Non dobbiamo fare calcoli

Non dobbiamo fare calcoli“. Se nessuno l’ha ancora detto, lo dirà comunque qualcuno entro le prossime ore. Perché sono frasi di circostanza, perché sono quelle cose che si dicono, perché in ognuno di noi c’è un formulario di luoghi comuni da sfoderare quando c’è qualcosa da nascondere. In questo caso da nascondere c’è semplicemente la tensione per una partita che tutti ben sappiamo quanto sia importante. Andiamo in Olanda, c’è una missione da compiere.

Non dobbiamo fare calcoli“. Ha senso, del resto, quando si è un giocatore o un calciatore. Ha senso perché la tensione non va nascosta: va sublimata in carica agonistica, in concentrazione, in voglia di gettare il cuore oltre l’ostacolo per trovare i tre punti e portarseli in cassaforte a Milano. Se si è parte del gioco non bisogna far calcoli: è tempo perso, energia sprecata, è deconcentrazione. Se si scende in campo non ci si perde nella matematica: conta di più la strategia. Se si è tifosi, invece, la frase ha molto meno senso. Anzi: far calcoli è il modo migliore per ammazzare l’attesa e tentare di restare dentro la partita fin da ora. Quindi i calcoli noi li facciamo. Eccome se li facciamo.

Dopo la prima giornata il pallottoliere dice che abbiamo 3 punti noi e 3 punti li ha il Barcellona. Per fare una proiezione sull’intero girone, essendosi giocata una sola giornata, dobbiamo partire da una ipotesi assurda-ma-nemmeno-troppo: che il Barcellona le vinca tutte. Escludiamo una incognita e immaginiamo che ci sia una squadra ammazza-girone, insomma: la matematica insegna che i sistemi si risolvono così, semplificando le variabili. Se così fosse, i punti in palio per le altre tre formazioni sono complessivamente 12. Insomma: con 9 punti si passa, paradossalmente anche con 6 e tante piccole variabili impazzite a favore. Un pareggio andrebbe a Per arrivare a 9 punti occorre quindi vincere al Philips Stadion contro il PSV e poi sapere che con una sola vittoria nel girone di ritorno si è molto probabilmente lassù, nel calcio che conta, oltre i gironi, verso le “stelle”.

Certo rimane in ballo la variabile Barcellona, quella che avevamo escluso: nell’ipotesi della squadra ammazza-girone, qualsiasi avversaria che riesca a rastrellare punti contro Messi&c. avrà un importante tesoretto a disposizione. Un tesoretto che potremo anche far nostro, perché no, magari a Milano, magari tra una sbuffata e l’altra del vulcano Eyjafjallajokull, magari con un gol di Vecino all’ultimo minuto, magari, chissà. Ma questo tesoretto avrà molte più possibilità di maturare se a quella sfida ci si arriverà con in tasca 6 punti e due match point a disposizione nelle due partite finali del girone.

Non dobbiamo fare calcoli, quindi, perché i calcoli son già fatti: vincere con il PSV significherebbe capitalizzare in modo importante la Garra Charrua della prima giornata; perdere o pareggiare con il PSV significherebbe arrivare con ansia alle sfide post-Barcellona. Ecco perché, per importante che sia stata la prima giornata, la seconda lo è ancora di più: son tre punti con un peso specifico maggiore, son tre punti che valgono gran parte del bottino, son tre punti che facilitano l’equazione, son tre punti che cambiano la parabola del destino.

3 punti in palio, 4 giornate ancora da giocare, 2 avversarie dirette, a 9 punti si passa, 3 punti li abbiamo già. Che vogliate appellarvi alla cabala o che siate del partito del “non dobbiamo fare calcoli”, questa è la realtà. Ognuno la interpreti come desidera, tanto il risultato rimane comunque maledettamente lo stesso: andiamo in Olanda, c’è una missione da compiere!

One thought on “Non dobbiamo fare calcoli

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  1. troppo ottimista! se e’ lecito aspettarsi che il barca le vince tutte (ma secondo me e’ difficile che vinca a Londra stasera e non e’ piu’ il barca di xavi e iniesta) e’ altrettanto plausibile assumere che il PSV sia la cenerentola e le perda tutte. fondamentale sara’ non perdere a londra nel ritorno con gli Spurs.

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