Ruben Sosa capo della banda (o anche di ghette, punizioni mirabolanti e Garra Charrua)

Aveva una Twingo. Che Ruben Sosa arrivasse alla Pinetina alla guida di una Twingo è una piccola certezza, era così strano vedere quell’utilitaria buffa, disegnata più per i figli che non per i padri, che è difficile che mi sbagli. L’unico interrogativo riguarda il colore, io la ricordo viola, ricordo lui che arriva ai cancelli guidando come un matto e che lancia petardi ai tifosi nei giorni di carnevale, unico elemento fuori dal coro in un esercito di berline e macchine di lusso che passavano veloci quasi senza firmare autografi.

Ruben l’irrequieto, Ruben il capo della banda che non vuole accettare il biondo triste, Ruben che fin dal primo giorno di Dennis Bergkamp all’Inter gli scatena contro una guerra di posizione infinita. La Star è lui, l’uruguagio esplosivo, a cosa serve quello spilungone magro e silenzioso?

Per capire Ruben Sosa basta una partita, ritrovare da qualche parte le immagini di una sfida di fine ottobre del 1993. Il Parma di Zola, Asprilla, Grun, Minotti e Apolloni. Tre gol, la palla calciata forte come se dovesse demolire porta e avversari, gli scatti ripetuti all’infinito.

Lo inseguivi una volta, ci riprovavi, ma lui partiva la terza e poi ancora la quarta volta. Piccolo e veloce, piccolo e potente, piccolo che sembrava un folletto con quelle ghette bianche che non si usano più, con il numero 11 quando ancora significava qualcosa, voleva dire che eri titolare e giocavi seconda punta.

Rubén Sosa Ardaiz da Montevideo, nato il giorno della liberazione, nato nell’anno del mondiale inglese lui che di anglosassone non ha mai avuto nemmeno  un capello, istintivo e passionale, grintoso come pochi, fuoriclasse tardivo che nel ‘92 ha rischiato di portare a casa uno scudetto folle come lui, trascinando il gruppo sgarruppato di Bagnoli a pochi punti dalla rimonta miracolosa, 20 gol entusiasmanti, 22 a contare la Coppa Italia. Uno degli acquisti più belli e riusciti  dell’Ernesto, una luce abbagliante in abbi di magra e vittorie rossonere.

Rubén dice che con i palloni di oggi ne avrebbe fatti 40 a stagione e forse ha ragione. In tempi di garre charrue, l’uruguagio che mi manca più di tutti è lui, Rubén Sosa Ardaiz, incursore nerazzurro per tre sole stagioni, nel cuore per sempre.

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