Non decisero che avrebbe avuto i colori pastello e male assortiti di una notte per daltonici, proprio no. I ragazzi del 1908 dissero:
questa notte splendida darà i colori al nostro stemma: il nero e l’azzurro sullo sfondo d’oro delle stelle.
Che fossero dei folli e dei meravigliosi idealisti è cosa nota, altrimenti non avrebbero fondato l’Internazionale Football Club. Che non conoscessero le regole più elementari del moderno marketing anche, perché altrimenti quella frase storica l’avrebbero scritta e pensata così:
questa notte splendida darà i colori al nostro stemma: il nero e l’azzurro sullo sfondo d’oro delle stelle, che poi però in trasferta e nelle giornate dispari potremmo anche usare un nero un po’ meno intenso e un azzurro che sdrammatizza e sta bene su tutto e in casa nelle giornate pari sarebbe bello avere un melange di rossi cardinalizi intonati alla faccia paonazza e così cheap di quella gentaglia che strilla sugli spalti. Adoro.
La storia recente delle terze maglie dell’Inter è un lungo viaggio lisergico nell’immaginario dei designer Nike. La paletta dei colori usata come arma di distruzione di massa, il rosso come confine ultimo. Gli ultimi anni hanno portato consiglio o qualcosa di simile agli inquieti stilisti e siamo finalmene tornati a una sedazione collettiva, ai colori pastello come compromesso soporifero.
Quest’anno ci tocca lei:

Ideale per: gallerie di pop art, gare di ciclismo per ipovedenti, spaccio di stupefacenti in alta Baviera, corsi di mimo in Slovenia, comparse della tv per bambini
Accessori abbinabili: abbeveratoio per pappagallini inseparabili, scarpe antiinfortunio in tela cerata, paletta e secchiello fluo, lamborghini di Icardi appena ordinata