Ci vuole il diavolo in corpo per vincere un derby così

Ci sono partite che si sviluppano su un equilibrio folle, su una tensione abnorme, su ritmi impossibili. Se poi sono dei derby, in ballo c’è molto più di un pugno di punti. Non scherziamo: questa era una partita fondamentale e si sapeva che sarebbe stata giocata senza margini possibili d’errore.

Queste partite le vinci soltanto se hai il diavolo in corpo e questo (per definizione, contro il Milan…) non avrebbe giocato a nostro favore. Ma c’è qualcosa che nessuno ha considerato. Qualcosa che in realtà si vedeva ormai da minuti, sgroppata dopo sgroppata, ma che non veniva finalizzato e allora scompariva nella cronaca vuota di una pioggia di azioni sfumate. Ma quel qualcosa c’era, si vedeva, era sempre più palese: il diavolo era in campo, aveva posseduto uno dei ventidue e gli stava facendo girare le gambe come un mulinello.

Poi è successo. Un’azione come tante altre, una palla in fascia come tante altre, e quella palla rovesciata da Candreva come si fa quando non hai idea di cosa poter fare mentre la clessidra finisce il suo corso. Ma lì uno stadio intero ha visto il posseduto: Vecino, sempre Vecino, ancora Vecino, interminabile Vecino. All’ultimo minuto non ti fai l’ennesima sgroppata se non hai il diavolo in corpo. E soprattutto non puoi vedere dietro di te se non hai qualcosa di mefistofelico dentro.

Nelle prossime ore potrete rivederla molte volte quell’azione. Guardate il movimento di Vecino, guardate quanto ci ha pensato prima di sfoderare la lama. Poi, improvvisamente, si è girato e la palla è andata a disegnare esattamente il quadro che Vecino si era immaginato. Potente, preciso, imprevedibile, un versetto satanico lanciato là dove più poteva far male. Diabolica anche la parabola, che illude tutta la difesa, confonde e scompagina, fino a mandarti all’Inferno.

Ma Icardi lo sa. Icardi lo conosce. Icardi ci si allena tutti i giorni. Icardi sapeva che il diavolo stava per manifestarsi, perché il diavolo non perdona. Ed ecco quindi il movimento dei grandi attaccanti sfoderato da manuale. Poi un salto in cielo e infine l’appoggio in porta che più facile non si può.

Un diavolo ha lanciato così uno stadio intero in paradiso. Il boato è tuonato in una città intera, ma lo hanno sentito anche a Torino, forse a Barcellona.

Così è ancora più bello. Perché il diavolo stavolta ha giocato per noi, e perché #finoallafine è un hashtag nostro, oggi più che mai.

 

Le pagelle

Handanovic 6.5
Un intervento complesso, uscite puntuali, mai messo particolarmente in difficoltà. Battezza fuori i palloni e lo fa bene. Nel frattempo la telecronaca di Sky dice che sta facendo una delle sue migliori stagioni e a noi su questo qualche dubbio rimane.

Vrsaljko 6.5
Tiene dietro, spinge senza mai trovare la zampata, si dimostra solido. E in quella posizione non è cosa da poco, di questi tempi.

Skriniar 7
Chiedete a Higuain

De Vrji 7+
Chiedete a Higuain. E al palo.

Asamoah 5.5
Diamogli atto del fatto che tocca sempre a lui il cliente più scomodo, e tutto sommato riesce ad arginare alla grande Suso per tutta la partita. Al tempo stesso, però, sbaglia in modo estremamente pericoloso alcuni spunti che avrebbero potuto metterci in grave difficoltà. Non abbiamo dubbi però sul fatto che al prossimo ospite scomodo toccherà nuovamente a lui

Vecino 9
Un voto esagerato, si. Volutamente. Ma riguardate le sgroppate degli ultimi 10 minuti, quando taglia in due il campo e si lascia dietro il centrocampo milanista. E poi quel cross, scagliato da fermo, quando più nessuno aveva forze e concentrazione. Ma soprattutto, nuovamente decisivo. Ancora decisivo. La leggenda dice che non abbia guardato Icardi che saltava: lui già sapeva. Garra Charrua, dice il saggio. Chapeau, diciamo noi.

Brozovic 6.5
Corre e propone, sbaglia e recupera, al centro di ogni azione, centro gravitazionale dei progetti spallettiani. Annulla Kessie, conquista il centrocampo e prova a disegnare geometrie in mezzo a spazi inesistenti.

Politano 6.5
Quando entra in campo guarda la curva e rimane impressionato: la telecamera, implacabile, testimonia la tensione di chi arriva da Sassuolo e si ritrova in pochi mesi nella Scala del Calcio. Gli manca la scintilla che lo possa rendere davvero grande, ma il ghiaccio si sta rompendo. Bella stagione, ma guai accontentarsi: Politano può fare ancora molto di più. Scommettiamo?

Nainggolan sv
Partita breve, troppo breve, interrotta da quell’azione dove giocano al limite in due facendosi male entrambi. Il Ninja ha la peggio e lo perderemo in quella partita dove, senza Messi, avrebbe potuto fare la differenza. E invece ora saremo senza di lui e perdiamo qualcosa di molto importante.

Perisic 5.5
Sta tornando. Fiammate, ma il cross non arriva mai, il tiro non esplode, qualche contrasto e tante sgroppate. Non è ancora il Perisic che abbiamo conosciuto, ma non è nemmeno più quello di inizio stagione. Spalletti ci crede, ci crediamo anche noi.

Icardi 7
Una partita da lottatore ed è bello vedere Icardi così. Poche occasioni, ma all’ultimo è lui a capire prima di tutti cosa avrebbe fatto Vecino. E così muove sul primo palo, taglia sul secondo e mette una firma indelebile sulla storia dei derby. “Mi è venuta la palla in testa”, dichiara a Sky rendendo merito a Vecino. Rendiamo merito alla sua onestà, ma lui era lì dove le porte del Paradiso si stavano per spalancare.

Borja Valero 7
Di solito si scalda un’ora e gioca 2 minuti, stavolta si scalda 2 minuti e gioca un’ora. E lo fa bene. Non è Nainggolan, ma nessuno gli chiede di esserlo. Ma lui è Borja Valero, e dimostra di esserlo ancora.

Keita Balde 6.5
Ha fisico, tocco, scatto, istinto, classe. La lucidità spesso manca. Ma quando entra reinventa una fascia che fino a quel punto non aveva raccontato troppo.

Spalletti 8
Ha avuto ragione, ha dominato il derby e alla fine lo porta a casa. Noi che volevamo Lautaro, noi che volevamo forze fresche, noi che immaginavamo moduli ridisegnati: muti, ha ancora vinto, ha ancora avuto ragione lui. Sputa verso la telecamera e non lo squalificheranno. Va ai microfoni di Sky e, non soddisfatto, vince il suo personale scontro diretto con Alciato. Ha già la testa a Barcellona, ne siamo convinti. Tarantolato.

Wanda Nara 7
Dopo ogni gol la inquadrano. Caso unico a livello mondiale, probabilmente. Ma stavolta aveva gli occhi lucidi: segni improvvisi di interismo, ci piace.

Gattuso 8
Ha reinventato il Milan, ha messo in campo un derby tesissimo e ai microfoni ammette la superiorità di un’Inter che “avrebbe vinto ai punti”. Onore al merito, mister.

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