Cercasi Cazzimma Disperatamente

Di Enzo Sara

– Presidente, a questa squadra manca l’amalgama.
– E allora compriamolo. Con chi gioca?

È uno dei più vecchi, logori e abusati, aneddoti del calcio italiano. A tal punto che il sottoscritto l’ha sentito attribuire ad almeno tre fra i dirigenti più ruspanti, sanguigni e pittoreschi di un passato nemmeno tanto recente: Massimino del Catania, Anconetani del Pisa e Sibilia dell’Avellino. Eppure mi è venuto in mente a proposito degli obiettivi che l’Inter dovrebbe porsi per questo mese di gennaio.
C’è urgenza di trovare una risorsa che di per se stessa non è in vendita nella sessione invernale del calciomercato: la “cazzimma”.

What’s italian for cazzimma? La domanda, immagino, sorge spontanea e inevitabile, soprattutto a nord del Garigliano. E non è che la risposta sia semplice. Il termine, tipico del dialetto napoletano ma ormai sdoganato soprattutto nel lessico giovanile, è infatti pressoché intraducibile. Indica qualcosa tra la cattiveria (agonistica, nel nostro caso), una sorta di sfrontato cinismo, grinta e attributi, forte autostima.

Mescolare con cura e servire ben caldo: sembra l’unica ricetta in grado di restituire ai nerazzurri l’energia e il rendimento della prima parte del campionato. Già, ma come? Tra il dire e il fare c’è sempre di mezzo un mare di problemi finanziari, ostacoli burocratici, handicap nella gestione del patrimonio tecnico.
È chiaro che la strada più breve ed efficace sarebbe quella di una “trasfusione” di certe caratteristiche attraverso l’innesto di qualche rinforzo di qualità, spessore, esperienza. Tuttavia, anche stavolta i primi segnali e le prime indiscrezioni sulla campagna acquisti non lasciano margini a chissà quali illusioni. Ci si può augurare, anzi c’è da pretendere, il minimo sindacale di un sufficiente e oculato ampliamento-completamento dell’organico.

Quanto al resto, non tira aria di grandi colpi. I paletti dell’infausto fair play finanziario e i malaugurati vincoli che sarebbero stati posti dal governo cinese agli investimenti esteri (peraltro non chiari in fatto di durata e dimensioni), uniti ad un ancora incompleto “ambientamento” di Suning nel pianeta calcio, sembrano determinare anche stavolta l’impossibilità e indisponibilità a portare avanti un mercato da protagonisti.
È sul campo e negli spogliatoi, quindi, che va cercata la rinascita psicologica. Impresa non agevole, anche perché la succitata “cazzimma” è un po’ come il coraggio di don Abbondio: uno non se la può dare. Ci sono, però. alcune individualità da tenere sott’occhio al riguardo. Due esempi eclatanti e finora avvilenti sono rappresentati da Brozovic e Joao Mario, che – soprattutto nelle ultime settimane – con la loro apatia hanno mancato di rispetto non solo a tifosi e società, ma in primo luogo a se stessi. Cosa vogliono fare da grandi? Se non cambieranno maglia entro fine mese, intendono davvero gettare di nuovo alle ortiche un’intera stagione oppure potranno recuperare almeno un ruolo da alternative a pieno titolo?
Ma soprattutto, a un livello ovviamente ben diverso, si può e si deve sperare in qualcosa di più da parte di giocatori-chiave come Perisic e Candreva. Il croato, nella sua militanza interista, è apparso finora in grado di offrire più o meno per un terzo grandi prestazioni da grande calciatore, per un altro terzo partite magari non esaltanti nel complesso ma illuminate da lampi decisivi e per il resto prove assolutamente opache, dominate dall’indolenza.

È proprio impossibile che trovi continuità, a livello mentale e caratteriale prima ancora che tecnico-tattico? Sull’altro versante serve il recupero del miglior Candreva, che di recente ha mostrato segni di flessione e nervosismo dopo una fase centrale del girone di andata in cui spesso si era rivelato pedina fondamentale.

Cercasi cazzimma, per giocatori così.

Per informazioni (e per capirci con esempi concreti) rivolgersi a Skriniar, un ragazzo che non ha mai paura di essere nel vivo della lotta e di assumersi le proprie responsabilità. Non senza errori (il che nel calcio è impossibile), ma senza timori e senza pause, tanto che purtroppo sembra già finito nel mirino del Barcellona. O citofonare a D’Ambrosio, che ha rinunciato alle vacanze ed è rimasto ad allenarsi durante la sosta per recuperare più in fretta dall’infortunio.
È di questo che c’è bisogno, almeno quanto ce ne sarebbe di qualche rinforzo determinante. Intanto restiamo alla finestra, confidando malgrado tutto in qualche convincente trattativa a sorpresa, oltre che in un ritorno complessivo alla condizione atletica ottimale. E invochiamo, aspettando con trepidazione, il miracolo di San Gennaio.

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