Sperando che non siano le nuove Forche Caudine

L’Inter si prepara ad affrontare la partita col Benevento dopo una settimana caratterizzata dalla spasmodica ricerca che Luciano Spalletti sta svolgendo per trovare un trequartista da impiegare alle spalle di Mauro Icardi nel 4-2-3-1 nerazzurro.

Che tipo di squadra andrà a incontrare l’Inter? Avversario comunque da non sottovalutare (spinto come sarà da pubblico e forza della disperazione), il Benevento è pur sempre una squadra ultima in classifica con 0 punti, un gol segnato e 16 subiti.

Tatticamente la compagine allenata da Marco Baroni (probabilmente all’ultima spiaggia per evitare un esonero che sembra già scritto) è squadra che ha cambiato diverse cose rispetto a quella che ha operato la cavalcata trionfale che ha condotto i Sanniti alla promozione al termine della scorsa stagione.

I cambiamenti maggiori si sono avuti dal punto di vista dell’atteggiamento tattico. Messo in soffitta l’offensivo 4-2-3-1, schema base dell’anno passato – nel quale convivevano giocatori d’attacco come Ciciretti, Falco e Viola – i Giallorossi campani si sono affacciati alla massima serie indossando un vestito tatticamente più accorto.

Baroni ha infatti approcciato la nuova stagione con un classico 4-4-2, più quadrato e più difensivamente orientato. Nell’undici base hanno finora trovato spazio molti degli acquisti dell’ultimo calciomercato, quasi tutti giocatori con una discreta esperienza in serie B o anche con alcune apparizioni nella categoria superiore, come Belec e Letizia (prelevati dal Carpi) o Coda (Salernitana).

Gli acquisti di maggior spessore sono stati compiuti in mezzo al campo, dove sono arrivati due giocatori in cerca di riscatto come l’ex laziale Cataldi e D’Alessandro dall’Atalanta. Tuttavia, fino a questo momento l’apporto dei due è stato al di sotto delle attese. Cataldi, chiamato a fornire un contributo alla mediana in entrambe le fasi di gioco, pur facendo registrare una buona presenza in fase difensiva per contrasti (2.5) e intercetti (2.7) non ha garantito gli strappi e le incursioni offensive che ci si aspettavano da lui (anche se ha registrato l’unico assist prodotto dai Beneventani in questa primissima parte di campionato). D’Alessandro, dal canto suo, non è ancora un fattore nello schema di Baroni.

Prima dell’inizio della stagione, il tecnico giallorosso aveva preannunciato la sua volontà di cambiare qualcosa rispetto allo scorso campionato senza snaturare la vocazione offensiva della squadra: «Il Benevento non dovrà mai rinunciare al suo gioco, dovrà essere pericoloso e per questo motivo l’idea è quella di giocare con due punte››.

In realtà, l’edizione 2017/18 del Benevento è stata ancor più difensiva di quella intravista nella fase finale dello scorso torneo cadetto.

In fase offensiva l’uscita palla da dietro è piuttosto rapida e tende a saltare il centrocampo preferendo invece una verticalizzazione immediata verso i due riferimenti offensivi.  A sostengo delle due punte si muovono poi gli esterni con Ciciretti che tende ad accentrarsi occupando l’half-space destro e lasciando così campo all’avanzata del terzino di parte. L’esterno di sinistra, invece, tende a mantenere una posizione più aperta in fascia laterale.

Dal punto di vista difensivo, Baroni vuole una squadra in grado di compattarsi centralmente nella propria metà campo in modo da creare spazio oltre la linea difensiva avversaria da poter poi esplorare con attaccanti e esterni di centrocampo.

«Voglio una squadra corta, capace di fare densità››, ha dichiarato il tecnico toscano. E, nelle ultime due partite disputate dai Beneventani, contro Roma e Crotone, in effetti si è visto la squadra applicare questa richiesta. Contro i calabresi il Benevento si è disposto su una lunghezza media di 25.5 metri mentre contro i Giallorossi capitolini la lunghezza media di squadra è stata di 27.08 metri.

Tuttavia, soprattutto contro squadre di qualità superiore, a questo concetto di squadra corta è corrisposto anche un baricentro medio molto basso, come accaduto ad esempio contro la stessa Roma (45.91), contro il Napoli (41.21) ma anche contro il Torino (48.22).

Il Benevento con due linee di quattro molto strette e con le punte che collaborano alla fase difensiva.

Nonostante questi dati e nonostante una qualità tecnica generale non eccelsa (appena il 77.96% di passaggi riusciti, terza peggior squadra della massima serie), il Benevento è comunque riuscito a risalire il campo e a farsi pericoloso in attacco, come dimostra il numero di tiri nello specchio prodotti dagli uomini di Baroni (30) che piazzano i Giallorossi in una rispettabile dodicesima posizione fra le compagini di serie A.

Ciò che invece è mancata fino adesso è stata la precisione dato che, come detto, il Benvento ha segnato soltanto un gol (media di 0.17 a partita). Contro l’Inter, date le assenze di Ciciretti e Iemmello, questo problema potrebbe persistere, anche se in casa sannita si punta sulla voglia del giovane di Puscas di segnare il gol dell’ex. Non è nemmeno da escludere totalmente l’ipotesi di un cambio di modulo verso un ancor più prudente 4-5-1 per cercare di ingolfare il centrocampo nerazzurro, anche se le ultime news da Benevento parlano di una possibile conferma del 4-4-2 con tre interni di centrocampo e un solo esterno puro. Quello che sembra sicuro è che la banda di Spalletti dovrà cercare di trovare spazi fra le linee oltre la coppia di centrocampisti centrali costituita da Cataldi e Memushaj. Situazione che l’Inter, contro squadre chiuse dal baricentro basso, ha dimostrato per ora di soffrire.

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