Lavoro, bresaola e il Subcomandante Giampaolo

Antonio Conte lavora molto. Stakanovista narcisista (tiene a far sapere quanto lavora e parla di lavoro ogni volta che vede un microfono acceso, fosse anche quello dell’iPhone di un amico del figlio), Conte vuole riportare l’Inter ai suoi fasti con una ricetta semplice: lavoro e bresaola.

Già, perché oltre all’ossessione per il lavoro (o per la parola lavoro, a giudicare da alcuni passaggi a vuoto della squadra), l’altro cardine della stagione contiana all’Inter è la dieta equilibrata, una gestione tattica della bresaola nella quale Conte non teme rivali. Il terzo cardine sarebbe il maltrattamento di Eriksen contro ogni convenzione sui diritti umani che si rispetti, ma è un altro tema e ci torneremo.

Insomma Antonio Conte lavora tantissimo e ha molti fan, quelli che appena alzi il sopracciglio per fargli notare che l’Inter gioca molto male sono pronti a rinfacciarti in tre secondi:

  1. Gasperini (ah, rivuoi Gasperini?)
  2. Mazzarri (quindi meglio Mazzarri vero?)
  3. Spalletti (lascia stare, due anni di Spalletti mi hanno ucciso)

Stramaccioni e De Boer non rientrano nemmeno nelle ripicche, Ranieri e Pioli sono nemici che i pasdaran contiani non ricordano o non ritengono degni. La vulgata è questa, inossidabile: Conte è un grande allenatore e questa è la migliore Inter degli ultimi 10 anni, se non sei d’accordo sei un catastrofista, interista piagnone, triste, non sei un vero interista, non capisci il calcio moderno, vai a vedere il Milan, trovati un lavoro.

Già, il lavoro.

Nessuno di noi umani può accedere alle segrete stanze di Conte e capire a cosa esattamente stia lavorando da 16 mesi, tocca fidarsi, cogliere i segnali di fumo di qualche buon primo tempo, entusiasmarsi per un secondo posto a -1 quando il campionato era finito a marzo, fingere di aver capito il perché di una finale di Europa League brutta oltre gli incubi più angoscianti, ignorare la conferenza stampa in cui ha insultato sia società da mesi prona ai suoi capricci eccetera eccetera.

Però lavora e di questo gli siamo grati, da interisti. Perché tutto questo lavoro porterà a qualcosa, a una squadra che non gioca solo 4 grandi primi tempi in 16 mesi, che non perde con le dirette concorrenti per lo scudetto, che non si aggrappa solo ai muscoli di Lukaku e alla grinta di Barella, che prima o poi troverà un senso, che non giocherà in eterno a 3 per dispetto e che regalerà qualcosa di meglio a chi la tifa incondizionatamente, nonostante la presenza di Conte.

Come ha lavorato oggi l’Inter? Da incubo nel primo tempo, un po’ raffazzonata ma meglio nel secondo. Almeno con quella grinta che forse è frutto del lavoro o almeno della bresaola. Speriamo più del lavoro, perché 12 milioni all’anno per un dietista sembra davvero troppi.

Le pagelle:

Handanovic ha lavorato (ha fatto una parata, pare una cosa da festeggiare), Bastoni ha lavorato, de Vrij ha lavorato, Ranocchia ha lavorato, Skriniar ha lavorato, D’Ambrosio ha lavorato, Hakimi ha mangiato poca bresaola, Young non ha lavorato tantissimo, Vidal ha lavorato, Barella lavora sempre, Gagliardini è in congedo parentale, Lukaku impiegato del mese, Lautaro è un part time, Sanchez ha lavorato, Perisic ha chiesto mezza giornata di ferie, Eriksen ha subito un po’ di mobbing per non perdere l’abitudine

Fine dei lavori, ma una cosa vogliamo scriverla anche qui. Il 18 novembre se n’è andato Gabriele Porri, un uomo intelligente, una persona buona. Insieme a tante altre ‘testate’ dell’interismo digitale abbiamo promosso una raccolta di fondi. la trovate al link qua sotto, serva ad aiutare la sua famiglia e a fargli sentire che noi ci siamo, che a volte dire che siamo fratelli del mondo significa veramente qualcosa. Addio Gabriele, manchi e mancherai moltissimo.

https://www.paypal.com/pools/c/8uuzHJk9V1?fbclid=IwAR2-x6uT0ysFWvNddzd5dRxXf14MDtCVqouDfysmoIClzneIjAfWh9N-SK8

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