In fondo son cinesi

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In questi giorni gira in rete l’ultimo spot creato da Suning per promuovere il proprio marchio e la propria catena retail di elettronica.

Al ritmo di una canzoncina sintetica in cui una voce canta la potenza di Suning nel mondo, gli attori (Javier Zanetti tra questi) in diversi luoghi della Cina e in alcuni di Milano agitano le spalle alla maniera di Rovazzi nel video in cui va a comandare col trattore.

Era prevedibile il ludibrio da parte dei tifosi delle altre squadre ma anche moltissimi interisti hanno postato e condiviso il video con commenti tipo “Ommioddio”, “Sto male”.

Suning è un colosso planetario il suo proprietario è uno degli uomini più ricchi del pianeta, ma questo non basta, non basta all’opione pubblica, non basta al tifoso, non basta nemmeno alla stampa italiana per dare credito alla proprietà interista. Al netto dei vari commentatori che in tv proclamano la forza dell’azienda cinese e la sua capacità progettuale aggiungendo spesso “l’Inter è in buone mani” c’è di fondo nel commentatorismo italiano quello professionale e quello social, un retrogusto di scarsa considerazione nei confronti di “questi cinesi”, che sicuramente hanno fatto fortuna, sicuramente in questi ultimi anni stanno diventando una nazione fondamentale nell’assetto economico e geopolitico di questo pianeta, eppure, ci fan sempre un po’ sorridere, perché quelli che incontriamo in Paolo Sarpi a Milano o in Piazza Vittorio a Roma, a Prato, Firenze, Napoli, Torino, sono tutti un po’ scalcinati, girano con i carrelli carichi di cartoni pieni di chissachè, sputano per terra, parlano una lingua che sembra venire da un altro pianeta e quando ci provano con la nostra oddio che ridere il cameriere che dice “ulamaki spaisi samon”, perché si sa, tutti i ristoranti giapponesi sono gestiti da cinesi.

Insomma non riusciamo proprio a prenderli sul serio ‘sti cinesi.

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Gli unici che sembrano riuscirci sono i tifosi milanisti che abbagliati dalle centinaia di milioni spesi dal loro proprietario coperto dalla faccia di Fassone (chi?) incassano acquisti come niente fosse senza far caso al fatto che proprio Fassone (chi?) nell’ultima intervista alla domanda cosa succederà al Milan ha sostanzialmente risposto: “Abbiamo il piano A e il piano B, il piano A è quello di andare in Champions, con il B siamo falliti”.

Una marea di interisti pensa già a una nuova proprietà (araba?). Sostiene che i “nostri cinesi” siano quelli sbagliati e ovviamente ne hanno anche per Ausilio e Sabatini che a guardarli bene iniziano ad avere gli occhi a mandorla.

E guardando quel video a molti sicuramente viene nostalgia del buon vecchio imprenditore italiano, quello che si è fatto (o l’hanno aiutato a farsi) da solo. Quello che ha dietro una famiglia solida che affonda le proprie origini aristocratiche nella notte dei tempi, perché in fondo ci piace avere un capo, un capo da emulare, da adulare e subito dopo da insultare, anche se ha il soprannome di “er Viperetta” e sembra uscito dal Muppet Show. Qualcuno che parli un dialetto uno qualunque ma possibilmente del nord, qualcuno che intervenga al telefono ad una trasmissione sportiva dicendo “Tranquilli ci penso io” per la gioia di tutti.

Che parli italiano, perché già l’inglese…mhm… l’inglese, sì, nel mondo si parla quella lingua ma dai siamo in Italia, come ha imparato Frank De Boer sulla sua pelle, o dal ghigno sardonico di Caressa, perché il buon vecchio marchio di fabbrica italiano è sempre così rassicurante, anche se è fallito, anche se ha sovvenzioni che arrivano da posti sconosciuti e misteriosi, ecco perché questi coi capelli sempre a spazzola e la pelle un po’ gialla saran mica da prender sul serio dai.

Io ci provo a prenderlo sul serio Suning, nonostante non ci abbiano comprato Vidal, Shick, Di Maria o Messi, perché non ho alternative e perché in fondo a me il “principale” che da il lavoro e ha sempre ragione mi fa antipatia.

Fozza Inda.

Amala.

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