Il bue che ci chiama cornuti (la lunga estate della Gazzetta dello Sport e il bullismo del penultimo giorno)

Avete una vecchia Zia dal nome antico e quindi ormai esotico? Una cosa tipo Adelina, Evelina o Saffira? Va bene anche se non ce l’avete più ed è deceduta da poco. Anzi, va bene anche se la signora è mancata da tanto e se aveva un nome semplice e per nulla originale. Ora che l’ingrediente Zia è disponibile, prendete tutte le copie della Gazzetta dello Sport dall’apertura del calciomercato estivo a oggi e scorrete i titoli. Non ci vorrà molto, state certi che troverete la vostra vecchia Zia accostata all’Inter, che per quella vostra anziana parente sarebbe stata disposta a fare follie.

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Sedotta dalla conferenza stampa di Sabatini in cui si annunciavano non uno, non due ma parecchi top player (salvo permettere ai più scafati di capire che era tutta una supercazzola prudente), la rosea si è scatenata e ha dato per certo l’arrivo di almeno una ventina di giocatori. Trattative chiuse, accordi sugli ingaggi, piani di inserimento e allenamento differenziati, scelta degli arredi di casa. Per la Gazzetta è sempre stato tutto fatto, chiuso, perfetto. Un tempo si chiamavano bufale, ora fake news ma hanno sempre lo stesso scopo: vendere copie, ottenere click fregandosene della verosimiglianza delle notizie, della bontà delle fonti. Tutto un po’ come viene, in un diluvio di tette, di wags, di Lady Rugani, nani e ballerine che nemmeno nel Trono di Spade.

Bene? No, malissimo, ma nel 2017 funziona così e il giornalismo sportivo non è più giornalismo e non è sportivo. Uno se ne fa una ragione e legge altro, cerca notizie altrove.  Ma alla Gazzetta non bastava e quindi in un torneo di morra cinese redazionale è toccato al povero Lorenzo Forculli il ruolo di Franti, il bullo che dopo averci inutilmente e perniciosamente illusi, in questo articolo di oggi si premura di prenderci garbatamente per i fondelli (a tutti noi in quando tifosi di una società pasticciona, degna delle macchiette di Lino Banfi). Come si dice dalle parti di Roma, a chi tocca nun se ‘ngrugna e non è una considerazione piccata quella che segue, al limite una piccola deduzione. Se l’Inter ha fatto un pasticcio non riuscendo a chiudere nemmeno una trattativa, sempre che siano davvero state imbastite (e la cosa è improbabile considerato il diktat cinese), è peggio chi non negozia al meglio o chi annuncia per almeno dieci volte l’esito felice della trattativa?

Ma c’è di peggio. Alla fine del pezzo depressivo (e non deprimente, nulla da eccepire sullo stile), il Forculli sostiene che il mercato è stato molto deludente o almeno così fa intendere, ma che se alla fine l’Inter andasse bene non sarebbe poi così grave. Un modo di usare bastone e carota abbastanza ipocrita, come a dire che lasciarsi aperta ogni porta (la squadra è incompleta ma se vince io almeno ho scritto che poteva succedere), non fa particolarmente onore all’autore. Mi aspetto, ci aspettiamo da chi  discetta di calcio e fallimenti una profondità e una perentorietà di analisi diversa: siamo da buttare nel cassonetto dell’indifferenziato o ce la giochiamo? Le due tesi non possono coesistere.

In definitiva, prendiamo atto dell’Estate della grande disillusione. Chissà che alla Gazzetta qualcuno non si penta dell’Estate delle bufale, che nel breve portano qualche copia in più, nel lungo solo diffidenza.

 

 

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