Ciò che Mauro dà, Mauro toglie (il giorno che il Capitano si smarrì nell’area piccola, le pagelle di Milan – Inter)

La neuropsichiatria infantile avrà delle spiegazioni per serate come questa, deve esserci un motivo per il contagio nervoso che ha trasformato i miei piccoli figlioli in due molle impazzite. Forse è colpa mia, della tensione per un derby molto importante e della scelta di dissimularla pensando di riuscirci per davvero.

Così mentre sedevo apparentemente serafico sul divano e i due smontavano la casa, aggredivano il televisore e lanciavano sporadiche urla (Antonio che ha quasi tre anni un po’ più a fuoco nell’incitamento, Anita che ha quattro mesi del tutto a casaccio), io implodevo azione dopo azione, convinto che ci sarebbe stata una redenzione, la catarsi, una festa finale di riconciliazione familiare, tutti insieme a cantare inni di gloria nerazzurra.

A dire il vero ci siamo anche illusi, quando il gol di Maurito è stato annullato per il fuorigioco di quel vecchio callo non limato, ma per tutto il resto del tempo la serata (il tardo pomeriggio), è stata un lungo attentato al mio sistema nervoso, alla mia salute e all’integrità del mobilio, con tanto di rischio di colpo apoplettico nel finale nell’istante esatto in cui Icardi l’ha appoggiata fuori da un metro.

Assolta la parte sulle difficili condizioni ambientali e premesso che non amo il commento di partite viste in televisione (il campo visto da pochi metri regala sensazioni molto diverse e più precise), posso azzardare un giudizio molto positivo sulla partita di oggi. Come dice Spalletti, l’Inter ha ritrovato una struttura di gioco e delle distanze che le permettono di non annaspare, di riconoscere l’andamento della partita e proporre le soluzioni più adatte. La crescita impressionante di Cancelo (che gioca o tenta di giocare da regista esterno come Sisenando Maicon ai tempi belli), la facilità di calcio e impostazione di Rafinha, la convalescenza di Gagliardini (miglior passatore in campo con oltre il 90% di tocchi a buon fine), il pressing alto e la de-responsabilizzazione di Perisic e Candreva (che guarda caso sono tornati su livelli più che accettabili), e la costanza di rendimento di Miranda e Skriniar sono ottimi motivi per sperare in un finale in crescendo. Il Milan di un mese fa giocava con un’intensità che si sta lentamente affievolendo, una frenata che ricorda un po’ quella dell’Inter di Pioli. Non giocano male ma lasciano spazi e hanno perso smalto in uomini decisivi come Suso e Bonaventura, in genere ispiratissimi nei derby.

Ne viene fuori una partita nervosa, piena di errori eppure bella da vedere. Noi a cercare di recuperare la palla nella trequarti avversaria e loro a ripartire velocissimi, bravi a gestire il contropiede in pochi passaggi e a giocare due o tre fasi di attacco, come fossero fiammate. L’esatto opposto del canovaccio di un quindicennio di derby, quelli tra il 1990 e il 2005.

Che questo sia un punto guadagnato o siano due persi lo dirà il tempo, la sensazione (anche al netto del gol sbagliato al 93′), è quella di una partita che si poteva portare a casa con un po’ di concentrazione in più, perché (di nuovo citando Spalletti), a volte la luce si spegne e sembra che l’Inter non sappia dove portare la palla. Succede sempre meno ma succede ancora. Sotto con Mazzarri, sotto con il Toro, l’unica cosa che conta è rimanere lì dove siamo ora, tra le prime quattro. Così era a settembre e così è ora, il bello è giocarsela ancora nonostante tutto quel che abbiamo detto, letto e scritto. Come dicono gli americani, ball don’t lie. 

Lasciamola parlare.

LE PAGELLE

Handanovic 7,5 – Una parata sola, una parata formidabile. Per il resto le solite minuscole sbavature (uscite abbozzate, palle respinte e non trattenute), questa volta del tutto veniali.

Cancelo 7 – Regista in fascia, non si scompone mai, salta sempre l’uomo quando è messo alle strette, si propone per triangoli in velocità e trova le energie per creare un’occasione formidabile al 93′

Skriniar 6,5 – Sicuro, mai in affanno, lui e Miranda hanno imparato ad aiutarsi. Non soffre le leve corte di Cutrone.

Miranda 6,5 – Una bellissima chiusura in recupero, molte palle pulite, alcune spazzate. La crisi dei primi mesi dell’anno (infortuni) pare lontana.

D’Ambrosio 6 – Generoso. Potrebbe essere il suo secondo nome. Danilo Generoso D’Ambrosio. Gioca sul piede opposto, sbaglia molto, corre tantissimo, non molla mai.

Gagliardini 6 – Luci e ombre. Vero che non sbaglia un passaggio, vero che i pochi che sbaglia sono i più importanti, vero che recupera palloni, vero che ne buca alcuni di pericolosi. Nel complesso e potendo azzardare un giudizio definitivo, non è un campione e nemmeno un terribile brocco. Un buon giocatore di quantità.

Brozovic 6 – Meno appariscente delle ultime prestazioni, comunque utile e presente nel pressing alto del primo tempo. Cala alla distanza.

Rafinha 6,5 – sembra gli riesca tutto facile e forse e così. Non pago di aver cucito il gioco e costruito occasioni, nel secondo tempo sradica un pallone dalla foresta del centrocampo milanista e lo porta di là, inventandosi un’occasione. (Borja Valero 6 – Entra bene nella partita, con la solita classe e un po’ troppa flemma)

Candreva 6,5 – Gioca per gli altri, si sacrifica, corre e mette in mezzo ottimi palloni. Ma soprattutto mostra di tenerci tantissimo, fino al momento del cambio (Eder sv – Non riesce nemmeno a prendere il solito giallo per la solita entrata in ritardo)

Perisic 6 – Quando hai l’impressione che stia per ribaltare la porta, lui cambia idea, rallenta, incrocia il passo. Un’incompiuta, ma comunque una bella incompiuta.

Icardi 5 – Ne segna uno e ne sbaglia due gravi. Gravi per un fenomeno come lui, che dall’area piccola non sbaglia mai, mai. Quasi mai.

Spalletti 7 – Ha rimesso in piedi una baracca che sembrava senza speranze, vediamo se riesce pure a rivenderla come lift di prestigio.

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