Chi vi scrive è tra quanti hanno sempre predicato continuità e calma, perché per troppi anni l’ambiente è stato viziato da eccessive tensioni e giudizi eccessivamente affrettati. Lo sappiamo.
Chi vi scrive sa però quanto in molti mal sopportassero una squadra troppo spesso disordinata e lontana da quella “visione” che Conte aveva indicato ormai da tempo. Anche alzando (spesso) la voce.
Chi vi scrive, scriverà quanto segue con estrema pacatezza, perché persuaso della necessità di non alzare i toni in una stagione che ha perso una parte importante ma che potrebbe avere ancora altro di importante da dire. Prima di buttare tutto alle ortiche, insomma, meglio pensarci due volte.
Antonio, parla tu
Dopo aver predicato per mesi un’etica del lavoro che viene prima di ogni cosa, al di sopra di ogni cosa, dentro ogni cosa e più forte di ogni cosa, Antonio Conte dovrebbe ora tirare le fila del discorso e giudicare proprio il suo stesso lavoro. Dovrebbe ammettere di non aver trovato il bandolo della matassa e di aver sperperato un passaggio del turno che era tutto fuorché proibitivo. Non lo dovrebbe fare come conseguenza di quanto avvenuto stasera, ma come riassunto dell’intero percorso di questa Champions e di questo inizio campionato. Dovrebbe pesare i risultati di questo lavoro, sul quale ha scommesso tutto, ed ammettere che non ha funzionato.
E dovrebbe quindi rassegnare le dimissioni. Con professionalità e sincerità, come una sana etica del lavoro vorrebbe. Per coerenza con quanto detto, ripetuto, ribadito e ricordato ad ogni occasione utile. Lasciando alla società la possibilità e la libertà di valutare, scegliere, decidere.
Non si esce sconfitti quando si esce con dignità. Dalla Champions usciamo molto male. Dall’Inter potrebbe uscirne meglio, se a parlare fosse per primo lui.
Antonio, parla tu.
