Not for everyone. Poesia.

di Alessandro Piemontese, communication strategist

Scusami se ti ho scritto una lettera troppo lunga, non ho avuto abbastanza tempo per scriverla più breve.

Quando ho letto per la prima volta questa frase ho capito che dentro c’era tutto. Tutto il senso dell’essere copywriter e credo anche il senso dell’advertising. Non ricordo chi l’abbia scritta, forse Voltaire, ma poco importa. È diventato un mantra.

Nella pubblicità hai bisogno di tempo per firmare una campagna breve e indimenticabile. Deve averne avuto di tempo, e sicuramente lo ha speso benissimo, lo staff che ha ideato la nuova campagna di comunicazione dell’Inter. Not for everyone. Signore e signori siamo davanti ad un capolavoro.

Alla base di questa meraviglia c’è una poesia, versi divisi in strofe in cui tutto è misurato, tutto ha un senso, le pause esaltano le riprese, il copy funziona anche in italiano, il visual ti prende e dribbla le statistiche social sui secondi della soglia di attenzione. Non puoi distogliere l’attenzione da un racconto così forte che ti prende per mano e ti porta a spasso, ti fa venire voglia di capire dove sta andando a finire. Dritto al cuore nerazzurro.

In lingua inglese si comprendono le rime, è una canzone, hanno scritto una canzone breve che ti viene voglia di riascoltare. In inglese sì, perché questa campagna segna una svolta, rompe con il passato e ti proietta nel mondo. Questa campagna è già posizionamento. Internazionale.

Dei personaggi che si alternano ne hanno già parlato in tanti. Airton Cozzolino, italiano di origine capoverdiana, surfer e campione del mondo di kitesurf a soli 17 anni; Duan Jin Ting, ballerina cinese, fondatrice del collettivo di danza contemporanea D.Lab Dance; Alessandro ‘Stermy’ Avallone, pro gamer italiano, è uno dei più forti giocatori di tutti i tempi nella categoria degli FPS; Omer, storico writer milanese, oggi artista di livello internazionale; Jessica Kahawaty, modella internazionale libanese, filantropa e ambassador in prima persona di campagne per diritti umanitari.

Quello che mi piace tanto è che queste persone non sono dei testimonial, sono anime uniche. Storie così distanti, diverse come tutte le persone, storie in cui non ti riconosci perché, diciamoci la verità, non è da tutti fare quello che hanno fatto loro. Ma ti riconosci nel coraggio e la caparbietà che li distingue. E se non sei realmente una persona coraggiosa, ambisci sempre ad esserlo.

La strada è lunga, coraggioso amico mio
e non basterà camminare
dovrai correre
ma tutto questo non è da tutti.

Devono averlo speso benissimo quel tempo per scrivere, mettere in scena, pensare, cancellare e riscrivere, una campagna che ci lancia nell’universo con una consapevolezza diversa. Per una volta siamo un brand posizionato da Dio. Abbiamo perso, abbiamo fallito, siamo crollati ma ciò ci ha reso più forti.

Ho fallito, non ero in guardia
sono crollata, è stata dura
Ho avuto torto troppe volte
Questo mi ha reso più forte
.

E lo sai cosa c’è che mi fa venire un orgasmo da adv? Che non c’è epica. Perché l’epica, nel racconto sportivo, ha anche rotto il cazzo. Non c’è il gladiatore, non c’è Caressa che parte basso per poi crescere fino ad urlare, non c’è il climax da vocalist di noialtri. Non c’è il fino alla fine che poi cosa significa? Significa provarci.

Non importa cosa dicano
provarci non basta
chi prova può mollare
Io invece volo.

L’epica spesso è già scritta nella storia delle persone, basta saperla raccontare.
E non è da tutti, no.

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: