Considerazioni (in)attuali sul mercato dell’Inter

Le ultime notizie di mercato in casa nerazzurra dicono che la società di Corso Vittorio Emanuele II rischia di vedersi soffiare dal Milan i baby Pietro Pellegri (16enne con 3 presenze e una rete in serie A) e Eddy Anthony Salcedo Mora (15 anni), prodotti del vivaio del Genoa che sembravano a un passo dal trasferirsi alla Pinetina.

Trasferimenti che non sarebbero stati indolore per le casse del gruppo Suning dato che i Nerazzurri li avrebbero presi per un costo totale, fra cartellini e bonus, di 60 milioni.

Ora, invece, il Fair Play Finanziario ha messo i bastoni fra le ruote dei cinesi proprietari dell’Inter, costringendoli a rivedere i loro piani.

E sempre il FFP sta rallentando la marcia di avvicinamento a Patrick Schick della Sampdoria per il quale esiste già un accordo con Massimo Ferrero sulla base di 30,5 milioni che però, a questo punto, dovrebbero essere versati ai blucerchiati con tempi e modalità diverse da quelle precedentemente concordate.

Un cambio di strategia che potrebbe però essere rigettato dai blucerchiati a favore di squadre che in questo momento possono spendere più liberamente dell’Inter, vale a dire club come Borussia Dortmund, Bayern e Napoli.

Il FFP si basa su regole apparentemente semplici: un club può spendere in base a quanto ricava e, quindi, per investire di più, deve aumentare i propri ricavi. I conti sono valutati nell’arco di tre anni durante i quali, a parte spese definite virtuose (che riguardino cioè infrastrutture, stadio, settore giovanile…) non si può registrare un passivo superiore ai 30 milioni.

Chi non è in regola col FFP rischia una multa, la sospensione di una o più finestre di mercato o anche l’esclusione dalle coppe europee. Una strada per evitare queste penalità prevede di trovare un accordo con l’UEFA, strada intrapresa da alcuni club.

Ora, indipendentemente dal giudizio su questo sistema di regolamentazione finanziaria costruito dall’UEFA (che sembra avere dei buchi non indifferenti), quello che preme qui sottolineare è l’errato approccio avuto dal club nerazzurro durante le ultime sessioni di mercato.

Decisioni come quella di comprare Joao Mario e Gabigol per un totale di 76.5 milioni lasciarono interdetti ancor prima di vedere l’effettivo valore sul campo dei due giocatori.

Che poi si sarebbero trovate difficoltà a cedere gli esuberi come Andrea Ranocchia, Stevan Jovetic e Marcelo Brozovic si sapeva, così come si sapeva che sarebbe stato difficile piazzare Geoffrey Kondogbia ad un prezzo ragionevole, tanto è vero che il club è stato costretto ad allungare il contratto del francese fino al 2021 per ammortarne maggiormente il peso sul bilancio.

In questo quadro ha avuto senso trattenere Ivan Perisic a fronte di una offerta del Manchester Utd che non sarà stata di 55 milioni come sperato ma forse nemmeno troppo bassa?

Forse si poteva cederlo a inizio estate se si fossero valutate prima le alternative. Discorso simile vale per Antonio Candreva che il Chelsea insegue da tempo. Cederlo ora rischierebbe di depauperare tecnicamente la rosa a disposizione di Luciano Spalletti. Cederlo settimane fa, avendo in mente possibili sostituti, avrebbe significato rimpinguare le sofferenti casse nerazzurre garantendosi un tesoretto da reinvestire su precisi obiettivi.

Proprio questo è il punto: l’Inter arriva alla prima di campionato ancora incompleta e con un mercato che, al netto di alcuni buoni acquisti (Vecino e Borja Valero) sembra non sia stato improntato su basi programmatiche adeguate.

Conoscendo le restrizioni del FFP e le necessità della squadra ci si sarebbe probabilmente dovuti muovere prima. Soprattutto vedendo giocatori di talento venir ceduti a cifre ragionevoli, come accado a Youri Tielemans, passato al Monaco per circa 25 milioni, cioè per un esborso piuttosto contenuto in relazione ai prezzi che girano attualmente.

Invece all’Inter mancano ancora un centrocampista centrale, uno o due esterni e almeno un difensore centrale, ruolo in cui uno fra Presnel Kimpembe, Eliaquim Mangala, Juan Foyth o la new entry Shkodran Mustafi sarebbe potuto (dovuto?) arrivare prima.

È vero che anche Juventus e Roma sembrano incomplete e che il Napoli si è limitato a comprare giocatori che sulla carta servono “solo” ad allungarne la panchina ma il gap che l’Inter aveva con queste squadra era piuttosto ampio, come testimonia la classifica dell’anno scorso. Una più attenta programmazione avrebbe forse potuto aiutare Spalletti nel difficile compito di cercare di colmarlo.

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