Trattato di pianginismo ad uso dei meno attenti (chi lo è, chi non lo è, chi non sa di esserlo)

Si fa presto a dire piangina. A dire la verità si fa presto anche a dire pirla, come sosteneva Paolo Rossi qualche anno fa. Mourinho per esempio ci ha spiegato fin da subito che lui pirla non era, per capire che non si trattava di un piangina c’è voluto poco, pochissimo.

Ma partiamo da principio. Piangina è un aggettivo lombardo, un dispregiativo applicato a chi si lamenta, a chi cerca scuse e non fa del pragmatismo rude e silenzioso la sua cifra. Il campo semantico è chiarissimo, l’ambito di applicazione anche. Il piangina è quello che se calcia male è per colpa delle scarpe, delle vesciche, del campo pesante. Il piangina è John Belushi in ginocchio davanti a Carrie Fisher.

“Ti prego, ti prego, non ci uccidere. Ti prego baby, lo sai che ti amo. Non avrei mai voluto lasciarti, non è stata colpa mia. Davvero, sono sincero. Quel giorno finì la benzina. Si bucò un pneumatico. Non avevo i soldi per il taxi! Il mio smoking non era arrivato in tempo dalla tintoria! Era venuto a trovarmi da lontano un amico che non vedevo da anni! Qualcuno mi rubò la macchina! Ci fu un terremoto! Una tremenda inondazione! Un’invasione di cavallette!”

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Bugiardo, sleale, infantile e incapace di prendersi la responsabilità delle proprie mancanze, della propria inadeguatezza e più in genere ancora delle sconfitte. Come ogni insulto infamante (o almeno fastidioso), piangina è un’etichetta comoda da applicare anche a chi si lamenta con buone, ottime ragioni. Chi perde una partita per evidenti errori arbitrali non è un piangina, giusto per fare un esempio. Il risentimento non è sempre goffo e ridicolo, arrabbiarsi è lecito e rivendicare le proprie ragioni è doveroso.

Noi interisti siamo stati spesso tacciati di pianginismo. A volte a sproposito, altre con qualche buona ragione. Negli anni di Calciopoli, quelli in cui ancora dell’iceberg non si vedeva che la punta, ci siamo lamentati molto. Ci davano dei piangina, la storia era evidentemente un po’ diversa. Con altrettanta dignità e senso del ridicolo dovremmo ammettere che pañolare nella partita casalinga con l’Empoli (per i torti veri o presunti subiti la settimana prima contro la Juventus), è un po’ da piangina ed è sicuramente una pirlata.

Per semplificare, ci sono gesti e personaggi della nostra storia recente che possiamo qualificare come piangina e ce ne sono altri cui è impossibile rimproverare la lagna autoindulgente. Mazzarri e la pioggia? Piangina. Mourinho e il gesto delle manette? Tutt’altro che piangina, l’esatto opposto, un meraviglioso pezzo teatrale scritto e recitato in tempo reale da un uomo che conosce bene i tempi comici e quelli dello spettacolo. Un gesto di un arroganza terrificante che può permettersi chi si ritiene solido e nel giusto, chi non piagnucola perché derubato ma getta in faccia al ladro l’onta del furto. Gasperini che sei anni dopo denuncia complotti dell’intero universo interista nei suoi confronti? Piangina (poi che abbia ragione è un’altro paio di maniche). Pioli che quei complotti li ha subiti per certo eppure saluta e ricorda l’Inter con amore? Un signore.

Tutto ciò per sottolineare e ribadire che spesso, molto spesso il pianginismo è negli occhi di chi guarda. Prendete Conte e Mourinho. La Juventus e i suoi tifosi sono un esempio di quella rudezza così celebrata (auto celebrata), che riconosce solo il valore della vittoria e sostiene di incassare le poche sconfitte con stile. Spesso accade, ma non è una verità assoluta. Conte è una delle bandiere più gloriose e riconoscibili dell’ultimo trentennio bianconero ed è anche uno dei più colossali, memorabili e splendidi piangina della storia del suo sport. Mourinho in soli due anni si è legato indissolubilmente al pensiero interista, a una filosofia bauscia, spaccona ed elitista. Mourinho ha parlato di rumore dei nemici, prostituzione intellettuale. Ha cercato lo scontro frontale, creato divisioni e risposto sempre con quel tono da hidalgo, da colonialista ruvido che è l’esatto contrario del piangina. 

Conte? Piangina. Mourinho? Lider Maximo. Eppure c’è chi sostiene il contrario, impunito.

 

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