Editoriale

Il pianto preventivo è una cagata pazzesca

Ci perdonerà il Ragioniere dell’abuso di citazione, ma davvero non se ne può più. Da almeno un mese l’unico argomento dell’interismo isterico è l’inadeguatezza del mercato estivo, della società, dei manager, dei giocatori, dello stadio, delle troppe scale, dell’afa agostana che in qualche modo sarebbe comunque colpa di Suning e dei suoi aggeggi per l’aria condizionata che bucano l’ozono.

Fermatevi, per pietà.

Dov’eravate quando a seguito di colossali campagne acquisti ci si svegliava a dicembre con un pugno di mosche in mano e un allenatore da esonerare? Dove eravate quando gli eroi strappati a suon di miliardi ad altre regine del campionato finivano per mostrarsi un bluff oppure deprimersi? Ha senso continuare a sparare sul pianista prima ancora che il pianista inizia a suonare? Aveva senso andare a Malpensa ad accogliere Gabriel Barbosa e il suo buffo soprannome come fosse il Messia? Girare euforici per le spiagge per il ratto di Kondogbia al Milan? Impareremo mai?

No.

Thiago Motta e Milito venivano dal Genoa, il Principe s’era pure fatto un anno di B. Snejider piombò a San Siro per 11 milioni, preso a calci in culo dal Real Madrid. Lucio a parametro zero e all’età dei datteri. Poi certo venne Eto’o, un mostro che al momento pare fuori dai radar, ma c’è ancora tempo, a fine agosto mancano 25 giorni e quando l’Inter sacrificò Ibrahimovic e prese denaro più Samuel Eto’o furono in tanti a gridare allo scandalo.

Intendiamoci.

Come vogliamo valutare Mauro Icardi? Un campione o un mezzo giocatore? propendo per la prima. Perisic è uno degli esterni più forti e contesi al mondo, Candreva un nazionale italiano, Miranda centrale e saltuariamente Capitano del Brasile, Joao Mario un enorme talento che deve trovare una posizione in campo. Sono giocatori che l’Inter ha comprato negli ultimi anni, li ha pagati molto e ha investito nella loro crescita, affermazione o professionalità conclamata. Poi ci sono gli errori o presunti tali, anche loro molto cari: Kondogbia, Brozovic, Murillo e Jovetic. Cosa mancava, cosa servirebbe?

Un allenatore.

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Mourinho, Mancini. Loro chiesero fin da subito uomini adatti al gioco che pensavano di insegnare. Mancini prese Ze Maria, Favalli e volle a tutti i costi Veron, che i pundit più astuti davano per bollito. Due terzini a fine corsa e un centrale di manovra. Per far cosa? Per giocare a calcio, perché da qualche parte bisogna pur iniziare. Borja Valero è uno splendido tessitore di gioco e costruttore di manovra. Spalletti l’ha voluto a tutti i costi perché l’Inter ha un enorme problema nel mezzo e non si risolve con le figurine né con i nomi illustri. Serve un’idea di calcio.

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Smettetela di piangere, vi prego.

Da 20 agosto in poi vedremo cosa funziona e cosa no, scopriremo se il tentativo di costruire una squadra colmando i vuoti e seguendo le necessità sia stato così stupido e comunque peggio della pesca a strascico che altri hanno fatto. Ma vi prego, smettete di piangere e di lamentarvi preventivamente. Oppure no, continuate, perché è nella sfiducia generale che poi nascono le cose migliori.

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