Amarcord, Editoriale

Never Banega

Poteva andarsene in silenzio e invece no. Poteva mantenere il basso profilo che ha contraddistinto tutta la sua permanenza milanese, sia in campo che fuori, ma Ever Banega non ha retto alla tentazione di un intervista un po’ così, di quelle in cui dici e non dici. Non sono dispiaciuto di aver lasciato l’Inter, era il momento giusto. Banega fu accostato per la prima volta ai colori nerazzurri qualche anno fa. Centrocampista di manovra oppure no (guarda che faccia da malandrino, uno così può fare solo il trequartista o l’interditore). Il dramma è che la stessa incertezza lombrosiana ha afflitto il Banega interista fin dal primo giorno, da quello della firma.

Dove gioco? Ma soprattutto gioco? Chi sono, dove sono?

Attendevamo pieni di speranze il nuovo Cambiasso, il redentore delle nostre geometrie sciape, un altro parametro zero che entra nella storia del club, pronti ad amarlo per sempre: ForEver Banega.

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Niente di tutto ciò.

Banega ha vissuto e giocato a una lentezza esasperante. Pochi sprazzi di una classe eccezionale, dispensata però con l’avarizia del ragazzo stanco. Stanco di giocare, stanco di camminare, stanco. Il soprannome di Banega è El Tanguito, la promessa di momenti intensi, cambi di direzione, passione.

Mai visto il Tanguito. Never, Never Banega. Il ragazzo triste di Rosario ci ha abbracciati con il trasporto di un dopolavorista esausto, si è trascinato qua e là per il campo come convalescente da un’eterna mononucleosi, tanto da lasciarci di stucco quando nella partita casalinga contro la Lazio ha calciato forte, troppo forte per quelle gambette sfibrate e consumate dal dolor, ahi que dolor!

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Il Banega due volte campione dell’Europa League, oro alle Olimpiadi di Pechino e Campione del Mondo Under 20 con l’Argentina non è mai arrivato in Italia. Il funambolo degli ultimi 30 metri è rimasto a Siviglia e solo ora ha riabbracciato il suo doppelgänger, il sosia depresso che ha spedito a Milano. Si potrebbe obiettare che in una stagione nata male e proseguita peggio era davvero difficile giocare secondo le aspettative. Vero. Ma quelli come Banega, i centrocampisti di piede, visione e carisma dovrebbero invertire il flusso di stagioni sfortunate e cercare di mettere ordine, anche se non è il loro ruolo naturale. Oppure causare catastrofi a ripetizione, mostrando comunque personalità. Nulla. Banega se n’è andato senza mai essere davvero arrivato. Tre partite buone in un campionato, una buonissima (la trasferta a Roma), il resto un lungo sonno. Forse ha ragione lui, era il momento giusto per lasciare l’Inter, nessun rimpianto.

Nessun Banega.

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Editoriale

Da giovane Banega sputava alle ragazze

Da giovane Banega sputava alle ragazze.
Non che gli facessero schifo, semplicemente pensava che fosse il modo migliore per tenerle lontane. E’ un tipo schivo Ever e per le strade di Rosario cerca sempre di non farsi notare quando apre le automobili con un filo di ferro per portare via gli spicci tenuti nel porta cenere e comprarsi le gomme da masticare.

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In famiglia lo vedono poco sta fuori tutto il giorno e torna tardi la sera, dopo la scuola passa dagli amici e poi via al campetto dove gioca come portiere perché non ha mai voglia di correre.
A poco più di 12 anni ruba il suo primo cellulare, è un Motorola StarTac nero che fa subito riverniciare d’oro da un amico carburatorista.

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La mattina il giovane Ever fa sempre una gran fatica ad alzarsi al punto che un giorno si accorge di non aver sentito nè la sveglia né un allarme antiincendio scattato nel suo palazzo che lo porta quasi sull’orlo del soffocamento. Salvato da un vigile del fuoco grande tifoso del Boca Junior che lo spinge a provare a giocare fuori dai pali dopo averlo visto sgattaiolare giù per le scale roventi a piedi nudi, Banega si scopre ottimo uomo di centrocampo, ma prima del calcio vengono gli impegni di sempre.
Durante una retata della polizia Colombiana che sta cercando il figlio di Pablo Escobar scappato in Argentina Ever viene trovato in possesso di una valigetta piena d’oro che l’argentino non sa giustificare. Torchiato per ore dalle forze dell’ordine confessa di avere trovato la valigetta nel bagagliaio della Mercedes Classe B usata che ha comprato da poco da un ex procuratore Brasiliano. Finalmente qualche anno dopo Ever incontra la donna dei suoi sogni, si chiama Valeria, una ragazza semplice che sa stargli accanto e non vuole niente da lui se non il suo amore. Lui la riempie di regali che nemmeno lei saprebbe dire come si procura.

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Nel frattempo quasi incidentalmente il grande calcio si accorge di lui e nonostante lui cerchi di nascondersi non gli riesce a sfuggire: dal sud America passa in Europa e appena atterrato in Spagna viene arrestato perché scambiato per un trafficante d’avorio marocchino ma alla fine tutto si rivelerà solo un caso di omonimia.
Durante una gara di ballo tra emigranti argentini Ever finisce in coma etilico per aver bevuto un 21 birre medie e viene portato via sulle note di Astor Piazzolla, motivo per cui si merita il soprannome di “El Tanguito”.
Il 19 febbraio del 2012, mentre sta facendo benzina alla sua vettura in un distributore self service, scorda di inserire il freno a mano all’automobile e si schiaccia un piede: il dolorosissimo infortunio lo terrà fuori dai campi da gioco per quattro mesi.
Intanto Ever e Valeria hanno una figlia che nasce in clandestinità per scappare dall’InterPol che è sulle tracce della coppia scoperta a fare pipì in autogrill dentro al radiatore del suo ex allenatore.
Nel luglio del 2016 pochi giorni dopo la nascita della seconda figlia, grazie all’intercessione della Triade Cinese Ever Maximiliano David Banega approda alla corte di Roberto Mancini che ricevuta la notizia dell’acquisto del centrocampista della nazionale albi celeste pronuncia la frase “E che cazzo me ne faccio di Banega?”.
Benvenuto Ever.

Ps
La storia dell’auto che gli finisce sul piede facendo benzina è vera.

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