Cronache

Inter – Sampdoria: matita blu(cerchiata) e pagelle

Altro che Champions League, il derby della vigilia di Pasqua sarà probabilmente decisivo per l’ultimo posto di Europa League. Costretti a inseguire Atalanta e Lazio e a lottare contro un Milan che guadagna un punto su di noi dopo aver pareggiato a Pescara. Il teatro dell’assurdo. Ma non è stata una partita storta, molto più semplicemente è stata una partita sbagliata da troppi interpreti, allenatore compreso. Epic fail, più che Epic Brozo. Ma prima delle pagelle i nostri complimenti alla Sampdoria e a Giampaolo. I blucerchiati sono una delle 8 squadre che non hanno più nulla da chiedere alla Serie A. E infatti hanno corso, pressato e morso molto più di noi. Le pagelle:

Handanovic 5,5 

Non commette errori, ma non la prende mai. Due volte viene salvato dai pali, e ogni volta che uno tra Ansaldi e Miranda gli passa il pallone indietro sai già che puntualmente finirà tra i piedi degli avversari. Non benissimo, e nemmeno bene.

Ansaldi 5

Per la spinta ti verrebbe da dargli anche la sufficienza, ma ha questa abitudine di crossare a cazzo di cane, per cui sinceramente alla seconda bestemmia lasciatemi dire che 5 è il voto giusto. E poi ha questo vizio di andare a terra sui contrasti nonostante sia alto un metro e novanta, che proprio non butto giù. Leggero, ma con i piedi pesanti.

Medel 4,5 

Quando Schick, uno alto e grosso ma di cui sentiremo parlare – a proposito, non si può fare nulla per domiciliarlo a San Siro?- , porta a spasso lui, un centrale basso e rapido, mi rassegno al fatto che questo di Medel è un esperimento interessante ma che, per carità, resti tale. Comprare un centrale vero, grazie. Provato (e non del tutto riuscito)

Miranda 6

Cosa gli vuoi dire? Al novantesimo ci salva dal 3 a 1 senza commettere fallo con un tackle dentro l’area di rigore, passa il pallone alla bandierina, un compagno di reparto più dinamico di Medel e Ansaldi e prova a ripartire per l’ultima azione. È invecchiato di sette anni in queste due stagioni. Stanco.

D’Ambrosio 6,5 

Ha il merito (e il culo) di sbloccare la partita. E onestamente non la molla fino alla fine, anche se negli ultimi venti passa più tempo a litigare con il guardalinee che a vincere duelli su quella fascia. Ma voglio dire, non è mica Andreas Brehme. Pavido.

Candreva 6 

San Siro lo becca un po’, ma a dirla tutta i suoi cross li mette. Ok, sbaglia una conclusione abbastanza semplice, ma mette sui piedi di Icardi l’assist del 2 a 1. E io non posso cambiare il voto se Icardi la butta in curva. Comunque lui quei due assist li regala sempre, con precisione e senza troppa euforia. Ragioniere.

Brozovic 4

Svagato. Svogliato. Disinteressato. Tira due-tre volte a ciola (scegliete pure una locuzione della vostra città di origine), come quando si gioca alla tedesca e, siccome devi tornare a casa perché si fredda la minestra, nella speranza di farti eliminare provi le conclusioni più improbabili per andare in porta. Poi fa un pic-nic nell’area di porta garantendo la regolarità del gol di Schick, infine allunga le braccia come se fosse al mare per evitare di andare a recuperare il pallone al largo o, se preferite, come Dhalsim di Street Fighter. Epic Fail, altro che Epic Brozo.

Gagliardini 6

Sottotono, ma c’è un motivo. Gli avrei dato 5, ma visto quello che succede dopo capisco la sua importanza anche quando è giù di giri.

Kondogbia 5,5 

Volenteroso è volenteroso, non me ne abbiate. Non gioca nemmeno così male. Solo che uno così farebbe ottime cose a Udine, a Bergamo o magari a Bologna. A San Siro quel tocco di palla è illegale. O forse sono io che stasera sono nervoso e sono diventato snob. Ruvido.

Banega 4,5 

La fotografia della sua partita è la punizione tirata giusto sulla tibia di Celi, l’arbitro, che incredulo non riesce nemmeno a scusarsi con il pubblico. E fa bene.

Joao Mario 5 

Decisamente non in buon momento. Pochi minuti e pochissima lucidità, palesata soprattutto nell’azione finale piena di velleità e senza un filo logico. Confuso.

Perisic 6

Onestamente mi sembra il più pericoloso. Sopratutto nel primo tempo è una spina nel fianco della difesa della Samp. Mette anche qualche pallone interessante in mezzo all’area. Che altri sprecano. Concentrato.

Icardi 4,5

Come quando non tocca un pallone per tutta la partita, poi fa gol e porta a casa un 7, questa è una partita in cui il suo errore pesa più di Benitez. Sembra che il pallone gli rimbalzi male davanti, ma da uno come lui ti aspetti altro. Per il resto fa poco e soffre maledettamente il fuorigioco della linea difensiva della Sampdoria. Spaesato.

Eder 5,5 

Un tiro e poco altro. Incolpevole.

Pioli 5 

Vero, perde Gagliardini, ma questo Brozovic si poteva cambiare prima. Piuttosto scontato nei cambi, non aggiunge molto. Vero è anche che se Icardi sbaglia un gol da 30 centimetri non è colpa sua. I numeri (e la media) gli dicono ancora bene, ma il suo futuro dipende dalla classifica finale. Che non può essere quella di stasera. Tra Milan e Napoli deve prendere più di tre punti, altrimenti difficilmente si proseguirà con il normalizzatore. E poi diciamola tutta: davvero vogliamo essere normalizzati?

 

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Inter – Roma: pagelle di prepotenza

Una serata storta, con la complicità di qualche decisione controversa, ma soprattutto di una formazione discutibile messa in campo da Frank Pioli, con un solo difensore e una pletora di centrocampisti che non trovano la quadratura e nemmeno il cerchio. A stento trovano la botte, anzi le botte, quelle che Nainggolan e Strootman rifilano con savoir faire a Gagliardini e Brozovic. Ma diciamolo, la Roma è stata superiore, tecnicamente e fisicamente. Per fare il salto di qualtià ci manca ancora qualcosa, non a casa perdiamo regolarmente contro chi ci sta davanti.

Handanovic 6,5

Nel primo tempo ci tiene a galla con la parata su Salah, per il resto normale (non) amministrazione, un miracolo in più non avrebbe fatto male. Sul rigore trova per la prima volta un avversario che lo ipnotizza come un incantatore con il serpente.

Murillo 5,5 

In una partita in cui Tagliavento premia la fisicità non fischiando mai i contrasti aerei, lui è l’unico che se li fa fischiare. Un motivo dovrà pur esserci. Soffre tremendamente la mancanza di Miranda.

Medel 5,5

Inizia bene, è quello che non abbocca mai alle finte di Dzeko e Salah. Il motivo è semplice: ragiona, aspetta, interviene. Con il passare dei minuti la lucidità viene ovviamente meno, e Medel inizia a soffrire le finte di Perotti e Dzeko, fino a stendere il bosniaco.

D’Ambrosio 5

Così male, a mio parere, solo nella prima partita a Verona. Come dite? Anche quella volta era il terzo centrale della difesa a tre? Ecco, magari non è un caso, ma D’Ambro rende meglio quando gioca da terzino. Chiedetegli poche cose e lui le farà bene.

Candreva 5,5 

Propositivo, ma senza lo spunto decisivo. Prova anche qualche conclusione, ma senza fortuna e con poca lucidità. Più che fuori partita, fuori tempo.

Brozovic 5

Pigro. Indolente. Insofferente.

Kondogbia 5

Volenteroso certamente, preciso proprio no. Strootman gioca un altro sport e se lo mangia. Quando prova un paio di conclusioni da lontano, con il corpo all’indietro è già chiaro come andrà a finire. Ma lui riesce a fare peggio.

Gagliardini 5

La sua partita meno brillante. Non è un caso che giochi contro Nainggolan, che lo scherza sul primo gol e lo abbatte sul secondo. Fallo? Forse. Ma la forza del belga è talmente disarmante che quando conclude con un gol di potenza una cavalcata di 50 metri, pensi che in fondo è il trionfo della fisicità. E che Gagliardini su questo avrà da lavorare. E lo farà.

Joao Mario 6 

Non finisce nel frullatore romanista, resta intrepido, ma non trova mai l’uno due con il compagno giusto. Alla fine pensi che la colpa è dei compagni.

Perisic 5,5

Chissà cosa gli passa per al testa quando fa quel numero da circo che gli costa l’ammonizione. Non dico che devi sapere il regolamento, ma almeno a vedere i video di “chiamarsi bomber” su Verratti. Poi gioca, e gioca come sa. Quando accelera si vede. Suo l’assist per Icardi.

Icardi 6,5

Dategli un pallone aereo impossibile e lui per poco non lo trasformerà in gol. Dategli un pallone sporco e lui apparirà per aprire la partita. Che altro chiedergli?

Eder 6

Si procura un rigore molto simile a quello che aveva procurato a Bologna. Infatti non gli viene fischiato. Crea i presupposti per scardinare il trio centrale della Roma, ma quando sbatte contro Fazio si fa male. In tutti i sensi.

Banega 5,5

Se gioca dieci minuti a partita o inventa qualcosa oppure non si vede. Oggi la seconda.

Gabigol 5

Quando giocavo a Subbuteo c’era l’omino che batteva i calci d’angolo. Ecco, oggi l’omino è lui. Arriveranno giorni migliori.

Pioli 4,5

La sua Inter di oggi è presuntuosa. Ricorda la prima di de Boer, con la differenza che non si gioca contro Meggiorini, ma contro Dzeko. Tra l’altro stasera non azzecca nemmeno i cambi. Serata sfortunata, ma cerchiamo di invertire la sfortuna contro le grandi, please.

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Il Megapagellone: i centrocampisti (puntata 4)

epic

Tocca ai centrocampisti. Sul sito ufficiale ne sono segnati sette, di cui due in partenza. Cioè, praticamente siamo in emergenza. Ah no, arriva Gagliardini. Vabbe’, non pensiamoci.

MEDEL. Il caso è più unico che raro: arriva un nuovo allenatore, lo schiera in tutt’altro ruolo – difensore centrale – in una partita delicata come un derby, lui fa un figurone, tutti noi esultiamo increduli per avere risolto un paio di problemi e – tutto questo nel giro di mezz’ora – gli salta il menisco. Medel, comunque, anche se gli auguriamo un ritorno in grande spolvero a fianco di Miranda, in organico e a libro paga figura come centrocampista e come tale va ancora giudicato. In due stagioni e mezzo ha sempre dovuto cantare e portare la croce, inteso come “provare a fare il regista senza esserlo”. Non era lui a doverci nè poterci risolvere certe magagne strutturali. Da medianone frangiflutti e agonista incondizionato, invece, avercene. Voto: 7.

FELIPE MELO. Ogni tanto, come noto, gli parte l’embolo. Ci saluta con un’espulsione per doppia ammonizione così come resterà legata a una sua serata di pazzia l’immagine della precaria e vincente Inter di Mancini che si sgretola per non risollevarsi che mesi dopo. Del leader ha il fisico e la cazzimma, non il profilo di quelli di cui ti puoi fidare al cento per cento. Il suo 2016 è stato un vivacchiare anonimo, spesso ignorato da uno a caso degli allenatori, e il suo 2017 sarà in un altro emisfero. Grazie di tutto, non ci mancherai tantissimo. Voto: 5.

GNOUKURI. Finalmente, dopo 11 presenze in due anni e mezzo, la chance di giocare altrove. Il ragazzo ha i numeri e ognuno di noi giura di averli intravisti. Voto: S. V.

JOAO MARIO. Ecco, anche questo ha i numeri, e nel 2016 li abbiamo visti assai. Nel nostro procedere societario a sbalzi scomposti, segna per l’Inter un piccolo momento storico: agli Europei di luglio (che a 23 anni vince col Portogallo) è uno dei giocatori che spicca di più e ad agosto lo prendiamo noi e non, per dire, la Juve o il Real. Gli infortuni gli hanno tolto continuità, ed è stato un peccato perchè l’inizio era stato scintillante (palla rubata e assist, due gesti in un nanosecondo, a Pescara: ‘na sciccheria) e sembrava già una spalla sopra gli altri. Che poi è quello che gli auguriamo di dimostrare in scioltezza già da domenica. Per Pioli, tra lui e Banega ne può giocare preferibilmente solo uno. Voto: 7+.

KONDOGBIA. Caso tecnico e umano, al limite dell’antropologia criminale,  è del 1993 come Joao Mario ma fa incazzare molto più di lui. Quelle tre o quattro volte in cui, sistemato al posto giusto, ha saputo mettere il suo fisico al servizio del cervello è stato decisivo e ha spezzato ogni equilibrio a centrocampo. Il problema sono quelle venti-trenta volte in cui l’esercizio non gli è riuscito. Mobbizzato da De Boer (vedi anche alla voce Brozovic), con Pioli può tornare ai livelli a cui si narra giocasse in Francia. Voto: 5,5.

BANEGA. Poche balle: finora non è stato quello che ci immaginavamo. Certo, se arrivi in una squadra nuova e questa cambia quattro allenatori in cinque mesi, tu – presunto uomo-chiave della squadra – sei di fatto quello più sballottato di tutti. Però, nel nostro marasma autunnale, un pizzico di personalità in più lo poteva spendere, eh? E in Europa League, dove alcuni suoi colleghi erano fuori lista, non ha dato un briciolo di solidità. Peccato, perchè alcuni suoi lampi sono stati notevoli. Piuttosto stiamo sul chi vive: arrivato a parametro zero, è praticamente una plusvalenza che cammina. Voto: 5.5.

BROZOVIC. Ha 24 anni, è titolare di una nazionale forte, è un acquisto tra i più azzeccati del dopo Triplete. Eppure ad agosto abbiamo cercato disperatamente di venderlo e, nello stretto giro di poche settimane, De Boer lo ha messo fuori rosa e cosparso di pece e piume per una cazzata giustamente punita, per carità, ma poi amici come prima, no? (Per De Boer, no). E’ stato, anche a livello simbolico, il peggior errore del povero Frank. Da quando è rientrato in pianta stabile l’Inter ha cambiato volto. Lui ha la faccia da pazzo e la classica affidabilità del giovane slavo, ma una mobilità che in Italia hanno in due o tre e – quando è in forma – un tasso di efficacia da paura. Voto: 7,5.

 

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Cronache

Pagelle che a leggerle diventi cieco

pagelle

Handanovic 10. Non sbaglia nulla, dà sicurezza al reparto, racconta barzellette, è uomo spogliatoio, fa volontariato nel tempo libero. Bella in particolare la parata di perineo su Keita, ma oggi non gli avrebbe segnato nemmeno Cr7. Bella anche la sua dichiarazione rilasciata a un fotografo: “Non è vero che voglio andare in Champions, chi se ne frega?, sto benissimo qua, e sono contento che Beppe Sala sia rientrato nel pieno possesso della sue funzioni, questa città ha bisogno di lui”.

D’Ambrosio 12. Siamo la squadra che, secondo alcuni criticoni, avrebbe qualche problema nel reparto terzini. La gente non capisce una sega. No, dico, avete visto D’Ambrosio stasera? Primo tempo versione Enrico Toti, immola il proprio corpo ed evita un paio di gol. Perde un paio di organi interni, ma non demorde e domina sulla fascia. Un assist, forse due, sempre nel vivo del gioco. E’ da Nazionale, se pensiamo che ogni tanto ci va ancora Abate.

Miranda 10. Partita di ordinaria amministrazione, mantiene un aplomb invidiabile nel primo tempo quando la Lazio prova a metterne un paio e lui manco si sporca i pantalocini. Una sicurezza, un bell’uomo per chi ama il genere skinny.

Murillo 10. La miglior partita negli ultimi 12 mesi. Un giudizio induttivo fatto matchando un paio di dati oggettivi: a) non ha fatto grandi cagate e b) l’Inter non ha preso gol. Quindi, secondo un ragionamento di stampo parasocratico, ha fatto il suo oltre ogni aspettativa.

Ansaldi 10. Piace soprattutto alle mamme, con quel suo fare rude e quei suoi tratti fintamente angelici, e quel capello birichino che gli incornicia il viso, per non parlare di quella barbetta strappamutande che fa la gioia delle sciampiste.

Brozovic 12. De Boer era stato un pelino severo con lui e anche con se stesso. Cioè, uno ha un giocatore così e si complica la vita mobbizzandolo per un mese e mezzo per sciocche ragioni di principio. Mah. Forse gli avrebbe fatto comodo averlo in certe partite, diciamo il 90%. Ma era giusto raddrizzarlo, questi cialtroni di slavi bisogna tenerli sulla corda. Lui ha reagito bene a quelle 16-17 non-convocazioni consecutive: oggi vale da solo, più o meno, due terzi della squadra.

Kondogbia 11. Quanto è costato? Boh, nessuno lo ricorda più. Si sta lentamente sdebitando giocando bene una partita ogni quindici. Questa sera era quell’una. Comincia con la sua specialità – passaggi laterali da sbadiglio di max 5 metri -, poi deve aver mangiato gli spinaci di Braccio di Ferro perchè comincia a fare cose che noi interisti umani non avevamo mai visto, o forse sì, ma solo una volta ogni 15. I centrocampisti della Lazio stanotte se lo sogneranno con la faccia cattiva, e non dormirà nessuno.

Candreva 10. Patisce molto il confronto con i suoi ex compagni, quando vuole fare il fenomeno si impappina di brutto. Quando invece fa cose normali, si conferma un giocatorone che avercene, santa polenta. E’ da Nazionale. Dai, scherzavo.

Banega 11. Si presenta in campo con una pettinatura che ricorda la rizzollatura delle fasce laterali quando San Siro aveva un prato che faceva cagare. Si sbatte molto ma non ne azzecca molte nel primo tempo. Nel secondo tempo si sbatte uguale e fa un gol della madonna. Esulta e sorride. Non è una serata fantastica?

Perisic 10. Fa dimenticare Sassuolo evitando di tirare in porta alla cazzo centrando il portiere tipo orsetto del luna park, ma limitandosi a massacrare la Lazio sulla fascia sinistra. E’ adorabile, con quel faccino da anziano che destabilizza gli avversari che pensano che possa svenire da un momento all’altro, e invece.

Icardi 13. Scrive autobiografie di merda, diciamolo, ma se uno – nel solo secondo tempo – segna due gol, ne sfiora un terzo, prende un palo e si procura due rigori non dati, ecco, io sarei anche disposto a leggere una sua autobiografia tutti i mesi, e a venderla porta a porta come un piazzista della Folletto, e a promuovere la sua candidatura al Nobel e forse addirittura al premio Strega.

Gabigol 11. In cinque minuti fa un passaggio no look che non si vedeva dai tempi di Ibra (rischiando la distrazione al quadricipite), una rabona, un recupero alla Beckenbauer, uno smarcamento, un tiro fuori ma deviato che se non lo deviavano era nello specchio. In più aizza il pubblico sul 3-0 per noi, un atto di estrema inutilità ma altamente spettacolare, un’impresa da bimbominkia che ce lo restuituisce più umano e più vero. Forse siamo indietro noi, ma probabilmente è troppo avanti lui. Di sicuro, e questo è oggettivo, uno così non ce l’ha nessuno.

Pioli 10,5. Bene così.

Mazzoleni 10. E’ il Gabigol degli arbitri, persegue una sua linea creativa fino alla fine, in perfetta coerenza, e diverte per ogni sua decisione. Gomitate in faccia? Dai, pedalare. Rigori? Stasera non li do a nessuno, è inutile che vi inventate la qualunque. E comunque, figa, abbiamo vinto 3-0. Poteva arbitrare anche David Copperfield, andava bene uguale.

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Doppio Brozo Star

Il primo sussulto statistico della stagione (sei vittorie di fila in casa: Southampton, Torino, Crotone, Fiorentina, Sparta, Genoa) ti costringe a guardare la classifica e a chiederti come mai una squadra che ne vince sei di fila in casa abbia una classifca che fa tanto cagare. Semplice: nelle ultime otto trasferte (Sparta Praga, Roma, Atalanta, Sampdoria, Southampton, Milan, Hapoel, Napoli) l’Inter ha fatto un (1) punto, e siccome quel punto è arrivato nel derby, dunque in suolo amico, si può dire che non facciamo punti lontano da San Siro dal 21 settembre, Empoli-Inter 0-2, che son tre mesi e sembrano 33.

E’ un ruolino di marcia che fa molto provinciale, te lo aspetti – chessò – dal Cagliari, e invece la squadretta che fa punti in casa e fuori si scioglie siamo proprio noi. Dal 21 settembre a oggi, insomma, otto trasferte e un punto, 8 gol fatti (uno a partita, appena sufficiente) e 18 subiti (più di due a partita, disastro assoluto). Otto trasferte e due buone partite (Roma e Milan, totale un punto) più sei demmerda proprio. Otto trasferte affrontate con tre allenatori diversi (4 De Boer, 1 Vecchi, 3 Pioli) ma spesso con lo stesso atteggiamento, quello di una squadra senza palle e con molto timor panico.

Praticamente sono due mesi e mezzo che andiamo avanti così, vincendo in casa e perdendo fuori, che vuol dire veleggiare a metà classifica in campionato – a meno 8 dalla Champions e meno 7 dall’Europa League nello stretto giro di 16 partite – e uscire ingloriosissimamente in coppa, in un girone normale e in cui è bastato scoprire che una squadra israeliana sapeva mettere insieme tre passaggi consecutivi per andare completamente nel pallone.

Viene quasi da dare ragione alla curva, non tanto nei modi e nei tempi della contestazione, quanto nell’uso della parola culo*. L’Inter è una squadra che sembra prenderti per il * e andrebbe effettivamente presa a calci nel *. Anche Pioli non ha saputo ancora cosa fare con questo mal di trasferta, e anzi ha firmato due delle peggiori partite dell’anno (Bersabea e Napoli, tre pere/partita). E’ una squadra che dovrebbe farsi il * e invece spesso dà la sensazione opposta.

Ci sono ancora due partite prima della sosta, due buone occasioni per spezzare le serie negative (a Sassuolo, alle 12.30, quanti ricordi) e continuare quello positive (Lazio prenatalizia, un anno fa fu l’apocalisse). Nel frattempo, nel sempre spossante tentativo di capirci un cazzo di qualcosa in questo campionato sincopato, segniamo nella casella “dati di fatto” che l’epurato da De Boer è diventato l’eletto di Pioli. Col Genoa un pochino di culo, rimanendo ampiamente in credito. Gabigol sta conquistando la fiducia di tutti ed è ormai pronto al ri-debutto: se a Sassuolo dovessimo come tradizione vincere 7-0, potrebbe entrare già dopo il quinto gol.

brozovic

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Znedek Pioli

hamsik

8 gol fatti e 10 subiti in quattro partite: il bilancio di Pioli sarebbe da analizzare con una certa drammaticità se non fosse che neanche Kim Jong-Il si sentirebbe in animo di scaricargli addosso tutte le colpe. Il primo gol subito a Napoli spiega bene la situazione dell’Inter odierna: anche al primo minuto di gioco, a difesa schierata e a passaggi telefonati noi prendiamo gol, e allora non c’è speranza, nè è lecito nutrirla a breve termine. Sì, il supplizio (oltre che a noi) tocca in questo momento a Pioli, ma anche il colonnello Lobanowski non saprebbe spremere niente di più da una squadra impanicata dietro, sperduta in mezzo e facilona davanti. 8 gol fatti e 10 subiti: tanto valeva allora prendere Zeman, che al un discreto alibi: meno in conferenza stampa ci si divertiva di più.

Pioli ha un discreto alibi: oltre ad essere arrivato nel momento più moralmente imbarazzante degli ultimi decenni – giocatori con un tasso di garra che al confronto una suora orsolina è Valentina Nappi – ha visto durare 20 minuti il suo esperimento più azzeccato e probabilmente decisivo, cioè l’arretramento di Medel in difesa così da togliere quel tizio con la brillantina e aprire un’opzione in più a centrocampo e mettere chiunque. Ecco, questa è oggettivamente sfiga e il povero Pioli avrà sicuramente capito che razza di calvario – ben pagato, per carità – lo aspetta da qui a maggio se il suo uovo di Colombo si è rotto subito. Poi ha recuperato Brozo, ci sta provando con Kondo.

Sul resto, però, anche il piccolo Znedek ci ha messo del suo. Che è un po’ come accedere un cerino dentro una santabarbara: la situazione tecnico-psicopatologico-esistenzial-agonistico dell’Inter è oggi un immenso casino e tu, allenatore di medie capacità, qualche certezza la devi dare ai tuoi cerbiattoni che oggi andrebbero in crisi anche a palla-asino. Pioli ci ha provato – ci sta provando – ma non è facile, il materiale umano è di pessima qualità. Una volta a scuola quelli che andavano maluccio giocavano bene a pallone: oggi, all’Inter, quelli che giocano a pallone non ci capiscono più un cazzo. Ed è un problema serio, per una squadra di calcio.

Pioli si è trovato una squadra mezza sgretolata e adesso mi sembra di vederlo, il piccolo Znedek, girare sulle macerie con la sua ruspa in cerca di qualche superstite. Ma al momento della cacciata di De Boer qualche pilone era ancora in piedi, mentre ora si ha la netta impressione che nella foga di ricostruire Pioli stia facendo qualche danno: Banega e Joao Mario, per esempio, che prima andavano a sbalzi, adesso fanno cagare all’unisono e non è una bella cosa. Sembrano persi. Banega forse non lo abbiamo ancora visto davvero, ma certi sprazzi di Joao Mario sono ancora freschi nella memoria dei nostri poveri cervelli. Adesso sembra suo fratello, Pierao Mario, un centrocampista senza nè arte nè parte. Urgerebbe recuperarli. Almeno uno, santa madonna. Kondo, credo, lo stanno facendo giocare per dimostrare che è vivo prima di metterlo sul mercato: lui si è riguadagnato una chance vorrebbe anche mettercela tutta, ma perchè poi?

Sulla difesa non ci sono più parole. Se la prendi d’infilata, segni. Se la fai schierare, segni. Cioè: segni sempre. I centrali ballano, i laterali non so, non c’è un verbo adatto anche non richiami il sesso passivo. Un piccolo punto di orgoglio per il piccolo Znedek è che i 10 gol subiti nelle 4 sue partite sono arrivati tutti su azione: beh, son soddisfazioni. Mancano ancora tre giornate alle vacanze di Natale. La cosa non tranquillizza: di solito, dopo le vacanze andiamo anche peggio. Per fortuna ci sarà il mercato di gennaio. E, servirà soprattutto a vendere, ma sarà già un bel risultato: non vedere più alcune facce, quali che siano, sarà un piccolo grande passo verso un’Inter migliore. Vai piccolo Znedek, per vincere – ormai è chiaro – dobbiamo segnarne almeno quattro: oh, non è mica facile, però vuoi mettere?

nappi

(nella foto, Valentina Nappi. O preferivate Joao Mario?)

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Come stai? Bene ma malissimo, grazie (lo strano caso di Brozo e Kondò visto dai quotidiani sportivi)

Non che si pretenda l’obiettività assoluta, quella sarebbe una cosa troppo degna e intelligente per il calcio italiano in genere e per le categorie critiche applicate all’Inter nello specifico. I giornali devono vendere copie e anche se non le vendono più ne devono vendere lo stesso. Quindi che si fa? Meglio il racconto di una squadra in armonia che tenta di recuperare il terreno perduto o il ritratto a tinte fosche di un gruppo disunito e con qualche mugugno di troppo? Ovviamente la seconda, inutile chiederselo. L’Inter di Frank de Boer non ha fatto a tempo a mettere le gambe sotto il tavolo dopo la bellissima vittoria di domenica che Radio Serva e l’Inquisizione hanno ripreso il loro serissimo lavoro.

Sono tutti a cena tranne Brozovic e Kondogbia, è evidente che i due siano fuori dal progetto di de Boer
quindi
lo spogliatoio è in crisi e ci sono due possibili cessioni in vista, cessioni che con tutta probabilità saranno dolorose e al ribasso

Non conosciamo i motivi ufficiali dell’assenza dei due alla cena cinese del dì di festa ed è del tutto probabile che siano legati alle scelte tecniche di de Boer. Brozovic offeso e Kondogbia depresso, entrambi ai margini di una festa bellissima e inattesa. Assenti, vero, ma non necessariamente ingiustificati. Succede, non è una gran cosa ma succede. Ora, se esiste una prova di coesione, unità e forza del gruppo è quella che l’Inter ha dato domenica sera contro la Juventus. Hanno corso tutti, hanno corso l’uno per l’altro, si sono battuti senza risparmiare una stilla di sudore, uno spettacolo bellissimo (checché ne dica Allegri, che pure in principio aveva parlato di ottima prova dell’Inter), ma soprattutto hanno giocato per de Boer, cosa nient’affatto scontata.

Tra le tante chiavi di lettura disponibili, tra le mille cose che si sarebbero potute scrivere e dire lunedì confesso che mai mi sarei aspettato questa, mai avrei pensato di trovare la notizia dei due dissidenti in rilievo, data come se potesse rappresentare veramente un problema, come se la società fosse gestita da bimbi delle elementari alle prese con un’equazione complessa e incomprensibile. Non è così. Va bene non leggere l’ombra di una retromarcia dei catastrofisti di settimana scorsa, passi anche la poca eleganza di chi titola più o meno Vergognatevi e dimentica di scrivere Scusateci, passi anche la follia secondo cui l’Inter avrebbe battuto la Juve perché ha giocato da Juve, ma arrivare allo spogliatoio spaccato mi pare un po’ troppo.

Non volevamo festeggiare a lungo, siamo gente sobria, ma tra una pacca sulla spalla e un dito nell’occhio ci passa parecchio. Quasi la distanza tra Joao Mario e Kondogbia.

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