Stramaccioni, Oba Oba, Julio Cruz (e altri che la vinsero)

Con quella faccia un po’ così, da pugile sempre sull’orlo del knock-out, anche Stramaccioni la andò a vincere. Era il giorno in cui avrebbero fatto il loro record di vittorie consecutive in casa o qualcosa di simile, e invece arrivò l’armata Strama (non esattamente un’annata passata alla storia) e giocò una partita leggendaria. Tre punti strappati a casa loro dopo un inizio di quelli shock. Record in fumo: ritenta, sarai più fortunata.

Con quello sguardo un po’ così, sempre triste e serioso, Julio Cruz a Torino la buttava spesso dentro. Con un Jardinero in campo si sapeva che qualcosa sarebbe successo, e anche se il suo nome non è inciso in oro sul Triplete, il suo soprannome è marchiato a fuoco tra i più bei ricordi. Tre punti strappati a casa loro con quell’andatura sempre dinoccolata, e quel pugno sempre alto, hasta la victoria Julio.

Con quella treccia un po’ così, e quelle movenze che ancora ci cullano i migliori ricordi, Palacio la firmava quasi sempre. Quanto pagheremmo per averlo lì, in questa formazione, a seminare il panico nella terra di nessuno che si forma attorno a Maurito? Ma il suo spirito ci sarà, e chissà che non diventi ispirazione benedetta per quell’altro che finisce con “ic”.

Con quella corsa un po’ così, che non sapevi se stava per cadere o se avrebbe bruciato altri venti metri in un istante, pure Obafemi Martins lasciò il segno. E poi una una capriola, e un’altra ancora, e un ballo sfrenato, avanti e indietro, e li ricordiamo tutti come il momento in cui nacque la Capoeira – non l’ha inventata lui? Tre punti strappati a casa loro con Zaccheroni in panchina, con una partita fuori da ogni logica, con risultato fuori da ogni pronostico.

Con questa squadra un po’ così, superiore a molte di quelle avute in passato, ma pazza allo stesso livello, con un allenatore di altissimo spessore, pazzo a livelli mai visti, andiamo lì dove il nervo è scoperto. E noi lo conosciamo quel nervo, spesso lo abbiamo solleticato e siamo i più titolati a farlo. Sbaglia Tardelli a pensare che il dramma sarebbe interista in caso di sconfitta, perché in ogni caso gli obiettivi “rimangono tutti lì davanti” (cit. Lucianone). Se invece la Juventus dovesse perdere, o anche se non dovesse vincere (perché per questo è stata costruita quella corazzata), allora il tarlo tornerebbe a rosicchiare, piano piano – e un tarlo che inizia a dicembre, prima della bella stagione avrà fatto danni.

La squadra che vorrebbe il Triplete si specchia in quella che ce l’ha in bacheca: Juve-Inter, dal punto di vista emotivo, è tutta qui. Il resto è calcio, e il calcio in certe partite conta solo fino a un certo punto.

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