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Bonucci, why not? L’occasione mancata


Giovedì 13 luglio il nazionale azzurro Leonardo Bonucci chiede alla Juventus di essere ceduto. Ovviamente la richiesta è stata (molto probabilmente) inoltrata precedentemente dal nazionale azzurro e dal suo entourage.

Fatto è che è il 13 luglio che la notizia diventa ufficiale. Cominciano le voci intorno al futuro dell’ormai prossimo ex centrale bianconero e, quasi subito, il nome di Bonucci viene accostato al Milan che, sotto Marco Fassone e Massimiliano Mirabelli si sta prepotentemente proponendo come la squadra regina di questo calciomercato 2017.

Ma…come in tutti gli intrighi di calciomercato che si rispettino, c’è un ma anche nell’affaire Bonucci. E questo ma è rappresentato dai rumors che vogliono Alessandro Lucci, agente del giocatore, aver proposto il 30enne difensore centrale anche all’Inter, solo per ricevere un rifiuto da parte di Walter Sabatini e Piero Ausilio.

Secondo La Gazzetta dello Sport Tuttosport, infatti, Suning avrebbe avuto contatti con Lucci senza però andare oltre un semplice sondaggio.

La motivazione sarebbe del tutto economica: troppo alto il costo del cartellino di Bonucci in relazione all’età e troppo alte le richieste di ingaggio da parte del giocatore, che alla fine avrebbe spuntato dai Rossoneri un contratto da 7,5 milioni all’anno più 2,5 di bonus, che ne farebbero il giocatore più pagato dell’intera serie A.

Quale che sia la verità (se cioè sia stata l’Inter a non insistere su giocatore ritenendolo troppo dispendioso o se Lucci e Bonucci abbiano preferito il Milan per l’offerta migliore presentata da Fassone) quel che resta è che i Nerazzurri, ancora una volta, hanno bypassato la possibilità di acquistare un top player.

Per di più con un grave danno di immagine visto che il giocatore è andato a rinforzare i cugini Rossoneri.

Eppure, c’erano tutta una serie di motivi che avrebbero dovuto consigliare ad Ausilio e Sabatini di puntare decisamente la rotta sul bianconero.

In primis, la difesa interista è un reparto da rifondare, basti pensare come i Nerazzurri la scorsa stagione abbiano subito ben 49 reti. Ora, anche se Bonucci non è irreprensibile dal punto di vista difensivo (ricordiamo le famose bonucciate) è ovvio come l’eventuale arrivo del nazionale azzurro avrebbe rappresentato un sensibile miglioramento rispetto ai vari Murillo, Miranda e Ranocchia.

Inoltre, dopo l’acquisto di Milan Skriniar dalla Sampdoria, Bonucci avrebbe rappresentato il giocatore di esperienza accanto al quale far crescere il centrale slovacco.

Tutto questo senza contare l’apporto di Bonucci alla fase offensiva. Tralasciando infatti le qualità del giocatore nel gioco aereo sui calci piazzati, la caratteristica forse più evidente di Bonucci è la sua capacità di dirigere il gioco da dietro come un play arretrato.

Il suo calcio lungo e preciso ha infatti imposto Bonucci prima come alternativa di Andrea Pirlo quando il regista bresciano veniva marcato e, poi, partito quest’ultimo, come il primo, vero playmaker della squadra bianconera cioè come l’uomo incaricato di far partire l’azione da dietro. E la tecnica di Bonucci è testimoniata dalla sua percentuale nella precisione dei passaggi che, se si esclude la prima stagione alla Juventus (2010/11) non è mai scesa sotto l’86.4%.

Il passaggio sul medio e lungo raggio sarebbe stato l’ideale per servire immediatamente Icardi, Candreva o Perisic in profondità o per aprire il gioco sugli esterni in una squadra come quella che sta disegnando Luciano Spalletti.

Il costo di 40 milioni era poi abbordabile, soprattutto se si pensa che David Luiz è stato pagato 50 dal Chelsea o che il Manchester City ha prelevato Walker dal Tottenham per una cifra vicina ai 60.

Qui si trattava di spendere 40 milioni per un difensore centrale di 30 anni, vale a dire un giocatore che, nel proprio ruolo, può avere ancora almeno quattro o cinque stagioni ad alto livello.

Da sottolineare poi come Bonucci sia cresciuto nella Primavera dell’Inter sotto la guida di Daniele Bernazzani (dove vinse una Coppa Italia e un campionato Primavera, debuttando anche in serie A prima di essere svenduto per circa 4 milioni) cosa che avrebbe consentito ai Nerazzurri di farlo figurare come giovane del vivaio nella rosa di prima squadra.

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Inter – Napoli, レポートカード (Le pagelle)

Alla fine di un mese umiliante è arrivata anche la sconfitta del “ma sì, poteva andare peggio.“. Una partita frustrante, nella quale il Napoli ha giocato come fanno le grandi a casa delle provinciali. Solo che la provinciale eravamo noi, davanti ad un pubblico eccezionale. A proposito, in una stagione così lasciateci dare un 10 ad una tifoseria che ha sempre riempito San Siro (stasera grazie anche ad una massiccia presenza di tifosi napoletani, a dire il vero) nonostante una stagione pessima. Se pensiamo che a Roma e a Napoli si fa fatica ad arrivare a 40.000, l’imperativo è ripartire da qui. Dal rispetto di un pubblico che sarà anche snob e avrà anche la puzza sotto il naso, ma non fa mancare mai presenza ed entusiasmo. Provate voi a non perdere le staffe dopo 90 minuti di Nagatomo. Chiaramente nulla è perduto per l’Europa League. Possiamo ancora involontariamente sorpassare arrivare più alto di Milan e Fiorentina che ce le stanno mettendo tutta per lasciarci l’incombenza del preliminare. Ma non non ci faremo fregare. Le pagelle:

Handanovic 6,5

Si sta specializzando nelle uscite basse, dopo il derby concede il bis oggi tenendoci a galla. Di qui due considerazione: la prima è che soffriamo maledettamente i tagli degli avversari. La seconda è che Samir ha migliorato un altro fondamentale. Con coraggio. Che gli vuoi dire?

D’Ambrosio 6,5

Nel disastro difensivo generale è il più generoso e forse anche il più dotato tecnicamente, il che è tutto dire. Gli manca il cross e l’inserimento decisivo, ma mica è Roberto Carlos. Anche perché sennò lo avremmo già venduto per tenere Santon e Nagatomo.

Medel 5

Confuso e infelice, sopratutto con il passare dei minuti. Ormai è una costante: all’inizio della partita quando è al 100% ed ha corsa è difficile superarlo, poi man mano lui si stanca e gli attaccanti gli prendono le misure. Lì sono dolori. Mertens non è nella sua serata migliore, sennò a quest’ora staremmo a parlare di altro. Grazie per la grinta, avanti il prossimo.

Murillo 6

Sarà per il turbante, ma in assenza di Miranda gioca una delle partite migliori che io ricordi quest’anno. Ma forse sono condizionato dal turbante.

—> Andreolli (sv)

Praticamente è arrivato a 30 anni, è in orbita Inter da 10, e ancora facciamo fatica a riconoscerlo per strada.

Nagatomo 4 

Lo so, quell’errore è da tre. Lo so, quando è troppo è troppo. Ma siccome mi sento intellettualmente onesto, gli riconosco di essere cresciuto nel finale. Ora sì, potete inveire in giapponese. Sul gol del Napoli resuscita lo spirito di Gresko e del 5 maggio. #Finoal2019.

Candreva 5

Partita anonima, per non dire mediocre. Di lui si ricorda solo una bella combinazione con Icardi, con tanto di tiro telefonato. Poco, pochissimo.

Gagliardini 5

Gioca con un frigorifero sulla schiena. Non è quello di due mesi fa, indubbiamente. Vuoi per l’infortunio, vuoi perché atleticamente sta svolgendo un lavoro diverso, oppure è semplicemente coinvolto nel disastro generale. Non si può chiedere, sebbene ci eravamo illusi, ad un ragazzo di poco più di vent’anni, di prendersi una squadra sulle spalle. Specie se questa squadra è l’Inter attuale.

Brozovic 4,5

Lui nemmeno ci prova a farsi scalfire dalla situazione. L’Inter è in crisi, lui è tranquillissimo. L’aggettivo giusto è compassato. Nemmeno un cambio di passo. Nemmeno un’idea. Malissimo.

Joao Mario 5

Ci sono giornate in cui non perviene. Ha comunque l’abilità di non farti incazzare. Gioca male, ma senza infierire.

—> Banega 5

Era meglio se entrava Matthaus, dalla tribuna. Almeno calci d’angolo e punizioni, Ever. And ever.

Eder 5 

Non è una punta, e credo che il numero di gol in questa stagione e mezzo possano certificarlo. Non è nemmeno un esterno, fa una fatica enorme a ritagliarsi un suo spazio in campo. In compenso aiuta i terzini. Del Napoli.

Perisic 6

Qualcosa di meglio con lui si vede. Mezz’ora di qualità in un momento in cui il Napoli inizia a tirare i remi in barca. Ci dobbiamo fidare di Pioli quando dice che non è al meglio, altrimenti rinunciarci è follia.

Icardi 5

Uno scambio di prima con Candreva e nulla più. Oggi gli manca l’inserimento, la cattiveria e pure i palloni. Perché diciamocelo, non gliene arriva uno nemmeno per sbaglio.

Pioli 5,5

Certo, non è la sua partita peggiore. Dopo aver preso 5 gol dalla Fiorentina cerca una quadratura diversa, una squadra più accorta. Nel secondo tempo ho l’impressione che badi di più a non prendere l’imbarcata che a volerla effettivamente pareggiare. Per esempio: se a venti minuti dalla fine stai perdendo e si fa male un difensore, perché non rischiare la punta?

 

 

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Inter-Napoli, in un certo modo

di Cristiano Carriero e Alfonso Fasano

Il Napolista e Il Nero e l’Azzurro si scambiano i convenevoli prima di Inter-Napoli, in programma domenica sera.  La presentazione della partita – che però va anche oltre, e indaga sulla percezione del Napoli secondo gli interisti e viceversa – è n dialogo tra Alfonso Fasano e Cristiano Carriero, amici virtuali, colleghi e firme dei due siti di approfondimento che parlano di calcio in un certo modo. E che ora proveranno anche a parlarsi in un certo modo, che non è sempre una cosa facilissima.

Alfonso Fasano (AF): E allora, Cristiano, ci siamo. Ci eravamo dati appuntamento qualche tempo fa per questo Inter-Napoli, nel frattempo ho letto in maniera assidua e continua il vostro sito e devo dire che siete ironici, pungenti, realisti e ovviamente competenti. Vi direi che siete molto carini, se non fosse che pare quasi voglia prendervi in giro quando in realtà non è così. Non voglio neanche arruffianarvi. Sono serio. Però, questo devi lasciarmelo dire: se voi siete carini, e lo siete, rappresentate la contrarietà assoluta ad un’Inter irriconoscibile. Quindi, ti chiedo sinteticamente, giusto per aprire le danze: che cacchio è successo all’Inter, come vi siete ridotti in questo stato?

Cristiano Carriero (CC): Grazie per i complimenti, che ovviamente sono rivolti a noi e non all’Inter. Ecumenicamente è successo che l’Inter ha speso molte energie in una rimonta che è stata favorita anche da un calendario favorevole, in un momento della stagione in cui andava anche tutto per il verso giusto. Basti pensare che a Bologna ha segnato addirittura Gabigol. Quando fai una rimonta e rincorri possono accadere due cose: o voli sulle ali dell’entusiasmo, oppure crolli una volta che l’obiettivo sfuma. Nel caso dell’Inter gli sliding door sono stati la partita contro la Juventus (persa male, malissimo, più per le lagne che per una effettiva inferiorità sul campo che quel giorno non si è vista) e quella contro la Roma, persa invece per KO tecnico, in una serata in cui abbiamo capito che la Champions non poteva essere un obiettivo realistico.

(Photo by Mario Carlini / Iguana Press/Getty Images)

Il derby poteva essere la gara del riscatto, invece è diventata quella della condanna definitiva. Adesso c’è solo chiudere la stagione in maniera dignitosa, sesto posto o no, e chiaramente ottenere almeno una vittoria di prestigio, in un campionato con un solo sussulto (la vittoria casalinga con la Juventus) sarebbe il minimo. Proprio allacciandomi alla questione di “minimo” e “massimo”, ti chiedo sinceramente: non avete la sensazione di aver perso una grande occasione in questi anni, con una squadra che gioca così bene, l’assenza delle milanesi e la Juve impegnata a provare a vincere la Champions?

L’Europa League, rimpianto (del Napoli 2015) e possibilità (per l’Inter di oggi)

AF: Già solo leggendola, so che rispondere a questa domanda mi costerà fatica (e qualche critica). Ti dico: forse sì o forse no, ma con tempistiche (riferite alle stagioni, intendo) che sono lontane dalle sensazioni comuni dei tifosi del Napoli. Credo che i due secondi posti (2013 e 2016) e il terzo posto di Benitez (2014) siano stati gli anni in cui il Napoli ha fatto davvero il massimo per l’organico a disposizione. Ho qualche rimpianto su quest’anno, per punti persi ingenuamente per strada che avrebbero potuto portarci allo scontro diretto di marzo con la Juventus a -7, per esempio, e sarebbe stata un’altra storia. Per noi e per loro.

Secondo me, però, la più grande occasione persa resta l’Europa League del 2015. Una chance vera, reale, per un successo europeo. Difficilmente ricapiterà. Per lo scudetto, mi sento di rimpiangere meno il passato. Anche perché, come spiegherò meglio in una risposta successiva, credo che questo ciclo di vittorie della Juventus non potesse essere rovesciato in alcun modo. E parlo di forza in campo, ovviamente, non faccio complottismi. Paradossalmente, credo che il (possibile? probabile?) ritorno delle milanesi possa riequilibrare un attimo il campionato, abbassando il tetto punti necessari a vincere il titolo. Come dire: più squadre forti, meno opportunità di fare strisce record. Per tutti. Detto questo, mi aggancio al volo: com’è il vostro progetto per i prossimi anni? Avverrà – e come avverrà – il ritorno delle milanesi secondo un tifoso nerazzurro? Mi pare una cosa interessante da sapere.

CC: Ai giocatori non interessa andare in Europa League, e forse nemmeno alla società interessa troppo. Eppure credo che l’Inter abbia comunque buone possibilità di andarci: né Milan, né Fiorentina mi sembrano all’altezza. Suning ha soldi e voglia, ma deve capire che l’Inter ha anche un suo Dna, mi piacerebbe che non si ripetessero errori come i casting, o le stagioni senza programmazione.

Il tifoso ha fiducia, perché sa che tra qualche mese si riparte da zero, spero che la lezione sia servita a capire che è meglio dedicare subito un buon budget all’allenatore piuttosto che doverne cambiare tre con le conseguenze che stiamo vedendo. Il nome l’ho giù detto, ma mi ripeto, anche perché cos’altro dovrebbe fare Simeone all’Atletico? Mentre che parliamo di allenatori, mi viene da farti una domanda su Sarri: adoro lui e il suo gioco, ma vederlo al Bernabeu in tuta no. Non ce la fate proprio a convincerlo ad adattarsi alle situazioni? (Ovviamente, non parlo solo di look).

I due tecnici (e la partita di domenica)

AF: Parli con un sarrita, moderato ma convinto. Nel senso: adoro e sottolineo i pregi di Maurizio, ma tendo a non negare i suoi difetti. Ecco, quello che dici tu è un difetto che io riconosco, un “problema” estetico che discende dall’autodefinizione del suo personaggio. Volendo forzare un po’ la chiave narrativa, il suo outfit è la trasposizione imposta, sul campo, di un atteggiamento che in qualche modo “dimentica” l’importanza di certi dettagli a certi livelli. È la parte che fa meno danni, comunque, rispetto a una cura “disattenta” della comunicazione, di una certa prossemica, ovvero la forza di un lavoro psicologico sull’ambiente, che poi può proiettarsi pure sulla squadra.

Sarri crede che tutto possa essere risolto attraverso il lavoro sul campo. Un’idea romantica, nobile, bellissima nella sua essenza ma purtroppo non veritiera quando da Empoli passi a Napoli, dai playoff di Serie B passi alla Champions. Il termine che hai usato tu, adattamento, è perfetto. Quello di Sarri a certe dinamiche, forse volutamente o forse no, non è ancora compiuto del tutto. Un po’ come il percorso di Pioli, che però si è fermato ben prima del livello raggiunto da Sarri. Allenatore per allenatore: c’entra qualcosa Pioli in questa crisi tremenda?  E che Inter presenterà domenica sera?

CC: Ma ti rendi conto che noi dobbiamo sentirci dire che abbiamo bisogno di un normalizzatore? Io ho rispetto di Pioli e del suo lavoro, ma non voglio essere normalizzato. Da Helenio Herrera a Mourinho, mi sembra evidente che l’Inter abbia bisogno di un mitomane egocentirco in panchina per vincere. È il nostro destino, ecco perché io vorrei tanto Simeone, o Conte, anche se al momento mi sembra difficile.

Pioli ha fatto quello che poteva fare, ma sinceramente sono convinto, e non lo dico da oggi, che con de Boer saremmo almeno nella stessa posizione in classifica. E con de Boer ricordo due partite bellissime: quella con la Juventus, e quella in casa della Roma. Per quanto riguarda l’Inter che giocherà domenica, ti confesso che io ci arrivo stanco. Mi spiego: non penso nemmeno sia una questione di moduli, non è colpa di Kondogbia se per colpire il pallone di testa la prende di spalla, o di Medel se è costretto a fare un ruolo non suo (ma qual è il suo ruolo?).

Io mi accontenterei di vedere un Inter consapevole. Consapevole che il campionato, comunque vada, è stato un fallimento, e che Pioli andrà via. A maggior ragione vorrei vedere una squadra che gioca per se stessa, per restare all’Inter, cosa che per molti giocatori non è così scontata. Il Napoli è più forte, se la mette sul ritmo e sul possesso palla non c’è partita. Ma l’Inter può creare problemi soprattutto sulle fasce, dove poteva essere devastante e invece è stata intermittente. Ecco, vorrei vedere una gara devastante da parte degli esterni, che nelle rare partite in cui hanno giocato bene ci hanno fatto divertire. E il Napoli da quelle parti soffre parecchio quando viene attaccato. Voi, invece? A che punto siete? E ti chiedo: di cosa avete bisogno per puntare al primo posto?

AF: Il Napoli verrà col suo vestito “classico”, questa squadra è ampiamente definita da tempo. Dal punto di vista del gioco, sai benissimo che i nostri principi e il nostro atteggiamento non si modificano in base dell’avversari. Per quanto riguarda la formazione, invece, si parla di un dubbio Mertens/Milik, che in realtà per me non esiste. Giocherà Dries, un vostro presunto “oggetto del desiderio”. Qualche ballottaggio a centrocampo, ma parliamo di struttura e non di sovrastruttura.

Sul primo posto: io credo che questa squadra abbia bisogno di continuare a crescere. Secondo questo progetto societario, secondo le idee di questo allenatore. Per dimensione economica della proprietà attuale, è difficile fare più di quanto fatto senza una programmazione strutturale e strutturata, quindi pluriennale – che comporterebbe rinunce temporanee in caso di stadio nuovo, dato che Adl non possiede la Fiat è non è un uomo Suning. Una cosa che Napoli, secondo me, non saprebbe e potrebbe aspettare.

Quindi, si può solo sperare (e credere) che il progetto tecnico varato per il post-Higuain possa essere integrato con altri calciatori dal profilo simile, in modo da aumentare la qualità della rosa anno dopo anno. Da 82 punti nel 2016 a 85 nel 2017 a 88 nel 2018 e così via. Insistendo in questo modo, potrebbe arrivare anche il primo posto. Che poi, se ci pensi, è l’unica cosa che è mancata. Siamo arrivati per due volte secondi, dietro una squadra che ha stracciato tutti i record. Diciamo che il mancato scudetto non è proprio tutta colpa nostra, ma anche merito dei signori in bianconero.

Passato, presente, futuro

CC: Mi dici i 5 giocatori dell’Inter che sarebbero stati benissimo con la maglia del Napoli?

AF: Divido la risposta in due, se mi permetti. Convocherò “cinque” calciatori del presente e poi “cinque” del passato. Giuro che non sarò troppo prolisso nonostante le promesse bibliche – te lo spiegano le virgolette. Per il presente dico Icardi, Icardi, Icardi, Icardi e Handanovic. Reputavo e reputo il vostro capitano come l’unico in grado di sostituire degnamente Higuain, dal punto di vista meramente realizzativo quanto per aderenza perfetta al gioco di Sarri, al modo di intendere il centravanti del nostro tecnico. Credo si sia capito anche dalla mia insistenza, sul Napolista e non, per promuovere il “partito di Maurito”. Ti confesso che anche il direttore Gallo ha una cotta enorme per lui. Ci metto vicino anche Samir, probabilmente il portiere più completo e reattivo che abbia mai visto in Serie A. Uno dei pochi che, con le sole doti da portiere, permetterebbe un upgrade reale rispetto a Reina.

Dal passato, stessa operazione di selezione particolare: Recoba, Recoba, Recoba, Recoba e Sneijder. Per quanto riguarda il Chino: penso che per estro e assoluta follia sarebbe stato l’unico in grado di ricreare – almeno in parte – il cortocircuito maradoniano. Il suo essere mancino, le sue punizioni, non so, ho sempre avuto questa sensazione. Napoli, forse, avrebbe potuto curare la storica discontinuità (sì, dalle nostre parti siamo così presuntuosi da credere di poter incidere davvero su un calciatore). Sneijder, invece, è una preferenza personale. Credo di non ricordare un calciatore in grado, fin dal suo arrivo, di incidere così profondamente su una squadra, pur non essendo un fuoriclasse propriamente detto. Ovviamente, parlo del Wesley di Mourinho. Tendo a dimenticare le disgrazie, quindi il suo post-Triplete.

Detto questo, rigiro a te la domanda. Però, con qualche filtro: non c’è bisogno di arrivare fino a cinque, ne puoi scegliere uno del presente e uno del passato. Quello del passato, se vuoi, puoi metterlo accanto a Maradona. Che – suppongo – avresti voluto in nerazzurro, o no? Ah, e poi un giudizio su Icardi. Fammi sapere che ne pensi, da interista.

Reina leader, Handanovic portiere

CC: Non ci crederai, ma io farei volentieri uno scambio di portieri. Intendiamoci Samir è fortissimo, ma invidio al Napoli la leadership di Reina. Sono fermamente convinto che a certi livelli i portieri siano tutti bravi, lì dove non si chiamino Buffon ed appartengano quindi ad un’altra categoria, perciò la differenza non la fa tanto il miracolo in più quanto l’atteggiamento. Reina in questo mi fa impazzire. Chiaramente vi invidio tantissimo il contesto, Reina lo sa e calca la mano. Mi sarebbe piaciuto molto vedere Hamsik nel contesto nerazzurro, credo che ci siamo andati vicini negli anni di Mazzarri, e sono del parere che Marek sia un giocatore di caratura mondiale.

Parlando del passato, e lasciando gli dei al posto loro, quindi in una teca accanto a San Gennaro, avrei fatto carte false per vedere il miglior Alemao all’Inter. Parlo dell’Alemao che decise semifinale e finale di Coppa Uefa a fine anni 80. Un tuttocampista eccezionale, accanto a Berti sarebbe stato spaventoso. E poi vuoi mettere vederli tutti e due con il calzino abbassato.

Hai detto tutto tu su Icardi (questo pezzo qui, pubblicato su Rivista Undici). A volte ho l’impressione che sia l’uomo giusto al posto sbagliato. Un attaccante tra i primi dieci al mondo: concreto, astuto, e che in alcune occasioni ha mostrato di saper giocare anche per la squadra. Leader? Forse no, a mio parere il capitano poteva essere un altro, e vado sempre a memoria, nella storia nerazzurra i capitani “storici” sono dei difensori: Facchetti, Bergomi, Zanetti, perché siamo una squadra che non ne hai mai fatto una questione di spettacolo. Ma di lavoro.

Sinceramente non ho troppo da rimproverare a Icardi, non è colpa sua se qualcuno reputa sensato pubblicare una sua biografia, o se ogni anno i suoi gol risultano inutili. È un grande attaccante, e spero riesca a liberarsi di tutto quello che non gli riguarda e non gli appartiene. Ovvero tutto ciò che non sia fare gol, leadership compresa.

San Siro, San Paolo

CC: Un’ultima domanda per te: Il tuo ricordo più bello di San Siro?

AF: Ci sono stato due volte, durante la scorsa stagione. Il derby d’andata, 1-0 gol di Guarin, e Milan-Napoli 0-4. Della prima partita, ricordo con il cuore che batte la perfetta civiltà di tutti, impegnati solo a godersi una serata di calcio. Tifosi mischiati in metro e allo stadio, stranieri e famiglie, un’atmosfera fantastica.

Della seconda, ricordo l’uscita da San Siro. Eravamo nel settore ospiti, ultimo anello, ci trattennero allo stadio per un’oretta dopo il 90esimo. Poi uscimmo, tutta la discesa lungo la torre a intonare cori e due ali di funzionari dell’ordine ad aspettarci. Noi camminavamo nella strada aperta da questo doppio cordone, e intanto cantavamo mentre loro ci guardavano saltare ed esultare ancora. Avevamo vinto 4-0, in trasferta, a Milano, con una prestazione da favola. Credo sia il racconto che farei a chiunque mi chiedesse “descrivimi la tua felicità riferita al calcio”.  Tu sei mai stato al San Paolo?

CC: Ti confesso di no, credo sia l’unico grande stadio italiano che mi manchi. Credo sia dipeso da una serie di congetture: distanza, opportunità, tifo. Avrei voluto esserci nel giorno in cui tutto lo stadio ha cantato Napule è di Pino Daniele, per dedicarla al cantante scomparso. L’ho vista in tv e mi sono venuti i brividi, chissà cosa avrei pagato per esserci. Così come vorrei sentire dal vivo l’urlo “The Champions”. E per quanto riguarda il passato mi sarebbe piaciuto respirare il clima delle sfide tra Maradona e il Milan di Sacchi. Poesia pura. Come fai a non emozionarti?

Per quanto riguarda noi, anche se non me l’hai chiesto, il mio ricordo più bello è lo scudetto del 1989. Che arrivò proprio a San Siro in una partita contro il Napoli. Erano i giorni di “È qui la festa” e la gara la decise un ragazzo magico. Michele Dalai racconta quella giornata qui, ed è uno dei pezzi più belli del nostro blog. In bocca a lupo per lunedì!

AF: Allora prendiamo appuntamento per l’anno prossimo. Napoli-Inter si giocherà sicuramente, per l’urlo Champions stiamo lavorando. Io ti aspetto, comunque. L’ospitalità dei napoletani è un luogo comune, ma è verificato nella realtà.

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Inter – Sampdoria: matita blu(cerchiata) e pagelle

Altro che Champions League, il derby della vigilia di Pasqua sarà probabilmente decisivo per l’ultimo posto di Europa League. Costretti a inseguire Atalanta e Lazio e a lottare contro un Milan che guadagna un punto su di noi dopo aver pareggiato a Pescara. Il teatro dell’assurdo. Ma non è stata una partita storta, molto più semplicemente è stata una partita sbagliata da troppi interpreti, allenatore compreso. Epic fail, più che Epic Brozo. Ma prima delle pagelle i nostri complimenti alla Sampdoria e a Giampaolo. I blucerchiati sono una delle 8 squadre che non hanno più nulla da chiedere alla Serie A. E infatti hanno corso, pressato e morso molto più di noi. Le pagelle:

Handanovic 5,5 

Non commette errori, ma non la prende mai. Due volte viene salvato dai pali, e ogni volta che uno tra Ansaldi e Miranda gli passa il pallone indietro sai già che puntualmente finirà tra i piedi degli avversari. Non benissimo, e nemmeno bene.

Ansaldi 5

Per la spinta ti verrebbe da dargli anche la sufficienza, ma ha questa abitudine di crossare a cazzo di cane, per cui sinceramente alla seconda bestemmia lasciatemi dire che 5 è il voto giusto. E poi ha questo vizio di andare a terra sui contrasti nonostante sia alto un metro e novanta, che proprio non butto giù. Leggero, ma con i piedi pesanti.

Medel 4,5 

Quando Schick, uno alto e grosso ma di cui sentiremo parlare – a proposito, non si può fare nulla per domiciliarlo a San Siro?- , porta a spasso lui, un centrale basso e rapido, mi rassegno al fatto che questo di Medel è un esperimento interessante ma che, per carità, resti tale. Comprare un centrale vero, grazie. Provato (e non del tutto riuscito)

Miranda 6

Cosa gli vuoi dire? Al novantesimo ci salva dal 3 a 1 senza commettere fallo con un tackle dentro l’area di rigore, passa il pallone alla bandierina, un compagno di reparto più dinamico di Medel e Ansaldi e prova a ripartire per l’ultima azione. È invecchiato di sette anni in queste due stagioni. Stanco.

D’Ambrosio 6,5 

Ha il merito (e il culo) di sbloccare la partita. E onestamente non la molla fino alla fine, anche se negli ultimi venti passa più tempo a litigare con il guardalinee che a vincere duelli su quella fascia. Ma voglio dire, non è mica Andreas Brehme. Pavido.

Candreva 6 

San Siro lo becca un po’, ma a dirla tutta i suoi cross li mette. Ok, sbaglia una conclusione abbastanza semplice, ma mette sui piedi di Icardi l’assist del 2 a 1. E io non posso cambiare il voto se Icardi la butta in curva. Comunque lui quei due assist li regala sempre, con precisione e senza troppa euforia. Ragioniere.

Brozovic 4

Svagato. Svogliato. Disinteressato. Tira due-tre volte a ciola (scegliete pure una locuzione della vostra città di origine), come quando si gioca alla tedesca e, siccome devi tornare a casa perché si fredda la minestra, nella speranza di farti eliminare provi le conclusioni più improbabili per andare in porta. Poi fa un pic-nic nell’area di porta garantendo la regolarità del gol di Schick, infine allunga le braccia come se fosse al mare per evitare di andare a recuperare il pallone al largo o, se preferite, come Dhalsim di Street Fighter. Epic Fail, altro che Epic Brozo.

Gagliardini 6

Sottotono, ma c’è un motivo. Gli avrei dato 5, ma visto quello che succede dopo capisco la sua importanza anche quando è giù di giri.

Kondogbia 5,5 

Volenteroso è volenteroso, non me ne abbiate. Non gioca nemmeno così male. Solo che uno così farebbe ottime cose a Udine, a Bergamo o magari a Bologna. A San Siro quel tocco di palla è illegale. O forse sono io che stasera sono nervoso e sono diventato snob. Ruvido.

Banega 4,5 

La fotografia della sua partita è la punizione tirata giusto sulla tibia di Celi, l’arbitro, che incredulo non riesce nemmeno a scusarsi con il pubblico. E fa bene.

Joao Mario 5 

Decisamente non in buon momento. Pochi minuti e pochissima lucidità, palesata soprattutto nell’azione finale piena di velleità e senza un filo logico. Confuso.

Perisic 6

Onestamente mi sembra il più pericoloso. Sopratutto nel primo tempo è una spina nel fianco della difesa della Samp. Mette anche qualche pallone interessante in mezzo all’area. Che altri sprecano. Concentrato.

Icardi 4,5

Come quando non tocca un pallone per tutta la partita, poi fa gol e porta a casa un 7, questa è una partita in cui il suo errore pesa più di Benitez. Sembra che il pallone gli rimbalzi male davanti, ma da uno come lui ti aspetti altro. Per il resto fa poco e soffre maledettamente il fuorigioco della linea difensiva della Sampdoria. Spaesato.

Eder 5,5 

Un tiro e poco altro. Incolpevole.

Pioli 5 

Vero, perde Gagliardini, ma questo Brozovic si poteva cambiare prima. Piuttosto scontato nei cambi, non aggiunge molto. Vero è anche che se Icardi sbaglia un gol da 30 centimetri non è colpa sua. I numeri (e la media) gli dicono ancora bene, ma il suo futuro dipende dalla classifica finale. Che non può essere quella di stasera. Tra Milan e Napoli deve prendere più di tre punti, altrimenti difficilmente si proseguirà con il normalizzatore. E poi diciamola tutta: davvero vogliamo essere normalizzati?

 

Cover Image: https://twitter.com/KathonAldhany 

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Il (fu) sciagurato D’Ambrosio

di Vincenzo Renzulli

Dite la verità, quanti di voi non hanno desiderato di veder scomparire Danilo D’Ambrosio dal campo dopo quell’assist di testa regalato a Bonucci allo Juventus Stadium? Io si, lo ammetto senza problemi. Ma come fai a regalare un gol del genere alla Juve, a Torino? Quell’episodio è stato l’apice di una serie di prestazioni da incubo che hanno intaccato persino la simpatia del ragazzo, uno di quei volenterosi che ti stanno sulle scatole solo perché sono belli ed hanno addominali e capelli sempre in ordine. Dopo l’ennesimo cross sparato senza ritegno in curva, dopo l’ennesimo stop sbagliato manco quel pallone fosse stato insaponato apposta per farlo sfuggire al suo controllo, dopo l’ennesima marcatura ad minchiam sull’attaccante avversario (alla faccia del terzino “bravo in fase difensiva”), in certe partite ho pensato anche che potesse essere un infiltrato, mandato all’Inter per destabilizzare ancora di più il fragile equilibrio psichico di squadra e tifosi. Ad ogni sessione di mercato speravo che qualche società un po’ distratta lo portasse via, memore delle belle prestazioni dei tempi di Torino, ma nulla.

 Attingendo all’etimologia breriana uno così potrebbe essere definito sciagurato, come lo fu il Calloni milanista in un ruolo diverso. La differenza è che il buon Egidio i gol non li faceva segnare agli avversari, semplicemente li sbagliava. D’Ambrosio ne ha combinate tante ed è stato fischiato diverse volte a San Siro, che difficilmente perdona i giocatori, sopratutto i terzini, poco dotati tecnicamente. Metti anche che prima di lui i padroni della fascia destra sono stati rispettivamente Zanetti  Maicon Douglas Sisenando detto il Colosso, due iperonimi del ruolo, ed ecco la nostalgia canaglia per i bei tempi pronta a manifestarsi ad ogni svarione del terzino di Caivano. Ereditare la fascia da quei due sarebbe stato difficile anche per giocatori decisamente migliori. Ma alla luce della convocazione in Nazionale di qualche giorno fa e delle prestazioni degli ultimi 3 mesi diversi dubbi mi sono balenati per la testa. E se D’Ambrosio non fosse poi così scarso? E se la naturale disfunzionalità dell’Inter delle ultime stagioni e la mancanza di continuità nell’impiego avessero tirato fuori il suo peggio?

 Da quando Pioli ha dato una sistemata alla squadra (resta una domanda lecita: dove saremmo oggi con de Boer? Nella stessa posizione? Anni luce più dietro? Ci staremmo giocando lo scudetto con la Juve? Si scherza), lo sciagurato D’Ambrosio è andato man mano scomparendo, lasciando il posto a un giocatore in grado di indossare più che dignitosamente la maglia nerazzurra. Se anche Ventura, l’allenatore con cui non si è lasciato benissimo ai tempi di Torino, lo ha preso ad esempio per tutti i non più giovanissimi che vogliono arrivare in Nazionale, mi viene da pensare che i miei dubbi siano abbastanza leciti. Ultimamente gli ho visto fare ottimi cross e indovinare l’assist vincente per Gabigol a Bologna, dopo un inserimento perfetto sulla fascia. L’ho visto giocare con sicurezza, nonostante Pioli l’abbia costretto, contro la Roma, a fare nuovamente il terzo di difesa. L’ho visto tirare una sassata da fuori area a Cagliari, parata non si sa come da Gabriel, e arare la fascia prima di passarla coi tempi giusti a Icardi nell’azione del rigore del 4 a 1.

 Gli errori non scompariranno mai del tutto, ne sono consapevole (la marcatura sul gol di Borriello, sempre a Cagliari, è quantomeno approssimativa) e non lo vedremo mai scartare di fino o di potenza l’avversario diretto come i fenomeni che lo hanno preceduto (“Se pensiamo che D’Ambrosio possa dribblare tre giocatori come facevano Maicon o Zanetti sbagliamo”, disse con grande onestà dopo la disastrosa sconfitta col Chievo), ma se D’Ambrosio è questo io me lo tengo volentieri in squadra. E forse ne faccio persino un simbolo di riscossa. Hai visto mai.

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Cronache

Inter – Atalanta, pagellata di salute

di Tommaso de Mojana

Una salutare e primaverile passeggiata di salute: lo spareggio per l’Europa League (guai a chiamarlo diversamente) si traduce in questo.

Rimpianti (nostri) e rancori (loro, anzi suoi) fanno il resto, le polemiche per una volta le lasciamo da un’altra parte: al minuto 2 si rischia la prima panolada per il mancato giallo a Zukanovic, al 15 la seconda per il solo giallo a Toloi su Icardi lanciato a rete.

Poi si può decidere se tirare fuori i fazzoletti o gli artigli (chiamiamoli artigli) e quindi se fare 1-3 o 7-1. Non è così semplice ok, ma oggi è andata così.

 

Handanovic: sul 5-0 pensi “può riaprirla solo lui”. prendi il 5-1 e lo dici, trovando terreno fertile: “al decimo del secondo tempo siamo 5-3”, sospirano di fianco me. Non succede, ma la vittoria del Napoli tiene a portata l’obiettivo di poter reclamare una squadra che giochi la Champions senza giocarci. Voto 6

D’Ambrosio: scusate, non volevo, non pensavo, non avrei mai creduto né potuto…ecco…se continua così merita la Nazionale. Scusate. Non volevo, l’ho fatto. Voto 7

Medel: l’idea di metterlo dietro nasceva soprattutto dallo sfinimento nel vederlo giocare in mezzo al campo. E invece è pure bravo… voto 6,5

Miranda: annienta il temutissimo Papu. Essersi liberato in un colpo solo di Nagatomo e Murillo non gli par vero. Galvanizzato. Ahhhhh quel cartellino a Bologna… voto 7

Ansaldi: oggi somiglia finalmente al giocatore che abbiamo comprato, o almeno, che avevamo in mente di aver comprato. Non gli fosse venuto mal di testa con Anderson in coppa Italia forse ci saremmo risparmiati l’esperimento della difesa a 3,5. Oggi è attento dietro ed efficace in fase di spinta. Voto 7

Kondogbia: alzi la mano chi aveva dato torto al simpatico Gasp che aveva dichiarato “non lo cambierei alla pari con Kessiè”.  Oggi vince lui alla stragrande. Si presume che la sua valutazione sia stata fatta a seguito di partite di questa sostanza e spessore. Con D’Ambrosio in azzurro lui può vincere il pallone d’oro in un paio d’anni. Voto 7

Gagliardini: io spero che di notte spari le cerbottane alle vecchiette dalla finestra di casa. Se così non fosse sarebbe l’uomo perfetto: umile, sorridente, intelligente, lo abbracceresti solo perché esiste. Dopo tanta sfortuna sotto porta trova anche il secondo gol di fila. Ho cancellato il pezzo in cui facevo paragoni e ulteriori proclami. Voto 7,5

Candreva: sembra sempre un po’ scocciato, in eterno conflitto con i compagni di reparto e forse anche con se stesso. Vuole segnare e non essere sostituito, gli riesce solo la seconda, ma i due cioccolatini a Banega la chiudono al 35’. Voto 7

Banega: signori, questo avrà qualche problema di adattamento al nostro calcio, qualche mancanza caratteriale e forse persino tattica. Ma Ever Banega è uno dei campioni più grandi della nostra rosa, punto. Si chieda scusa se non lo si pensava, ci si gonfi il petto se “l’avevo sempre detto”, poco conta. Voto 8,5  

Perisic: ciao Ivan, come stai? Dov’eri oggi? Non ci crederai ma abbiamo asfaltato l’Atalanta… Come dici, eri in campo? Sì? Si fa per scherzare eh. Voto 5,5

Icardi: giocatore totale, impressionante come abbia imparato a fare reparto da solo senza aver perso l’istinto del bomber. Sembra migliorato anche sui rigori (ammesso che serva). inutile, ogni volta, dover nominare chi gli rema contro, lui si porta a casa il pallone, voi no. Avanti così, Capitano. Voto 8,5

Joao Mario: entra per regalare la standing ovation a Banega e per confermare, nei 20 minuti che gioca, di non star passando un momento magico. Voto 6

Palacio: perché lui e non Gabigol? Perché, ne siamo certi, il Trenza dimostra impegno e dedizione in settimana superiori al folkloristico compagno. Voto sv

Eder: pochi minuti, potrebbe timbrare il cartellino ma è murato da Berisha. Voto sv

Pioli: da quando siede sulla nostra panchina, con le piccole non ne ha steccata una. Forse anche per questo oggi l’Atalanta si sente piccola piccola. Vedremo contro il Napoli, intanto ripristina il modulo “giusto” e la squadra vince e finalmente diverte. Si faccia chiarezza subito sul prossimo anno, il ritmo del buon Stefano è da Champions. Voto 7

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Cronache

Inter – Roma: pagelle di prepotenza

Una serata storta, con la complicità di qualche decisione controversa, ma soprattutto di una formazione discutibile messa in campo da Frank Pioli, con un solo difensore e una pletora di centrocampisti che non trovano la quadratura e nemmeno il cerchio. A stento trovano la botte, anzi le botte, quelle che Nainggolan e Strootman rifilano con savoir faire a Gagliardini e Brozovic. Ma diciamolo, la Roma è stata superiore, tecnicamente e fisicamente. Per fare il salto di qualtià ci manca ancora qualcosa, non a casa perdiamo regolarmente contro chi ci sta davanti.

Handanovic 6,5

Nel primo tempo ci tiene a galla con la parata su Salah, per il resto normale (non) amministrazione, un miracolo in più non avrebbe fatto male. Sul rigore trova per la prima volta un avversario che lo ipnotizza come un incantatore con il serpente.

Murillo 5,5 

In una partita in cui Tagliavento premia la fisicità non fischiando mai i contrasti aerei, lui è l’unico che se li fa fischiare. Un motivo dovrà pur esserci. Soffre tremendamente la mancanza di Miranda.

Medel 5,5

Inizia bene, è quello che non abbocca mai alle finte di Dzeko e Salah. Il motivo è semplice: ragiona, aspetta, interviene. Con il passare dei minuti la lucidità viene ovviamente meno, e Medel inizia a soffrire le finte di Perotti e Dzeko, fino a stendere il bosniaco.

D’Ambrosio 5

Così male, a mio parere, solo nella prima partita a Verona. Come dite? Anche quella volta era il terzo centrale della difesa a tre? Ecco, magari non è un caso, ma D’Ambro rende meglio quando gioca da terzino. Chiedetegli poche cose e lui le farà bene.

Candreva 5,5 

Propositivo, ma senza lo spunto decisivo. Prova anche qualche conclusione, ma senza fortuna e con poca lucidità. Più che fuori partita, fuori tempo.

Brozovic 5

Pigro. Indolente. Insofferente.

Kondogbia 5

Volenteroso certamente, preciso proprio no. Strootman gioca un altro sport e se lo mangia. Quando prova un paio di conclusioni da lontano, con il corpo all’indietro è già chiaro come andrà a finire. Ma lui riesce a fare peggio.

Gagliardini 5

La sua partita meno brillante. Non è un caso che giochi contro Nainggolan, che lo scherza sul primo gol e lo abbatte sul secondo. Fallo? Forse. Ma la forza del belga è talmente disarmante che quando conclude con un gol di potenza una cavalcata di 50 metri, pensi che in fondo è il trionfo della fisicità. E che Gagliardini su questo avrà da lavorare. E lo farà.

Joao Mario 6 

Non finisce nel frullatore romanista, resta intrepido, ma non trova mai l’uno due con il compagno giusto. Alla fine pensi che la colpa è dei compagni.

Perisic 5,5

Chissà cosa gli passa per al testa quando fa quel numero da circo che gli costa l’ammonizione. Non dico che devi sapere il regolamento, ma almeno a vedere i video di “chiamarsi bomber” su Verratti. Poi gioca, e gioca come sa. Quando accelera si vede. Suo l’assist per Icardi.

Icardi 6,5

Dategli un pallone aereo impossibile e lui per poco non lo trasformerà in gol. Dategli un pallone sporco e lui apparirà per aprire la partita. Che altro chiedergli?

Eder 6

Si procura un rigore molto simile a quello che aveva procurato a Bologna. Infatti non gli viene fischiato. Crea i presupposti per scardinare il trio centrale della Roma, ma quando sbatte contro Fazio si fa male. In tutti i sensi.

Banega 5,5

Se gioca dieci minuti a partita o inventa qualcosa oppure non si vede. Oggi la seconda.

Gabigol 5

Quando giocavo a Subbuteo c’era l’omino che batteva i calci d’angolo. Ecco, oggi l’omino è lui. Arriveranno giorni migliori.

Pioli 4,5

La sua Inter di oggi è presuntuosa. Ricorda la prima di de Boer, con la differenza che non si gioca contro Meggiorini, ma contro Dzeko. Tra l’altro stasera non azzecca nemmeno i cambi. Serata sfortunata, ma cerchiamo di invertire la sfortuna contro le grandi, please.

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