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Bonucci, why not? L’occasione mancata


Giovedì 13 luglio il nazionale azzurro Leonardo Bonucci chiede alla Juventus di essere ceduto. Ovviamente la richiesta è stata (molto probabilmente) inoltrata precedentemente dal nazionale azzurro e dal suo entourage.

Fatto è che è il 13 luglio che la notizia diventa ufficiale. Cominciano le voci intorno al futuro dell’ormai prossimo ex centrale bianconero e, quasi subito, il nome di Bonucci viene accostato al Milan che, sotto Marco Fassone e Massimiliano Mirabelli si sta prepotentemente proponendo come la squadra regina di questo calciomercato 2017.

Ma…come in tutti gli intrighi di calciomercato che si rispettino, c’è un ma anche nell’affaire Bonucci. E questo ma è rappresentato dai rumors che vogliono Alessandro Lucci, agente del giocatore, aver proposto il 30enne difensore centrale anche all’Inter, solo per ricevere un rifiuto da parte di Walter Sabatini e Piero Ausilio.

Secondo La Gazzetta dello Sport Tuttosport, infatti, Suning avrebbe avuto contatti con Lucci senza però andare oltre un semplice sondaggio.

La motivazione sarebbe del tutto economica: troppo alto il costo del cartellino di Bonucci in relazione all’età e troppo alte le richieste di ingaggio da parte del giocatore, che alla fine avrebbe spuntato dai Rossoneri un contratto da 7,5 milioni all’anno più 2,5 di bonus, che ne farebbero il giocatore più pagato dell’intera serie A.

Quale che sia la verità (se cioè sia stata l’Inter a non insistere su giocatore ritenendolo troppo dispendioso o se Lucci e Bonucci abbiano preferito il Milan per l’offerta migliore presentata da Fassone) quel che resta è che i Nerazzurri, ancora una volta, hanno bypassato la possibilità di acquistare un top player.

Per di più con un grave danno di immagine visto che il giocatore è andato a rinforzare i cugini Rossoneri.

Eppure, c’erano tutta una serie di motivi che avrebbero dovuto consigliare ad Ausilio e Sabatini di puntare decisamente la rotta sul bianconero.

In primis, la difesa interista è un reparto da rifondare, basti pensare come i Nerazzurri la scorsa stagione abbiano subito ben 49 reti. Ora, anche se Bonucci non è irreprensibile dal punto di vista difensivo (ricordiamo le famose bonucciate) è ovvio come l’eventuale arrivo del nazionale azzurro avrebbe rappresentato un sensibile miglioramento rispetto ai vari Murillo, Miranda e Ranocchia.

Inoltre, dopo l’acquisto di Milan Skriniar dalla Sampdoria, Bonucci avrebbe rappresentato il giocatore di esperienza accanto al quale far crescere il centrale slovacco.

Tutto questo senza contare l’apporto di Bonucci alla fase offensiva. Tralasciando infatti le qualità del giocatore nel gioco aereo sui calci piazzati, la caratteristica forse più evidente di Bonucci è la sua capacità di dirigere il gioco da dietro come un play arretrato.

Il suo calcio lungo e preciso ha infatti imposto Bonucci prima come alternativa di Andrea Pirlo quando il regista bresciano veniva marcato e, poi, partito quest’ultimo, come il primo, vero playmaker della squadra bianconera cioè come l’uomo incaricato di far partire l’azione da dietro. E la tecnica di Bonucci è testimoniata dalla sua percentuale nella precisione dei passaggi che, se si esclude la prima stagione alla Juventus (2010/11) non è mai scesa sotto l’86.4%.

Il passaggio sul medio e lungo raggio sarebbe stato l’ideale per servire immediatamente Icardi, Candreva o Perisic in profondità o per aprire il gioco sugli esterni in una squadra come quella che sta disegnando Luciano Spalletti.

Il costo di 40 milioni era poi abbordabile, soprattutto se si pensa che David Luiz è stato pagato 50 dal Chelsea o che il Manchester City ha prelevato Walker dal Tottenham per una cifra vicina ai 60.

Qui si trattava di spendere 40 milioni per un difensore centrale di 30 anni, vale a dire un giocatore che, nel proprio ruolo, può avere ancora almeno quattro o cinque stagioni ad alto livello.

Da sottolineare poi come Bonucci sia cresciuto nella Primavera dell’Inter sotto la guida di Daniele Bernazzani (dove vinse una Coppa Italia e un campionato Primavera, debuttando anche in serie A prima di essere svenduto per circa 4 milioni) cosa che avrebbe consentito ai Nerazzurri di farlo figurare come giovane del vivaio nella rosa di prima squadra.

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Editoriale

La Gazza e l’Inter, questione di social

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Ora, ci sono premesse doverose da fare, e pensiamo siano condivise di default anche dai più irragionevoli tra gli interisti: ieri sera a Praga l’Inter ha fatto schifo e, tornando a 15 giorni prima con gli sconosciuti israeliani, in Europa League abbiamo fatto schifo due volte su due, che è oggettivamente  una pessima media. Dopo due partite così risulta anche difficile prefigurarsi un cammino improvvisamente virtuoso che ci rimetta in bolla per la qualificazione al turno successivo. Questa è la triste realtà e nessuno la vuole negare.

Una triste realtà che mette di per sè parecchia carne al fuoco per la stampa sportiva, che di temi da approfondire ne avrebbe a bizzeffe senza scendere però sul piano della Gazza – l’organo sportivo principe, la madre di tutte le testate – e di quel godurioso sadismo che già da ieri sera permea il suo sito e che oggi rimbalza garrulo tra carta e web. Chiedere tronfi “agli oltre 1.600.000 follower di Twitter” di fare il titolo della partita (spacciandolo poi come “sondaggio”, ahahahah, ma come gli viene in mente?) equivale a scrivere “Ehi ragazzi, scarichiamo un po’ di merda sull’Inter, vi va?”.

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Del resto, qualche giorno fa, un articolone su Gazza.it  era stato dedicato a Zaza e al pallido avvio di campionato suo e del West Ham. Il titolo era “Zaza fuori dopo 45 minuti, i tifosi del West Ham lo insultano”. Mi leggo il pezzo e scopro che il tutto era basato su due (2) tweet di tifosi del West Ham che deridevano Zaza (che, sostituto nell’intervallo, allo stadio non era stato insultato da nessuno). Proseguo nella lettura e scopro che non tutti sono d’accordo, per la Bbc (la Bbc) non è colpa sua, è troppo isolato. Quindi, riassumendo: 2 tweet, Zaza è una merda. Commento tecnico della Bbc: in fondo al pezzo così, en passant, perchè Zaza è una merda.

Alla Gazza deve piacere un casino Twitter e quindi ieri sera – c’è qualcosa di più comodo? – serve l’assist ai suoi 1.600.000 amici annoiati dalla contemporanee partite a senso unico di Roma e Fiorentina: dai, su, prendiamo l’Inter per il culo. E non così a caso, no: ripartendo dal titolo di 15 giorni prima “Inter, ma non ti vergogni?” dando per scontato che non si potesse far altro che rincarare la dose.

“Sondaggio”: ahahahahah, ma dove il prendono? Le parole sono importanti.

Vabbe’, torniamo ab ovo. L’Inter ha fatto schifo, tre pere e a casa. La triste, dura realtà. “Eurocrac Inter” è il titolo, e va bene (per me andava bene anche quello di 15 giorni fa, chi non si è un po’ vergognato, in effetti?). Le pagelle sono pessime, e va bene, la partita l’abbiamo vista tutti (purtroppo). In un angolino c’è addirittura “Fuorigioco sull’1-0”, abbiamo talmente fatto cagare che manco me n’ero accorto. E poi, però, c’è anche l’editoriale di Sebastiano Vernazza che parte dalla prima e gira dentro.

Il primo capoverso è dedicato agli “esegeti dei sociali”, ai “cari puristi di Facebook e Twitter” che avevano criticato l’uso del concetto di vergogna applicato 15 giorni prima alla figuraccia. E qui va fatto il primo contropelo alla Gazza: quindi, se abbiamo capito, va bene invitare 1.600.000 follower a perculare l’Inter, ma non va bene se qualcuno ti dice che stai esagerando con i titoli? Già i social sono difficili da maneggiare, già andrebbero fatte diecimila tare a quello che vomita ogni minuto il popolo dei social: se poi però usiamo il flusso nell’unica direzione che ci fa comodo, allora l’affare si complica.

Il secondo capoverso è sostanzialmente dedicato a distruggere Ranocchia (“insistere su di lui è accanimento terapeutico, si consiglia di far cambiare aria a lui e a diversa altra gente”) e De Boer (colpevole di non allenare situazioni come quella del secondo gol, come se al mondo si fossero allenatori che ogni settimana dedicano una seduta a “oh ragazzi, quando c’è una punizione in una zona minimamente pericolosa – ma minimamente, eh? -, vi dico una cosa sensazionale che facciamo noi in Olanda – ne approfitto per dirvelo ora, rimanga tra noi -: uno facendo finta di niente vada a rompere i coglioni sul pallone e gli altri – tutti, eh? – non si facciano i cazzi propri guardando altrove come belle fighe sul lungomare in attesa del ganzo! Davvero, funziona!”).

Per chiudere poi con un illuminante appunto tecnico: che l’Inter tutto sommato ha giocato con una formazione che per sei (6) undicesimi ricalcava quella contro la Juve e “Praga certifica la dipendenza da Miranda, Joao Mario (non in lista Uefa), Icardi e Perisic”.

Sei undicesimi, cioè aveva fuori mezza squadra. Per bizzarra coincidenza, tutti i migliori. Che voglia dire qualcosa? No, per dire: se alla Juve oggi togliessi Bonucci, Alex Sandro, Pjanic, Dybala e Higuain (cinque a caso, ma non troppo), qualche problemino non l’avrebbe anche lei?

Che poi si finisce sempre a parlare di Juve. Ma non c’è qualche piccola disparità di trattamento? D’accordo, noi in Europa abbiamo fatto schifo, ma dopo Juve-Siviglia (no, ne vogliamo parlare?) si era verificata – fatte le debite proporzioni, per carità – una tale mobilitazione, un tale coro di preoccupazione per l’onore del calcio italiano e per il coefficiente Uefa? E i social, cosa avranno mai detto quel giorno? Boh, non si sa. I social. Boh.

Ma non è una novità. Del resto, Allegri è stato lasciato libero per una settimana di far passare il concetto che Inter-Juve era stata la partita più brutta degli ultimi 30 anni. Per poi prendere la parola nelle interviste del dopo-match successivo (visto su Mediaset Premium) e dire: “No, volevo precisare che è stata una brutta partita nel suo complesso, per entrambe, non solo dell’Inter”. Ah, grazie della magnanima precisazione. Noi – noi interisti, ma magari anche qualcun altro, chissà, sui social si poteva controllare – abbiamo visto una squadra fare un culo così all’altra (può capitare, a noi capita ogni giovedì sera) epperò è stata una partita di merda. A Zagabria calcio champagne, giusto. C’è ancora un problema tecnico che impedisce a De Boer di reagire in tempo reale: in questi due mesi è stato l’unico momento in cui mi è mancato il Mancio, una bella rispostina sarcastica e bòn.

Intanto leggo e rileggo i pezzi di oggi, ma non vedo sottolineature sul fatto che in Europa League abbiamo giocato alla vigilia di Inter-Juve e di Roma-Inter, e che De Boer non ha in lista Joao Mario, Kondogbia e Gabigol, ha in cella di rigore Brozovic e i più buoni non li rischia. Questo ci costerà l’Europa? Probabile. Però diciamolo. O che almeno lo dica qualcosa sui social, così la Gazza lo riprende.

E invece apro Gazza.it e la notizia della partita è corredata da questo delicato fotomontaggio (un carretto cinese buttato giù dal secondo anello) sicuramente raccattato sui social – i social! -. Ma tu, Gazza, sei la Gazza. E se rilanci la merda hai le tue belle responsabilità.

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Editoriale

L’inadeguatezza sai, è come il vento (5 orrori di Sparta Praga – Inter di cui parlare una volta per tutte)

In serate come questa le pagelle servono a poco, è infinitesimale la distanza tra chi ha giocato malissimo e chi male. Dovessimo salvarne uno, solo Mauro Icardi ha tenuto il campo per 20 minuti da calciatore del suo livello, toccando due palloni di prima che avrebbero potuto (in condizioni normali e se i suoi compagni di squadra non fossero stati ormai in piena crisi psicotica), riaprire la partita. Niente pagelle quindi, solo qualche riflessione su un 90 minuti troppo brutti per essere veri ma anche troppo veri e simili alla sconfitta casalinga con l’Hapoel per essere un caso.

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  1. L’Inter ha una rosa corta, cortissima. Sciocco cadere nell’equivoco del numero e degli ingaggi, questa squadra ha 11 titolari e 3 sostituti decenti, il resto è una preoccupante accozzaglia di limiti tecnici e carte d’identità ingiallite. Prenderne atto è un dovere morale, poi si capirà chi ha farcito la squadra di questi spaventati e spaventosi ex giocatori ma prima bisogna intervenire reparto per reparto. Meglio le ingenuità di Senna che la serie infinita di porcherie ed errori di piazzamento di D’Ambrosio e Ranocchia o il funebre arrancare di Melo.
  2. Ranocchia ha un problema, Ranocchia è un problema. Grave aver fatto passare la balbettante prova contro il Bologna per una buona partita. I primi 10 minuti contro Destro, Verdi e Krejici sono stati un incubo, l’ex capitano se l’è cavata sui palloni alti e con qualche chiusura coreografica, ma nel complesso nemmeno domenica ha saputo dare sicurezza ai compagni. Stasera è stato grottesco e tenero al tempo stesso. Grottesco perché non ne ha mai strusciata una, si è fatto prevaricare da dei bulli 18enni che son passati ovunque, tenero perché ormai lui stesso ha la percezione esatta della catastrofe e gioca come un condannato a morte. Pare abbia un buon motivatore, sappia il buon motivatore che ha tutta la nostra solidarietà. Era in campo contro il Chievo, con l’Hapoel, con il Bologna e stasera: 1 punto in 4 partite giocate dall’inizio. Non può essere un caso.
  3. Senza Miranda siamo smarriti. Il che significa che Murillo è un giocatore enormemente sopravvalutato e che forse sarebbe il caso di arretrare Gary Medel sulla linea dei difensori, provando a ignorare statura e gap fisico e puntando piuttosto su leadership e attitudine al ruolo. Murillo e Ranocchia sono comunque improponibili insieme, un concentrato di vigore fisico speso a caso ed errori tecnici e tattici spaventosi. Il problema è che Miranda ha 32 anni e non si è mai risparmiato, quindi Medel o non Medel si torna al punto 1: la rosa è corta.
  4. Banega è lentissimo, ma soprattutto senza JM è smarrito, perde posizione ed efficacia e diventa confusionario e problematico. Troppi palloni persi e messi in galera, ripartenze concesse allo Sparta e tempi di gioco smarriti per puro individualismo o indolenza. Stasera ha messo in enorme difficoltà Gnoukouri ed ha ulteriormente amplificato la colossale inadeguatezza di Felipe Melo, che in serate come questa è un paracarro sgradevole, falloso e ingombrante. Un centrocampo del genere è un regalo per avversari dinamici, che lo hanno tagliato a fette dall’inizio alle fine.
  5. L’involuzione di Eder, la sua trasformazione in arcigno terzino d’attacco è quasi completa. Non vede la porta e quando la vede (gliela spalanca Icardi), s’incarta e sbaglia cose impensabili. Corre, sbuffa, contrasta e recupera, cuce decine di metri di campo ma con la palla tra i piedi e in fase di costruzione sta diventando imbarazzante. Arrivato con le credenziali di seconda punta capace di occupare anche il centro dell’area, si candida ormai a un posto nella rotazione dei tanti e mediocri terzini nerazzurri.

ps Il secondo gol è una delle più incredibili e gravi catene di errori e supponenza mai viste nella mia storia di interista. si può sbagliare ma non si può sbagliare a quel modo, come ci si fa fregare all’oratorio. Il professionismo comporta un livello di attenzione e concentrazione sulle fasi di gioco che non solo è mancato, ma anche in modo eclatante, grave e inammissibile per gente che gioca una competizione europea. Il primo gol è invece umiliante per l’errore tecnico di Ranocchia prima e di Melo poi, più imbarazzante e triste il secondo, figlio di una memoria del proprio fisico che evidentemente è del tutto inattuale. Possono sembrare giudizi severi e lo sono, sono comunque riferiti alla prestazione in campo e al momento della squadra e non certo alla qualità umana delle persone, che supponiamo ottima (al limite sbagliando per eccesso di fiducia nel prossimo). Di Frank de Boer c’è poco da dire ma qualcosa s’è notato: ci sono giocatori che rifiutano il contagio positivo della sua etica del lavoro. Una volta si studia il fenomeno, la seconda lo si verifica ma sarebbe opportuno non arrivare al terzo episodio di questo scempio. Siamo l’Inter, non la cosa patetica vista in campo per 60 minuti stasera. Poi è vero che nonostante tutto il 4-2-4 stava per funzionare di nuovo, ma se hai Ranocchia nel motore del domani non v’è certezza ma dell’oggi sì: si perde.

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Cronache

Memorabilia #6 – The return of Little Frog

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Siccome la vita non è un film, il colpo di testa di Ranocchia al 95mo minuto non è entrato (cazzo). Peccato, perchè la sceneggiatura degli ultimi 10 secondi era ben fatta. Certo, un filino esagerata, al limite del fantasy, ma di grande effetto: Santon (Santon!) che spezza il possibile contropiede avversario e ruba palla con un anticipo alla Passarella, poi il cross – l’ultimo attacco della partita, l’ultimo pallone verso la porta del Bologna – su cui entra Ranocchia (Ranocchia!) in un perfetto movimento da centravanti e la prende piena di testa.

Se la vita fosse un film, la palla sarebbe entrata. E sarebbe venuto giù lo stadio.

Ranocchia, il nerazzurro più vituperato degli ultimi anni (due, tre, quattro? boh, non saprei nemmeno più dire), segna un gol decisivo al 95mo minuto di una partita altrettanto stupefacente, in quanto (rumore di tuoni) giocata bene. Pazzesco, no? E sarebbe stato un finale inimmaginabile, perchè nella distrazione generale dovuta ad altri importanti e concomitanti eventi – la giubilazione coram populo di Kondo, la fatica di stare senza Joao Mario, l’esordio tutta fuffa di Gabigol, il partitone degli esterni d’attacco, la freschezza mentale e fisica dei due ragazzini – a decidere il match sarebbe stato proprio lui, il difensore di cui anche il più giuggiolone degli interisti ha chiesto almeno una volta la deportazione in Nord Corea.

Ma la vita non è un film, appunto, e la palla è uscita.

Relativamente alla partita, è stata una discreta sfiga. L’Inter meritava di vincere, ha attaccato tanto, ha creato un sacco di occasioni: la tipica partita che alla fine di incazzi per il risultato ma ci metti quei 4-5 minuti a razionalizzare che vabbe’, è andata così, peccato, a abbiamo perso due titolari la domenica mattina (probabilmente un record), siamo andati sotto come quasi sempre, abbiamo rimediato, poi ci abbiamo provato e riprovato e niente, bòn, 1-1, giocando così  hai la coscienza sufficientemente a posto.

E forse va bene anche per Ranocchia. Che la vita non sia un film, dico.

Il colpo di testa che non ha deciso la partita (“L’ho presa troppo bene”) lo poteva elevare all’onore degli altari. In un unica mossa, dall’inferno (girone degli scarsoni irrimediabili) alla beatificazione eterna. Ecco, forse sarebbe stato eccessivo anche tutto questo, un carico emozionale ingestibile come quello – tutto al negativo – sopportato in queste stagioni grigie, giocate col gambino (l’equivalente del braccino del tennis) e contabilizzando i fischi e i mugugni a ogni tocco di palla un po’ così.

Ranocchia oggi è tornato a essere un giocatore dell’Inter. Nel corso di una partita senza disastri, in un crescendo di confidenza e di convinzione, ha anche riassaporato (nel secondo tempo, sotto la tribuna rossa) il gusto di un applauso a scena aperta per un numero che non gli si vedeva fare da tempo – taglio, anticipo, lancio di 40 metri preciso – e che no, non vale un gol al 95mo, però quasi.

Lo intervistano a fine partita, mentre la gente sfolla smoccolando ma anche applaudendo la buona volontà. Dice che gli dispiace da morire, che quel pallone l’ha preso troppo bene invece di spizzarlo e stop, e alla domanda “E’ iniziata una nuova vita per Ranocchia?” lui risponde “Sono d’accordo con te”. E noi tutti vorremmo essere d’accordo con quei due lì, lo spilungone sudato e l’intervistatore lungimirante. Non abbiamo vinto la partita, ma ci sono anche segnali da cogliere. E la partita di Ranocchia, perchè no?, potrebbe esserlo, e pure grande così.

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Editoriale

4 settimane e 1/2 (l’erotismo all’olandese e la fine dei preliminari)

Frank de Boer non è bravo a mentire e questo dovrebbe confortarci. Nessun proclama, pochi fronzoli e un primo bilancio di questi 15 giorni di lavoro che lascia poco spazio alla fantasia: la squadra ancora non c’è, la condizione atletica è una sozzeria e ci vorrà almeno un mese per incominciare a vedere qualche traccia del suo gioco. Bene Frankie, certe cose è meglio dirsele subito, inutile girarci intorno. Di chi siano le colpe di questo sfacelo conta poco anche perché è proprio grazie a questo sfacelo che sei arrivato dalle nostre parti.

La partita di oggi è primo, piccolo spartiacque della stagione. Siamo ancora ad agosto ma la Juventus ne ha messe due di fila anche giocando a scartamento ridotto, il Napoli ha margini di miglioramento enormi e perfino il Milan delle nozze con i fichi secchi prova a giocare a calcio con qualche costrutto. Non ti chiediamo di rinunciare al rigore del progetto e nemmeno di replicare quella goffa abdicazione di domenica scorsa, quello schema scellerato estratto dal cilindro un po’ per vedere che effetto faceva. Troviamo una via di mezzo, magari una che escluda l’impiego di Ranocchia e non ci imponga di vederlo centravanti d’emergenza nel finale.

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Ora Frankie è tempo di mettere fieno in cascina, 3 punti brutti, sporchi e subito. Per gli esperimenti ci sarà modo e spazio. Per chiedere al munifico Jindong di comprare anche un terzino normodotato, un centrale difensivo da far ruotare e un centrocampista di manovra c’è tempo, per normalizzare la squadra anche. Ora bisogna rimanere lì attaccati al gruppo e impedire che qualcuno allunghi e sappiamo che farai del tuo meglio per evitare la psicosi collettiva del secondo insuccesso di fila.

4-1-2-3 con Banega basso a impostare, anche se non è il suo mestiere e significa ingabbiarlo. Pazienza, esiste un bene superiore alla felicità di Banega. La difesa titolare è ricomposta almeno nei centrali e l’imbarazzante Nagatomo bloccato da un infortunio è un buon segno. Vediamo che succede. Ma c’è un’altra cosa Frankie, solo una.

Hai detto 4 settimane. Bene, ma da quando? 4 settimane dal giorno del tuo arrivo o da ieri? Perché la differenza non è sottile Frankie. il 18 settembre giochiamo con la Juventus e nonostante il tuo temperamento pacato  vorremmo informarti che per noi quella non è una partita normale. Il Bene contro il Male, i Buoni contro i Cattivi. Noi contro di loro e non vorremmo mai che le 4 settimane da incubo comprendessero quella domenica, perché sarebbe un problema grosso. Quindi applicati Frankie, inventa qualcosa, qualsiasi cosa.

Invita Higuain ad Amsterdam, presenta Dybala a una delle tue splendide figliole e convincile che è meglio di Justin Bieber, convinci Buffon a tornare al Casinò. Se non riesci a preparare la partita non pensare nemmeno di potertela cavare con una scrollata di spalle. Il Chievo è uno starnuto, il Palermo sarebbe un raffreddore, la Juventus una polmonite. Copriamoci bene, che la coperta sia sufficiente per almeno 4 settimane.

 

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Editoriale, La Tattica

L’estate sta finendo (l’ultimo giorno di vacanza ai tempi di Birsa e Ranocchia)

di Tommaso De Mojana
21 agosto 2016

Ore 19,45. Sulla porta di casa.
“Sei pronta?”
“Sì, ci sono quasi”
“Valigia chiusa?”
“Sì”.
“Dai allora, andiamo”.

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19,49. In macchina.
“scusate passo la linea a San Siro per l’esecuzione del rigore…”
“…sì prendo la linea. Belotti sul pallone, se segnasse sarebbe il clamoroso 3-3 (nei 4 minuti trascorsi, scoprirò poi, Baselli aveva fatto 2-3), prende la rincorsa…tiro…PARATO!!! Finisce qua. Milan batte Toro 3-2, a voi Rio.”
“…eccoci da Rio, match point per il Brasile, la battuta… (boato di sottofondo). Il Brasile vince la medaglia d’oro. Siamo argento.” (un pochino mi ero fatto prendere dal volley in fondo…)

19,50. In macchina.
“Dai però, non è che già ti incazzi che ancora l’Inter deve cominciare? È l’ultima sera di vacanza, godiamocela!”
“…”
“Se fai così non capisco perché segui lo sport. Dev’essere un piacere, non una sofferenza!”
“…”
“Vabbè.”

 

19,55. Tabaccaio.
“Vorrei pagare questa multa”
“Ottimo, l’ha presa qua?”
“Sì (speranzoso di poterla pagare in loco; ottimo un cazzo tra l’altro)”
“Allora non può, deve andare in posta. Il comune ha fatto la convenzione.”
“…”
“Dai, adesso smettila però. Ci vado io domani a pagare la multa.”

20,05. Primo bar.
“Salve, che partita fate vedere stasera?”
“Forza Inter!”
“Benissimo, una birra media. E forza Inter!”

20,08. Primo bar.
“Scusi, ma qui dice Pescara-Napoli, deve cambiare canale, la nostra Inter è sul calcio.”
“Oh cazzo, ho solo lo sport…”
“…”
“Domani vado a fare il pacchetto calcio.”
“…”
“Mi dispiace.”

20,20. Secondo bar.
“Buona sera, fate vedere l’Inter?”
“Sì. Hanno scelto loro. Io tifo Juve.”
“Bene, mi siedo lì allora. Una birra media, grazie.”
(Lei: “Mi sembra che il buffet faccia proprio cagare qua, l’altro era molto meglio.”)
“…”

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20,40. Secondo bar.
Salta il segnale.
“Non capisco cos’abbia oggi sta Tv.”
(gobbo e bugiardo, anche l’anno scorso non capivi cos’avesse quel giorno la tua Tv del 1961. Motivo per cui, su due, sei il secondo bar.)

20,49. Secondo bar (segnale traballante ma presente).
Ranocchia la perde e cerca di uccidere Meggiorini.
Primo torto subito in stagione: l’arbitro non estrae il rosso.

21,07. Verona
Ok, è chiaro: giochiamo con la difesa a 1: D’Ambrosio, Ranocchia e Miranda.
Spregiudicato questo olandese.
Fiducia, non hanno mai tirato in porta.

21,27. Verona
Tirano.
Fuori di poco.
Dovecazzoeranagatomo? Ah già, è a centrocampo. Infatti piovono cross.

21,30 – 21,45. Verona e Secondo bar
Intervallo
“bzz bzz…433…era meglio tenersi Manaj a sto punto…bzz bzz…non capisco perché non faccia giocare un primavera…bzz bzz…e Di Marco?…4231…eh ma il Mancio però…bzz bzz…questo qua l’ho sempre detto che non capisce un cazzo…bzz bzz…ha segnato Caprari, l’avevo detto io…bzz bzz”

21,45. Verona e Secondo bar
Stessi 11.
“Forza ragazzi”

21,48. Verona e Secondo bar
1-0. Ha segnato Birsa. Di destro.
“Gol? Nostro?”
“…”

21,49. Verona e Secondo bar
Replay impietoso. Ranocchia e D’Ambrosio messi a sedere. Da Birsa. Per mettersela sul destro.
“Vado a vedere due negozi”
“Lasciami le sigarette”
“Ok amore, non ti innervosire, è ancora lunga…”

21,50. Secondo bar
“Meglio dai, così ci svegliamo.”

21,51 – 22,20. Secondo bar
Voci indistinte varie.

22,21. Verona e Secondo bar
2-0. Ha segnato Birsa. Di destro. A giro.
“Quanto le devo? Ecco, bravi, andatevene a casa tutti. L’FC non si abbandona. Mai.”

22,34. Verona e Secondo bar
Triplice.
“Mi accompagni a prendere un gelato?”
“Certo. Forza Inter, cazzo!”

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Ci sono giorni in cui essere interista è facile, altri in cui è doveroso e giorni in cui esserlo è un onore
Questa è solo la breve storia di una domenica, ultimo giorno di una vacanza tanto breve quanto bella, in compagnia delle due cose che più amo.
E che dopo stasera amo ancora di più.

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Editoriale

E ora qualcosa di completamente diverso (momenti di inspiegabile ottimismo nerazzurro)

Dice: la macchina è rotta, il motore non gira ma ha una bellissima carrozzeria. Dopo la piccola catastrofe tra amici di Chievo – Inter e approfittando del disastro romanista di ieri sera (la sconfitta del vicino è sempre più verde), che potrebbe aver dirottato le attenzioni di prefiche e becchini dalla nostra amata Beneamata, eccoci colti da un momento di ingiustificata euforia. La macchina è ferma ma la carrozzeria è davvero bella e in fondo potrebbe bastare in attesa di tempi migliori. Qualcosa ha funzionato, qualcosa è sopravvissuto alla giornata di grazia di Birsa e alla solita giornata di graziella e grazie al cazzo di Sorrentino. Proviamo a mettere in fila gli elementi confortanti, le basi su cui l’imperturbabile Frankie potrebbe cominciare a ricostruire.

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1. Però, Kondo…

Ha toccato molti palloni e raramente ne ha fatto qualcosa di buono. Ha corso tanto e disordinatamente, poche sovrapposizioni e pochi passaggi intelligenti dettati. Ma ha corso davvero tanto e ha dato la sensazione di essere l’unico a lottare nel marasma del nostro centrocampo. En plus, se anche è vero che gli manca il tempo dell’inserimento offensivo, ha stabilito un piccolo e impressionante record statistico: 9 dribbling riusciti su 9 tentati, uno spaccato di partita interessante e la dimostrazione che se De Boer trova la quadratura, il ragazzo può mettere a frutto tanta anarchica bellezza

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2. Candreva e il giuoco del pallone

Antonio Candreva stoppa qualsiasi cosa. Lanciategli una lavatrice, delle tazzine di caffè, quello che volete. Lui l’addomestica e la mette in terra. Nella squadra che ha affidato la sua fascia destra al Levriero Schelotto non si può dare mai nulla per scontato e poco importa la brillante militanza laziale. Volevamo vederlo con i nostri occhi e in effetti il ragazzo è un manuale di tecnica. Calcia bene, crossa bene, stoppa bene e all’occorrenza tira. Lui e Perisic sono una coppia di esterni formidabili. Una sola prece a De Boer: libera questi ragazzi dalla tortura del corner corto. Il corner corto è come i trailer delle videocassette porno sulle reti private, quelli che andavano per la maggiore ai miei tempi: sul più bello si blocca l’immagine, sul più bello perdi la palla e apri il contropiede avversario

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3. Miranda, mirabilis Miranda

Giocare con Ranocchia e D’Ambrosio. Giocare a tre con Ranocchia e D’Ambrosio. Giocare a tre con Ranocchia e D’Ambrosio e mantenere la sanità mentale, nonostante  gli avversari ti scaglino tra le ginocchia anche un pepatissimo pur se anziano Pellissier. Joâo Miranda è un difensore formidabile, una sua diagonale in chiusura sul centesimo pasticcio degli altri due ha reso meno amara la mia serata al Bentegodi. Se Murillo modera l’impeto e lo segue un po’ di più, se il centrocampo riesce a garantire la protezione e il filtro e non li espone alla velocità delle discese centrali, almeno lì dietro la coperta può non essere corta (a patto che si prenda un terzo decente per la rotazione. Di Ranocchia sarebbe bello non parlare mai più)

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4. Chievo Verona, ci facciamo sentire noi

Il Chievo è un incubo da sempre, anche se lo si batte spesso e volentieri. Grinta, corsa e organizzazione che spesso cozzano con i nostri momenti di peggiore indolenza. Tolto il dente, smascherati i nostri limiti, almeno per un po’ non ci si vede cari amici (…), del Chievo

frank de boer

5. De Boer o del dire le cose come stanno

Mettetela come vi pare ma non eravamo più abituati ad avere un allenatore che non cerca scuse e racconta la storia per quel che è. Squadra fisicamente a pezzi, proprio errore tattico ammesso, appuntamento alla prossima con l’immutato desiderio di costruire una squadra. Una squadra e un gioco. Ottimista lui, inguaribilmente ottimisti noi

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6. E… Ora qualcosa di completamente diverso

Già, che però sia diverso davvero. A far fessi gli ottimisti ci vuole poco, siamo come cuccioli di foca sul pack. Indifesi, interisti e ancora convinti che possa essere una buona, imprevedibile annata.

Ah già… Banega! Deve ancora esordire Banega. Dite che ha già giocato? Allora manca un punto.

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7. Banega, quello vero

Certo che è un giocatore da alti e bassi, altissimi e bassi. Ma non è mai stato trasparente e mediocre, quindi quello di domenica non può che essere stato un caso isolato. Never more, Ever. Caricati in spalla l’Inter, pesa molto ma pur sempre meno di quel paio di brillocchi che porti alle orecchie. Vamonos

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