Juventus – Inter 1998 con la VAR (*Fiction)

Venticinquesimo minuto di Juventus – Inter, 28 aprile 1998, la Juventus è in vantaggio grazie ad un gol di Del Piero, l’Inter è nervosa, di fatto ha creato pochi pericoli, ma Ronaldo ha iniziato da poco a giocare come sa, ormai aspetta solo il momento per colpire la preda: dalla difesa arriva un pallone difficile da gestire, ma lui, il Fenomeno, sa come sbarazzarsi di Birindelli che si accascia in disequilibrio. Sul rimpallo successivo con Torricelli si inserisce Ivan Zamorano che tocca sporco. Ronaldo raccoglie e controlla a seguire verso il centro area, in velocità. Una velocità mai più appartenuta a nessun calciatore. Non ad uno con quel controllo di palla, almeno. Sulla strada di Ronaldo c’è Mark Iuliano, in avanzamento. Sconto frontale, entrambi a terra, Ceccarini dice di proseguire. L’Inter protesta, tutti chiedono il rigore, qualcuno chiede almeno la VAR, ma l’azione è velocissima e l’arbitro decide di aspettare la fine: in meno di dieci secondi ci troviamo dalla parte opposta del campo, dove Zidane dribbla Fresi e Gigi Simoni, che nel frattempo è entrato in campo, e vede con la coda dell’occhio Del Piero che ha West tra sé e Pagliuca. Al nigeriano non sembra vero di poter dimostrare al mondo che un arbitro che non ha avuto coraggio di fischiare un calcio di rigore nell’altra area pochi secondi prima, non ne avrà nemmeno a fischiarlo contro. Invece Ceccarini fischia. E indica il dischetto. Accerchiamento. Psicodramma. VAR

Ceccarini chiede al suo collega di visionare attentamente il filmato. In un’azione di dieci secondi c’è la storia di un campionato intero. Il gioco è stato interrotto per cui, formalmente, c’è ancora la possibilità di riprendere con il calcio di rigore a favore dell’Inter. Simone mette pressione al guardalinee dicendogli che è una vergogna, West e Iuliano si spintonano con ripetuti body check, Ronaldo e Del Piero restano in diparte ad aspettare chi dei due dovrà battere il rigore. L’arbitro addetto al VAR sta tardando la decisione, Massimo Marianella, in telecronaca, chiede a Massimo Chiesa cosa ne pensa; i giornalisti in tribuna stampa ipotizzano titoli buoni per il giorno successivo: VARgogna è il più diffuso, seguito da VAR condicio e Ricorso al VAR. Qualcuno fa segno a Ceccarini di muoversi, perché in tribuna stanno iniziando dei piccoli tafferugli e la situazione sembra degenerare, e così Ceccarini decide di andare direttamente in postazione video a verificare di persona l’accaduto. Non sapremo mai quali immagini abbia visto l’arbitro, le sue non sono le stesse della TV, l’impressione è che sembra davvero preoccupato, come se mai avesse voluto vedere quel filmato. Cinque secondi di silenzio, un movimento della testa che dice “ok, ci sono”, poi l’arbitro conferma la sua decisione. Solo body check su Ronaldo, niente rigore, confermato il fallo di Taribo West e penalty per la Juventus.

Il fallimento della VAR sembra decretato. Simoni va via, Moratti lascia lo stadio scuro in volto, Zamorano da del pazzo all’arbitro. Pagliuca para il rigore a Del Piero, c’è ancora tempo per rimediare, ma ormai l’Inter ha perso la testa, è più preoccupata di gridare al mondo il torto che ha subito, che non di provare a pareggiare la partita.

Fine. Sono passati 20 anni.

Io voglio bene a Moratti, lo considero lo zio buono, quello che ti porta la busta coi soldi a Natale. Mi ha dato delle gioie enormi, e di lui conserverò sempre il ricordo di quell’esultanza finta elegante del Nou Camp, del bambino felice che scopre di essere seduto accanto al Presidente del Barcellona Laporta e gli chiede immediatamente scusa, fa finta di complimentarsi con lui ma vorrebbe essere in campo con Mourinho e Oriali a correre tra gli idranti. Voglio bene a Moratti come nel ricordo di Mou e delle sua bella ossessione “voglio regalare a Massimo Moratti una foto con la Coppa dei Campioni così può metterla vicina a quella del papà“. Voglio bene a Moratti perché anche negli anni in cui non si è vinto un cazzo mi ha fatto vedere Vieri, Ronaldo e persino Recoba, che piaceva solo a lui ma tant’è. Per questo mi incazzo da morire quando va alla ricerca del revisionismo storico. Sono uno dei pochi interisti che è stufo di tornare su quella partita del 1998. Di quell’errore, se davvero di errore si è trattato, ne abbiamo parlato già troppo. È altrettanto chiaro, e l’abbiamo visto sulla nostra pelle nella recente partita contro la Roma, che la VAR non risolve tutti i problemi, né è garanzia di uniformità. Tornare sull’argomento dieci giorni dopo quell’episodio mi sembra poco elegante.

Io non so come sarebbe finita con la VAR, e la mia narrazione può essere stravolta a piacimento. Magari con una decisione clamorosa dell’arbitro che dopo aver visto le immagini decide di dare il rigore all’Inter, togliendo quello della Juve e ammonendo Iuliano. Poi magari succede che Ronaldo tira e Peruzzi respinge con il piede. Mentre Moratti esce dallo stadio, ancora più scuro in volto.

Nelle successive tre giornate, la Juventus farà 5 punti. L’Inter addirittura meno, soltanto 4. Pareggio in casa col Piacenza (0-0), sconfitta a Bari (2-1), vittoria con l’Empoli.  Da allora quella partita è stata per Moratti (almeno fino all’avvento di Mourinho) un alibi eterno, la semplificazione estrema di una realtà fatta di molte più variabili, una tattica di delegittimazione sportiva che non ci piace né da vinti, come successe quel giorno, né da vincitori come succederà dieci anni dopo a parti invertite. Ancora grazie di tutto, Presidente, ma lasciamo la VAR dov’è. La nostra storia è bella così, come la foto con quella Coppa dei Campioni che conserva sulla scrivania, e non sarà un body check di Iuliano su Ronaldo, a 20 anni di distanza, a farci passare il sonno. Con l’augurio che un VAR non si trovi mai a dover decifrare un episodio così importante, perché allora sì che sarebbero davvero problemi.

 

  • Il racconto, completamente inventato, è frutto della fantasia dell’autore

 

 

5 pensieri riguardo “Juventus – Inter 1998 con la VAR (*Fiction)

  1. Il problema di quella stagione (come altre sia prima che dopo) e di quella partita in particolare non fu il rigore non dato a Ronaldo, che ne è diventato l’emblema. Il problema di quella partita e di quella stagione furono gli evidenti favori arbitrali pro-Juve. Personalmente non condivido quella sorta di snobismo che vuole archiviare ogni polemica come volgare chiacchiera da bar. Ritengo sia un atteggiamento deleterio nei confronti di quella pagina di storia vergognosa del nostro calcio, che nessuno sportivo dovrebbe dimenticare così facilmente. Già ci pensano certi giornalisti pavidi o in malafede, già c’è chi espone più scudetti in barba alle regole,nIl problema di quella stagione (come altre sia prima che dopo) e di quella partita in particolare non fu il rigore non dato a Ronaldo, che ne è diventato l’emblema. Il problema di quella partita e di quella stagione furono gli evidenti favori arbitrali pro-Juve. Personalmente non condivido quella sorta di snobismo che vuole archiviare ogni polemica come volgare chiacchiera da bar. Ritengo sia un atteggiamento deleterio nei confronti di quella pagina di storia vergognosa del nostro calcio, che nessuno sportivo dovrebbe dimenticare così facilmente. Lasciamo ai giornalisti pavidi, nascondere lo sporco sotto il tappeto per non urtare la sensibilità di qualche tifoso o di qualche cda.

  2. Un semplice Body Check? Sul semplice body check non concordo, ma forse ho capito male. Sull’ “alibi eterno”… Beh, prima che i tribunali certificassero l’esistenza di un sistema volto ad indirizzare le gare per favorire in particolare una squadra torinese, la pensavo come te. Alla luce dei fatti sarebbe ingeneroso non riconoscere che senza quel sistema qualcosa Moratti avrebbe vinto anche prima di Mou.

    1. No aspetta, non abbiamo detto “un semplice”. Abbiamo detto un body-check. Su quel campionato c’è tantissimo da dire, e lo sappiamo tutti. Ma i tribunali hanno accertato altri due campionati, quelli che la stessa società di Torino rivendica. Ecco, sarebbe bello che loro la smettessero con questa storia, e noi con il nostro pianto eterno sul 28 aprile. Ce la possiamo fare.

      1. Avessero continuato sulla falsariga dell’atteggiamento adottato dalla Juve di Cobolli Gigli nell’immediato post-calciopoli, oggi staremmo parlando d’altro e con altra predisposizione d’animo vivremmo il “derby d’Italia”. Ma quell’atteggiamento è stato prontamente espulso dall’ambiente juventino (vivo a Torino) prima, dal nuovo assetto dirigenziale poi. Con la rivendicazione orgogliosa ed arrogante delle 2 stagioni incriminate e della governance moggiana nel suo complesso. Il 28 aprile per noi è semplicemente un simbolo plastico. No, amico Cristiano, non ce la possiamo fare.

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