Che ci ha detto Napoli – Inter

L’Inter torna dall’insidiosa trasferta del San Paolo con un punto prezioso e qualche certezza in più.

La partita si sviluppa secondo un canovaccio ampiamente previsto: il Napoli attacca mentre i Nerazzurri si coprono puntando sul contropiede. I due sistemi di gioco, 4-3-3 del Napoli e 4-2-3-1 dell’Inter, si incastrano perfettamente. A centrocampo, i due triangoli centrali invertiti generano situazioni di uno contro uno mentre sugli esterni ci sono due giocatori per lato per entrambe le squadre. Quella che cambia è la filosofia di gioco degli allenatori, con Maurizio Sarri e Luciano Spalletti che approcciano la partita in maniera diversa.

Il Napoli infatti punta al controllo del pallone e del tempo, con i propri giocatori che rimangono vicini fra loro e vicini al portatore di palla al fine di moltiplicarne le opzioni di passaggio. Sarri quindi utilizza il possesso palla per creare linee di passaggio nella zona dove si trova la palla, muovendola in verticale e cercando la profondità.

Nell’ultimo terzo di campo, dopo aver manipolato la struttura difensiva avversaria costringendo i rivali ad accorciare sul lato palla, il Napoli ha a sua disposizione anche l’opzione del cambio con passaggio diagonale sul lato di Callejon che attacca la profondità sulla parte opposta a dove si trova il pallone.

Il rischio principale del Napoli è costituito dalla gestione delle transizioni difensive sul gegenpressing e, in generale, dall’attuazione del pressing ultra-offensivo. In entrambi i casi infatti, se il pressing o il contro-pressing non viene effettuato efficacemente, la squadra avversaria si trova praterie davanti una volta superata la prima linea di pressione partenopea – come accaduto contro il Manchester City di Pep Guardiola.

Ed è questo il motivo per cui l’Inter di Spalletti ha cercato di impostare palla a terra da dietro con i difensori. Un salir jugando esde atrás che aveva lo scopo di superare la prima linea di pressione del Napoli per trovare poi campo aperto alle sue spalle.

È questa una tattica che ha funzionato nella prima parte del primo tempo ma che poi non è quasi più riuscita ai Nerazzurri. Nei primi quarantacinque minuti di gioco infatti il possesso palla è stato del 60% per il Napoli e del 40% per l’Inter, un dato abbastanza buono per gli ospiti considerando quanta fatica fanno solitamente gli avversari dei Partenopei a tenere palla. Nel secondo tempo la squadra di Spalletti è stata invece costretta ancor di più sulla difensiva. L’Inter ha parcheggiato il bus (baricentro medio finale: 44.57 metri) e non è sempre riuscita ad uscire dalla propria metà campo anche se, nelle occasioni in cui lo ha fatto, è risultata comunque pericolosa, soprattutto sulla fascia destra dove Danilo D’Ambrosio e Antonio Candreva sono stati efficaci tanto nella fase offensiva quanto in quella di non possesso.

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La pass map di @11tegen ci mostra come l’Inter abbia agito prevalentemente a destra.

Proprio la fase difensiva nerazzurra è stata particolarmente buona. Preoccupato di contenere la fase d’attacco del Napoli, Spalletti ha cercato di controllare lo spazio e lo ha fatto con tutta una serie di accorgimenti tattici rivelatisi vincenti.

Per prima cosa, il tecnico di Certaldo ha riproposto Borja Valero nella posizione di trequartista. Lo spagnolo, utile in fase di possesso palla per garantire quella superiorità posizionale alle spalle della linea di pressione napoletana necessaria a far risalire il campo agli interisti è stato provvidenziale soprattutto nella marcatura di Jorginho, cui Spalletti lo aveva preposto. Il regista italo-brasiliano ha effettuato 88 passaggi (93% di precisione) ma ha perso 4 palloni e non è stato così incisivo come in altre occasioni nel dirigere i flussi di gioco della squadra di Sarri.

Sempre a centrocampo, Spalletti ha poi schierato Matias Vecino e Roberto Gagliardini con lo scopo di contenere Hamsik e Allan. L’accorgimento è stato quello di tenere i due interni nerazzurri in situazione di uno contro uno contro i dirimpettai con palla centrale mentre, quando il Napoli spostava palla in uno degli half-spaces, il giocatore più lontano dalla palla fra Vecino e Gagliardini si abbassava come centromediano davanti alla difesa mentre quello in zona palla copriva il proprio mezzo spazio, dove esterni e mezzali del Napoli sono abili a ricevere e a giocare palla.

Per contrastare i movimenti delle catene laterali – in particolare quella di sinistra dove il Napoli costruisce la maggior parte del proprio gioco offensivo – che le difese a 4 faticano a contenere, Spalletti ha poi chiesto ai suoi esterni alti di giocare bassi in fase difensiva e di aiutare terzini e centrale difensivo di parte.

Così esterno alto, terzino e centrale sul lato palla potevano scambiarsi la marcatura e darsi aiuto reciproco contro le catene laterali del Napoli. Questa soluzione è stata molto efficace sul lato sinistro mentre su quello destro, soprattutto nel primo tempo, la pigrizia difensiva di Ivan Perisic ha creato qualche scompenso alla retroguardia nerazzurra, come si è visto in occasione dell’azione che ha portato alla doppia parata di Samir Handanovic su Callejon e Mertens nel primo tempo.

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Candreva fa bene il quinto di difesa. Non altrettanto Perisic che, con Nagatomo stretto su Callejon, si fa sfuggire Hysaj alle spalle nell’occasione del doppio intervento di Handanovic.

La difesa posizionale dell’Inter, così assemblata, favorita anche da un palleggio più lento del solito da parte del Napoli, è riuscita a resistere agli assalti della squadra di Sarri che alla fine ha registrato una superiorità territoriale del 75% e un baricentro medio di 56.26 metri producendo 14 tiri ma soltanto 6 nello specchio della porta dove si trovava un super Handanovic.

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Gli xG calcolati da understat.com.

Anche gli expected goals ci confermano come il Napoli abbia avuto più occasioni ma senza replicare quella superiorità schiacciante mostrata in altre occasioni.

L’Inter alla fine, grazie anche alle prove individuali del proprio pacchetto arretrato – oltre la già citato D’Ambrosio dobbiamo sottolineare le prestazioni di un Milan Skriniar impeccabile nell’uno contro uno e di uno Yuto Nagatomo che non si è mai fatto attaccare alle spalle da Callejon –  è riuscita a gestire bene anche quelle lunghe fasi di non possesso nella propria trequarti campo che invece, in altre occasioni, l’avevano vista in difficoltà. Un deciso passa in avanti per gli uomini di Spalletti.

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