Cagliari-Inter: di spada e di fioretto

Certe impasse le abbiamo conosciute: la partita è bloccata, l’avversario vince i contrasti, tutto si fa più nebuloso. Sai che devi vincerla, ma non sai come e perdi il filo. Vorresti mostrare i muscoli, ma di fronte c’è chi li mostra più di te e ti contrai. Vorresti fare le cose, ma le cose non riescono e vai in confusione. Il tempo scorre mentre la squadra si inchioda, la vittoria sfugge e non sai come inseguirla.

Il Cagliari di stasera era arrabbiato: storie che risalgono alla prima di campionato, nel mezzo di un ambiente che si aspetta tanto da questa stagione. E così ogni tocco è una preghiera al VAR, ogni contrasto è un boato dello stadio, ogni corsa è uno scarico di adrenalina. Quando è così, non serve a nulla la forza: serve la calma, serve l’intelligenza, serve il carattere. Si parano i colpi, si evita di affondare e dentro si coltiva la convinzione per cui presto o tardi verrà il momento giusto.

Sta qui la differenza tra questa Inter (quella vista oggi, per la prima volta in difficoltà) e quella della scorsa stagione: al momento giusto la spada viene deposta e si gioca di fioretto. Si affonda il colpo quando l’avversario ha sfogato la sua foga. Stasera serviva intelligenza, serviva ragione, serviva il colpo risolutivo: stasera, quando la forza è venuta meno, c’è stato tutto il resto.

Si vince anche così. Non si può travolgere il campionato, né bisogna sottovalutare la carica di squadre (Lecce o Cagliari che siano) che ad inizio torneo hanno ancora in sé piene convinzioni e speranze. Anche i punti sporchi contano, anzi: sono esattamente quelli che son venuti meno nelle ultime annate, quelli persi a inizio campionato con il Parma lo scorso anno o con il Sassuolo a fine stagione. Sono esattamente questi i punti più preziosi.

Ma c’è anche molto altro in questa partita.

Stefano Sensi, cosa farai da grande?

Come un archetto sul violino. Come un ballerino sulle punte. Come un mago che ti fa sparire il coniglio sotto gli occhi. L’eleganza del gesto, la lucidità della scelta, la rapidità dell’esecuzione. Un acuto che resterà nel nostro cuore e nella sua mente a lungo. Questo Stefano Sensi da oggi sarà un altro giocatore: perché non si fanno certi numeri senza guadagnarci in convinzione.

Ora tutti sanno chi è Sensi. Complimenti a chi, in questa sessione di mercato, lo ha inseguito con tanta convinzione, senza dubbio e con piena lungimiranza.

Ranocchia è tornato?

Alzi la mano chi ci credeva. Alzi la mano chi lo avrebbe creduto titolare in queste due giornate. Alzi la mano chi non lo aveva ormai considerato solo come uomo di società in uno spogliatoio-dinamite. Complimenti a chi, in questa fase pre-campionato, lo ha sempre accarezzato con parole dolci e non ha esitato a buttarlo dentro anche in mezzo a tutte le tensioni degli inizi.

Un nuovo Antonio Conte?

Vorrebbe dominare ogni spazio, ogni contrasto, ogni partita. Ma forse questo Antonio Conte non è quello che avevamo lasciato su quell’altra sponda qualche anno fa. Quello di stasera ha saputo calmare quando tutti si innervosivano, ha saputo indovinare tutti i cambi (sia nei tempi che nei nomi), ha saputo vincere di fioretto anche se ha giocato di spada per una vita intera. Viene il sospetto (o speranza?) che sia un Conte nuovo. Viene il sospetto che anche per lui sia venuto il momento del salto di qualità. Cresce la sensazione che possa avere la maturità giusta, sapendo incidere sulla partita con cambi che spostano l’inerzia e si rivelano azzeccati. Ce lo racconteremo vicendevolmente: noi a lui e lui a noi.

L’occhiata di Romelu

Non è stato un rigore come gli altri. Perché dopo il gol c’è stata quell’occhiataccia. Chi l’ha ricevuta se la senta violenta sulla coscienza e se la ricordi a lungo.

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