Ivano Bordon, il portiere schivo

di Ivano Steri

È l’8 novembre 1970, a San Siro si gioca l’ennesimo, sentitissimo derby. Il Milan è già in vantaggio quando Lido Vieri, esperto portiere nerazzurro, si fa male. Al suo posto entra un ragazzo di 19 anni, un portiere promettente arrivato qualche anno prima negli Allievi, voluto da Gianni Invernizzi. Di lui si dice un gran bene, dicono sia tanto bravo quanto schivo. Quel giorno subisce due gol ma il dado è tratto: Ivano Bordon ha fatto il suo esordio tra i grandi. E tra i grandi ci resterà a lungo, difendendo la porta dell’Inter per oltre 10 anni.

Ivano Bordon nasce a Venezia nel 1951. Sin da piccolo sembra avere una predisposizione naturale a fare il portiere, data la sua propensione a tuffarsi per agguantare i palloni che gli altri bambini gli tirano, proprio come fa il suo idolo, Roberto Anzolin, portiere, fra le altre, di Palermo e Juventus. Suo padre gioca da professionista e ogni tanto lo porta agli allenamenti: Ivano si piazza dietro la porta e guarda il portiere, studia i suoi movimenti con attenzione e pazienza se ogni tanto c’è il rischio di prendersi una pallonata.

A 12 anni è alla Mestrina, l’anno dopo un certo signor Bossetto lo porta al Murano. Gli allenamenti cominciano a essere seri, ma dopo un anno anche l’esperienza al Murano termina. La Juventina, altra squadra del territorio, ha necessità di un portiere per gli Allievi. Ivano è bravo, sembra avere tutti i crismi per indossare la maglia numero 1. Allo stesso tempo, Ivano frequenta l’oratorio, che considera “una vera palestra”.

L’occasione di giocare per l’Inter arriva grazie alla convocazione per la rappresentativa veneta: Gianni Invernizzi, tecnico del vivaio e futuro allenatore della prima squadra, lo nota e gli fissa un provino ad Appiano. Basta una partita per convincere la dirigenza nerazzurra a puntare sul giovane Ivano. È il 1966.

Dopo qualche anno nelle giovanili, nel 1969 Bordon diventa il terzo portiere dell’Inter. È un momento determinante per la sua carriera, il punto di svolta. Davanti a lui c’è Lido Vieri, bravo, esperto, dalla grande personalità. Bordon cerca di imparare il più possibile da quello che, a più riprese, considererà un maestro. “Mi ha insegnato molto” – ha detto in un’intervista a Fcinter1908.it – “sono cresciuto a sua immagine e somiglianza”. L’anno di esordio, il 1970-1971, Bordon gioca nove partite e l’Inter vince lo scudetto.
Invernizzi, subentrato a Heriberto Herrera, lo conosce bene e gli dà fiducia: anche i compagni ammirano quel portiere freddo, equilibrato, così reattivo da indurre Sandro Mazzola a soprannominarlo “pallottola”.

Nel corso delle stagioni il maestro, Lido Vieri, e l’allievo, Ivano Bordon, si alternano a protezione della porta nerazzurra, finché Beppe Chiappella, nella stagione 1976-77, decide che il portiere titolare è Ivano Bordon.
Bordon resterà il titolare indiscusso della porta del Biscione fino al 1983, quando l’Inter, decisa a lanciare il giovane Walter Zenga – corsi e ricorsi storici – lo lascia andare. Bordon si accaserà alla Sampdoria, dove giocherà per tre anni, per poi passare alla Sanremese e infine al Brescia.

Con l’Inter, Bordon vince due scudetti e tre Coppe Italia, ma c’è una partita su tutte che ha segnato per sempre la storia del portiere veneto e delle sue eccellenti capacità.
Stagione 1971-1972, Coppa dei Campioni: il 20 ottobre si gioca Borussia Mönchengladbach-Inter, gara di andata degli ottavi di finale. Sugli spalti i tifosi di casa sono esagitati: sul 2-1, un oggetto piomba in campo e colpisce Boninsegna. Mazzola poi consegna una lattina di Coca-Cola all’arbitro, ma la gara prosegue.
La partita prende una brutta piega, l’Inter è frastornata, in particolare Lido Vieri sembra non essere in campo. Bordon lo sostituisce nel secondo, la partita finisce 7-1 per i tedeschi ma viene poi annullata su ricorso dell’Inter. A Milano l’Inter vince 4-2, poi va in trasferta a Berlino per il ritorno – campo scelto dai tedeschi per questioni meramente economiche. Bordon gioca la più classica delle partite perfette: annulla un rigore a Sieloff e respinge ogni assalto, senza timori e senza incertezze. La partita finisce 0-0. L’Inter passa il turno, Bordon è l’eroe della serata ed entra nella storia nerazzurra dalla porta principale.  

Conclusa la carriera di calciatore, Bordon decide di fare l’allenatore dei portieri: il destino, e la bravura soprattutto, lo porteranno ad affiancare Marcello Lippi, permettendogli così di vincere il Mondiale del 2006 da allenatore, facendo il bis dopo il Mondiale del 1982, vinto da vice di Dino Zoff.

Sul Guerin Sportivo, nel 1978, il leggendario Sandro Ciotti descriveva così le qualità di Bordon:

“Di lui piacciono le grandi risorse acrobatiche, la classicità dello stile, la compostezza che ne governa gli atteggiamenti fuori dal campo”.
Ivano Bordon ha segnato una parte importante della storia dell’Inter, e se è vero che la storia dell’Inter è costellata di portieri eccezionali, un posto nell’Olimpo non può che andare a lui, Bordon, il portiere schivo.

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