve fare lo stesso al Camp Nou di Barcellona. Non è paura per quello che succede in campo, ma per quello che succede anche nell’altro, di campo. Un occhio al campo, un occhio al tabellone per notizie da Barcellona.

“Che tanto è sempre la stessa storia, un’ora e mezza senza fiato”

C’è Solo l’Inter – Elio e le Storie Tese

E quanto queste parole sono rappresentative. Quanto lo saranno in una partita da dentro o fuori. Che nemmeno dipende solo dal proprio punteggio. 

Il PSV non è imbattibile. È alla portata dell’Inter. Questa è la difficoltà più grande, l’eccesso di confidenza e tranquillità. Arrivare con una sconfitta da Torino, in questo senso, è un bene. Bisogna arrivare con voglia di fare bene, e fare bene da subito, fare la migliore partita possibile e non rischiare nulla. Non è pensabile che – se proprio deve succedere – non dipenda da un super Tottenham vincente a Barcellona ma da una mancata vittoria a San Siro. Non è considerabile. 

Perdere fa parte del gioco. Siamo tornati in coppa dopo sette anni, sarebbe triste uscire già ai gironi. Ma ancora, realismo. Il girone è uno dei più difficili, una tra Inter e Tottenham non supererà il turno. Il giorno del sorteggio è stato questo il pensiero da fare, e questo resta ancora: sono abbastanza alte le probabilità di andare fuori. 

Come andare fuori non è un dettaglio. A qualcuno darebbe più fastidio andare fuori avendo giocato bene. A me no. Perdere mi fa incazzare sempre, ma perdere avendo fatto il massimo è un boccone meno amaro da buttare giù, da accettare. Uscire ai gironi con il Tottenham perdente al Camp Nou e l’Inter perdente a San Siro col PSV, questa non la prenderei benissimo. 

Speriamo che non ci sia bisogno di buttare giù bocconi amari. Speriamo sia una notte di grande festa. Una notte di garra urugagia (com’è che si dice garra in croato?), una notte di sicurezza difensiva, una notte di intelligenza calcistica e cuore, di voglia e lucidità. Una notte perfetta, come deve essere. Una notte per continuare a vedere le stelle. 

2 thoughts on “Escalation: Atto III – Continuare a veder le Stelle

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  1. Certo che sti pezzi sull’Escalation hanno portato na sfiga……n’avessimo beccata una ……non era propio il titolo giusto

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