Quanto varrebbe oggi Jürgen Klinsmann?

di Ivano Steri

È il 24 aprile 1991, a Milano si gioca la semifinale di ritorno di Coppa Uefa tra Inter e Sporting Lisbona. L’andata è finita 0-0: ai nostri serve una vittoria per accedere alla finale.
L’Inter segna al 15’, su rigore con Matthäus. Poi, al 35’, su azione d’angolo, il portiere dello Sporting respinge un tiro violento di Battistini proprio sui piedi di un ragazzo biondo e allampanato, che mette il piattone per spingere a rete il più facile dei gol. La palla si alza, colpisce la traversa e si insacca. Quel ragazzo biondo e allampanato ha appena messo al sicuro la finale e alza il braccio al cielo, verso la Curva Nord.

Il suo nome è Jürgen Klinsmann.

Jürgen Klinsmann nasce nel 1964  a Goppingen, a 42 chilometri da Stoccarda. Comincia a giocare da piccolo, mostrando doti non comuni, tanto che il padre, panettiere e appassionato di sport, gli regala un quaderno in cui annotare tutti i gol e tutti i progressi da calciatore. Allo stesso tempo, però, il padre lo convince a prendere la qualifica di panettiere, qualora le cose col calcio non vadano come devono.

Dopo l’esperienza ai Kickers, nel 1984 passa allo Stoccarda, dove resta fino al 1989 segnando 79 gol e aggiudicandosi il titolo di capocannoniere nel 1987-1988. L’Inter lo mette nel mirino, così come il Napoli: i tedeschi, però, l’hanno promesso ai nerazzurri. Così, per 3 miliardi di lire Jürgen Klinsmann diventa il nuovo centravanti dell’Inter, destinato a sostituire quel Ramon Diaz che tanto ha dato ai nerazzurri nell’anno dello scudetto dei record. “Arrivo nel campionato in cui lo spettacolo è di casa” dirà, felice di calcare i campi della Serie A.

L’Inter scudettata a inizio stagione stenta, ma non Klinsmann, che al primo turno di Coppa Italia toglie le castagne dal fuoco segnando il gol decisivo (tra l’altro bellissimo) contro il modesto Spezia. Jürgen si dà un gran daffare, corre, lotta, i giornalisti lo soprannominano “Kataklinsmann”, la Gialappas “La pantegana bionda”, ma Klinsmann è tutt’altro che un bidone, tanto da concludere la prima stagione con ben 13 gol all’attivo – mietendo vittime illustri come Juve, Roma e Napoli –  e una Supercoppa in bacheca.

Nel 1990 Klinsmann partecipa e vince il Mondiale in Italia, dando il suo contributo con tre gol. Al rientro all’Inter, Klinsmann ritrova Trapattoni e diversi compagni nuovi, tra cui il talentuoso Pizzi, Fontolan e Battistini.

Klinsmann riprende dove aveva lasciato: il campionato 1990-91 comincia con una tripletta al Cagliari. Oltre a segnare a raffica in campionato, anche in Coppa Uefa il buon Jurgen non si tira indietro: segna il gol del 3-1 contro il Rapid Vienna, il gol dell’1-0 nella storica rimonta contro l’Aston Villa di Platt (da 0-2 a 3-0) e quel gol un po’ così contro lo Sporting, che porta l’Inter in finale di coppa, contro la Roma, che vedrà i nerazzurri vincere la prima Uefa della propria storia.

Kataklinsmann segna in tutti i modi: di testa, di destro, di sinistro, in acrobazia. Alcuni sono gol di rapina, altri sono colpi di genio, in ogni caso Klinsmann è sempre lì, in agguato. Conclude la stagione con 14 reti in campionato. L’anno successivo Pellegrini, orfano di Trapattoni, sceglie uno dei profeti della zona, Corrado Orrico, che vede come la risposta baùscia ad Arrigo Sacchi. Orrico è un accanito assertore della zona, ma l’Inter, dopo anni di pragmatismo trapattoniano, fatica a digerire i nuovi dettami del profeta di Massa. Orrico verrà esonerato dopo la sconfitta con l’Atalanta all’ultima di andata, lasciando in eredità la gabbia – una struttura dove allenare i giocatori agli spazi stretti – e una buona dose di rimpianti.

Klinsmann risente della confusione tecnica e societaria e il suo rendimento comincia a calare. Nonostante alcuni gol importanti – il gol sul derby su tutti – Jürgen sembra aver perso lo smalto e in campionato segna solo 7 gol. La sua avventura all’Inter si conclude.

Il tedesco sembra destinato al Real, ma poi passa al Monaco e poi al Tottenham, nel 1994-95, dove vive una seconda giovinezza: segna 21 gol in 41 presenze, viene eletto Giocatore dell’anno da parte della Football Writers Association e diventa persino una statua di cera nel famoso museo delle cere Madame Tussaud. Il periodo di grazia continua al Bayern Monaco, dove giocherà due anni segnando, al solito, caterve di gol, e al Tottenham, dove ritorna dopo una breve parentesi alla Sampdoria.

La carriera calcistica finisce nel 1998, la carriera da allenatore, o meglio da selezionatore tecnico della nazionale tedesca, comincia nel 2004: Klinsmann, nel per noi indimenticabile Mondiale del 2006, porta la Germania al terzo posto, dopo aver perso la semifinale contro l’Italia e sconfitto il Portogallo nella finalina.

Dopo la nazionale tedesca, siede sulla panchina del Bayern Monaco nel 2008-09 e della nazionale statunitense dal 2011 al 2016, quando viene esonerato. Klinsmann è stato un attaccante formidabile, innamorato dell’Inter e di Milano, ricordato con affetto dai tifosi nerazzurri, che ancora ricordano quelle corse a perdifiato dopo i gol: di testa, di destro o di sinistro. Verrebbe da chiedersi quanto varrebbe, nel calcio di oggi, un centravanti così.

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