Il fuoriclasse

ll fuoriclasse è in quell’attimo. Quello in cui si muove incontro al pallone prima di sfuggire in direzione opposta. In un sol colpo disorienta Musacchio e Donnarumma. Quello è il motivo per cui è un fenomeno. Ma è un motivo invisibile, lo vediamo oggi solo per quel video ormai virale, una telecamera che ha deciso di seguire lui e lui soltanto, per catturare e regalarci quel momento. Così che noi potessimo capire cos’ha di speciale, questo giocatore. Non gioca con la squadra, non aiuta, dicono: invece lo fa facendo queste cose. Sublimando lo sforzo di tutti quando tutti pensano sia stato ormai vano. Perché quando la partita sembra finita, quando chiunque si è ormai da tempo rassegnato al pareggio, lui sta fiutando la preda, è ancora alla ricerca dell’occasione per segnare. In quei lunghi momenti in cui non lo vedi, in cui non sembra presente, sta invece preparando la sua differenza. Fuoriclasse anche quando non sembra esserlo. Fuoriclasse due volte, quindi. Un artista, anche: perché vede prima ciò che noi non riusciamo nemmeno ad immaginare dopo. Quel gol, finché non l’abbiamo passato e ripassato con quel video, sembrava un banale colpo di testa a porta vuota. Invece c’è quel movimento: cattura l’attenzione davanti per liberarsi sul retro. Compare e scompare. Come un bagliore. È quella l’arte del fenomeno: non il gol di per sé, ma il pensiero precedente, l’idea fugace che diventa atto nello stesso momento in cui viene pensata. Creatività sopraffina perché fuori dagli schemi. Unicità. Che per definizione non è comprensibile a tutti, dunque difficile da catalogare. Ma ora è più chiara, almeno un po’. Anche quando il genio non si vede, esiste. Sta lavorando. Per voi, per noi, per l’Inter. Dunque il fuoriclasse è tutto lì. In quel movimento minuscolo eppure sublime. In quell’attimo che è come una firma. Uno scarabocchio sul derby e sul destino, scritto rapidamente ma chiaro. Leggibile. Senza dubbio alcuno. C’è scritto Mauro Icardi.

Di Claudio Savelli

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