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Calci in culo & tabella scudetto

No eh?, astenersi decoubertiniani e suffragette e pacifisti e dame di San Vincenzo. Fa bene la societá a prendere provvedimenti contro la squadra e a sputtanarla con un comunicato scritto in collaborazione con Kim Jong-un. A parte che, santa madonna, questi imbecilli bisognerebbe prenderli tutti a calci in culo da Appiano Gentile a Nanchino, e bòn. Ma la questione è un’altra e molto più terra a terra. Mancano ben cinque partite alla fine del campionato e la tensione nella squadra va tenuta alta perchè gli obiettivi sono ancora tutti possibili. Vediamo come.

Qualificazione Europa League.

L’Inter, pur facendo profondamente ca-ca-re da un mese e rotti, è ancora in grado di acciuffare la qualificazione alla competizione che abbiamo profondamente onorato nella prima parte di questa stagione. Possiamo arrivare quinti se

– vinciamo sempre

– il Milan non fa più di 12 punti

– l’Atalanta non fa più di 7 punti

e addirittura arrivare quarti se la Lazio non fa più di 6 punti.

Cioè, è praticamente fatta. Ma non finisce qui, uomini di poca fede.

Qualificazione preliminari Champion League

Non ingannino i 19 punti di distacco dalla Roma e i 15 dal Napoli. L’Inter può qualificarsi per i preliminari di Champions League se:

– vinciamo sempre

– il Milan non fa più di 12 punti

– l’Atalanta non fa più di 7 punti

– la Lazio non fa più di 6 punti

– il Napoli le perde tutte e lo battiamo 4-0 nello scontro diretto.

Ma attenzione.

Qualificazione diretta Champions League

L’Inter può ancora arrivare seconda se:

– vinciamo sempre

– il Milan non fa più di 12 punti

– l’Atalanta non fa più di 7 punti

– la Lazio non fa più di 6 punti

– il Napoli le perde tutte e lo battiamo 4-0 nello scontro diretto

– la Roma si ritira dal campionato oppure le perde tutte e viene penalizzata con effetto immediato di 2 punti per una qualsiasi cazzata che al momento, per scaramanzia, non precisiamo ma che sicuramente la Roma è in grado di fare.

Ma attenzione.

Scudetto

Non ingannino i 27 punti di distacco dalla Juve. La vittoria in campionato è ancora possibile se:

– vinciamo sempre

– il Milan non fa più di 12 punti

– l’Atalanta non fa più di 7 punti

– la Lazio non fa più di 6 punti

– il Napoli le perde tutte e lo battiamo 4-0 nello scontro diretto, e comunque per sicurezza viene penalizzato di un punto per dichiarazioni di De Laurentiis lesive dell’onorabilità di qualcuno o per la mancanza di acqua calda nello spogliatoio degli arbitri al San Paolo (promemoria per Zanetti: contattare un idraulico compiacente in zona Napoli)

– la Roma si ritira dal campionato in solidarietá con Totti che si ritira, e viene penalizzata di 2 punti per essersi ritirata dal campionato per futili motivi, presenta ricorso ma lo ritira

– la Juventus per prepararsi al meglio per la Champions non si presenta alle ultime 5 partite e viene penalizzata ogni volta di 3 punti

– Vettel vince, o arriva secondo ed Hamilton arriva terzo, o arriva terzo ed Hamilton arriva quarto, o arriva quarto ed Hamilton arriva quinto

– che al mercato mio padre comprò.

Quindi, ragazzi, adesso andatevene in ritiro alla Cayenna e poi sguainate i coglioni. Tutto è ancora possibile, nonostante voi. Forza Inter, viva Suning, ok alle pene corporali, abbasso tutte le altre a parte la Juve (nel senso che per questo caso particolare il blando “abbasso” va rimpiazzato dal suffisso “merda”).

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Ma Nicola Berti sarebbe andato in discoteca (Qualcosa di interista)

Per un attimo ho pensato di essermi sbagliato. Quando le telecamere si sono soffermate sul volto di Roberto Gagliardini, ho provato a fare mente locale prima di sentirmi un po’ spaesato. I pensieri, nell’ordine sono stati:

  1. Chi è questo giocatore squalificato della Juve? Sturaro? Il cugino di Crema di Marchisio?
  2. Ah, è Gagliardini dell’Atalanta, che stupido che sono. È andato a vedere la Juve. Carino.
  3. Aspetta, Gagliardini è nostro, che cazzo ci fa lì (frustrazione).
  4. Ma sì, è andato a vedere Juve – Barcellona, ci può stare (fase di accettazione).

È il “ci può stare” la frase meno convincente del mondo. Quando pensi “ci può stare”, in fondo, ammetti l’esistenza di un’altra faccia della medaglia. Quella che dice “no, non ci sta“. Ma non vorrei essere categorico, per cui mi vedo costretto a sciorinare alcune doverose quanto noiose premesse. In primis, nella serata in cui qualche cretino delinquente fa esplodere tre bombe carta sulla strada del Borussia Dortmund, parlare della presenza di Gagliardini allo Stadium è l’ultimo dei problemi. Nell’ordine ci sarebbero da affrontare quelli della Russia, della Siria, la minaccia di Pyongyang, le manipolazioni del caso Consip. Che faccio, vado avanti? Direi di sì. Sennò fermiamo tutto e scendiamo. Ancora, nella notte in cui la Juventus asfalta il Barcellona, con una prestazione che nemmeno il più fazioso degli interisti potrebbe definire meno che sontuosa, soffermarsi sulla presenza di un nostro giocatore in tribuna è da frustrati.

E infatti lo siamo. Siamo frustrati perché veniamo da una stagione figlia di errori su errori. Allenatori cambiati senza un nesso logico, casting ridicoli, società presente sì, ma solo perché si fa fatica a contare quanti sono i posti riservati ai cinesi in tribuna (come si chiamano tutti questi personaggi, che ruolo hanno?), autobiografie maldestre pubblicate senza un accurato editing, una entusiasmante lotta al sesto posto, questo concetto di “normalizzazione” così lontano dal mondo nerazzurro che senza un pazzo visionario in panchina non vince, ed è la storia che lo dice, non io. A questo aggiungiamo una prestigiosa sconfitta a Crotone, dove Falcinelli e Stoian, non Messi e Neymar, ci hanno preso a pallonate, un DS, Ausilio, che accusa pubblicamente i giocatori, Materazzi che gli dedica status polemici su Facebook, un giocatore, Gagliardini, che non gliele manda a dire.

Se non è anarchia, ditemi voi cos’è. Ecco, in questo contesto, che noi interisti conosciamo bene, si colloca la presenza di Gagliardini allo Stadium. Prima di proseguire lasciatemi dissentire da chi insulta, da chi critica, da chi lo accusa di essere “gobbo”. I social sono diventati una feccia, una latrina dove urlare il proprio dissenso, e credo che nessuno possa permettersi di insultare un ragazzo di 22 anni che sta facendo talmente bene, che da quando manca lui siamo tornati ad essere una squadra banale, prevedibile e perdente.

Quando si parla di opportunità però, si intende proprio questo. La domanda non è “Ha fatto bene Gagliardini ad andare allo Stadium, anziché andare al cinema?”, perché un giocatore appassionato, che fino ad un anno fa (non) giocava a Vicenza può aver voglia di vedere dal vivo Messi e Neymar, anche se ieri valeva più la pena pagare il biglietto per Mandzukic e Dybala. La domanda è; “Era opportuno che il Gaglia fosse lì? Si è consultato con la Società prima di andare a Torino?” Perché se lo ha fatto, e vorrei sentirlo magari dalla voce di Ausilio, io mi taccio. A chi dice che “è andato soltanto a vedere una bella partita di Champions”, chiedo di ricordarmi quanti giocatori della Juventus hanno visto a San Siro nel 2010. Piuttosto, penso che li avrebbero legati ai cancelli di Vinovo. Ma da noi vale tutto, e in effetti questo è l’ultimo dei problemi.

Sportivamente parlando il giovane centrocampista è solo da ammirare. Ha approfittato di una serata libera per andare allo stadio, piuttosto che andare in discoteca. Ma giocare nell’Inter implica qualche piccola attenzione in più nei confronti di tifosi frustrati, delusi, avviliti. Non dico “arrabbiati”, perché la rabbia è un sentimento che dovrebbe sparire dal calcio. È quella che troppo spesso viene usata per giustificare fischi, insulti (chi scrive è contro la teoria del “pago il biglietto e faccio ciò che mi pare”) e altre cose che non voglio nemmeno menzionare in questo pezzo che – mi sia concesso – è pacato, sereno e aperto al contraddittorio. Siamo delusi, e forse da ieri sera Gagliardini ci sta un po’ meno simpatico (non tanto, solo un pochino meno), perché al di là dei luoghi comuni, avremmo preferito vederlo altrove. Passerà. È certo.

È da ieri che mi chiedo se uno come Nicola Berti, tanto per citare un giocatore interista simbolo dell’interismo insurrezionalista, sarebbe andato a vedere quella partita. Qualche amico mi ha risposto “certo che no, Berti aveva sempre qualcosa di più appagante da fare che vedere la Juventus“. Ecco, sportivamente parlando, è ovvio che abbia ragione Gagliardini. È meglio essere allo stadio che in discoteca a fumare il sigaro, facendo il piacione con una modella. I calciatori sono cambiati, sono migliorati, ma in fondo a noi tifosi, piace anche che siano un po’ sbilanciati verso la maglia che indossano. Perché – vedete – negli anni più bui, avere uno come Nicola Berti in squadra voleva dire avere comunque la battuta pronta contro gli avversari vincenti, salvaguardare lo spirito interista. Fargli venire la bile anche quando eravamo “quella cosa che sta 16 punti sotto di loro“. Abbiamo passato tanti anni bui, ad inseguire (nella migliore delle ipotesi), a vedere gli altri alzare coppe, ma lui sapeva sempre come sminuire i trionfi altrui, e questo perché semplicemente era uno di noi. Gagliardini è giovane, nel modo di giocare gli somiglia pure, e sicuramente diventerà un punto di riferimento nello spogliatoio.

Per questo, caro Roberto, ti volevamo tranquillizzare. Sesti o settimi cambia poco, l’unica cosa è ricominciare e farlo assieme. La prossima volta però, se puoi, vai al cinema. Fallo per noi. Frustrati, avviliti, costretti ad applaudire cavallerescamente il rivale. Ieri volevamo stare un po’ in disparte, volevamo che nessuno ci nominasse, io ho addirittura provato a guardare Dirty Dancing. Sia beninteso, al netto degli equivoci, sei sportivamente perfetto Gaglia, quello che ti chiediamo è diventare un pochino più interista. Perché per quanto ci riguarda non abbiamo dubbi sulla vostra professionalità, ma in tempi bui ci interessa sapere anche per chi batte il vostro cuore. Siamo fatti così, siamo diversi dagli altri. Siamo nerazzurri.

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Il lodo Bacca, ovvero: l’importanza di essere vestito bene

“Per avere, al termine della gara, nel recinto di giuoco, già sostituito ed in abiti civili, protestato in maniera plateale e veemente nei confronti di un Arbitro Addizionale, avvicinandosi con atteggiamento aggressivo nei confronti del medesimo, finché non veniva trattenuto ed allontanato a forza dai dirigenti e dall’allenatore della propria squadra”, Carlos Bacca (Ac Milan) è stato squalificato per una giornata (più multa di 10mila euro).

Apperò.

Scusa, proseguo. I dirigenti Adriano Galliani e Rocco Maiorino “per avere rivolto, al termine della gara, nell’area antistante gli spogliatoi, frasi offensive nei confronti dei tesserati della squadra avversaria”, sono stati ammoniti con diffida, mentre la società pagherà un’ammenda di 5.000 euro “per avere omesso di impedire l’ingresso nel recinto di giuoco di un dirigente non inserito nella distinta di gara” (una roba da calcio minore, sono lì che gli tremano le palle per il closing e non mettono i dirigenti in distinta). E poi mettici, negli spogliatoi, lo sgabello sfasciato e i due scudetti imbrattati col pennarello, che non costituiscono materia per il giudice sportivo ma, come dire, aggiungono un po’ di colore a quello che è successo alla fine di Juve-Milan. Cioè, per dire.

Alla fine di Juve-Inter, dove si coglieva di sicuro un bel po’ di tensione ma nessuno cercava di aggredire nessuno nè di imbrattare scudetti virtuali, succedevano comunque cose che portavano all’espulsione al 49° minuto di Perisic (diciamolo, Ivan, una cazzata) e che causavano per il medesimo una squalifica di 2 giornate “per avere ripetutamente proferito espressioni gravemente irriguardose nei confronti del Direttore di gara”. Mauro Emanuel Icardi “per avere, al termine della gara, rivolto ad un Arbitro Addizionale un’espressione ingiuriosa accompagnata da gesti, nonché per avere calciato il pallone in direzione del Direttore di gara, senza colpirlo” veniva squalificato per 2 giornate, confermate in appello (mentre a Perisic ne veniva abbuonata una).

Ora, ci sarà sicuramente qualche sfumatura leguleia che renderà tutto questo legittimo agli occhi di qualche togato con la fissa del cavillo, ma a quelli di noi normali tifosotti?

No, perchè se queste due sentenze fanno giurisprudenza, il rapporto dei giocatori con gli arbitri, addizionali e non, assume contorni normativi del tutto inediti. Per esempio, volendo mandare affanculo in relativa tranquillità un addizionale, o addirittura fare un po’ di guapparia e tentare di aggredirlo, è meglio farsi sostituire, fare una doccia e mettersi gli abiti civili. A quel punto, tu torni in campo e puoi divertirti con il tuo addizionale preferito. “Ehi, quello mi ha mandato affanculo e voleva uccidermi a mani nude”, “Ma com’era vestito?”, “In abiti civili”, “Ah vabbe’, non ti incazzare”.

Perisic, al 49° del secondo tempo, in un’atmosfera non meno provocatoria – parlando del comportamento arbitrale -, manda affanculo l’arbitro (quello vero, non l’addizionale) ma senza avere l’accortezza di farsi sostituire – qui è evidente anche l’errore di Pioli: se un tuo giocatore vuole mandare affanculo un arbitro a caso, devi sostituirlo, non ci sono cazzi. Quindi, essendo ancora in campo negli undici effettivi, viene espulso. Cornuto, mazziato, squalificato. Negli spogliatoi, Perisic fa la doccia e si mette in abiti civili. Al che va da un dirigente e, sistemandosi il nodo della cravatta, gli chiede:

“Mi scusi, posso tornare in campo a mandare affanculo il primo arbitro che trovo, fosse anche l’addizionale?”

“Ivan, scusa, ma ci sono due ordini di problemi: hanno già spento i riflettori – no, dico, ci hai messo mezz’ora a fare la doccia, e chi sei, Kim Kardashan? – e poi non è ancora ben chiara questa faccenda del mandarsi affanculo dopo la doccia. Direi di aspettare che si verifichi un caso del genere, per poter avere un precedente. Non so se mi sono spiegato”.

Guarda caso, càpita ancora a Torino. Dove la figura dell’arbitro addizionale assume evidentemente un’importanza centrale (accanto a quella dell’arbitro titolare, ma non c’era bisogno di sottolinearlo). Tu puoi sfasciare gli spogliatoi o fare atti di onanismo o rubare le autoradio, ma lascia stare l’addizionale. E, soprattutto, controlla come sei vestito. Del tipo che anche Icardi non si era ancora cambiato mentre insultava l’addizionale e, nel contempo, cercava di colpire l’arbitro con una pallonata tipo al campetto.

“Ehi, chi è stato?”

(silenzio)

Tra l’altro, qui si apre un fronte piuttosto particolare e che avrebbe molto a che fare con l’essenza del calcio, se non fosse che ci mettiamo lì a fare gli azzeccagarbugli dei miei coglioni. Come mai non è stato premiato il gesto tecnico di Icardi, che insulta l’addizionale e tira una pallonata verso l’arbitro, quindi un classico no look? Ma qui, in Italia, nella patria della moda, si privilegia un aspetto puramente estetico (l’abito civile) a uno prettamente tecnico (insulto più pallonata no look, una sciccheria). Massì, andiamo avanti così. Poi lamentiamoci se ci sbattono fuori dai mondiali.

“Guarda che Icardi è argentino”.

Sì, ma io ne faccio una questione generale. Domani un bambino italiano cosa capirà di questa vicenda, cosa ne trarrà? Che qui non gliene frega un cazzo a nessuno nella sua bravura, ma se sei vestito in abiti civili va bene tutto.
E per concludere io credo che il punto stia tutto qui: che questa ridicola vicenda di doppiopesismo giuridico sportivo abbia una sola vera causa, l’insopportabile influenza della lobby degli abiti civili. E andatevene tutti affanculo.

“Anche l’addizionale?”

Massì, tanto sono vestito, cazzo me ne frega?

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Odio la Gobba (invettiva in quartine)

Nella sede juventina
hanno in mente una sol cosa
ed il gobbo il capo china
e ci pensa senza posa

Non è vincer lo scudetto
non è già giocare corto
non è più gonfiar il petto
non è mai pensar al Porto

Sono in testa nettamente
hanno pur vinto con noi
non importa proprio niente
e lo spiego adesso a voi

Se persino John Elkann
fa il tifoso da osteria
qui vi dico, porco can,
che la Gobba è da isteria

Non rilassano la mente
non si godono il primato
gli interessa solamente
l’interismo più avanzato

Siam la lor dolce ossessione
e ci sognano di notte
siam la lor maledizione
(e speriamo che vi fotte)

La cultur della sconfitta
ecco l’ultima invenzione
che a noi provoca una fitta
mentre avviamo la minzione

La sconfitta, cari gobbi,
a noi piace come a voi
qui nessun mette gli addobbi
se si perde prima o poi

Ma in Italia c’è un andazzo
che è un po’ vecchio come il mondo
(e a parlarne già m’incazzo
mica faccio il girotondo)

La Juventus, lo san tutti,
in un tempo assai recente
(e noi giù con peti e rutti
che a Torino li si sente)

con manovre assai proibite
sistemava le sue cose
e noi lì a soffrire e dire
“senza spine non son rose”

All’oscuro tutti quanti
noi, cugini, lupi e viola
si tiravano giù i santi
mentre là facean la ola

Vincer facile piaceva
(e tte credo brutte merde)
con il gobbo che rideva
che comunque l’Inter perde

La cultur della sconfitta
infilàtela nell’ano
noi, la schiena sempre ritta,
non si andava mai lontano

La sconfitta arriva lesta
se una squadra fa i maneggi
e alle altre cosa resta?
du’ vittorie e tre pareggi

Quando v’hanno retrocessi
brutti ceffi maledetti
quelli fatti sempre fessi
han ciapà cinque scudetti

E nell’anno più fatato
mentre voi assistevate
il triplete qui è arrivato
tutto insieme, mica a rate

Quando vincere si può
l’Inter c’è (o almen ci prova)
altrimenti è un qui pro quo
e la gatta qua ci cova

Siete forti, brutti gobbi
e sarete ancor campioni
ma sappiate (è quasi un hobby)
che mi state sui coglioni

Stile zero, facce brutte
un’accolita di stronzi
qui sospettano un po’ tutte
ora chiamo anche Tom Ponzi

Elkann Nedved e Marotta
Agnellino zebra e mulo
ve la dico in una botta?
ve n’annaste a fare in culo

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La malattia autoimmune degli arbitri italiani

La condizione di appassionato di un qualcosa – tipo il calcio – non è del tutto compatibile con il complottismo esasperato. Se uno credesse davvero che il gioco è truccato, perchè mai dovrebbe spendere tempo e soldi per parteciparvi? E se io, prototipo del tifosotto, davvero fossi convinto che una squadra – mettiamo la Juve – paga gli arbitri, perchè mai dovrei seguire un campionato che dura nove fottuti mesi e che già so come va a finire? In definitiva: come e perchè appassionarsi tanto a una cosa a cui non si crede fino in fondo?

Povere le anime pure. La storia insegna che la realtà è spesso un’altra, quella che non ci piace, quella che non siamo disposti ad accettare. A volte il gioco viene truccato davvero. Accade in ogni sport, anche quelli che ci appassionano più degli altri. Quando è diventato chiaro, per esempio, che il ciclismo era diventato prima di tutto una gara a chi si dopava in maniera più efficace, ho smesso di seguirlo. Ma non è mica obbligatorio. Quando è diventato chiaro che nel calcio – restando a Calciopoli, lo scandalone più recente – le regole del gioco erano minate, ho invece continuato a seguirlo.

Cioè, sono un coglione? No. Amo questo sport come ne amo altri, ma un po’ di più. Amo una maglia, una bandiera, due colori, una storia, uno stile, come nello sport non amo nient’altro. Non accetto che mi rompano il giocattolo, ovvio, ma so come vanno le cose, mica ho l’anello al naso. Resisto. Aspetto. Aspetto pazientemente di avere giustizia e ogni tanto ne ho. Altre volte no. Sono cose della vita – gravi ma non serie – e puoi decidere, se non ti piacciono, che per te finiscano lì oppure no. L’oppure no dipende sostanzialmente dal livello della tua passione.

Juve-Inter è una goccia nel mare del calcio come ognuno di noi lo intende o lo vive. Abbiamo visto milioni di partite e altri ne vedremo. Ne abbiamo vinte, pareggiate e perse. Non tante, ma comunque troppe. Tra poco smetteremo di pensare a questa e ci concentreremo sulla prossima. Domenica ha vinto la Juve, legittimamente, essendo un pochino più forte di noi. Ha segnato un gol e altri ha rischiato di farne, un pochino più di noi. Che è la ragione, statistica e di buon senso, per cui mi sono intristito il giusto: hai perso con la Juve, ok, e non è bello; però hai perso con una squadra con cui hai giocato alla pari ma non meglio; hai perso con una squadra che ha segnato e noi no.

Però da domenica non stiamo parlando di Higuain e di Cuadrado, ma dell’arbitraggio. Perchè la questione non è così neutra nè marginale, e perchè quello che dall’emisfero juventino viene catalogato come pianginismo è invece rabbia vera, con l’aggravante della frustrazione e della reiterazione. Io, per essere chiari, sono sicuro che Rizzoli da lunedì non viaggi con una Freemont nuova, e sono altrettanto sicuro che non abbia preordinato nulla del suo arbitraggio che tanto ci ha fatto incazzare.

La questione è proprio questa. Non c’è bisogno di decidere nulla, è così e basta. Non c’è premeditazione, non c’è neanche meditazione. E’ un atteggiamento automatico, e non possiamo farci niente. E’ la malattia autoimmune degli arbitri italiani, intesi come classe. Altri Rizzoli arriveranno con altri cognomi: non cambierà nulla.

Nell’ultimo post parlavo di sfumature, riferite alla partita e ai sentimenti che ti provoca perdere con la Juve. Altre sfumature, quelle dell’arbitraggio, hanno fatto la differenza. Per esempio, io non mi sono per niente arrabbiato per il rigore non concesso a Icardi (decidere in un nanosecondo su cosa accade davvero tra due cristoni di 90 chili che si avventano su un pallone per me è al limite dell’umano): mi sono arrabbiato perchè se tu hai visto arrivare prima Mandzukic, allora ci devi dare l’angolo.

La malattia autoimmune degli arbitri italiani è Cesari che dieci minuti dopo la fine della partita, facendo scorrere le immagini dei tre episodi sospetti nell’area della Juve, negava l’evidenza con acrobazie concettuali che ti sbalordivano e ti facevano arrabbiare dieci volte di più dei singoli episodi, cose che io, per esempio, metto in conto: in area il più pulito c’ha la rogna, nessuno fischia tutto perchè altrimenti ogni volta finirebbe 10-9. Ma tu, ex arbitro, non mi puoi prendere per il culo. Non puoi giustificare l’operato di un arbitro oltre ogni limite del pudore nella stessa trasmissione in cui, a seconda dei casi, si fanno a pezzettini arbitri meno trendy. Questa è stata, oggettivamente, una cosa schifosa.

Voglio addirittura saltare a piè pari l’ormai famoso filmato in cui si vede l’arbitro bloccare un azione a noi favorevolissima tipo al campetto, “fermi tutti, rifacciamo”, perchè voglio pensare che dietro un’enormità del genere ci sia qualcosa che ci sfugge e che forse quello che è successo ha una giustificazione tecnica. Mi basta andare oltre, agli ultimissimi minuti, dove l’arbitro che si fa urlare in faccia da Bonucci e sfanculare da Totti non è altrettanto accomodante con Icardi, tantomeno nel referto. Dove l’assistente non è paziente con Perisic come il quarto uomo di Firenze lo era stato con Allegri.

Non è malattia autoimmune, questa? O quella che ti fa rispolverare il fallo di confusione – la Juve ci ha vinto uno scudetto su un fallo di confusione – così, alla cazzo, giusto per interrompere un’azione? Che poi, questo fallo di confusione in quanto tale, fischiato al 93mo minuto, se proprio vogliamo, ripensandoci è la cosa che mi ha fatto incazzare di più. La cartina di tornasole di un intero arbitraggio, perchè su una scivolata o una trattenuta possiamo discutere, ma su un fallo di confusione no, soprattutto se la confusione non c’era.

Se il parametro è Ronaldo-Juliano o quello che è successo nella ultime cinque partite del 2002, vabbe’, diciamo che ci è capitato anche di peggio. Ma da allora, passando per Calciopoli, la malattia autoimmune c’è ancora. Con quella frustrazione di fondo che ti fa pensare che le cose, per alcuni, comunque si sistemano. Senza bisogno – davvero, sono cose che non esistono – di macchine, bonifici, forse neanche prospettive di carriera. Ma solo perchè è così e basta. Mi dispiace molto per noi – ma non ci avrete mai, perchè la passione è più forte – e quasi mi dispiace un po’ per la Juve. Perchè non c’è bisogno di arbitraggi come quello di domenica per essere la squadra più forte d’Italia. Però aiuta.

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Le sfumature stanno a zero

Quando giochi con la Juve i ma, i però e i bicchieri mezzi vuoti o mezzi pieni sono temporaneamente sospesi. Le mezze misure non valgono: avresti esultato come un mandrillo in calore davanti a un gol decisivo di stinco di Gabriel Barbosa in evidente fuorigioco al 95′, no?, e allora per par condicio devi vivere con lo stesso disappunto – leggasi giramento di cazzo – la sconfitta comunque si sia concretizzata, netta o di misura, ingiustificabile o immeritata. Perchè la Juve segna tre e tu zero. E muto, bòn, ci si rivede l’anno prossimo se il Latta Stadium sarà ancora in piedi nonostante la scarsa qualità dei materiali usati per la costruzione.

Ora, da una partita del genere sarebbe facile e consolatorio trarre un sacco di considerazioni positive. No, dico: sarà mica stata una brutta Inter. Ma da un lato mi spiacerebbe dare ulteriore soddisfazioni ai gobbi, dall’altro non voglio evitare di allargare lo sguardo all’intera settimana dell’Inter, due partite decisive e due sconfitte, che ci riportano sul pianeta Terra dopo due mesetti che ci hanno comunque ridato il buon umore e la positività. Butti via la partita con la Lazio, perdi (onorevolmente finchè vuoi) a Torino: in 5 giorni hai buttato nel cesso la Coppa Italia e non hai riaperto il campionato, il tuo e quello degli altri.

Giudizio severo? Non credo. Se c’è qualcosa che ci manca rispetto alla Juve è proprio questo, la convinzione quasi animale di vincere la partita che ti serve vincere. Non è una differenza da poco, è un qualcosa di immateriale che si costruisce col tempo e con le vittorie. Quella cosuccia che, nel 2010, con il mondo contro e con una pressione addosso a livelli insostenibili, ci portò a vincere 14 delle ultime 18 partite della stagione e con esse tre trofei. Ci arrivammo allora, può darsi che ci si arrivi ancora prima o poi, e magari prima di quello che ci immaginiamo.

La strada – che passa purtroppo per la più bruciante delle sconfitte possibili, quella con la Juve – è quella giusta. Oggi l’Inter non è più la squadra cialtrona delle ultime stagioni e dell’inizio di questa. E’ decisamente un’altra cosa. Non è superiore alla Juve (che ci ha fatto un gol e poteva farcene almeno altri tre) ma non è nemmeno inferiore (un paio comodi li potevamo fare anche noi, e se poi ci dessero ogni tanto un rigore in una partita che conta, boh, magari le vinciamo pure senza doverci inventare l’impossibile). E’ una squadra che crea, aggredisce, morde e – spettacolo piuttosto raro nell’ultimo quinquennio – si attacca ai coglioni dell’avversario. O meglio: diciamo che è in grado di fare tutte queste cose e, in effetti, le fa spesso e qualche volta tutte insieme. E quando le fa tutte insieme, ha ottime probabilità di vincere. Ha tanto talento e qualche buco nero da riempire, e – così ci assicurano – sarà fatto.

Però Juve-Inter è 1-0, non c’è nient’altro che conta di più di questi due numerini in successione, quindi sono tutte chiacchiere a vuoto, sfumature inutili, consolazioni ad minchiam. Li abbiamo spaventati, impegnati allo spasimo, costretti agli straordinari? Conta una sega. Se Inter-Lazio e Juve-Inter erano due esami, diciamo che ci hanno cacciati a calci in culo: torneremo la prossima volta con la media un po’ più sporca. E dopo la bocciatura sapranno anche metterci la ciliegina, non ne ho dubbi: quante giornate daranno a Perisic? Quante a Icardi? Vediamo.

Ora noi, se siamo davvero la squadra che diciamo di essere diventati, da questa settimana un po’ così dobbiamo riabilitarci in fretta, correggendo gli errori e distillando il buono. Roma e Napoli sono i nostri obiettivi, i soli, gli indispensabili. Forse un giorno ci daranno un rigore. Nel frattempo dobbiamo attrezzarci: sudare, mordere, segnare. Per aspera ad astra: nessuno ci aiuta, quindi muovere le chiappe, boys.

 

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50 buoni motivi per battere la Juve

  1. Perché sì
  2. Perché noi siamo il Bene
  3. Perché ci stanno sui coglioni dal 1908
  4. Perché è la Nord che glielo chiede (ma anche altri punti cardinali, tipo tre direi)
  5. Perché siamo più italiani noi (noi cinesi) che loro (loro amerindo-sabaudo-olandesi)
  6. Perché è inaccettabile, storicamente e politicamente, la loro vocazione a uscire dall’Europa
  7. Perché sono cattivi, ma cattivi forte, che al confronto Ciro l’Immortale è Giovanni Muciaccia
  8. Perché sono brutti
  9. Perché Marchisio fa troppa pubblicità e recita come Pirlo
  10. Perché l’Anticristo della Juve si chiama Icardi
  11. Perché Icardi ce l’abbiamo noi
  12. Perché ce lo chiede l’Italia intera, tranne loro
  13. Perché ogni volta che parla Buffon, in Amazzonia un albero muore
  14. Perché checcefrega deddibbala noiciabbiamo Gabigò
  15. Perché arriviamo da sette vittorie consecutive, ma per loro sono cinque
  16. Perché 34 un par de cazzi
  17. Perché adesso basta con questa storia di contare come cavolo vogliono loro, ma dove siamo, all’asilo?
  18. Perché rimontiamo tre punti (no, per dire)
  19. Perché la Roma e il Napoli da soli non ce la fanno, non c’è niente da fare
  20. Perché un gol di Gabigol in fuorigioco a tempo scaduto sarebbe il gol definitivo
  21. Perché la vita è una cosa meravigliosa
  22. Perché, quanto a donne, noi abbiamo Wanda e loro Evelina Christillin
  23. Perché l’urlo di Zhang
  24. Perché la vita è un sogno, o i sogni aiutano a vivere meglio, o quella roba lì
  25. Perché un giorno quello stadio si accartoccerà come una lattina di Sprite e prima dobbiamo sistemare le statistiche
  26. Perchè la legge dei grandi numeri (punto)
  27. Perché non stanno simpatici a nessuno, a parte gli juventini, i potenti e gli arbitri
  28. Perché a noi non piace vincere facile
  29. Perché un “sì!” unanime si leverebbe dalla pianura padana e disperderebbe il Pm10 per un mese
  30. Perché l’amore vince
  31. Perché, tra le due, l’Amore siamo noi, no, cioè, non si discute
  32. Perché le tre facce di Agnelli, Marotta e Nedved in tribuna ci rimarrebbero scolpite nella memoria come i presidenti del monte Rushmore
  33. Perché ogni volta che gioca la Juve, un decimo di coefficiente Uefa muore
  34. Perché la BBC ci sta proprio qui
  35. Perché non c’è paragone
  36. Perché vincere due volte in stagione con la Juve è come invitare a cena Scarlett Johansson e Jennifer Lawrence e tutte e due accettano
  37. Perché, da qualche parte, alberga la giustizia
  38. Perché Sanremo è Sanremo
  39. Perché sarebbe un modo originale di perpetuare questa simpatica rivalità
  40. Perché presi uno a uno sono antipatici, ma presi in gruppo fanno veramente cagare
  41. Perché sono arroganti da sempre, per abitudine, dna e scelta di vita
  42. Perché si arrabbierebbero un casino
  43. Perché passerebbero alla storia per aver perso due volte con l’Inter con due allenatori diversi, di cui uno era De Boer
  44. Perché “Juve merda” è il motto dei giusti
  45. Perché Gagliardini forse volevano prenderlo loro e ci dispiace assai
  46. Perché sarebbe l’ottava vittoria di fila
  47. Perché qui si fa l’Italia o si muore
  48. Perché dicono che siamo diventati una squadra, e allora forza, su, dai
  49. Perché ci stanno sui coglioni dal 1908
  50. Perché lo so, l’avevo già detto, ma mi sembra giusto ribadirlo

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