Black Sabbathini (a che ora è la fine del mondo?)

Alle solite, è tutta una questione di comunicazione. Chi dice cose, chi sa cosa dire e chi ascolta nel modo giusto. Sabatini se ne va e parla dell’Inter, anzi non se ne va ma parla dell’Inter lasciando intendere che le cose potevano andare molto ma molto meglio, anzi se ne va.

Tragedia, pessimismo, catastrofe, fine della storia nerazzurra e tu pensa che sfiga avevamo appena compiuto 110 anni.

Però.

Già, perché c’è un però grande come una casa. Sabatini non lavorava per l’Inter, la sua attività di supervisione degli affari sportivi di Suning si è svolta prevalentemente in Cina, nella costruzione di un progetto tanto ambizioso quanto del tutto irrilevante per i destini dell’Inter (che poi pare del tutto irrilevante per quelli di Suning, in un matrimonio che fa tutti cornuti e infelici). Che all’Inter manchi lo straccio di una comunicazione aziendale è cosa nota da tempo, ma qui ci stiamo superando, ridotti a subire i giochi di sponda di dirigenti in uscita e a soffrire per addii che non lo sono.

Sabatini ha lavorato per l’Inter per un totale di 18 secondi, quelli in cui ha rintronato di bugie Spalletti e quelli in cui ha cercato di convincere Pastore a rinunciare a larga parte del suo ingaggio, c’è riuscito e Suning gli ha soffiato via il castello di carte. Delle cose nerazzurre si è occupato Ausilio, il mago dei prestiti, il mago delle minusvalenze in uscita (o delle astute plusvalenze masochistiche, vedi Banega). Sarebbe stato bello avere Sabatini all’Inter?

Forse. A Roma ha lasciato lo splendido ricordo di un Corto Maltese stanco, fenomenale nel rifilare pacchi costosissimi (Marquinos il suo capolavoro), meno abile in altre intuizioni. Comunque uomo di calcio.

Ci dispiace per Suning Sports e per lo Jiangsu? No, davvero, chi se ne frega. Il campionato cinese, che qualche generoso broadcaster ha tentato di rifilarci, è orrendo e sottrae talenti al calcio vero, quello che si gioca dove davvero si gioca. Senza Sabatini sarà solo un po’ più brutto, se possibile.

L’Inter invece non cambierà. Anche senza Sabatini sarà un progetto minore di un grande gruppo che ha altro per la testa, una propaggine dell’Impero, un test che sta finendo così così, sempre che in cinese esista una parola per dirlo.

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