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Bonucci, why not? L’occasione mancata


Giovedì 13 luglio il nazionale azzurro Leonardo Bonucci chiede alla Juventus di essere ceduto. Ovviamente la richiesta è stata (molto probabilmente) inoltrata precedentemente dal nazionale azzurro e dal suo entourage.

Fatto è che è il 13 luglio che la notizia diventa ufficiale. Cominciano le voci intorno al futuro dell’ormai prossimo ex centrale bianconero e, quasi subito, il nome di Bonucci viene accostato al Milan che, sotto Marco Fassone e Massimiliano Mirabelli si sta prepotentemente proponendo come la squadra regina di questo calciomercato 2017.

Ma…come in tutti gli intrighi di calciomercato che si rispettino, c’è un ma anche nell’affaire Bonucci. E questo ma è rappresentato dai rumors che vogliono Alessandro Lucci, agente del giocatore, aver proposto il 30enne difensore centrale anche all’Inter, solo per ricevere un rifiuto da parte di Walter Sabatini e Piero Ausilio.

Secondo La Gazzetta dello Sport Tuttosport, infatti, Suning avrebbe avuto contatti con Lucci senza però andare oltre un semplice sondaggio.

La motivazione sarebbe del tutto economica: troppo alto il costo del cartellino di Bonucci in relazione all’età e troppo alte le richieste di ingaggio da parte del giocatore, che alla fine avrebbe spuntato dai Rossoneri un contratto da 7,5 milioni all’anno più 2,5 di bonus, che ne farebbero il giocatore più pagato dell’intera serie A.

Quale che sia la verità (se cioè sia stata l’Inter a non insistere su giocatore ritenendolo troppo dispendioso o se Lucci e Bonucci abbiano preferito il Milan per l’offerta migliore presentata da Fassone) quel che resta è che i Nerazzurri, ancora una volta, hanno bypassato la possibilità di acquistare un top player.

Per di più con un grave danno di immagine visto che il giocatore è andato a rinforzare i cugini Rossoneri.

Eppure, c’erano tutta una serie di motivi che avrebbero dovuto consigliare ad Ausilio e Sabatini di puntare decisamente la rotta sul bianconero.

In primis, la difesa interista è un reparto da rifondare, basti pensare come i Nerazzurri la scorsa stagione abbiano subito ben 49 reti. Ora, anche se Bonucci non è irreprensibile dal punto di vista difensivo (ricordiamo le famose bonucciate) è ovvio come l’eventuale arrivo del nazionale azzurro avrebbe rappresentato un sensibile miglioramento rispetto ai vari Murillo, Miranda e Ranocchia.

Inoltre, dopo l’acquisto di Milan Skriniar dalla Sampdoria, Bonucci avrebbe rappresentato il giocatore di esperienza accanto al quale far crescere il centrale slovacco.

Tutto questo senza contare l’apporto di Bonucci alla fase offensiva. Tralasciando infatti le qualità del giocatore nel gioco aereo sui calci piazzati, la caratteristica forse più evidente di Bonucci è la sua capacità di dirigere il gioco da dietro come un play arretrato.

Il suo calcio lungo e preciso ha infatti imposto Bonucci prima come alternativa di Andrea Pirlo quando il regista bresciano veniva marcato e, poi, partito quest’ultimo, come il primo, vero playmaker della squadra bianconera cioè come l’uomo incaricato di far partire l’azione da dietro. E la tecnica di Bonucci è testimoniata dalla sua percentuale nella precisione dei passaggi che, se si esclude la prima stagione alla Juventus (2010/11) non è mai scesa sotto l’86.4%.

Il passaggio sul medio e lungo raggio sarebbe stato l’ideale per servire immediatamente Icardi, Candreva o Perisic in profondità o per aprire il gioco sugli esterni in una squadra come quella che sta disegnando Luciano Spalletti.

Il costo di 40 milioni era poi abbordabile, soprattutto se si pensa che David Luiz è stato pagato 50 dal Chelsea o che il Manchester City ha prelevato Walker dal Tottenham per una cifra vicina ai 60.

Qui si trattava di spendere 40 milioni per un difensore centrale di 30 anni, vale a dire un giocatore che, nel proprio ruolo, può avere ancora almeno quattro o cinque stagioni ad alto livello.

Da sottolineare poi come Bonucci sia cresciuto nella Primavera dell’Inter sotto la guida di Daniele Bernazzani (dove vinse una Coppa Italia e un campionato Primavera, debuttando anche in serie A prima di essere svenduto per circa 4 milioni) cosa che avrebbe consentito ai Nerazzurri di farlo figurare come giovane del vivaio nella rosa di prima squadra.

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Editoriale

Avere la testa a domenica: anatomia di una cazzata

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Cioè: era meglio vincere con la Lazio e arrivare a Juve-Inter con 10 vittorie consecutive a spaventare l’avversario di default, o è meglio aver perso con la Lazio per non pensare di essere invincibili, per non dare tutto per scontato, per fare – tenetevi forte – quel salutare bagno di umiltà che eccetera eccetera?

Era meglio vincere con la Lazio perchè vincere porta altre vittorie e perchè vincere dà sicurezza, o è meglio aver perso perchè andare a giocare a Torino con troppa sicumera poteva essere un suicidio in partenza?

Era meglio vincere con la Lazio perchè la Coppa Italia poteva essere un buon obiettivo stagionale, o è meglio aver perso perchè il nostro solo obiettivo deve essere la Champions e aggiungere due partite con la Roma bla bla bla?

Esperienza del tutto personale, ma a giudicare dai pareri raccolti qua e là sembrerebbe che non fosse tanto l’Inter ad avere avuto la testa a domenica prossima, ma gli interisti. Nessuno che – al netto dei virtuosismi arbitrali – abbia ripensato seriamente e con un pochino di apprensione al peggio di Inter-Lazio, ma tutti a dire che “vabbe’, pazienza” e che “domenica, ragazzi, domenica…”.

Quindi non è successo niente, o quasi. Diciamo che quest’anno le coppe sono il nostro buco nero tecnico e concettuale. E diciamo, comunque, che vincerne nove e perderne una sarebbe un ritmo per il quale chiunque firmerebbe fino al 2025 minimo. Non è stata nemmeno stata una di quelle partite da cui esci a pezzi: le statistiche dicono che abbiamo tirato 19 volte (solo 3 nello specchio, vabbe’), non proprio un atteggiamento passivo, anzi. Epperò resti un po’ lì con il broncio proprio nel momento in cui il broncio sarebbe stato meglio non averlo, parlando puramente di mood. “Avevano già la testa a domenica”, già, classica formuletta diagnostica se cinque giorni dopo hai la Juve.

Può essere vero, per carità, e può eserlo per tutti. Anche per Pioli, che fa un turnover minimo ma perfettamente centrato, tecnicamente chirurgico (ne tengo fuori pochi, però i più forti). Forse sarebbe stato meglio il contrario: provo a sistemare le cose con i più forti e poi magari gli risparmio mezz’ora, ma sono quelle cosucce del senno di poi. Dopodichè mi sfugge da sempre il nesso tra la partita che stai giocando – specie se è importante, un dentro-fuori che si per sè è una motivazione seria, almeno in teoria – e quella di cinque giorni dopo in un’altra competizione, in un altro stadio e con un altro grado di strizzamento di palle. Tipo: Miranda pensava intensamente a Higuain mentre faceva quel paio di immani cazzate insolite per uno come lui? Ansaldi era sempre in ritardo di quei 5-10 metri sui contropiedi della Lazio perchè ripassava mentalmente i tagli e le sovrapposizioni da non sbagliare con la Juve e quindi si estraniava dall’azione?

Mah. Domenica servirà qualcos’altro, ma su questo converrà anche – chessò – Banega. Domenica è il big match e se ci abbiamo pensato con troppo anticipo non dobbiamo smettere più: se ci concentriamo molto, tipo tra le 20,45 e le 22,30 circa, faremo solo il nostro dovere. Domenica è la partita dell’anno e mica solo per noi. Fermare la Juve, o almeno provarci seriamente: è un Paese che ce lo chiede, facciamolo.

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Cronache

Pagelle che a leggerle diventi cieco

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Handanovic 10. Non sbaglia nulla, dà sicurezza al reparto, racconta barzellette, è uomo spogliatoio, fa volontariato nel tempo libero. Bella in particolare la parata di perineo su Keita, ma oggi non gli avrebbe segnato nemmeno Cr7. Bella anche la sua dichiarazione rilasciata a un fotografo: “Non è vero che voglio andare in Champions, chi se ne frega?, sto benissimo qua, e sono contento che Beppe Sala sia rientrato nel pieno possesso della sue funzioni, questa città ha bisogno di lui”.

D’Ambrosio 12. Siamo la squadra che, secondo alcuni criticoni, avrebbe qualche problema nel reparto terzini. La gente non capisce una sega. No, dico, avete visto D’Ambrosio stasera? Primo tempo versione Enrico Toti, immola il proprio corpo ed evita un paio di gol. Perde un paio di organi interni, ma non demorde e domina sulla fascia. Un assist, forse due, sempre nel vivo del gioco. E’ da Nazionale, se pensiamo che ogni tanto ci va ancora Abate.

Miranda 10. Partita di ordinaria amministrazione, mantiene un aplomb invidiabile nel primo tempo quando la Lazio prova a metterne un paio e lui manco si sporca i pantalocini. Una sicurezza, un bell’uomo per chi ama il genere skinny.

Murillo 10. La miglior partita negli ultimi 12 mesi. Un giudizio induttivo fatto matchando un paio di dati oggettivi: a) non ha fatto grandi cagate e b) l’Inter non ha preso gol. Quindi, secondo un ragionamento di stampo parasocratico, ha fatto il suo oltre ogni aspettativa.

Ansaldi 10. Piace soprattutto alle mamme, con quel suo fare rude e quei suoi tratti fintamente angelici, e quel capello birichino che gli incornicia il viso, per non parlare di quella barbetta strappamutande che fa la gioia delle sciampiste.

Brozovic 12. De Boer era stato un pelino severo con lui e anche con se stesso. Cioè, uno ha un giocatore così e si complica la vita mobbizzandolo per un mese e mezzo per sciocche ragioni di principio. Mah. Forse gli avrebbe fatto comodo averlo in certe partite, diciamo il 90%. Ma era giusto raddrizzarlo, questi cialtroni di slavi bisogna tenerli sulla corda. Lui ha reagito bene a quelle 16-17 non-convocazioni consecutive: oggi vale da solo, più o meno, due terzi della squadra.

Kondogbia 11. Quanto è costato? Boh, nessuno lo ricorda più. Si sta lentamente sdebitando giocando bene una partita ogni quindici. Questa sera era quell’una. Comincia con la sua specialità – passaggi laterali da sbadiglio di max 5 metri -, poi deve aver mangiato gli spinaci di Braccio di Ferro perchè comincia a fare cose che noi interisti umani non avevamo mai visto, o forse sì, ma solo una volta ogni 15. I centrocampisti della Lazio stanotte se lo sogneranno con la faccia cattiva, e non dormirà nessuno.

Candreva 10. Patisce molto il confronto con i suoi ex compagni, quando vuole fare il fenomeno si impappina di brutto. Quando invece fa cose normali, si conferma un giocatorone che avercene, santa polenta. E’ da Nazionale. Dai, scherzavo.

Banega 11. Si presenta in campo con una pettinatura che ricorda la rizzollatura delle fasce laterali quando San Siro aveva un prato che faceva cagare. Si sbatte molto ma non ne azzecca molte nel primo tempo. Nel secondo tempo si sbatte uguale e fa un gol della madonna. Esulta e sorride. Non è una serata fantastica?

Perisic 10. Fa dimenticare Sassuolo evitando di tirare in porta alla cazzo centrando il portiere tipo orsetto del luna park, ma limitandosi a massacrare la Lazio sulla fascia sinistra. E’ adorabile, con quel faccino da anziano che destabilizza gli avversari che pensano che possa svenire da un momento all’altro, e invece.

Icardi 13. Scrive autobiografie di merda, diciamolo, ma se uno – nel solo secondo tempo – segna due gol, ne sfiora un terzo, prende un palo e si procura due rigori non dati, ecco, io sarei anche disposto a leggere una sua autobiografia tutti i mesi, e a venderla porta a porta come un piazzista della Folletto, e a promuovere la sua candidatura al Nobel e forse addirittura al premio Strega.

Gabigol 11. In cinque minuti fa un passaggio no look che non si vedeva dai tempi di Ibra (rischiando la distrazione al quadricipite), una rabona, un recupero alla Beckenbauer, uno smarcamento, un tiro fuori ma deviato che se non lo deviavano era nello specchio. In più aizza il pubblico sul 3-0 per noi, un atto di estrema inutilità ma altamente spettacolare, un’impresa da bimbominkia che ce lo restuituisce più umano e più vero. Forse siamo indietro noi, ma probabilmente è troppo avanti lui. Di sicuro, e questo è oggettivo, uno così non ce l’ha nessuno.

Pioli 10,5. Bene così.

Mazzoleni 10. E’ il Gabigol degli arbitri, persegue una sua linea creativa fino alla fine, in perfetta coerenza, e diverte per ogni sua decisione. Gomitate in faccia? Dai, pedalare. Rigori? Stasera non li do a nessuno, è inutile che vi inventate la qualunque. E comunque, figa, abbiamo vinto 3-0. Poteva arbitrare anche David Copperfield, andava bene uguale.

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Voi e i vostri fottuti occhi da cerbiatto

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Il tifoso da curva non sa più come insultare, il tifosotto non sa più cosa dire e il blogghe non sa più cosa scrivere. Quello dell’Inter è il primo caso di encefalogramma piatto contagioso, come se la mancanza di reazioni vitali si propagasse tra consanguinei come una varicella. E’ una stagione così, bizzarramente disastrosa, dove solo il nome altisonante dell’avversario costringe i nostri beniamini a un’impennata di orgoglio e di professionalista (Juve, Milan, Roma: le tre partite migliori, peraltro quattro punti, non nove) e il resto è una bella spianata di merda tipo qua attorno, nel Pavese, quando spargono i fanghi nei campi per concimare. Qualche aiuola qua e là, qualche fiorellino, e il resto una robaccia puteolente (aggettivo che sognavo di scrivere da almeno 13 anni, senza averne mai l’occasione) (grazie Inter).

Del resto, cosa dire, pensare o scrivere di una partita come quella di giovedì? Sì, certo, puoi metterti a vomitare bile o a rovistare nelle tasche del tuo cervello alla ricerca di un residuo di ironia, ma a che pro? La peggior Inter europea della storia è passata agli archivi mentre mangiavo una pizza, in un ristorante dove ero arrivato sul 2-0 – e proprio mentre Icardi prendeva la traversa del quasi 3-0 e io ordinavo una margherita) e da cui sono uscito sul 2-3, e pioveva pure.

Ora, quello che è accaduto giovedì sera non è oggettivamente normale. Non è normale che una qualsiasi squadra che cerchi di darsi un tono si faccia rimontare una partita già vinta da una squadra israeliana, che con noi ha fatto sei punti e segnato cinque gol in due partite. Non è normale smettere di giocare 35 minuti prima della fine, quando avevi in mano il match e avevi allungato l’agonia europea alla sesta giornata di un girone demmerda, e magari con l’aiuto degli astri e di qualche suicidio altrui la sfangavi pure. Non è normale, e non so quante altre squadre avrebbero combinato un disastro del genere.

Diciamo che, dopo giovedì, siamo quantomeno arrivati alla quadratura del cerchio. Dopo mesi a cercare colpevoli, forse li abbiamo trovati. Abbiamo voluto testardamente incolpare la società, che di colpe ne ha – a partire da 6 mesi fa, nel non aver lasciato libero il Mancio. Abbiamo voluto pervicacemente accusare la dirigenza, che di colpe ne ha – a partire dalla scandalosa gestione di affari interni, tipo la gestione dei deliri di Icardi o la cottura a fuoco lento del povero Frank. Abbiamo voluto, l’abbiamo fatto. MA non eranbo i soli colpevoli, ce n’erano altri e facevamo finta di non vederli. Come quando si inizia uno di quei gialli scritti male, che dopo 50 pagine dici “no dai, troppo facile, non può essere lui” e allora vai avanti con la mappazza e alla pagina numero 500 ti rendi conto che avevi ragione e ormai non puoi nemmeno fare il reso su Amazon.

Il secondo tempo israeliano, sostanzialmente, i colpevoli ce li ha. In campo non c’erano Ausilio e Zanetti, in difesa non giocava Zhang, a centrocampo non giostrava Thohir. Non è colpa loro se la squadra smette di giocare, se otto-nove decimi si perdono in un bicchier d’acqua, se in porta c’è lo stuntman di “L’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente”. Non è nemmeno colpa di quel pretino di Pioli, che cerca nobilmente di addossarsi colpe non sue, quando tutto quello che dovrebbe fare è appendere qualche scioperato all’attaccapanni, come ai bei tempi. Poche balle, la partita l’hanno persa i giocatori.

Poche balle, e poche seghe. La squadra è scarsa? Qui bisogna essere seri e relativizzare le affermazioni. Rispetto a Bayern, Barcellona, Chelsea, City ecc. la squadra è (più) scarsa. Ma se il confronto è con le tre squadre del gironcino del cazzo di Euroleague e con 18 squadre del campionato italiano (una purtroppo è fuori categoria, dopo che le due principali competitor le hanno ceduto il loro pezzo migliore), allora usciamo dall’equivoco: siamo al livello delle migliori e molto più in alto delle peggiori. Una posizione che oggi, serenamente, senza sforzi immani, avrebbe dovuto fruttarci una delle prime tre-quattro posizioni in campionato e una disinvolta qualificazione in Coppetta. Invece: 8 punti dal terzo posto in campionato in sole 13 partite, e ultimi (ultimi!) in Coppa.

Al netto delle colpe di tutti gli altri – società, dirigenti, allenatori (si noti il plurale) – forse è giunto il momento di prendere i giocatori per le palle e stringere forte. In campo ci vanno loro, le partite le perdono loro. I centomila cross sbilenchi li fanno loro – la miglior pattuglia di crossatori dell’emisfero boreale azzecca un cross ogni cinque; i movimenti difensivi con la labirintite li fanno loro – una difesa che leggi i nomi e ti chiedi il perchè faccia così incredibilmente cagare; le mollezze a centrocampo le fanno loro – filtro? what’s filtro? assist? what’s assist?; le minchiate in attacco le fanno loro – partite con zero occasioni e zero gol, partite con un’occasione e un gol, partite con centoventi occasioni e zero/un gol: siamo un caso di scuola a livello mondiale.

Tranquilli, ragazzi, in B non ci andiamo: ci sono alcune squadre che ci arriveranno dietro, quindi rilassatevi. E cercate di rimettere ordine alle vostre idee e di dare un senso ai vostri mostruosi stipendi. No, non è demagogia, usciamo anche da quest’altro equivoco: non è demagogia. Io posso anche andare a lavorare con il broncio, con le manie da persecuzione, con le ginocchia molli o entrando in ufficio come Bruce Lee tipo Handa, stendendo un collega che tarda a fare le fotocopie. Ma ci vado perchè devo portarmi a casa la pagnotta e cerco di fare del mio meglio, pur dovendo aspettare minimo cinque anni per mettere insieme la teorica cifra che il più sfigato dei nostri beniamini prende il 27 di un singolo mese. E’ demagogia pensare che tutti passeranno incopevolmente all’incasso anche dopo il secondo tempo in Israele?

I colpevoli sono i giocatori.

Ultimamente mi si è incerbiattato pure Miranda, per dire. Occhi da cerbiatto anche i suoi, come quelli degli altri, tutti ex tigri, bei tempi per chi se li ricorda. Incerbiattamenti alla minima difficoltà, incerbiattamento mentre vinci 2-0, quasi 3, con il più sconosciuto degli avversari di Europa League. Ecco, io sono stufo di questi sguardi adulti e ultramilionari che si perdono nel vuoto a ogni piè sospinto. Quello sguardo, ragazzi miei, tenetelo per i vostri momenti più intimi. Tipo quando siete sui vostri divani stilosi da diecimila euro con la vostra donna, lo sguardo vi si fa acquoso, inturgidite gli abbracci e sbatacchiate le palpebre nell’irresistibile, magico, dirompente momento in cui state percependo che lei ve la sta per dare. Ecco, lì sì, incerbiattatevi pure. Ma in campo, santiddio, tirate fuori i coglioni.

Cosa scrivere dopo la partita di giovedì? Ma no, niente, bisognerebbe stare solo zitti. Dico sono che di questi io non mi fido più, stop, fine. Mai occasione è stata più propizia per dire che i colori (che restano) e gli uomini (che passano) viaggiano tra cuore e cervello in binari paralleli. L’amore per i colori è eterno e non sarà mai in discussione. L’amore per tutto il resto – squadra, allenatore, società -, nessuno si offenda, può andare e venire, può essere sottoposto a verifiche, può balbettare se non corriposto. Si può amare una squadra come quella del secondo tempo in Israele, anche se veste la nostra maglia?

Quindi, a partire da domani: o questa squadra si fa amare (giocando, sudando, spremendo, smoccolando, mordendo, segnando, arando, travolgendo, anche sbagliando, ma sbagliando a fin di bene) oppure ciao, ci vediamo al prossimo giro. Voglio provare un esperimento inedito: tifare Inter senza tifare i giocatori. Praticamente farò come la Curva con Icardi, un tifo selettivo: esulterò per le vittorie e mi macererò per le sconfitte, come sempre, ma dopo aver assistito a partite di undici maglie nerazzurre senza nessuno dentro. Che, se ci pensiamo bene, è esattamente quello che è successo nel secondo tempo in Israele, il diretta mondovisione.

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E’ da questi particolari

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Stavamo per perdere un derby in maniera crudele, avendo prodotto di più di chi lo stava vincendo – a tratti molto di più – e pagando troppo care le nostre solite sciocchezze, come se a noi non fosse più concesso non dico avere culo, ma almeno ogni tanto godersi il lusso di fare una cagata e sfangarla, così, con leggerezza, e in piena coerenza con uno sport che si gioca con un accessorio sferico. Mi spiaceva perchè non era giusto, oggettivamente. E mi spiaceva soprattutto per Pioli, che i suoi tentativi di organizzare la squadra in un certo modo e, di slancio, di vincere la partita li aveva fatti. Che pessimo inizio sarebbe stato perdere immeritatamente un derby.

E quindi, mentre il tempo passava e addirittura scadeva, già ripensavo alla monetina gettata in aria da Cut the Wind prima del via e rimasta in bilico tra due fili d’erba, quelle cose che capitano una volta ogni diecimila lanci di monetina e che ti lasciano pensare che sì, è chiaro, è un segno, ti hanno fatto la fattura e sono cazzi. Pioli mette Medel centrale difensivo (l’uovo di Colombo) e Medel si infortuna. Entra er Pomata, fa un’immane cagata a centrocampo e i cacciaviti segnano il possibile gol partita. Mentre da noi le occasioni capitano quasi tutte sulla testa di Perisic (che in croato significa “testa a pera”) e così la tua mezz’ora iniziale, in cui manco gliel’hai fatta vedere, passa velocemente in cavalleria. Alla seconda occasione seria il Milan la mette. Li raggiungerai, ti puniranno subito dopo. Sembra già scritto.

Poi tutto si ricompone a tempo scaduto. E con il gol del pareggio, dopo avere scartabellato i tuoi peggiori pensieri, più che perplimerti per le due volte in cui sei andato in svantaggio,  festeggi una storica doppia rimonta; più che maledirli per i gol sbagliati e gli inutili cross morbidi, celebri la doppietta dei tuoi esterni extralusso;  più che rimuginare sulle quindici cose che ancora non vanno, ti concentri su quelle quattro  o cinque che hanno (ri)cominciato ad andare.

E quindi ti puoi incazzare per le mollezze di Ansaldi e Miranda sui gol, per le solite murillate, per un centrocampo inedito che va un po’ a sbalzi, per un Icardi che la vede poco e male. Ma poi stappi lo champagne per una squadra che ha cambiato passo, ha ritrovato il gusto di metterci cuore e palle oltre il minimo sindacale, ha pagato care le poche amnesie ma non si è mai depressa fino a rimediare con un piede già sotto la doccia, che vuol dire averci creduto.

Medel in difesa, il posto è quello. Kondogbia sbaglierà anche tanto, ma ha toccato più palloni che il tutto il 2016 (e nell’ultimo quarto d’ora più palloni lui da solo che gli altri 21 in campo).  Abbiamo ripreso a correre, in senso fisico. Si è rivisto lo stesso spirito di Inter-Juve, e ora ci smentiscano sul sospetto che  ci si concentri solo per le grandi occasioni. Pioli è partito col piede giusto: sarebbe stato più difficile dirlo se avessimo perso il derby invece di riacciuffarlo al 93′, e tra tante sfighe almeno godiamoci questo piccolo e tardivo segnale positivo. Avanti così, senza perdere altro tempo.

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L’inadeguatezza sai, è come il vento (5 orrori di Sparta Praga – Inter di cui parlare una volta per tutte)

In serate come questa le pagelle servono a poco, è infinitesimale la distanza tra chi ha giocato malissimo e chi male. Dovessimo salvarne uno, solo Mauro Icardi ha tenuto il campo per 20 minuti da calciatore del suo livello, toccando due palloni di prima che avrebbero potuto (in condizioni normali e se i suoi compagni di squadra non fossero stati ormai in piena crisi psicotica), riaprire la partita. Niente pagelle quindi, solo qualche riflessione su un 90 minuti troppo brutti per essere veri ma anche troppo veri e simili alla sconfitta casalinga con l’Hapoel per essere un caso.

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  1. L’Inter ha una rosa corta, cortissima. Sciocco cadere nell’equivoco del numero e degli ingaggi, questa squadra ha 11 titolari e 3 sostituti decenti, il resto è una preoccupante accozzaglia di limiti tecnici e carte d’identità ingiallite. Prenderne atto è un dovere morale, poi si capirà chi ha farcito la squadra di questi spaventati e spaventosi ex giocatori ma prima bisogna intervenire reparto per reparto. Meglio le ingenuità di Senna che la serie infinita di porcherie ed errori di piazzamento di D’Ambrosio e Ranocchia o il funebre arrancare di Melo.
  2. Ranocchia ha un problema, Ranocchia è un problema. Grave aver fatto passare la balbettante prova contro il Bologna per una buona partita. I primi 10 minuti contro Destro, Verdi e Krejici sono stati un incubo, l’ex capitano se l’è cavata sui palloni alti e con qualche chiusura coreografica, ma nel complesso nemmeno domenica ha saputo dare sicurezza ai compagni. Stasera è stato grottesco e tenero al tempo stesso. Grottesco perché non ne ha mai strusciata una, si è fatto prevaricare da dei bulli 18enni che son passati ovunque, tenero perché ormai lui stesso ha la percezione esatta della catastrofe e gioca come un condannato a morte. Pare abbia un buon motivatore, sappia il buon motivatore che ha tutta la nostra solidarietà. Era in campo contro il Chievo, con l’Hapoel, con il Bologna e stasera: 1 punto in 4 partite giocate dall’inizio. Non può essere un caso.
  3. Senza Miranda siamo smarriti. Il che significa che Murillo è un giocatore enormemente sopravvalutato e che forse sarebbe il caso di arretrare Gary Medel sulla linea dei difensori, provando a ignorare statura e gap fisico e puntando piuttosto su leadership e attitudine al ruolo. Murillo e Ranocchia sono comunque improponibili insieme, un concentrato di vigore fisico speso a caso ed errori tecnici e tattici spaventosi. Il problema è che Miranda ha 32 anni e non si è mai risparmiato, quindi Medel o non Medel si torna al punto 1: la rosa è corta.
  4. Banega è lentissimo, ma soprattutto senza JM è smarrito, perde posizione ed efficacia e diventa confusionario e problematico. Troppi palloni persi e messi in galera, ripartenze concesse allo Sparta e tempi di gioco smarriti per puro individualismo o indolenza. Stasera ha messo in enorme difficoltà Gnoukouri ed ha ulteriormente amplificato la colossale inadeguatezza di Felipe Melo, che in serate come questa è un paracarro sgradevole, falloso e ingombrante. Un centrocampo del genere è un regalo per avversari dinamici, che lo hanno tagliato a fette dall’inizio alle fine.
  5. L’involuzione di Eder, la sua trasformazione in arcigno terzino d’attacco è quasi completa. Non vede la porta e quando la vede (gliela spalanca Icardi), s’incarta e sbaglia cose impensabili. Corre, sbuffa, contrasta e recupera, cuce decine di metri di campo ma con la palla tra i piedi e in fase di costruzione sta diventando imbarazzante. Arrivato con le credenziali di seconda punta capace di occupare anche il centro dell’area, si candida ormai a un posto nella rotazione dei tanti e mediocri terzini nerazzurri.

ps Il secondo gol è una delle più incredibili e gravi catene di errori e supponenza mai viste nella mia storia di interista. si può sbagliare ma non si può sbagliare a quel modo, come ci si fa fregare all’oratorio. Il professionismo comporta un livello di attenzione e concentrazione sulle fasi di gioco che non solo è mancato, ma anche in modo eclatante, grave e inammissibile per gente che gioca una competizione europea. Il primo gol è invece umiliante per l’errore tecnico di Ranocchia prima e di Melo poi, più imbarazzante e triste il secondo, figlio di una memoria del proprio fisico che evidentemente è del tutto inattuale. Possono sembrare giudizi severi e lo sono, sono comunque riferiti alla prestazione in campo e al momento della squadra e non certo alla qualità umana delle persone, che supponiamo ottima (al limite sbagliando per eccesso di fiducia nel prossimo). Di Frank de Boer c’è poco da dire ma qualcosa s’è notato: ci sono giocatori che rifiutano il contagio positivo della sua etica del lavoro. Una volta si studia il fenomeno, la seconda lo si verifica ma sarebbe opportuno non arrivare al terzo episodio di questo scempio. Siamo l’Inter, non la cosa patetica vista in campo per 60 minuti stasera. Poi è vero che nonostante tutto il 4-2-4 stava per funzionare di nuovo, ma se hai Ranocchia nel motore del domani non v’è certezza ma dell’oggi sì: si perde.

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Esoneriamo de Boer, vendiamo Icardi al Napoli, vergogniamoci! (le pagelle di Inter – Juventus)

Frank de Boer sa che deve avere una grandissima pazienza. Chissà quante volte se lo ripete, chissà quante si impone il mantra dell’uomo che ama più il lavoro delle chiacchiere: non perdere la calma, non innervosirti, non perdere la calma.  Ma soprattutto caro e santissimo Frankie non deve essere facile non rispondere alla valanga di minchiate in bello o bruttissimo stile che ti hanno scaricato addosso in questo primo mese e in particolare dopo la prima di Europa League. Incapace, improvvisato, scarso, folle, impreparato. Lo avevano già esonerato tutti i divanisti d’Italia, forse proprio nei momenti in cui preparava maniacalmente bene la partita più difficile e importante. L’ha vinta lui ed è stata una partita giocata come l’Inter non faceva da tempo. Organizzata, aggressiva, veloce e determinata. Per esoneri e voli di uccellacci neri c’è tempo, ora goditi la vittoria Frank.

***

Handanovic – Va bene, questa volta non insisteremo sul tema del sorriso e della voglia. Tutto è perdonato. Non sbaglia nulla, è concentrato e reattivo anche quando lui e i centrali rischiano di fare il patatrac nei minuti di recupero (esco-non esco-mia-tua). Giallo di un giallo fluo, Para quel poco che c’è da parare ed esce bene, riesce a dare sicurezza ai compagni e sacrifica la sua incolumità per salvare la porta. Tutto quello che ti aspetteresti da un portiere del suo livello e che invece di tanto in tanto con Handanovic sembra un lusso voto 6,5

D’Ambrosio – Quanta fretta ma dove corri, dove vai? Danilo è un faticatore e questo l’abbiamo scritto anche in passato. Non gli puoi chiedere di giocare di fino ma quando deve usare il martello non si fa scrupoli. Alcuni errori di piazzamento, alcune sovrapposizioni sbagliate o finite ingloriosamente franando su Candreva, ma quello che può dare D’Ambrosio lo da e non è una cosa da poco. voto 6

Miranda – Ezechiele 25:17. Il cammino dell’uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui che nel nome della carità e della buona volontà conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre, perché egli è in verità il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti. E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno su coloro che si proveranno ad ammorbare e infine a distruggere i miei fratelli. E tu saprai che il mio nome è quello del Signore quando farò calare la mia vendetta sopra di te. Mandzukic, a occhio e croce dovresti averne buscate abbastanza. Tutto quello che chiediamo a un difensore, tutto quello che dovrebbe fare un difensore Miranda lo fa. voto 8

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Murillo – Con quel fisico e quella faccia ci sono diverse opportunità di carriera:

  1. L’accompagnatore di anziane signore ricche
  2. L’attore porno della east coast (che per arrotondare riceve a Miami e dintorni)
  3. Il difensore colombiano.

Per nostra grandissima fortuna Jeison ha scelto la 3 (anche se il sospetto che non disdegni le prime due ce l’abbiamo). Voto 7

Santon – Non è un uomo, è il testo di Pensiero stupendo. Un po’ perché si muove lento e circospetto come uno che fa petting per la prima volta e un po’ perché a volte all’improvviso fa talmente tanto casino che sembra che in quel letto, pardon, in quella zona del campo siano in 3. Male in copertura sull’uomo, male sul gol della Juventus, timidi segnali di ripresa negli altri fondamentali e nelle altre zone del campo. voto 5,5

Medel – Lotta e corre come un leone, spesso è l’unico che accorcia il campo e sale a raddoppiare e aiutare i compagni. Recupera molti palloni, ne gioca pochi rispetto alle partite precedenti, Ecco, forse il segreto è questo. voto 6,5

Joao Mario – Giuro di aver sentito Leonardo che dopo la partita a Sky lo ha definito giocatore discreto. Certo, come no. Corre, recupera palloni, chiude linee di passaggio, cuce il gioco, contrasta, salta l’uomo, gioca spalle alla porta e fa salire gli esterni. Sa fare qualsiasi cosa, le fa tutte bene. Certo, forse non ha lasciato in ordine l’armadietto e alcuni dicono di averlo visto sbadigliare senza mettere la mano davanti alla bocca e forse a queste terribili cadute di stile si riferisce Leonardo voto 7

Banega – Smista più palloni lui di tutti gli altri centrocampisti messi insieme, pensa calcio a una velocità che ad altri costerebbe un’emicrania letale. Due ammonizioni, una spesa meglio dell’altra, la dimostrazione che la qualità che tutti gli attribuivano è vera e lotta insieme a noi. Best Banega Ever voto 8

Candreva – Non solo si fa un mazzo tanto su e giù per la fascia ma riesce anche a mettere buoni palloni, a non abbandonare D’Ambrosio al suo destino e a scambiare fascia, maglia e intimo con Eder senza che i loro marcatori se ne accorgano, un numero che i due ormai propongono nei migliori teatri off milanesi voto 6,5

Eder – Un brutto anatroccolo lanciato nello spazio, anzi negli spazi. Bravissimo a pressare alto insieme a Icardi, bravissimo a ripiegare e aiutare quando la Juventus passava la linea del suo pressing, bravissimo a imitare l’accento romano di Candreva per confondere Lichtsteiner, che a sua volta è parso un po’ confuso dagli schieramenti in campo e non ha esultato per rispetto della sua ex squadra voto 7

Icardi – Aggiungiamo un nostro personale cuoricino a quelli dell’sms di Wanda Nara. Cuoricini per te Mauro, che non presti attenzione ai cialtroni che ti contestano e continui implacabile a segnare. 7 gol in 8 partite alla Juventus. Ti ha fatto qualcosa la Juve, Mauro? Perché se ti ha fatto qualcosa speriamo te lo faccia di nuovo. Pressa, passa, salta, tocca, filtra, gioca e sorride. voto 9

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Primizie dalla panchina

Felipe Melo – Banega provoca, lui mena. Un po’ di legna quando serviva, lento come solo lui sa essere lento. voto 6

Senna – Alto, elegante e ben educato, quando tutti pensano che Dybala lo stia per annodare, lui gli strappa la palla e se ne va. Dato per vittima sacrificale negli ultimi minuti considerata la totale inesperienza a quel livello, gioca con grande serenità e fa sperare in cose buone voto 6

Ivan Perisc – Gioca mezz’ora e mette a ferro e fuoco la sua fascia. Dispone a suo piacimento di Lichtsteiner e a un certo punto rischia di essere denunciato per atti bullismo (il certo punto è la quinta volta su cinque che lo lascia sul posto per accentrarsi). Prima prova ad andare in mezzo per scaricare il destro, poi la passa e infine segna di testa su esterno prodigioso di Icardi. Ecco, di testa la prende sempre lui, tanto che Handanovic pare divertirsi a tirargliela addosso – voto 7,5

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Frank de Boer – Che ridere Frankie, che ridere. Ora tutti a sostenere che non intendevano quel che intendevano. Invece no Frankie, teniamolo pulito questo primo carro dei vincitori. Chi voleva che tu fossi esonerato voleva proprio che tu fossi esonerato. Fortuna che a volte il calcio è una scienza esatta. Se giochi meglio, vinci voto 8

 

 

 

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