Effetto Conte

Come dichiarato dallo stesso Pioli a fine gara (‹‹l’Inter ci ha costretto a fare delle scalate lunghe. La loro gestione della palla è stata sempre molto buona anche a partire dal portiere e abbiamo faticato a portargliela via››), una delle chiavi che hanno permesso agli uomini di Antonio Conte di imporsi (3-0) nel derby della Madonnina è stata la fase costruzione.

Quando infatti i rossoneri hanno deciso di provare a prendere alti gli avversari, la disposizione aperta dei costruttori interisti ha dilatato le distanze con la prima linea di pressione rossonera.

A risultare particolarmente difficili sono state le scalate in avanti dei due esterni d’attacco del Milan, Salemaekers e Rebić, che hanno fatto fatica nell’alzarsi per andare a prendere in ampiezza gli uomini di Conte deputati a muovere palla da dietro.

L’idea di Pioli, in queste situazioni, era quella di scivolare velocemente sul lato palla per chiudere le linee di passaggio avversarie. Le distanze di cui sopra hanno di fatto vanificato il piano difensivo predisposto dal tecnico milanista, con la conseguenza di lasciare tempo e spazio ai giocatori nerazzurri per avviare la risalita del campo.

L’attuazione errata dell’azione di pressing finiva così per creare dei buchi alle spalle della prima pressione rossonera col risultato di lasciare Lautaro e Lukaku liberi di ricevere e attaccare la profondità in campo aperto.

In questo senso Conte aveva istruito i suoi due attaccanti per andare a colpire le zone di campo dietro i terzini del Milan, Calabria e Theo Hernández, che dovevano salire in pressione sui quinti dell’Inter, Hakimi e Perisic.

Così facendo Conte ha creato un mismatch fra i suoi due attaccanti ed i difensori centrali del Milan, in particolare fra Lukaku e Romagnoli, col belga che ha avuto la meglio nel duello diretto col no.13 rossonero.

La strategia di Conte ha quindi finito per attirare in trappola un Milan che non è riuscito ad attuare efficacemente il proprio piano gara in non possesso, finendo per esporre le proprie fragilità difensive.

Di contro, il tecnico dell’Inter è stato bravo a incanalare la partita su binari consoni all’identità tattica costruita per la sua squadra, sfruttando al meglio due situazioni tattiche (costruzione dal basso e risalita veloce del campo) ormai ben conosciute dai suoi uomini.  

In un contesto stabile e organizzato sono risaltate, fra le altre, le prestazioni positive di Eriksen e Perišić.

Il danese si è segnalato non soltanto nella gestione della palla ma anche per il contributo in fase difensiva dove, insieme agli altri due centrocampisti centrali, ha aiutato la squadra a chiudere la zona di rifinitura al possesso milanista. In questo momento dunque Erisken non è più quel giocatore non funzionale del quale si prospettava la cessione a gennaio ma, al contrario, un elemento calatosi appieno nello scacchiere nerazzurro.

Da parte sua il croato sembra essersi calato perfettamente nel ruolo di quinto disegnato per lui da Antonio Conte. La crescita del calciatore è testimoniata dalle cifre.

La macchina interista sembra quindi ora ben oliata e di questo grande merito va dato al tecnico.

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