Non ci piace vincere facile (senza rischio infarto non c’è gusto)

La mia prima partita di Champions dal vivo. La prima partita della “nuova” Inter in Champions League. Il ritorno della musichetta a San Siro. La prima di tanti: Icardi, Skriniar, e via dicendo. La prima volta che mi sono emozionato così tanto per una partita di calcio, lo ammetto senza problemi. Dal vivo è una gioia completamente diversa rispetto alla TV. Uscire dallo stadio sudato fradicio, senza voce, con tutti che cantano e sono sudati fradici come te, e vogliono solo saltare e gioire. E rivedere il capolavoro di Icardi. E vedere che la ri-prende Vecino. È tutto troppo bello. Poi si possono dire tante cose indiscutibili. È stata bella, ma non bellissima, fino al gol del Tottenham. È stato il ritorno dei soliti fantasmi. Partita vinta e stravinta in difesa e a centrocampo, ma grande mancanza in attacco.  Un esempio solo, perché stasera vince l’entusiasmo: Perisic, quello che puntava l’uomo e lo saltava in velocità arrivando sul fondo e dava vita al “Perisic to Icardi”. Ve lo ricordate? Io inizio ad avere un ricordo sbiadito di quel giocatore, sostituito da uno che sbaglia tanto, troppo, nel puntare l’uomo e anche nell’assistenza ai compagni. Il risultato finale e la rimonta terminata negli ultimi minuti, che porta 3 punti pesantissimi, sono una cosa troppo bella per vedere le cose negative. Ora è il momento di crederci e di sperare che sia vero ciò che si è detto in conferenza stampa ieri, che questa partita può essere quella che ti dà fiducia e ti aiuta a ritrovare te stesso.  È bello pensare che Icardi prenderà fiducia e ricomincerà ad essere la macchina da gol che tutti conosciamo. Che Brozovic cercherà di sbracciare meno (anche quando ha ragione perché sono tutti immobili come le statue sul Duomo di Milano), che magari Candreva si ricorderà che gioca in Serie A e il minimo  che ci si aspetta è che riesca a controllare il pallone quando lo ha tra i piedi. È bellissimo sperare che Nainggolan trovi la condizione prima di primavera, e riesca a dare intensità per 90 minuti anziché 70. E infine, mi ripeto dopo averlo già detto nel post-Parma, è bello sperare che Handanovic inizi a tuffarsi, anche solo per far sembrare che ci sta provando, anche se sa che non ci arriverà mai. Che poi magari capita che sbagli i calcoli e ci arrivi pure. Per fortuna ci sono anche tante certezze. Che De Vrij è una certezza, che anche se ha un po’ la faccia da tonto è mostruoso, non sbaglia niente. De Vrij insieme a Skriniar e Miranda riesce a far sembrare Miranda sempre sicuro della giocata che deve fare. E la certezza più importante, che era mancata a Parma, che questa squadra ha le palle, e non sviene se va sotto di un gol.  Che la famosa “garra charrua” non è poi solo una cazzata episodica, che la fame c’è e può aiutare anche a superare i limiti di una squadra che deve crescere tanto, tantissimo, se vuole sentire quella splendida musichetta anche l’anno prossimo. I giornali titoleranno che le difficoltà sono state comunque tante, che il gioco non è fluido, che Icardi è stato assente per 80 minuti. E hanno ragione, di base. Ma noi per una sera non pensiamoci, per quei pensieri c’è sempre tempo. Stasera andiamo a letto col sorriso e con la speranza che magari si aggiusterà tutto. Non è che non la squadra non ha le palle. È che le avevamo dimenticate a casa. 

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