Il come e il perché del mercato dell’Inter

Di Michele Tossani e Tommaso de Mojana

Come sottolineato da Marco Iara sulla Gazzetta dello Sport di oggi, mentre il Milan spende l’Inter resta ferma a guardare.

L’ultimo colpo di mercato targato Massimiliano Mirabelli e marco Fassone, leggasi l’arrivo inatteso di Leonardo Bonucci, pare aver ulteriormente rattristato la tifoseria interista fino a portarla a fischiare sonoramente la squadra alla prima uscita seria di stagione, quella finita con una sconfitta contro il Norimberga, squadra della Zweite Bundesliga.

Mercato del Milan: Tasto dolente quanto delicato. La campagna acquisti è mirata e tempestiva, poco da dire. Cambiare così tanto è un azzardo, sì. Averlo fatto a più di un mese dall’inizio del campionato un’accortezza non da poco. Disturba il tifoso nerazzurro? Sì. Deve influire sulle strategie del club? No. Fine dell’argomento. Però la storiella che loro devono cambiare tutto e noi solo puntellare non la si può mandar giù: guardare la classifica dell’ultimo campionato e riformulare, grazie. Fine sul serio dell’argomento.

Questo mercato tendente al ribasso dei nerazzurri (specialmente se paragonato con quello da 115 milioni della scorsa estate) ha però una sua logica spiegazione: le operazioni di Suning sono infatti in linea con quanto previsto dal fair play finanziario dell’UEFA.

I cugini rossoneri non hanno questo problema in quanto non soltanto non sono ancora finiti sotto il controllo dell’UEFA, dato che torneranno nelle coppe europee soltanto il prossimo autunno, ma sperano di far valere quel voluntary agreement introdotto recentemente dal massimo organismo calcistico europeo per far rientrare i club nel FFP.

Come noto il Milan, che ha chiuso gli ultimi tre esercizi sotto la proprietà di Fininvest (2014, 2015 e 2016) in rosso di 91,3 e 89,3 e 74,9 milioni, ha presentato questo accordo volontario per non cadere nelle maglie della censura del FFP dell’UEFA.

La richiesta verrà valutata dall’UEFA ad ottobre e questo è il motivo per cui Fassone e Mirabelli hanno potuto spendere e spandere in questa sessione di mercato, cosa che invece non è consentita all’Inter.

Detto questo, l’immobilismo dei Nerazzurri è solo apparente. Qualcosa è stato fatto.

Borja Valero ad esempio: innesto di livello assoluto, guai a sottovalutarlo. Lo spagnolo, prima che un ottimo tuttocampista (termine orribile, ma in voga ultimamente) è uomo di spessore. Se è vero che la nostra rosa è di qualità ma manca di carattere l’acquisto dello spagnolo non può che far piacere al di là delle doti tecniche, che comunque non si discutono. Leggere la lettera che ha voluto dedicare al popolo viola, alla città che lo ha accolto, per credere. Borja Valero non è una bandiera alla Francesco Totti: quella nerazzurra è la sua sesta maglia eppure è attraverso uomini come lui che si fanno le rivoluzioni. Forse le sue trentadue primavere ne limiteranno il rendimento, sicuramente non si tratta di un acquisto di prospettiva, ma la maturità raggiunta ed il carattere del madrileno gioveranno a chiunque avrà la fortuna di allenarsi con lui.

Inoltre, è da ricordare come, secondo precise richieste di Lucinao Spalletti, il d.s. Piero Ausilio ed il direttore tecnico Walter Sabatini si stiano muovendo per reperire all’allenatore toscano gli uomini necessari a completare l’organico e, nella fattispecie, un difensore esterno, un centrale, un centrocampista e un esterno offensivo.

I nomi sono noti: il brasiliano del Nizza Dalbert dovrebbe colmare la carenza nel ruolo di terzino sinistro mentre più complessa è la situazione relativa alle altre tre posizioni.

Con Spalletti che vuole cominciare a giocare palla da dietro l’Inter necessita di un centrale difensivo in grado di aiutare il neo-acquisto Milan Skriniar, con lo slovacco che deve migliorare in questa situazione di gioco.

Altri nomi che sono circolati di recente sui giornali sono quelli di Davinson Sanchez dell’Ajax, Moucar Diakhaby del Lione e Issa Diop del Tolosa.

Fossimo in Ausilio e Sabatini daremmo uno sguardo anche a Mauricio Lemos, classe 1995, uruguaiano del Las Palmas che, fra l’altro, proviene da un calcio posizionale come quello praticato sotto Quique Setién.

Reduce da una esperienza poco felice al Rubin Kazan in Russia, l’ex stella della nazionale under-20 è un giocatore dotato tecnicamente, in grado di calciare la palla anche sul medio e lungo raggio.

Questo fa di lui un difensore ideale per impostare da dietro. Inoltre, Lemos è abituato a giocare sul centro-destra cosa che permetterebbe di portare Skriniar nella sua posizione di centrale di sinistra, cioè quella da lui occupata nella Sampdoria.

Per quanto riguarda il centrocampista sembra invece uscito di scena Radja Nainggolan, che sta rinnovando con la Roma, mentre si fa il nome di Arturo Vidal.

In tutti i casi, pare chiaro che l’Inter stia cercando un incursore, un ex box-to-box midfielder in grado di agire da falso diez inserendosi in area di rigore alla maniera di Simone Perrotta nella prima Roma spallettiana o dello stesso Nainggolan nella seconda esperienza capitolina dell’attuale tecnico dell’Inter. E Spalletti ha reso goleador questi mediani che segnavano col contagocce, avanzandone il raggio d’azione e favorendone gli inserimenti e le conclusioni da fuori oltre che alzare la linea del pressing di tutta la squadra. Guardare gli score proprio di Perrotta e Nainggolan prima e dopo (o durante) la cura del tecnico toscano. 

La ricerca di un giocatore di questo tipo lascia però un po’ perplessi qualora ci si dovesse limitare appunto a questa tipologia di centrocampista. Infatti, con Borja Valero che non è a suo agio come interno di centrocampo, quello che sembra mancare all’Inter è un centrocampista che faccia da raccordo fra difesa e centrocampo.

Cioè il ruolo in cui Geoffrey Kondogbia, anche nell’amichevole contro il Norimberga, ha dimostrato difficoltà, non tanto nella conquista della palla quanto nella sua successiva gestione e distribuzione.

Ecco quindi che, se è vero che giocatori come Nainggolan o Vidal aumenterebbero notevolmente il tasso tecnico della squadra, resta da capire se sia possibile, proprio in virtù del FFP, affiancare a quel tipo di giocatore un metronomo in grado di aiutare la fase di costruzione. Qualora si decida di puntare su Roberto Gagliardini (scelta legittima) per questo ruolo sarà allora necessario affiancarlo ad un giocatore di interdizione, una specie di nuovo Medel. Ricordiamo che il sistema base sarà il 4-2-3-1 nel quale il lavoro dei due centrocampisti centrali è fondamentale per tenere la squadra unita. Proprio le distanze fra i reparti sono state il grande problema dell’Inter 2016/17.

Capitolo attacco: il vice – Icardi designato sembra essere Pinamonti, con la consapevolezza che Eder all’occasione può giocare anche da prima punta, pertanto non sembra previsto un innesto con quelle caratteristiche. Dove invece si cambierà è sugli esterni dove Ivan Perisic verrà ceduto e Antonio Candreva dovrà riscattare una stagione non brillante. Non mi stupirei a vedere Joao Mario impiegato più largo: il portoghese non ha le caratteristiche del trequartista centrale di Spalletti ed in passato si è già adattato esterno dimostrando una discreta attitudine al ruolo;  potrebbe candidarsi quindi come seria alternativa all’azzurro, mentre dall’altro lato il profilo identificato da Walter Sabatini sembra calzare piuttosto bene a Keita Baldé, in rotta con la Lazio, giovane il giusto (classe ’95) ma capace di segnare 16 gol nell’ultimo campionato e con già quattro stagioni di serie A nelle gambe. Insomma, chiudere lui e Dalbert entro luglio vorrebbe dire aver inserito quattro potenziali titolari in rosa, consegnandoli all’allenatore ad almeno 20/25 giorni dall’inizio del campionato. Agosto potrebbe essere dedicato alla ricerca di un puntello (il famoso centrocampista “top” o l’occasione last minute) da parte della società ma soprattutto al lavoro da parte di mister e squadra quasi al completo.

Tutto questo senza dimenticare proprio lui, Luciano da Certaldo.

Ad oggi il vero Top Player. Non era il primo della lista, sicuramente tra i tifosi (Diego Simeone), probabilmente neanche della società (Antonio Conte). Sembra calatosi nella parte col giusto spirito, determinato, umile ma sicuro del proprio lavoro. Attenzione: vietato sottovalutarne il ruolo. Non c’è, né ci può essere, solo il calciomercato. In ogni caso, anche se l’Inter avesse la rosa del Barcellona e le disponibilità del PSG, un peso determinante va dato al lavoro dell’allenatore e Spalletti è uno bravo. Dove non arriverà il calciomercato deve arrivare un lavoro mirato volto a migliorare il rendimento degli uomini di maggior potenziale: Danilo D’Ambrosio deve tornare il giocatore che ha conquistato la maglia azzurra, Cristian Ansaldi quello visto al Genoa, Miranda e Murillo, se rimarranno, la coppia quasi insuperabile del girone d’andata 2015/16 (non 1987/88), Joao Mario il talento visto all’Europeo, Gagliardini e Mauro Icardi continuare i loro percorsi di maturazione.

Un pensiero riguardo “Il come e il perché del mercato dell’Inter

  1. Ecco, questi sì sono argomenti sensati che si leggono volentieri. E poi quella cosa fondamentale: il carattere. Quando quest’anno lo abbiamo mostrato, siamo stati pur sempre la squadra che ne ha vinte undici su tredici e stavamo pure impallando il Milan nel derby di ritorno, fino agli ultimi sciagurati dieci minuti. Poi è vero che non abbiamo azzeccato un scontro diretto e che quando abbiamo lasciato scivolare le energie sotto le scarpe sembravamo la squadra del Kolbe (con tutto il rispetto). Su queste cose, carattere, personalità, concentrazione dovrà lavorare il nuovo allenatore. Con i giusti innesti da inserire e i migliori giovani della primavera da valorizzare e far giocare, così come fanno tutte le top squadre europee. Saluti.

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