È (quasi) resurrezione (le 5 cose di Inter-Verona che ci faranno trascorrere una Pasqua felice)

Oggi Sabato Santo, domani è Pasqua e ci stiamo preparando a trascorrere fuori il lunedì di Pasquetta, all’insegna del casatiello (parlo del classico rustico napoletano che si prepara dalle mie parti, per quei pochi che non sapessero cosa fosse. Non conosco le tradizioni culinarie che si rispettano in altre zone d’Italia in questo periodo, ma sostituite pure la parola casatiello con quel che si prepara dalle vostre parti, se siete di altre zone), salumi vari e qualche buon bicchiere di vino. Cosa avrebbe potuto rovinare questi bei giorni a noi interisti? Una prestazione da Inter simil dicembre-febbraio, ma evidentemente lo 0-5 di Marassi non è stato solo un miraggio di fine inverno. Questa squadra è tornata a giocare a calcio, forse anche meglio di quanto fatto nei mesi in cui era sopra tutte le altre in classifica.

Certo il Verona di Pecchia non è il Real Madrid (anche se è un po’ meglio della Canavese citata da Allegri come esempio di squadra di qualche categoria inferiore), ma già dai primi secondi l’atteggiamento è stato quello giusto. Concentrazione, voglia di indirizzare la gara fin da subito sul binario giusto e di giocare a calcio nel miglior modo possibile. Tutti hanno giocato al meglio. E poi Rafinha, ah Rafinha. Chiama palla in tutte le zone del campo, lotta, distribuisce palloni, salta gli avversari con la classe del brasiliano. Gli manca un po’ di concretezza in zona gol, ma quando tocca il pallone qualcosa succede sempre. Noi ci siamo già iscritti al suo fan club e speriamo vivamente che si faccia tutto il possibile per farlo restare a Milano (anche per Cancelo vale lo stesso, ovviamente).

 

ICARDI e i suoi numeri

Oggi era la giornata in cui si celebravano i suoi 100 e passa gol con il pubblico a indossare la mascherina con il suo volto, quasi come se fosse un supereroe. Maurito ha approfittato subito della dormita difensiva dei non eccelsi centrali veronesi per arrivare a 103 gol, poi come un serpente a sonagli si è fiondato sul cross di Perisic per la doppietta. Messa da parte la discutibile non chiamata in Nazionale, a chi è pronto sempre a parlarne male Icardi risponde con i numeri, che sono da top assoluto. Quando la squadra gli fornisce i palloni giusti sa sempre cosa farne. Letale.

La classe di CANCELO

A volte un po’ lezioso, si crogiola nella sua classe, ma guardare questo ragazzo sulla fascia dopo anni di Nagatomo e Dodò fa sciogliere il cuore. Ha la tecnica di un centrocampista e la corsa di un esterno, se cercasse un po’ meno il tunnel forse sarebbe meglio per lui. Ma Cancelo è così, estroso, irridente e instancabile. Parola d’ordine: riscattarlo, punto.

PERISIC

Ecco un altro che sembra resuscitato dal torpore invernale. Sulla sua fascia sembra ovunque, mette caterve di palloni al centro e segna un altro gol da campione, dopo lo stacco mostruoso di Genova. Quando il software gira con la classe e quel fisico da cyborg che si ritrova può fare quel che gli pare.

GAGLIARDINI-CANDREVA, oltre la maledizione per il gol

Si impegnano, giocano alla grande, tirano tante volte ma sembra quasi che davanti alla porta ci sia qualche forza in grado di respingere e cacciar fuori le loro conclusioni. Dopo “The course of the bambino” e la maledizione di Bela Guttman al Benfica anche Gagliardini e Candreva sembrano vittime di un qualche tipo di sortilegio. Bella l’immagine del buon Antonio abbracciato a Icardi e D’Ambrosio, che gli strappano anche una risata parlando di quel palo colpito alla fine. Prima o poi finirà, si spera (o almeno ci auguriamo che duri decisamente meno delle due citate in precedenza).

Il mistero di BROZOVIC

Ancora lui. Ancora tra i migliori. Le sue prestazioni sono uno dei più grandi misteri della storia dell’umanità, al livello delle sparizioni nel triangolo delle Bermude e dell’esplosione di Tunguska. Ne abbiamo dette di tutte su Brozo, quando sembrava pensare più al torneo di freccette del suo bar in Croazia che al calcio e si trascinava pigramente per il campo sbagliando qualsiasi cosa, ma nelle ultime 3 partite ha giocato come uno dei primi 5 o 6 centrali di centrocampo in circolazione. Sa sempre cosa fare, non va quasi mai in affanno e trova corridoi di gioco dove altri vedrebbero solo spazi intasati. Se avessi il genio della lampada sotto mano il mio primo desiderio sarebbe quello di leggere cosa cazzo c’è in quella testa.

 

P.S. Felice Pasqua a tutti voi, amici nerazzurri.

 

 

 

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