Sulla fascia, una freccia: Jair

È il 27 maggio 1965. A San Siro si gioca la finale di Coppa dei Campioni. Da una parte c’è il Benfica, che gioca la quarta finale in cinque anni. Dall’altra, l’Inter campione in carica, squadra piena di talento, solida, guidata dal mago Herrera.

Al 43′ del primo tempo, l’ala destra nerazzurra, un giocatore brasiliano rapido e tecnico che da due anni fa ammattire i terzini di tutta Europa, scaglia un tiro verso la porta avversaria mentre scivola sul terreno. Non è un granché, è un tiro che i commentatori di oggi definirebbero “non irresistibile”. Però, per dirla come i commentatori di una volta, “uccella” il portiere, che se lo lascia sfuggire sotto le mani. È il gol decisivo: l’Inter è per la seconda volta consecutiva Campione d’Europa.

L’autore del gol è brasiliano si chiama Jair da Costa. Ed è un fenomeno.

Jair da Costa nasce il 9 luglio 1940 a Santo André, nello stato di San Paolo in Brasile. Il papà l’ha chiamato Jair in onore di Jair Ademir, campione brasiliano degli anni Trenta. Il giovane Jair è vivace, fa amicizia col pallone molto presto, e unisce all’amore per il calcio la passione per il ciclismo. Ma il calcio è solo divertimento, un sogno, poi c’è la vita vera: e la vita vera lo costringe, molto giovane, a cercare occupazione in fabbrica.

Un giorno, però, qualcuno si accorge della sua incredibile velocità, del suo dribbling, dal suo tiro al fulmicotone. I dirigenti della Portuguesa dos Desportos, squadra di San Paolo, si presentano a casa sua. Jair quasi non ci crede: quelle persone lo vogliono nelle giovanili, e lo vogliono pure pagare per giocare. Jair, nemmeno a dirlo, accetta: così comincia la sua carriera da professionista.

Dopo un breve periodo alle giovanili, Jair entra in prima squadra. Le sue doti non passano inosservate: per il suo dribbling e la sua velocità qualcuno lo paragona addirittura a Garrincha. E non è un caso se Jair, durante il Mondiale del 1962, farà proprio da riserva al grande campione dalla gamba zoppicante. Jair non gioca, ma fa vedere numeri incredibili in allenamento: di lui si dice un gran bene, non solo in Brasile, ma anche nel vecchio continente si comincia a parlare della Freccia Nera.

A mettergli gli occhi addosso per primi sono gli osservatori del Milan, che lo portano a Milano per un provino. Tuttavia, nonostante le indubbie qualità, Jair non convince i dirigenti rossoneri: fisicamente è troppo gracile per affrontare un campionato duro come la Serie A. Un errore grossolano, di cui approfittano i cugini dell’Inter, che lo ingaggiano anche grazie ai buoni uffici di Helenio Herrera, in procinto di sedersi sulla panchina dei nerazzurri.
Così, nel 1962, per 170mila dollari Jair diventa un giocatore dell’Inter.

Il suo esordio in prima squadra, però, arriva in ritardo: l’Inter ha già tutte le caselle degli stranieri occupate e deve aspettare novembre, quando cede Hitchens, per godersi il suo nuovo fenomeno. All’esordio contro il Genoa, all’ottava di campionato 1962-63, il brasiliano fa brillare gli occhi ai tifosi con un gol pazzesco, siglato dopo soli due minuti di gioco. Il “Giaguaro” diventa uno dei pilastri dell’Inter di Herrera, un ala tanto veloce quanto efficace, capace sia di schizzare sulla fascia che di inserirsi centralmente.

Jair vince lo scudetto del 1963, al primo anno di Serie A: è solo il primo trofeo di tanti in dieci anni di Serie A, dove giocherà ininterrottamente all’Inter tranne una parentesi alla Roma.
Il già citato gol decisivo contro il Benfica, nella finale di Coppa dei Campioni del 1965, è la testimonianza di quanto Jair contasse nell’economia di una squadra tanto solida dietro quanto tremendamente letale davanti.

“Ma vieni! Jair! È il ritorno della Grande Inter!” (Giovanni in Tre uomini e una gamba)

Con quella Inter, la grande Inter, Jair da Costa vince quattro scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali, segnando 64 gol in 233 partite. Il suo dribbling secco, la sua falcata felina, il suo tiro velenoso sono rimasti negli occhi e nel cuore degli interisti, che ancora ricordano con affetto – e tanta riconoscenza –  la freccia nera-azzurra della Grande Inter.








4 thoughts on “Sulla fascia, una freccia: Jair

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  1. Grazie per la bellissima rievocazione, che rende omaggio ad un grande giocatore troppo spesso dimenticato. Però, non per pignoleria, ma solo per onor di verità, i gol di Inter-Real Madrid furono segnati da Mazzola (due) e Milani

  2. Ad onor dei vero, la finale di Milano contro il Benfica fu nel 1965, finí 1 a 0 e quella volta segnò proprio Jair.

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