Le 5 cose che ci aspettiamo da Inter – Spal

1 – Conferme

Skriniar:

Che sia un giocatore di peso si vede da lontano, amici doriani mi dicono che magari perde il passo o si distrae ma quando l’attaccante calcia il suo piedone è sempre lì davanti. Con la nazionale Slovacca ha dato spettacolo davanti alla difesa, nel ruolo di mediano. E’ arrivato in sordina, nessuno ne ha parlato e quando qualche tifoso interista si accorgeva di quanto lo avevamo pagato (se vi è sfuggito: 25 milioni di euro) trovava sempre l’amico che ne sa di finanza creativa che gli rispondeva “è per le plusvalenze”.
Al momento accanto a Miranda sembra il fratello giovane e saggio, noi crediamo e speriamo in lui perché Skriniar può essere la conferma che Sabatini ne sa molte più di noi (nel caso pensassimo il contrario) e la sua operazione può far sperare anche in nelle operazioni Dalbert e Karamoh.

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2 – Gioco

La partita dell’Olimpico può essere rivista e osservata come una partita folle (quindi pienamente nerazzurra), fortunata (che comunque non è per niente male) o sostanziale (giocata così così, ma vinta).
Dal gioco il tifoso interista si aspetta sempre poco, considerato che l’anno delle vittorie delle vittorie eravamo una squadra solida, cinica, robusta e inarrestabile ma non certamente caratterizzata dal bel gioco. “Chissenefrega del bel gioco, dobbiamo vincere” lo sento ogni domenica al Meazza.
Eppure Spalletti ci sta iniziando (tra le altre cose) al gioco a due tocchi, ad un uomo sempre libero accanto al portatore di palla, a non lanciare la palla lunga dalla difesa, a osservare i movimenti di Borja Valero che se lui è nella posizione giusta di conseguenza lo sarà tutta la squadra.
Ci aspettiamo di fare il gioco e non subirlo, anche se ancora dobbiamo capire per bene quale sia “il nostro gioco”.

 

3 – Esordi

Quando ho sentito della botta in testa a Miranda in nazionale ho tremato e mi sono sentito terribilmente solo lì in mezzo alla difesa, pensando all’inesperienza di Skriniar (rimangiandomi tutto quello che ho scritto poche righe sopra), poi ho pensato a quanto può aver tremato Andrea Ranocchia tra le mura di casa sua pensando di scendere in campo come titolare a San Siro dovendo marcare un furbacchione come Marco Borriello. Ma come un lampo mi sono ricordato che noi uno fortissimo e giovanissimo lì ce l’abbiamo, si chiama Zinho Vanheusden uno con un nome che per scriverlo devi fare copia e incolla da google, ma che rappresenta il nostro futuro più luminoso, dopo la passata stagione con la primavera, dopo le partite con la giovane nazionale belga e la caccia che il Liverpool aveva dichiaratamente aperto su di lui. Auguro lunga vita a Miranda ma se dovessi scegliere un esordio domenica vorrei vedere il nostro futuro centrale che si scalda a bordo campo.

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4 – Spalletti

La sua magia la sta già facendo. In pochi mesi è passato da essere la terza (e poco apprezzata) scelta dopo Conte e Simeone, al condottiero che in testa alla truppa non molla un colpo e prosegue senza posa la sua marcia. Si prende su di sé tutte le responsabilità, sostiene che “i nostri direttori” hanno fatto una campagna acquisti meravigliosa, che gli hanno dato tutto quello che aveva chiesto, parlan dell’Inter di oggi e di ieri usando sempre la prima persona plurale, non si nasconde mai.
(Ricordiamo Mancini che anche al City si lamentava degli acquisti).
Amici interisti che non lo sopportavano adesso difendono a spada tratta le sue supercazzole quotidiane ai microfoni sostenendo che sono “studiate ad hoc”.
Non ci aspettiamo niente di più e niente di meno delle prime due partite: vincere.

 

5 – La fregatura

Inutile ricordarlo, inutile dirlo, ma l’interista pessimista che vive acquattato dentro di noi sa bene che le partite come questa sono una trappola mortale per la beneamata.
Tutto va nella direzione di un film che abbiamo già visto e rivisto. La squadra viene da un piccolo filotto di vittorie, le speranze sono alte, qualcuno parla già di futuro, di Europa, dei giocatori che stanno dando il meglio, del potenziale della squadra, qualcun altro guarda avanti di un mese al derby del 15 ottobre, si gioca alle 12.30 il clima è ancora tiepido, San Siro (come sempre) pieno e speranzoso, e poi arriva la scena più orribile di quel film che consociamo: qualche gol facile sbagliato sotto porta, una palla persa a metà campo, il contropiede degli avversari che sino a quel punto hanno difeso dignitosamente: gol, e quella che poteva essere una tappa di trasferimento diventa la pietra angolare su cui la stampa inizia la costruzione dell’ennesima crisi nerazzurra.
Eccola la fregatura, ha indossato maglie diverse, sempre di squadre della provincia, si è chiamata Novara (6 punti persi in due partite), Cagliari, Carpi, Crotone (mi fermo per il dolore al cuore).
Ecco la cosa che in fondo ci aspettiamo ma non lo diciamo è la fregatura dell’ora di pranzo, ma per esorcizzarla, rileggiamo come un mantra i primi 4 punti.

Amala.

 

 

 

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