Tutti sbagliano.
Tutti sbagliamo.
Ma non tutti gli errori vengono fuori alla stessa maniera.
Nel pallone sbagliare è naturale, ma è una questione di sottrazione: è il risultato del numero di volte in cui si è provato qualcosa, meno il numero delle volte in cui quella cosa è riuscita. Se così non fosse, quei giocatori che non ci provano mai sarebbero quelli da osannare perché non sbagliano.
E invece.
Capita la serata in cui Chalanoglu sbaglia più del solito, ma quelle volte in cui la palla è stata indovinata ne sono uscite occasioni da rete. Capita anche la serata in cui l’armeno fa scivolare via qualche passaggio, ma ancora una volta il gioco è passato abbondantemente dai suoi piedi. Può capitare addirittura a Lautaro di sbagliare, pure nel suo anno di grazia, ma ancora una volta è colui il quale ha creato, proposto, suggerito. Solo Sommer non sbaglia mai: sta aspettando un tiro in porta da qualche settimana a questa parte, del resto.
E poi c’è Arnautovic. Certo, ha sbagliato e sbagliare sotto la tua curva non deve mai essere semplice. Tirare e vedere ogni volta il pallone sfilare sul fondo non deve certo essere facile. Ma Marko era lì. Era lì quando si trattava di fare da pivot, era lì quando c’era da suggerire, era lì quando c’era da finalizzare. Ha sbagliato perché c’era, generosamente si è sacrificato a sostituire il migliore in campo del primo tempo, lucidamente ha fatto quel che doveva fare in funzione della squadra. Ha toccato molti palloni, è diventato la spina nel fianco della difesa dell’Atletico. Ha sbagliato come sbagliano tutti, soprattutto le punte quando passano momenti così, nei quali la fiducia scivola via dalle mani e la palla scivola via dall’ultimo tocco.
Poi però è entrata. In qualche modo è entrata. E’ entrata perché Marko era lì su quella deviazione, ancora una volta presente e il primo ad arrivare. E se è entrata è perché, come lui stesso ha ammesso, quando nei minuti precedenti alzava gli occhi al cielo per l’ennesima occasione mancata, ha sentito uno stadio intero recriminare ma sostenerlo per arrivare al risultato. Anche questo significa essere squadra, essere gruppo, essere in fiducia: significa coinvolgere un intero stadio in un’anima sola. C’eravamo tutti su quella palla: Marko l’ha solo spinta dentro.

Ieri sera abbiamo vinto anche e soprattutto sotto questo punto di vista.
Abbiamo vinto tutti.