Corsi, ricorsi e Tafazzi

Breve ripassino di storia. Anche nella gloriosa stagione 2009-2010 l’Inter si giocò l’accesso agli ottavi di finale della Champions all’ultima giornata del gironcino e tutti noi, per l’occasione, indossammo un elegante pannolone. Gironcino tosto anche quello (ma meno di quello attuale). Classifica alla quinta giornata: Barcellona 8, Inter 6, Rubin Kazan 6, Dinamo Kiev 5. Partite dell’ultima giornata: Inter-Rubin, Dinamo Kiev-Barcelona. Scenario: l’Inter doveva vincere per qualificarsi, punto. Differenze: il Rubin era ancora assolutamente in corsa e anche l’altra partita era decisiva (la Dinamo poteva qualificarsi battendo almeno 2-0 il Barcellona) a causa del clamoroso risultato della terza giornata, Barcellona-Rubin 1-2, che aveva mischiato orrendamente le carte di un raggruppamento che sembrava (quasi) scontato. Noi avevamo pareggiato le prime tre partite (due in casa). Male male male. Vincemmo a Kiev la quarta (all’85’ eravamo ancora sotto 1-0 e virtualmente a casa, pensate a cosa ci saremmo persi), poi lo 0-2 a Barcellona senza vedere palla. E infine il 2-0 (Eto’o, Balotelli) al Rubin all’ultima giornata a San Siro. Il Barcellona vince a Kiev 2-1 (Dinamo in vantaggio dopo 5′, pareggio di Xavi a fine primo tempo, gol di Messi all’86’). Classifica finale: Barcellona 11, Inter 9, Rubin 6, Dinamo Kiev 5.

Solo per dire che giocarsi la qualificazione all’ultima giornata di un girone di Champions (tanto più se è equilibrato verso l’alto: vedi quello micidiale del Napoli) è la normalità. Così com’è del tutto normale, nel caso specifico, che alla resa dei conti l’Inter arrivi con 7 punti, l’esatto obiettivo minimo (vincere in Olanda, battere il Tottenham in casa, fare almeno un punto con il Barcellona: fatto). Dobbiamo battere il Psv, punto. E fare zapping con il Camp Nou per vedere cosa succede là: se il Tottenham vince dove nessuno in Champions riesce a farlo da 5 anni e mezzo, beh, complimenti. Non capisco quelli che parlano di biscotto: biscotto per eliminare l’Inter e far passare il Tottenham? Mah. Il Tottenham che vince a Barcellona, ci sta. Il Barcellona che lascia vincere al Camp Nou chicchessia no, non ce lo vedo proprio. Vabbe’, ne parleremo.

Il paragrafo precedente possiamo anche intitolarlo “bicchiere mezzo pieno”. Passiamo al resto. Siamo arrivati a 10′ dal filotto, giocando una partita per lo 0-0 e quasi riuscendoci, pagando cara una distrazione collettiva (i colpevoli del gol sono almeno 4 o 5) che ci è costata una rete grottesca (vedere Sissoko scortato dai nostri per 40 metri mi ha fatto venire in mente il gol di Sassuolo-Inter dell’anno scorso). E’ stato un vero peccato, perchè potevamo festeggiare la qualificazione raggiunta con una giornata d’anticipo eliminando la terza del campionato inglese, uno squadrone fatto e finito a cui avremmo concesso solo un punto in due partite. E invece siamo qui come nel complicato tardo autunno del 2009, a cercare il pannolone della nostra misura.

Se nelle tre partite “normali” abbiamo fatto il nostro, nelle due “super” è emerso un gap che però non possiamo far finta di vedere solo quando ci fa comodo. E’ un gap che esiste, che esiste anche se diamo tre pere al Frosinone, che dipende anche da sei anni senza Champions e da una mentalità da ricostruire, oltre che da una rosa che è molto buona ma non è al livello delle top, ovvio, lo sanno anche i bambini dell’asilo. A Barcellona e a Londra abbiamo fatto zero punti, ne potevamo al limite fare uno (sarebbe stato decisivo), dando una discreta impressione di noi nella fase “sto coperto, riordino le idee e porto a casa il culo” e un’immagine un po’ più offuscata nella fase “sto coperto, se serve la tiro anche in tribuna ma provo a vincere” che ci è riuscita molto meno, quasi niente.

Non c’è bisogno di discutere per giorni e giorni su Nainggolan. Era l’uomo che serviva per partite come queste, ma è completamente fuori condizione per le ragioni che sappiamo e Spalletti lo rischia perchè non ha alternative (il FPF ci ha decimato il centrocampo), salvo poi scoprire che il sostituto diventa il migliore in campo (quindi un’alternativa c’era, mannaggia). Ma non sarebbe cambiato granchè. Eravamo settati per fare lo 0-0 qualificazione e non ce l’abbiamo fatta per un pelo. Sennò adesso saremmo qui a fare onanismo sulla nostra partita attenta, sui nostri centrali impenetrabili e sugli acquisti più azzeccati dall’estate 2009.

Dico solo che abbiamo ancora un match point e fare disfattismo per due settimane – avendo nel frattempo anche Roma e Juve da andare a trovare – è un po’ da Tafazzi. Giochiamoci ‘ste partite e poi tiriamo le somme. Tirarle prima, e in negativo, più che altro è da coglioni.

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