Fiducia e sostegno (settembre andiamo, è tempo di tifare)

di Tommaso De Mojana

Uno dei mercati più estenuanti, bizzarri e secondo molti (troppi), deprimenti di cui si abbia memoria è appena terminato. Dedichiamo il temibile quanto puntuale weekend della nazionale a fidanzate, gattini, gite fuori porta o tutto quello che ci va di fare, (più probabilmente l’asta del fantacalcio).
Poi ripetiamolo, facciamone un mantra: fiducia e sostegno, sostegno e fiducia.
Senza addentrarsi nei dettagli dei perché e per come il post 30 giugno sia stato bene peggio del suo pre, senza valutare il valore degli innesti che comunque sono arrivati. Lo facciamo altrove. E comunque basta, vi prego.
Da oggi per almeno i prossimi quattro mesi i ragazzi che difenderanno i nostri colori saranno questi, stop. Potevano essercene altri, potevano non essercene alcuni, ci aspettavamo Di Maria, schifavamo Gonzalo Rodriguez, sognavamo Nainggolan.
Dimentichiamocene.
Dopo i gattini di cui sopra si torna in campo, da primi della classe oltretutto. Certo, in pessima compagnia, ma nei giorni in cui era fatta per Schick un giorno sì e l’altro pure i più ottimisti fra noi avrebbero messo la firma per aspettare la Spal con 3 o 4 punti in saccoccia, per dirne una.
L’appello, se così lo si può definire, riguarda tutti: tifosi, media e, soprattutto, società.

Era l’estate del 2011 quando Leonardo decise di mollare senza preavviso lasciando un caos dal quale ancora non ci siamo ripresi e soprattutto inaugurando la nefasta di tradizione di passare i mesi di luglio e agosto a far tutto fuorché allenarsi, inseguendo allenatori cui togliere subito fiducia (Gasperini, Ranieri, Stramaccioni, più recentemente Pioli), o guarda a caso il sostegno (Mazzarri e soprattutto l’ultimo Mancini), fino ad arrivare alla follia con de Boer, l’unico a far parte di entrambe le categorie.
Spalletti ha trovato un gruppo ferito nell’orgoglio e col morale a pezzi; il livello delle prestazioni lo scorso anno era stato sufficiente solo in due elementi e uno pareva sul mercato. È stato quindi evidente ben prima del blocco cinese che all’allenatore di Certaldo sarebbe toccato il compito di recuperare da un punto di vista anche psicologico almeno 4/5 elementi, Joao Mario e Miranda su tutti, che non potevano essere diventati all’improvviso dei brocchi.
Recuperarne alcuni, cercare un gioco, identificare e solo successivamente tagliare i rami secchi. Poi quando arrivano i rinforzi sarà ancora più facile. Il ragionamento, grosso modo, è stato questo.
Già, manca un pezzo, ma aver messo in fila i fattori in quest’ordine gioverà non poco.
Ai tempi del mercato dei 30 milioni per Zappacosta ci si dimentica sempre del valore del lavoro. Quest’anno la squadra ha lavorato, lo ha fatto fin da subito e sembra averlo fatto bene.
E allora fiducia e sostegno, che le difficoltà arriveranno e buttare tutto via un’altra volta sarebbe francamente troppo.
Fiducia e sostegno nella squadra, che un raffreddore a Miranda verrà, che un anticipo Skriniar lo sbaglierà, che Zinho Vanheusden è un prospetto importante ma se chiamato in causa, potrebbe dimostrare i suoi 18 anni. Fiducia e sostegno in Dalbert, Cancelo e Karamoh inseguiti a lungo ma non per questo fenomeni fatti e finiti, in D’Ambrosio e Nagatomo (scusate, l’ho scritto) che areranno le nostre fasce ancora una volta, in Gagliardini – riprenditi ragazzo – e in Icardi nonostante le tre partite di fila senza strusciarne mezza che prima o poi imbroccherà. In Vecino che dopo il promettente inizio potrebbe non vincere il prossimo pallone d’oro e in Borja Valero, sopraffino cardine del nostro centrocampo che a gennaio spegnerà 33 candeline.

Handanovic e Candreva sorridano ogni tanto, la curva faccia la pace con Maurito, Ausilio e Sabatini si dimostrino grandi, non mettendo mai in discussione l’allenatore agli occhi della squadra o della stampa, senza dare alibi ad uno spogliatoio che troppe volte si è dimostrato fragile e immaturo.
Sì perché più di tutti fiducia e sostegno li si deve a Luciano Spalletti, che non è stupido né sprovveduto e sapeva bene, da uomo di calcio quale è, cosa volesse dire venire ad allenare l’Inter, e che si è limitato a rimboccarsi le maniche e fare la cosa che meglio riesce gli riesce: lavorare.

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Lui di fiducia e sostegno ne sta dando in quantità dal primo giorno e lui, più di chiunque altro ne merita da parte da oggi fino all’ultimo giorno della stagione, comunque vadano le cose e anche quando, anticipazione esclusiva, sbaglierà una formazione o un cambio.
Basterà? Varrà un Vidal? Forse. Ci piace credere sia così, ma soprattutto, se non ci proviamo non lo sapremo mai.

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