Non scuotere la testa (istruzioni a Brozovic per essere il trequartista che ci serve)

Nella mia storia da tifoso dell’Inter pochi calciatori sono stati capaci di farmi salire il sangue alla testa come Marcelo Brozovic. Nei periodi più neri che azzurri la beneamata ha schierato elementi a volte improponibili, gente che non era in grado di giocare ad alti livelli per manifesta incapacità, ma quelli lì alla fine ti fanno anche un po’ pena.

Brozovic no, per lui non ho mai provato sensazioni del genere, semplicemente perché non è uno che a certi livelli non può stare. Anzi, a mio parere Brozovic è uno che ha tutte le qualità per essere uno dei migliori centrocampisti del globo terracqueo.

Un fisico da corazziere, la capacità del mediano di correre per 90 minuti e stancarsi meno degli altri unita alla classe di una mezz’ala/trequartista che può mandare in porta i compagni o concludere in prima persona, con un tiro forte e preciso o con un’inserimento da dietro (negli spazi creati dagli attaccanti).

La partita di Benevento è stata un clinic delle qualità di Brozo: colpo di testa su incursione tra le linee difensive avversarie (l’azione poi l’ha impostata lui, abbassandosi per ricevere palla per poi premiare la sovrapposizione di Nagatomo), punizione magistrale nel sette e tantissimo movimento su tutto il fronte offensivo (e non solo), con una percentuale di passaggi indovinati quasi del 100%.

Partite del genere ti fanno innamorare di un calciatore, ma con Brozovic ormai non funziona più, perché in questi due anni e mezzo ho capito che di uno come lui non ti puoi fidare. Singoli momenti esaltanti (quella partita con la Juve in Coppa Italia mi ha emozionato come poche altre) in un mare di vuoti preoccupanti e prestazioni inaccettabili.

La cosa più grave però, quella che nessun tifoso gli può perdonare, è che sembra che non gli freghi più di tanto di trovare un minimo di continuità. A volte sembra non aver tanta voglia di scendere in campo, caracolla senza entrare mai in partita e sbaglia passaggi che uno con la sua tecnica potrebbe fare con una benda davanti agli occhi. E poi il linguaggio del corpo, il continuo sbracciare, la testa abbassata ad ogni errore.

Un misto di indolenza e scarsa capacità di concentrazione, con quell’espressione spesso impenetrabile che non ti fa capire mai cosa gli passa per la testa. È davvero menefreghismo o solamente un suo limite caratteriale? E poi qualche post sui social quantomeno inopportuno, tipo quello di lui in piscina con gli amici dopo il pareggio di Zapata nel derby dello scorso anno o quello che portò de Boer a metterlo fuori squadra dopo la sconfitta con lo Sparta Praga.

post brozovic dopo derby

 

Contenuti che in altri momenti sarebbero stati innocui, ma che se pubblicati dopo una sconfitta della propria squadra fanno passare un messaggio non positivo.

In molti in estate lo davano per sicuro partente, alla fine per una serie di circostanze è rimasto a Milano. Gli arrivi di Gagliardini prima e di Borja e Vecino poi sembravano avergli chiuso molti spazi, con i posti nel 4-2-3-1 tutti già occupati. Spalletti però è uno che conosce troppo bene il calcio (e che sa capire cosa passa per la testa ai suoi calciatori) e ha capito di avere tra le mani un centrocampista importante, che ha bisogno di essere stimolato in modo particolare per esprimere a pieno il suo potenziale

Nessuno si aspettava di vederlo in campo da titolare alla prima partita, quella con la Fiorentina, il trequartista designato era Joao Mario. Brozovic però è quello che si avvicina di più a Nainggolan tra i calciatori presenti in rosa, per il mix di fisicità e tecnica che possiede. Nelle partite successive non è partito da titolare, poi il momento no del portoghese (che non riesce ancora ad essere incisivo dietro le punte) ha spinto il mister a puntare di nuovo su di lui.

Col Genoa ha giocato la solita partita “alla Brozovic”, con fiammate improvvise ed errori da dilettante. Quella partita però ha un significato che va oltre la mera prestazione: il “non scuotere la testa” di Spalletti è qualcosa di più di un consiglio, è una sintesi del lavoro che il nostro allenatore sta portando avanti con Brozovic da diversi mesi.

Modificarne i pensieri e di conseguenza il linguaggio del corpo, inculcargli la convinzione di poter essere decisivo sempre e che non deve abbattersi per un errore, ma continuare a martellare fino alla fine, perché con le sue qualità può trovare la giocata giusta in ogni momento.

Il lavoro è ancora lungo, ma visti i risultati ottenuti da Spalletti finora mi sento di dargli fiducia incondizionata. Benevento può essere l’inizio di una nuova fase per Brozovic all’Inter, quella che può portarlo a trasformarsi finalmente nel giocatore eccezionale che potrebbe essere.

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