Come gioca il Benevento di De Zerbi

Nonostante la posizione di classifica e la distanza di undici punti dalla salvezza, il Benevento non molla nella corsa alla permanenza in Serie A. Il club sannita ha effettuato una vera rivoluzione nel mercato di gennaio consegnando a Roberto De Zerbi una squadra praticamente nuova nella quale spiccano Sandro e Bacary Sagna, entrambi con un (recente) passato importante in Premier League.

Giocatori nuovi e maggiormente funzionali al gioco di De Zerbi. Un gioco che parte, come visto contro il Napoli e la Roma e come probabilmente si vedrà contro l’Inter, da un approccio proattivo alla partita basato su una costruzione bassa volta a trovare l’uomo alle spalle della prima linea di pressione avversaria.

Proprio per mettere in difficoltà il Napoli di Maurizio Sarri e la Roma di Eusebio Di Francesco, squadre che fanno del possesso palla la base della propria fase offensiva, De Zerbi ha rinunciato ad un attaccante di ruolo preferendo invece schierare un falso nueve come Guilherme, vale a dire un giocatore in grado di arretrare alle spalle dei centrocampisti rivali.

In questa zona Guilherme poteva muoversi liberamente come punto d’appoggio per difensori e centrocampisti beneventani alle prese con la risalita del campo. Inoltre, le caratteristiche tecniche dell’ex Legia Varsavia consentono al brasiliano di potersi girare velocemente per attaccare la linea arretrata avversaria.

Guilherme, da falso nueve, si stacca dalla linea difensiva avversaria per aiutare la transizione del Benevento. 

Diversa può essere la tipologia di attacco quando De Zerbi schiera Coda o Diabaté. Infatti, sia il calciatore italiano che quello maliano sono più abili di Guillherme nel gioco aereo (per l’ex Metz e Bordeaux, in prestito dal Osmanlıspor, il 75% di contrasti aerei vinti contro il Crotone) e permettono al Benevento di poter utilizzare il lancio lungo per superare la prima linea di pressione avversaria. Vedremo quale scelta De Zerbi opererà per la partita di San Siro.

All’interno di questo tipo di gioco l’allenatore sannita sembra aver trovato il giocatore giusto in Sandro. Contro il Napoli l’ex Spurs ha disputato una buona partita, con 50 palloni giocati per un 89% di passaggi riusciti, due dribbling e due palle lunghe riuscite. Contro i giallorossi il brasiliano è stato leggermente più impreciso (84% di passaggi riusciti e 4 palle perse) e ha palesato qualche imprecisione in fase difensiva (dove pure ha contribuito recuperando 5 palloni), frutto probabilmente di una condizione fisica ancora precaria.

Contro la squadra di Walter Zenga, nella partita della speranza sannita, l’ex Tottenham ha anche trovato il gol sfruttando un’azione da calcio d’angolo per quella che è stata la settima rete beneventana in situazioni da calci d’angolo o punizione indiretta.

Certo, a volte i passaggi di Sandro sono troppo orizzontali ma al centrocampista brasiliano è essenzialmente chiesto un lavoro di raccordo fra difesa e centrocampo e di collegamento lato debole e lato forte, muovendosi come vertice del quadrilatero composto dal portiere Christian Puggioni e dai due centrali difensivi Andrea Costa e Berat Djimsiti.

Contrariamente a quanto visto spesso col Foggia, nel Benevento il regista non si abbassa fra i due centrali (Salida Lavolpiana) nella fase di costruzione che è invece demandata ai difensori. Il play brasiliano si muove invece davanti ai centrali offrendo una linea di passaggio verticale.

Fase di costruzione della squadra di De Zerbi: Sandro si propone per offrire superiorità posizionale dietro la linea di pressione avversaria. 

Soprattutto, Sandro è apparso a suo agio in un contesto tattico come quello di De Zerbi nel quale l’organizzazione della fase offensiva comincia già col portiere e dove il muovere palla dal basso non ha soltanto lo scopo di agevolare il superamento delle linee di pressione avversarie ma anche quello di attirare l’altra squadra in avanti per creare uno spazio verticale nel quale poter attaccare.

Per questo De Zerbi utilizza il possesso per manipolare la fase difensiva avversaria sia quando il Benevento è chiamato a costruire l’azione offensiva dal basso sia quando si trova in situazione di transizione positiva. Infatti, ripartire in contropiede non è per i sanniti attaccare in avanti anche pochi giocatori quanto piuttosto salire palleggiando rapidamente da dietro, accompagnando l’azione di risalita con più uomini possibile.

In generale, nel Benevento di De Zerbi è essenziale che le distanze tra i giocatori siano corrette al fine di ottenere una razionale occupazione degli spazi. La squadra si muove all’unisono con la posizione del pallone che determina i movimenti dei giocatori.

Con questo contesto tattico il Benevento non è più il peggior attacco della massima serie pur avendo segnato appena 18 gol (tre in più del Sassuolo) con 22.65 xG generati, ma resta comunque la peggior difesa con 58 reti subite (53.87 xG).

E tuttavia, la squadra sannita appare rigenerata dalla cura dell’ex tecnico del Foggia che sta cercando di riproporre quel gioco di posizione già ammirato in Puglia. A Sandro, fulcro del gioco, De Zerbi ha recentemente affiancato un altro metodista come Viola utilizzando l’ex reggino come interno di centrocampo. Anche se in alcune occasioni i due giocatori finivano per pestarsi i piedi l’innesto di Viola ha permesso al Benevento di avere due riferimenti a metà campo nelle fasi di uscita della palla.

Nicolas Viola contro il Crotone ha agito da mezzala aiutando la fase di possesso e anche quella di uscita in ripartenza del Benevento. 

Contro l’Inter l’allenatore bresciano recupera Cataldi che dovrebbe ritrovare la sua posizione al fianco di Sandro con uno fra l’ex doriano Djuricic e Memushaj come terzo centrocampista centrale.

Nel 4-3-3, disegnato come schema base dal tecnico sannita quando i beneventani si trovano ad affrontare squadre disposte con un solo attaccante centrale, l’ampiezza è garantita dal movimento in avanti dei terzini mentre gli esterni d’attacco si muovono nei rispettivi half-spaces. Questo in linea di massima in quanto il piano gara può variare a seconda del contesto, proprio come avvenuto contro il Crotone con i calabresi che coprivano il centro del campo (dove passano solitamente le azioni giallorosse e che Zenga aveva presidiato spostando il difensore Adjeti nel ruolo di centrocampista davanti alla difesa) e con De Zerbi che decideva così di allargare il gioco mantenendo gli esterni offensivi più larghi.

Contro un Crotone che chiude il centro, palla lunga verso Coda per iniziare un’azione offensiva nella quale, dopo la riconquista, parte una sotto-fase di gestione della sfera cui fa seguito una sovrapposizione esterna. 

E tuttavia il gioco del Benevento non è incentrato sull’utilizzo delle fasce (i sanniti effettuano soltanto 13 traversoni in media a partita, appena uno più del Napoli) quanto piuttosto sulla ricerca della verticalità.

Fase offensiva del Benevento con uscita palla  a terra da dietro e taglio dell’esterno (Parigini) verso la porta avversaria . 

In questo senso potrà essere utile il ritorno di Iemmello, magari da utilizzare a gara in corso, che ha già giocato (a Foggia) con De Zerbi e che risulta efficace nell’attacco alla profondità.

In fase di non possesso il Benevento difende principalmente con un 4-1-4-1 attento alla copertura del centro del campo. La squadra solitamente non effettua un pressing ultra-offensivo preferendo invece difendere più in basso e controllare gli spazi.

Un minuto di fase di non possesso del Benevento con attenzione alla copertura degli spazi. 

Anche in fase difensiva Sandro ha un ruolo importante dato che si abbassa spesso nella linea difensiva o la accompagna nei ripiegamenti al fine di garantire una protezione davanti ai difensori centrali. Il gegenpressing invece potrebbe essere più organizzato per non esporre la squadra alle ripartenze. In questo senso, contro l’Inter, il Benevento dovrà prestare particolare attenzione a non perdere troppi palloni nella metà campo avversaria

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