A rivedere le stelle (Cristiano Ronaldo e il dilemma di Antigone)

Una delle campagne più belle della storia della comunicazione calcistica italiana dice che è tempo di “Riveder le stelle“. Il significato è proprio quello del canto XXXIV della Divina Commedia:

salimmo sù, el primo e io secondo,
tanto ch’i’ vidi de le cose belle
che porta ’l ciel, per un pertugio tondo.

E quindi uscimmo a riveder le stelle.

Di pertugi, tondi e non soli, ne abbiamo attraversati tanti negli ultimi anni, ed è per questo che mai campagna fu più azzeccata. Dopo aver preso botte persino del Beer Sheva, si torna a rivedere le stelle della Champions. E fino qui, tutto nella norma. Anzi, è bello pensare che qualche stella abbia scelto di sposare il nostro progetto. Radja Nainggolan non si è presentato come uomo in grado di spostare gli equilibri, sebbene il suo dinamismo, la sua forza, la capacità di essere box to box qualcosa negli schemi di Spalletti lo sposta davvero. Anche l’acquisto di Politano non è affatto da sottovalutare, se non fosse che la sua presentazione avviene nei giorni dei rumors che danno ormai per certo Cristiano Ronaldo alla Juventus, e la conferenza stampa diventa una sequela poco nobile di domande sull’impatto del portoghese sul nostro campionato. Legittimo, in altra sede. Non alla presentazione di un calciatore italiano di una delle squadre più importanti del mondo.

Nessuno di noi, ammettiamolo tranquillamente, si aspettava però di “Riveder le stelle” così presto anche in Serie A. La stella per eccellenza, Cristiano Ronaldo. Al di là dell’ufficialità che dovrebbe arrivare in queste ore, la considerazione da fare è che la Juventus è diventata un club che può ambire a tesseralo. E questo, di per sé, è già un capolavoro della dirigenza. Questo va detto, altrimenti non siamo onesti intellettualmente (E Mourinho si arrabbierebbe molto). Così come va detto che è la cosa migliore che possa capitare al campionato italiano. Il più forte, premiato e popolare calciatore del mondo che sceglie di giocare in Serie A significa la fine della traversata nel deserto.

Se la Juve fa bene ad investire una somma così ingente su un campione di 33 anni è un problema che non mi porrei io. Metterci a fare questo tipo di considerazioni, oggi, sarebbe da invidiosi e basta. Chi non vorrebbe Cristiano nella propria squadra? Chi pensa che uno che dopo gli allenamenti fa due ore di crioterapia non possa giocare almeno altri 5 anni ad altissimi livelli? Chi è così stolto da pensare che non sia un enorme passo verso la possibilità di ambire, stavolta seriamente, a quella che è l’ossessione – sì, l’ossessione, ricordate la differenza con il sogno? – dei bianconeri?

L’arrivo di Cristiano Ronaldo in Italia sarebbe il colpo più grosso dai tempi del Fenomeno brasiliano, sebbene quel Ronaldo (ora e sempre “quello vero” ndr) era all’apice della sua carriera. Ma già nel 1997 furono gli sponsor a capire la portata dell’affare e ne guadagnò, a breve termine, tutto il calcio italiano. L’arrivo di campioni così crea una maggiore attenzione da parte di tutti verso il prodotto Serie A, un prodotto che negli ultimi anni ha perso appeal rispetto agli altri 4 grandi campionati europei e che potrebbe tornare ad essere competitivo. Più grandi campioni ci sono, più diritti televisivi ci sono. È una crescita per tutti. Ovviamente Ronaldo da solo non basta. Ci vorrà un grande Napoli grazie ad Ancelotti, una Roma competitiva e poi magari noi. Che  potremmo avere la fortuna di trovare in Lautaro Martinez il giocatore che non ci aspettiamo. Per la legge dei grandi numeri un giovane forte e subito pronto, alla Kakà o alla Pato, per intenderci – dovremo trovarlo anche noi, prima o poi.

A riveder le stelle non è solo uno spot, è una possibilità. Quella di rialzare la testa come movimento in un momento che – non ci si illuda – è davvero delicatissimo. Con il Milan fuori dall’Europa, diverse squadre di Serie B che fanno fatica ad iscriversi al campionato, noi e la Roma con mille paletti finanziari, pensare che basti un Ronaldo per sanare il calcio italiano è pura utopia. Ma fa riflettere su come una società, certamente poco simpatica ma molto competente, sia arrivata a poter trattare su certi tavoli. A noi in fondo non cambia poi tanto. Negli ultimi 7 campionati non c’è stata minimamente competizione con la Juventus. Il distacco è siderale, eppure il nostro ottimismo – quello che ci rende appassionati e ciechi come Antigone – ci porta a pensare che “magari lo spogliatoio della Juve non prende bene il suo arrivo“, o che Ronaldo non si trovi poi così bene con i marcatori italiani, anche se faccio fatica ad immaginare Gamberini o Burdisso che danno filo da torcere a Douglas Costa e CR7. Ma hai visto mai. Nel frattempo noi diventiamo quello che sono stati loro circa dieci anni fa. Una squadra funzionale che inizia pian piano a ripartire. Lontani dalla possibilità di poterci avvicinare a certi tavoli, ma vicini, finalmente, ad un’idea di progettualità.

E ci sediamo a riveder le stelle, degli altri. Convinti comunque di potergli anche rovinare la festa. Altrimenti che giochiamo a fare?

One thought on “A rivedere le stelle (Cristiano Ronaldo e il dilemma di Antigone)

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  1. Per la prima volta dissento. L’acquisto di Ronaldo da parte della Juve sarà il colpo di grazia a una serie A già colpita a morte dal FPF. Tutte le altre società, costrette come sono a guardare anche al centesimo (vedi la nostra Inter), non potranno mai fare colpi neanche lontanamente paragonabili. Le ulteriori, inevitabili vittorie della Juventus contribuiranno (economicamente) a scavare ancora di più il solco, a far aumentare il gap a dismisura, riducendo il nostro campionato, per i prossimi 30 anni, ad una competizione mono-squadra stile Norvegia, Francia, eccetera.

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