Detestare il derby

Ti detesto derby.
Da sempre, dalla prima volta, da che ho memoria.
Detesto la tensione, le illusioni, la disillusione.
Detesto l’attesa, i derby importanti e quelli che non contano nulla, i derby amichevoli che poi non lo sono mai.
Detesto la maglia del Milan, la spocchia dei suoi tifosi, la grandeur del Ventennio (scritto proprio così).
Detesto il fatto di avere un mucchio di amici milanisti e di non poter dire loro quanto li detesto nel giorno del derby.
Detesto i giocatori del Milan, ben pettinati, educati e rassicuranti.
Detesto il buon senso di Gianni Rivera, l’aziendalismo di Fabio Capello, la calma placida di Carlo Ancelotti.
Detesto il gol di Hateley, detesto Collovati.
Detesto il fatto che ci detestino.
Detesto la sensazione orribile della settimana dei due derby di Champions, la semifinale del 2003, il tempo sospeso e l’angoscia.
Detesto l’idea di essere stato allo stadio il giorno dello 0 a 6 e di esserci pure entrato pensando di vincerlo.

Detesto i nostri che nel 2009 sul 4 a 0 si son fermati, signori con chi non lo fu.
Detesto gli sfottò, i cori e le coreografie da derby.
Detesto la Coppa Italia.
Detesto me stesso per tutta questa sofferenza.
Perché poi alla fine, se e quando lo vinci, il derby è la cosa più bella che c’è.

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