Cronache

Inter – Sampdoria: matita blu(cerchiata) e pagelle

Altro che Champions League, il derby della vigilia di Pasqua sarà probabilmente decisivo per l’ultimo posto di Europa League. Costretti a inseguire Atalanta e Lazio e a lottare contro un Milan che guadagna un punto su di noi dopo aver pareggiato a Pescara. Il teatro dell’assurdo. Ma non è stata una partita storta, molto più semplicemente è stata una partita sbagliata da troppi interpreti, allenatore compreso. Epic fail, più che Epic Brozo. Ma prima delle pagelle i nostri complimenti alla Sampdoria e a Giampaolo. I blucerchiati sono una delle 8 squadre che non hanno più nulla da chiedere alla Serie A. E infatti hanno corso, pressato e morso molto più di noi. Le pagelle:

Handanovic 5,5 

Non commette errori, ma non la prende mai. Due volte viene salvato dai pali, e ogni volta che uno tra Ansaldi e Miranda gli passa il pallone indietro sai già che puntualmente finirà tra i piedi degli avversari. Non benissimo, e nemmeno bene.

Ansaldi 5

Per la spinta ti verrebbe da dargli anche la sufficienza, ma ha questa abitudine di crossare a cazzo di cane, per cui sinceramente alla seconda bestemmia lasciatemi dire che 5 è il voto giusto. E poi ha questo vizio di andare a terra sui contrasti nonostante sia alto un metro e novanta, che proprio non butto giù. Leggero, ma con i piedi pesanti.

Medel 4,5 

Quando Schick, uno alto e grosso ma di cui sentiremo parlare – a proposito, non si può fare nulla per domiciliarlo a San Siro?- , porta a spasso lui, un centrale basso e rapido, mi rassegno al fatto che questo di Medel è un esperimento interessante ma che, per carità, resti tale. Comprare un centrale vero, grazie. Provato (e non del tutto riuscito)

Miranda 6

Cosa gli vuoi dire? Al novantesimo ci salva dal 3 a 1 senza commettere fallo con un tackle dentro l’area di rigore, passa il pallone alla bandierina, un compagno di reparto più dinamico di Medel e Ansaldi e prova a ripartire per l’ultima azione. È invecchiato di sette anni in queste due stagioni. Stanco.

D’Ambrosio 6,5 

Ha il merito (e il culo) di sbloccare la partita. E onestamente non la molla fino alla fine, anche se negli ultimi venti passa più tempo a litigare con il guardalinee che a vincere duelli su quella fascia. Ma voglio dire, non è mica Andreas Brehme. Pavido.

Candreva 6 

San Siro lo becca un po’, ma a dirla tutta i suoi cross li mette. Ok, sbaglia una conclusione abbastanza semplice, ma mette sui piedi di Icardi l’assist del 2 a 1. E io non posso cambiare il voto se Icardi la butta in curva. Comunque lui quei due assist li regala sempre, con precisione e senza troppa euforia. Ragioniere.

Brozovic 4

Svagato. Svogliato. Disinteressato. Tira due-tre volte a ciola (scegliete pure una locuzione della vostra città di origine), come quando si gioca alla tedesca e, siccome devi tornare a casa perché si fredda la minestra, nella speranza di farti eliminare provi le conclusioni più improbabili per andare in porta. Poi fa un pic-nic nell’area di porta garantendo la regolarità del gol di Schick, infine allunga le braccia come se fosse al mare per evitare di andare a recuperare il pallone al largo o, se preferite, come Dhalsim di Street Fighter. Epic Fail, altro che Epic Brozo.

Gagliardini 6

Sottotono, ma c’è un motivo. Gli avrei dato 5, ma visto quello che succede dopo capisco la sua importanza anche quando è giù di giri.

Kondogbia 5,5 

Volenteroso è volenteroso, non me ne abbiate. Non gioca nemmeno così male. Solo che uno così farebbe ottime cose a Udine, a Bergamo o magari a Bologna. A San Siro quel tocco di palla è illegale. O forse sono io che stasera sono nervoso e sono diventato snob. Ruvido.

Banega 4,5 

La fotografia della sua partita è la punizione tirata giusto sulla tibia di Celi, l’arbitro, che incredulo non riesce nemmeno a scusarsi con il pubblico. E fa bene.

Joao Mario 5 

Decisamente non in buon momento. Pochi minuti e pochissima lucidità, palesata soprattutto nell’azione finale piena di velleità e senza un filo logico. Confuso.

Perisic 6

Onestamente mi sembra il più pericoloso. Sopratutto nel primo tempo è una spina nel fianco della difesa della Samp. Mette anche qualche pallone interessante in mezzo all’area. Che altri sprecano. Concentrato.

Icardi 4,5

Come quando non tocca un pallone per tutta la partita, poi fa gol e porta a casa un 7, questa è una partita in cui il suo errore pesa più di Benitez. Sembra che il pallone gli rimbalzi male davanti, ma da uno come lui ti aspetti altro. Per il resto fa poco e soffre maledettamente il fuorigioco della linea difensiva della Sampdoria. Spaesato.

Eder 5,5 

Un tiro e poco altro. Incolpevole.

Pioli 5 

Vero, perde Gagliardini, ma questo Brozovic si poteva cambiare prima. Piuttosto scontato nei cambi, non aggiunge molto. Vero è anche che se Icardi sbaglia un gol da 30 centimetri non è colpa sua. I numeri (e la media) gli dicono ancora bene, ma il suo futuro dipende dalla classifica finale. Che non può essere quella di stasera. Tra Milan e Napoli deve prendere più di tre punti, altrimenti difficilmente si proseguirà con il normalizzatore. E poi diciamola tutta: davvero vogliamo essere normalizzati?

 

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Il lodo Bacca, ovvero: l’importanza di essere vestito bene

“Per avere, al termine della gara, nel recinto di giuoco, già sostituito ed in abiti civili, protestato in maniera plateale e veemente nei confronti di un Arbitro Addizionale, avvicinandosi con atteggiamento aggressivo nei confronti del medesimo, finché non veniva trattenuto ed allontanato a forza dai dirigenti e dall’allenatore della propria squadra”, Carlos Bacca (Ac Milan) è stato squalificato per una giornata (più multa di 10mila euro).

Apperò.

Scusa, proseguo. I dirigenti Adriano Galliani e Rocco Maiorino “per avere rivolto, al termine della gara, nell’area antistante gli spogliatoi, frasi offensive nei confronti dei tesserati della squadra avversaria”, sono stati ammoniti con diffida, mentre la società pagherà un’ammenda di 5.000 euro “per avere omesso di impedire l’ingresso nel recinto di giuoco di un dirigente non inserito nella distinta di gara” (una roba da calcio minore, sono lì che gli tremano le palle per il closing e non mettono i dirigenti in distinta). E poi mettici, negli spogliatoi, lo sgabello sfasciato e i due scudetti imbrattati col pennarello, che non costituiscono materia per il giudice sportivo ma, come dire, aggiungono un po’ di colore a quello che è successo alla fine di Juve-Milan. Cioè, per dire.

Alla fine di Juve-Inter, dove si coglieva di sicuro un bel po’ di tensione ma nessuno cercava di aggredire nessuno nè di imbrattare scudetti virtuali, succedevano comunque cose che portavano all’espulsione al 49° minuto di Perisic (diciamolo, Ivan, una cazzata) e che causavano per il medesimo una squalifica di 2 giornate “per avere ripetutamente proferito espressioni gravemente irriguardose nei confronti del Direttore di gara”. Mauro Emanuel Icardi “per avere, al termine della gara, rivolto ad un Arbitro Addizionale un’espressione ingiuriosa accompagnata da gesti, nonché per avere calciato il pallone in direzione del Direttore di gara, senza colpirlo” veniva squalificato per 2 giornate, confermate in appello (mentre a Perisic ne veniva abbuonata una).

Ora, ci sarà sicuramente qualche sfumatura leguleia che renderà tutto questo legittimo agli occhi di qualche togato con la fissa del cavillo, ma a quelli di noi normali tifosotti?

No, perchè se queste due sentenze fanno giurisprudenza, il rapporto dei giocatori con gli arbitri, addizionali e non, assume contorni normativi del tutto inediti. Per esempio, volendo mandare affanculo in relativa tranquillità un addizionale, o addirittura fare un po’ di guapparia e tentare di aggredirlo, è meglio farsi sostituire, fare una doccia e mettersi gli abiti civili. A quel punto, tu torni in campo e puoi divertirti con il tuo addizionale preferito. “Ehi, quello mi ha mandato affanculo e voleva uccidermi a mani nude”, “Ma com’era vestito?”, “In abiti civili”, “Ah vabbe’, non ti incazzare”.

Perisic, al 49° del secondo tempo, in un’atmosfera non meno provocatoria – parlando del comportamento arbitrale -, manda affanculo l’arbitro (quello vero, non l’addizionale) ma senza avere l’accortezza di farsi sostituire – qui è evidente anche l’errore di Pioli: se un tuo giocatore vuole mandare affanculo un arbitro a caso, devi sostituirlo, non ci sono cazzi. Quindi, essendo ancora in campo negli undici effettivi, viene espulso. Cornuto, mazziato, squalificato. Negli spogliatoi, Perisic fa la doccia e si mette in abiti civili. Al che va da un dirigente e, sistemandosi il nodo della cravatta, gli chiede:

“Mi scusi, posso tornare in campo a mandare affanculo il primo arbitro che trovo, fosse anche l’addizionale?”

“Ivan, scusa, ma ci sono due ordini di problemi: hanno già spento i riflettori – no, dico, ci hai messo mezz’ora a fare la doccia, e chi sei, Kim Kardashan? – e poi non è ancora ben chiara questa faccenda del mandarsi affanculo dopo la doccia. Direi di aspettare che si verifichi un caso del genere, per poter avere un precedente. Non so se mi sono spiegato”.

Guarda caso, càpita ancora a Torino. Dove la figura dell’arbitro addizionale assume evidentemente un’importanza centrale (accanto a quella dell’arbitro titolare, ma non c’era bisogno di sottolinearlo). Tu puoi sfasciare gli spogliatoi o fare atti di onanismo o rubare le autoradio, ma lascia stare l’addizionale. E, soprattutto, controlla come sei vestito. Del tipo che anche Icardi non si era ancora cambiato mentre insultava l’addizionale e, nel contempo, cercava di colpire l’arbitro con una pallonata tipo al campetto.

“Ehi, chi è stato?”

(silenzio)

Tra l’altro, qui si apre un fronte piuttosto particolare e che avrebbe molto a che fare con l’essenza del calcio, se non fosse che ci mettiamo lì a fare gli azzeccagarbugli dei miei coglioni. Come mai non è stato premiato il gesto tecnico di Icardi, che insulta l’addizionale e tira una pallonata verso l’arbitro, quindi un classico no look? Ma qui, in Italia, nella patria della moda, si privilegia un aspetto puramente estetico (l’abito civile) a uno prettamente tecnico (insulto più pallonata no look, una sciccheria). Massì, andiamo avanti così. Poi lamentiamoci se ci sbattono fuori dai mondiali.

“Guarda che Icardi è argentino”.

Sì, ma io ne faccio una questione generale. Domani un bambino italiano cosa capirà di questa vicenda, cosa ne trarrà? Che qui non gliene frega un cazzo a nessuno nella sua bravura, ma se sei vestito in abiti civili va bene tutto.
E per concludere io credo che il punto stia tutto qui: che questa ridicola vicenda di doppiopesismo giuridico sportivo abbia una sola vera causa, l’insopportabile influenza della lobby degli abiti civili. E andatevene tutti affanculo.

“Anche l’addizionale?”

Massì, tanto sono vestito, cazzo me ne frega?

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Cronache

Inter – Roma: pagelle di prepotenza

Una serata storta, con la complicità di qualche decisione controversa, ma soprattutto di una formazione discutibile messa in campo da Frank Pioli, con un solo difensore e una pletora di centrocampisti che non trovano la quadratura e nemmeno il cerchio. A stento trovano la botte, anzi le botte, quelle che Nainggolan e Strootman rifilano con savoir faire a Gagliardini e Brozovic. Ma diciamolo, la Roma è stata superiore, tecnicamente e fisicamente. Per fare il salto di qualtià ci manca ancora qualcosa, non a casa perdiamo regolarmente contro chi ci sta davanti.

Handanovic 6,5

Nel primo tempo ci tiene a galla con la parata su Salah, per il resto normale (non) amministrazione, un miracolo in più non avrebbe fatto male. Sul rigore trova per la prima volta un avversario che lo ipnotizza come un incantatore con il serpente.

Murillo 5,5 

In una partita in cui Tagliavento premia la fisicità non fischiando mai i contrasti aerei, lui è l’unico che se li fa fischiare. Un motivo dovrà pur esserci. Soffre tremendamente la mancanza di Miranda.

Medel 5,5

Inizia bene, è quello che non abbocca mai alle finte di Dzeko e Salah. Il motivo è semplice: ragiona, aspetta, interviene. Con il passare dei minuti la lucidità viene ovviamente meno, e Medel inizia a soffrire le finte di Perotti e Dzeko, fino a stendere il bosniaco.

D’Ambrosio 5

Così male, a mio parere, solo nella prima partita a Verona. Come dite? Anche quella volta era il terzo centrale della difesa a tre? Ecco, magari non è un caso, ma D’Ambro rende meglio quando gioca da terzino. Chiedetegli poche cose e lui le farà bene.

Candreva 5,5 

Propositivo, ma senza lo spunto decisivo. Prova anche qualche conclusione, ma senza fortuna e con poca lucidità. Più che fuori partita, fuori tempo.

Brozovic 5

Pigro. Indolente. Insofferente.

Kondogbia 5

Volenteroso certamente, preciso proprio no. Strootman gioca un altro sport e se lo mangia. Quando prova un paio di conclusioni da lontano, con il corpo all’indietro è già chiaro come andrà a finire. Ma lui riesce a fare peggio.

Gagliardini 5

La sua partita meno brillante. Non è un caso che giochi contro Nainggolan, che lo scherza sul primo gol e lo abbatte sul secondo. Fallo? Forse. Ma la forza del belga è talmente disarmante che quando conclude con un gol di potenza una cavalcata di 50 metri, pensi che in fondo è il trionfo della fisicità. E che Gagliardini su questo avrà da lavorare. E lo farà.

Joao Mario 6 

Non finisce nel frullatore romanista, resta intrepido, ma non trova mai l’uno due con il compagno giusto. Alla fine pensi che la colpa è dei compagni.

Perisic 5,5

Chissà cosa gli passa per al testa quando fa quel numero da circo che gli costa l’ammonizione. Non dico che devi sapere il regolamento, ma almeno a vedere i video di “chiamarsi bomber” su Verratti. Poi gioca, e gioca come sa. Quando accelera si vede. Suo l’assist per Icardi.

Icardi 6,5

Dategli un pallone aereo impossibile e lui per poco non lo trasformerà in gol. Dategli un pallone sporco e lui apparirà per aprire la partita. Che altro chiedergli?

Eder 6

Si procura un rigore molto simile a quello che aveva procurato a Bologna. Infatti non gli viene fischiato. Crea i presupposti per scardinare il trio centrale della Roma, ma quando sbatte contro Fazio si fa male. In tutti i sensi.

Banega 5,5

Se gioca dieci minuti a partita o inventa qualcosa oppure non si vede. Oggi la seconda.

Gabigol 5

Quando giocavo a Subbuteo c’era l’omino che batteva i calci d’angolo. Ecco, oggi l’omino è lui. Arriveranno giorni migliori.

Pioli 4,5

La sua Inter di oggi è presuntuosa. Ricorda la prima di de Boer, con la differenza che non si gioca contro Meggiorini, ma contro Dzeko. Tra l’altro stasera non azzecca nemmeno i cambi. Serata sfortunata, ma cerchiamo di invertire la sfortuna contro le grandi, please.

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Pavlov (siamo così, è difficile fischiare, certe giornate amare, lascia stare)

Mandzukic anticipa Icardi e la mette in calcio d’angolo. Oppure, Mandzukic si getta a peso morto e travolge Icardi sulla linea di fondo. Oppure, Orsato in quella frazione di secondo sceglie di non scegliere, nemmeno sull’assegnazione dell’angolo, perché in effetti non capisce cosa sia successo o perché è tecnicamente inadeguato al ruolo. Le opzioni sono queste e forse qualcuna di più. Ma tra le opzioni non c’è la Spectre, non ci sono le pulsioni masochistiche di Rizzoli e non ci sono complotti cyberspaziali contro l’Inter.

Nel 1998 non esisteva Twitter, Facebook era ancora lontano più di un lustro e per insultarsi in massa esistevano solo opzioni rustiche come telefonare a una trasmissione sportiva o scatenare un putiferio al bar, tra cappuccio e brioche.

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Ladri, piangina, ladri, piagnona, ladri, piangina.

Dice che è uno sfottò e che lo sfottò la più bella e autentica delle manifestazioni di tifo. Sarà. Nell’aprile del 1998 il calcio italiano è cambiato, quello sfottò (nella natura del gioco c’è uno che prende in giro l’altro, il quale più o meno bonariamente accetta), e si è trasformato in una matassa d’odio, nevrosi e insulti che ha avuto la sua definitiva deflagrazione nell’estate del 2006 con Calciopoli.

Intendiamoci, Calciopoli è un orrore da qualsiasi lato lo si approcci. LA negazione dello sport, la fine di tutto.

Da allora lo sfottò si è ufficialmente trasformato in qualcosa di diverso, un po’ faticoso, bruttarello anche, per la verità. I derubati che non capiscono come quegli altri possano sentirsi derubati dopo aver rubato e via così in una catena infinita di luoghi comuni, pasticci, querelle pubbliche tra gente che col calcio c’entra pochissimo e tra gente che del calcio ha fatto un buon affare e delle opinioni grette una fonte di guadagno.

Da quando nel 2007/8 Inter e Juventus hanno ricominciato a giocare a calcio nella stessa serie, il meglio l’hanno messo in mostra i giocatori, il resto è una cloaca da dimenticare. Al 90° e qualcosa di ieri sera ero furibondo, un fascio di nervi, pura trance agonistica da divano. Molti nemici, troppe ingiustizie subite, un disegno degli astri per non farmi vincere a Torino. Mezz’ora dopo mi scrivevo con amici interisti di quanto è brutto farsi derubare così. Un’ora dopo entravo in camera di mio figlio, lo guardavo dormire e me ne andavo dormire anche io, sereno. Nel mezzo, qualche messaggio distensivo con i nemici di poche ore prima, almeno con quelli che del calcio hanno l’idea sublime che ho io.

Il fatto è che siamo come il cane di Pavlov, la notizia è che forse siamo anche peggio di lui. Il suo campanello è il nostro fischietto, la sua bava è la rabbia sguaiata che gronderà per tutta la settimana, travolgendo colpevoli e innocenti, generando una valanga di scemenze enormi. Il fatto è che la nostra furia travolge anche chi dovrebbe ragionare con serenità, lucidamente. Prendi le squalifiche di Icardi e Perisic, che salteranno due partite a testa per aver perso la calma alla fine di una partita tesa ma molto composta, almeno tra giocatori. Prendi Rizzoli che tollera cose intollerabili da tutti e poi si vede costretto a fare un’idiozia e mettere a referto cose che altrimenti e altrove avrebbe dimenticato in fretta. Lo sfottò rabbioso e nevrotico alla lunga passa dagli spalti al campo e diventa un problema, il senso di impotenza, la convinzione radicata di essere vittime predestinate di un’ingiustizia inevitabile ci frega tutti. In questo caso è doppiamente dannosa, perché ci priva di due tra i nostri migliori giocatori, due insostituibili.

Pavlov ci frega ininterrottamente dal 1998. Ma ne vale la pena? Questo spreco di energie ha senso? La Juventus è fiera di tutte le sue vittorie, non esiste uno juventinismo critico, esiste un monolite che appoggia le posizioni ufficiali, le insegue e le corrobora. Ha senso un dialogo fatto di insulti con chi manca di senso critico? No, meglio il silenzio, i sorrisi di circostanza e magari meglio considerarli avversari e non nemici, che la guerra sarà anche nobile per alcuni ma a me fa schifo, è sporca e porta dolore.

Questo significa che son felice dell’arbitraggio di ieri sera? No. Questo significa che son felice di vedere Chiellini che entra in calcio volante a mezz’aria sulla linea laterale, prende solo Gagliardini (palla manco l’ombra), lo abbatte e si lamenta del giallo mandando a quel paese Rizzoli 17 volte? No. So che per vincere a Torino ci vogliono calma e grande controllo dei nervi e so che come spesso accade con i grandi giocatori (a uno verrebbe da chiedersi quindi perché con Chiellini?), gli arbitri usano metodi e riguardi particolari. Nel 2012 la Juventus segnò il primo gol in fuorigioco, l’Inter subì qualche nefandezza nel primo tempora nella ripresa entrò con una voglia spaventosa di mangiare il campo e vinse. All’andata è stato così. La Juventus si può battere a patto che si giochi contro una squadra e non s’immagini di giocare contro un sistema, contro uno stadio, contro una tifoseria. Una squadra, forte e a volte, diciamo così, fortunata.

Il senso del calcio è quello, altrimenti si torna a Pavlov,a sbavare e a farsi del male.

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“O fero o piuma?”. Inter-Pescara (pensando alla Juve)

Inter - Pescara.jpg

Ribelli come il ciuffo di Trump, tenaci come un mitilo bivalve. Ne abbiamo inanellate sette di fila, roba da far invidia al migliore John Holmes. E siamo lì, in quella parte di classifica dove non costa nulla sognare ma è ancora presto per progettare.
Siamo alla ricerca di sapere che cosa potremmo diventare, un po’ come Bersani è alla ricerca di un giovane Prodi. Anche se, pensandoci bene, noi siamo messi molto, molto meglio.
Domenica sapremo la portata delle nostre ambizioni. Sarà la madre di tutte le partite. Per dirla alla Mario Brega, sapremo se saremo “fero o piuma”.

Intanto salutiamo Ranocchia. Lui va (all’Hull), il suo contratto resta. È giusto. Noi non siamo per gli addii improvvisi e laceranti.

Nel frattempo sabato abbiamo giocato con il Pescara.

Handa
Potrei raccontarvi di quante volte l’ho maledetto per aver fornito l’assist a Verre. Ma non lo farò. Quello che faccio è lanciare un appello perché la Nike cambi il colore faggio giovane della sua maglia. È triste come una lunga sequenza di Kiarostami.

Nagatomo
Fresco come una sogliola del Pacifico, reattivo come un peto di mezzanotte, lo si apprezza soprattutto per la sua voglia di maritarsi con una giovane attrice giapponese. Alle nozze, si spera, seguirà anche una lunga luna di miele. Tre o quattro anni potrebbero bastare.

Miranda
Ha una faccia da maggiordomo. Se il campanello suona c’è sempre. L’attacco del Pescara è poca cosa per uno della sua esperienza. Potrà sbizzarrirsi con Higuain e Dybala.

Medel
È veloce, ha i tempi giusti, è solido come una volta a crociera, ha un grande anticipo. Se a centrocampo avevo qualche imbarazzo nel vederlo razzolare, in difesa è tutta altra roba. Pioli ha avuto il merito di rimettergli addosso un ruolo che gli calza a pennello.

D’Ambrosio
Sarà il freddo stagionale, ma ha un atteggiamento sempre più sbarazzino. È come se si fosse scrollato di dosso molte delle sue paure. Cavalca la fascia come una giumenta, sa che non sarà mai un Mustang o un Frisone ed è per questo che mi sta ogni giorno più simpatico (il che non vuol dire che qualche volta lo strozzerei). Alex Sandro trema!

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Jm
Chi lo critica non capisce nulla di pallone. Punto. Lui è il calcio.

Gagliardini
S’i fosse fuoco, arderei ‘l mondo; s’i fosse vento, lo tempestarei; s’i fosse acqua, i’ l’annegherei; s’i fosse Dio, mi rincarnerei: in Gagliardini. Tutto quello che da calciatore non sono mai stato e avrei sempre voluto essere.

Brozo
È come l’amico che arriva sempre tardi agli appuntamenti. Se lo sai non ti incazzi e gli vuoi bene lo stesso.

Candreva
Nella teoria musicale, la sincope è un effetto che interrompe o disturba il flusso regolare ritmico o armonico di un passaggio di una composizione. Può generare confusione ma può anche creare un grandioso ritmo jazz. Ecco, Candreva è così.

Perisic
Rincorre le palle come un Saluki il coniglio meccanico nelle gare fra cani. Forse è anche più veloce, sicuramente più tecnico.

Icardi
Se lo è tenuto per la Juve, non spaccate i maroni.

Eder
Se il suo destino è entrare e segnare chi sono io per dirgli di smettere?

Gabigol
Immenso. Come sempre. Con il Pescara il suo talento si è visto poco. Lui, solitamente, lo riserva per le grandi partite.

 

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Pagelle che a leggerle diventi cieco

pagelle

Handanovic 10. Non sbaglia nulla, dà sicurezza al reparto, racconta barzellette, è uomo spogliatoio, fa volontariato nel tempo libero. Bella in particolare la parata di perineo su Keita, ma oggi non gli avrebbe segnato nemmeno Cr7. Bella anche la sua dichiarazione rilasciata a un fotografo: “Non è vero che voglio andare in Champions, chi se ne frega?, sto benissimo qua, e sono contento che Beppe Sala sia rientrato nel pieno possesso della sue funzioni, questa città ha bisogno di lui”.

D’Ambrosio 12. Siamo la squadra che, secondo alcuni criticoni, avrebbe qualche problema nel reparto terzini. La gente non capisce una sega. No, dico, avete visto D’Ambrosio stasera? Primo tempo versione Enrico Toti, immola il proprio corpo ed evita un paio di gol. Perde un paio di organi interni, ma non demorde e domina sulla fascia. Un assist, forse due, sempre nel vivo del gioco. E’ da Nazionale, se pensiamo che ogni tanto ci va ancora Abate.

Miranda 10. Partita di ordinaria amministrazione, mantiene un aplomb invidiabile nel primo tempo quando la Lazio prova a metterne un paio e lui manco si sporca i pantalocini. Una sicurezza, un bell’uomo per chi ama il genere skinny.

Murillo 10. La miglior partita negli ultimi 12 mesi. Un giudizio induttivo fatto matchando un paio di dati oggettivi: a) non ha fatto grandi cagate e b) l’Inter non ha preso gol. Quindi, secondo un ragionamento di stampo parasocratico, ha fatto il suo oltre ogni aspettativa.

Ansaldi 10. Piace soprattutto alle mamme, con quel suo fare rude e quei suoi tratti fintamente angelici, e quel capello birichino che gli incornicia il viso, per non parlare di quella barbetta strappamutande che fa la gioia delle sciampiste.

Brozovic 12. De Boer era stato un pelino severo con lui e anche con se stesso. Cioè, uno ha un giocatore così e si complica la vita mobbizzandolo per un mese e mezzo per sciocche ragioni di principio. Mah. Forse gli avrebbe fatto comodo averlo in certe partite, diciamo il 90%. Ma era giusto raddrizzarlo, questi cialtroni di slavi bisogna tenerli sulla corda. Lui ha reagito bene a quelle 16-17 non-convocazioni consecutive: oggi vale da solo, più o meno, due terzi della squadra.

Kondogbia 11. Quanto è costato? Boh, nessuno lo ricorda più. Si sta lentamente sdebitando giocando bene una partita ogni quindici. Questa sera era quell’una. Comincia con la sua specialità – passaggi laterali da sbadiglio di max 5 metri -, poi deve aver mangiato gli spinaci di Braccio di Ferro perchè comincia a fare cose che noi interisti umani non avevamo mai visto, o forse sì, ma solo una volta ogni 15. I centrocampisti della Lazio stanotte se lo sogneranno con la faccia cattiva, e non dormirà nessuno.

Candreva 10. Patisce molto il confronto con i suoi ex compagni, quando vuole fare il fenomeno si impappina di brutto. Quando invece fa cose normali, si conferma un giocatorone che avercene, santa polenta. E’ da Nazionale. Dai, scherzavo.

Banega 11. Si presenta in campo con una pettinatura che ricorda la rizzollatura delle fasce laterali quando San Siro aveva un prato che faceva cagare. Si sbatte molto ma non ne azzecca molte nel primo tempo. Nel secondo tempo si sbatte uguale e fa un gol della madonna. Esulta e sorride. Non è una serata fantastica?

Perisic 10. Fa dimenticare Sassuolo evitando di tirare in porta alla cazzo centrando il portiere tipo orsetto del luna park, ma limitandosi a massacrare la Lazio sulla fascia sinistra. E’ adorabile, con quel faccino da anziano che destabilizza gli avversari che pensano che possa svenire da un momento all’altro, e invece.

Icardi 13. Scrive autobiografie di merda, diciamolo, ma se uno – nel solo secondo tempo – segna due gol, ne sfiora un terzo, prende un palo e si procura due rigori non dati, ecco, io sarei anche disposto a leggere una sua autobiografia tutti i mesi, e a venderla porta a porta come un piazzista della Folletto, e a promuovere la sua candidatura al Nobel e forse addirittura al premio Strega.

Gabigol 11. In cinque minuti fa un passaggio no look che non si vedeva dai tempi di Ibra (rischiando la distrazione al quadricipite), una rabona, un recupero alla Beckenbauer, uno smarcamento, un tiro fuori ma deviato che se non lo deviavano era nello specchio. In più aizza il pubblico sul 3-0 per noi, un atto di estrema inutilità ma altamente spettacolare, un’impresa da bimbominkia che ce lo restuituisce più umano e più vero. Forse siamo indietro noi, ma probabilmente è troppo avanti lui. Di sicuro, e questo è oggettivo, uno così non ce l’ha nessuno.

Pioli 10,5. Bene così.

Mazzoleni 10. E’ il Gabigol degli arbitri, persegue una sua linea creativa fino alla fine, in perfetta coerenza, e diverte per ogni sua decisione. Gomitate in faccia? Dai, pedalare. Rigori? Stasera non li do a nessuno, è inutile che vi inventate la qualunque. E comunque, figa, abbiamo vinto 3-0. Poteva arbitrare anche David Copperfield, andava bene uguale.

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Il marketing della cena di Natale

La settimana prima di Natale è quella del “Se non ci vediamo tanti auguri!“. Da oggi in poi questa frase è valida, più o meno a tutte le latitudini. A proposito di latitudini, i nostri eroi (ma sì chiamiamoli ancora così, c’è sempre bisogno di fanciullezza nel pallone) sono destinati a lunghi viaggi. Natale al caldo, tanto asado e un po’ di relax. In realtà non ci sarebbe, e non c’è, nulla di male. Non mi viene in mente un altro lavoro nel quale il divertimento venga considerato alla stregua di un lusso e debba essere necessariamente accompagnato da una performance vincente. Non vale solo per il Natale, sia chiaro. Nell’immaginario popolare – che brutta parola “popolare”, usiamo “collettivo“, un calciatore che perde una partita o va male in campionato dovrebbe restare chiuso in casa e nei limiti del possibile palesare la sua tristezza.

È una regola non scritta del calcio, per lo più del nostro calcio: se io tifoso sono triste perché ho perso, tu giocatore devi essere triste come me, non importa che tu abbia dato il massimo, non ti devi divertire, non devi sorridere, non devi farti selfie (Do you know Brozovic?) e in generale devi rinunciare, in cambio di un lauto stipendio – sia messo agli atti – ad essere quello che sei: un ragazzo tra i venti e i trent’anni. A Natale, quando siamo tutti più buoni (dove di preciso? E in quali giorni?), questa teoria tocca vette altissime di esasperazione. Una volta il Milan perse in casa contro l’Udinese l’ultima partita del girone di andata e Galliani disse che dall’anno dopo avrebbe proibito ai propri giocatori di arrivare allo stadio con le valige pronte per le vacanze.

La teoria, nemmeno troppo sbagliata, è quella per cui “i giocatori sono già mentalmente sull’aereo” e la partita che li separa dal loro paese, dalla picanha, dal mojito e dal bacio della mamma, è poco più che una formalità. Per fortuna noi non abbiamo questo problema: i nostri eroi non ci sono mai stati, o ci sono stati solo a tratti, per cui non ci sale più di tanto il sangue al cervello al pensiero di vederli partire per un po’, e credo che non ne sentiremo la loro mancanza in questi giorni. Chissà cosa farà durante le vacanze, ad esempio, Gabigol, certamente qualcosa di più costruttivo di quello che ha fatto in questi mesi a Milano: giocare alla Playstation e riscaldarsi invano.

Sempre secondo la teoria del “cazzo ridi che non c’è nulla da festeggiare?” sarebbe stata cosa gradita rendere più low profile la cena di Natale. Certo, l’immagine della società è importate, è ci rendiamo conto che il nerazzurro è più elegante del rossonero, per non parlare del giallorosso (mi sono sempre chiesto come si faccia a fare delle cravatte giallorosse eleganti), eppure per una volta non sarebbe stata una cattiva idea organizzare una festa con meno sfarzo, meno orpelli, pur mantenendo alto il livello dei sorrisi, sempre per non cadere nel tranello di cui sopra. Capiamo gli sponsor, siamo solidali con tutti, ma avremmo preferito vedere i nostri eroi vestiti con la divisa sociale, semmai con una tuta, piuttosto che liberi di esprimere la loro discutibile creatività in ardite combinazioni di look.

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È vero, ultimamente ci infastidiamo con poco, e di questo chiediamo venia. Ci infastidisce la pelliccia di Wanda, la cravatta di Banega, i baffi di Buffon anche se non ci riguardano, la sua compagna che va alle feste della Juve, perdoniamo a stento il gilet di Brozo giusto perché viene da una doppietta, e poi gli abbiamo già fatto pesare i selfie di settembre. Quelli per i quali “fa bene de Boer“, dopo la vittoria contro la Juve, “che errore de Boer“, ora che Brozovic è tornato ad essere fondamentale (stesso giornale).

Però possiamo assicurare che non siamo poi tifosi così intransigenti, che ai nostri eroi, anzi ai nostri ragazzi, abbiamo sempre dato tutta la comprensione del mondo, perché un tifoso dovrebbe giudicare solo l’impegno, mai i risultati. Gli scarsissimi risultati. Questo marketing della cena di Natale un po’ ci ammoscia, per il semplice motivo che si può fare marketing anche con la tuta dell’Inter o magari promuovendo altre iniziative che non dirò per evitare di passare per il moralizzatore di turno. E sinceramente l’unica morale che mi sento di fare è quella sulla cravatta di Banega. E no, non si può.

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