Il mistero tattico buffo di Gabigol

di Michele Tossani

Il Mistero Buffo, vecchia pièce teatrale di Dario Fo, è titolo che si addice perfettamente alla situazione che Gabriel Barbosa Almeida, in arte Gabigol, sta vivendo in questa rottamata Inter di fine stagione.

Nella vittoriosa trasferta contro la Lazio (1-3 cui hanno generosamente contribuito l’arbitraggio di Di Bello ed una Lazio che sembra aver concluso la stagione con la sconfitta nella finale di coppa Italia) il buon Stefano Vecchi ha preferito utilizzare come terzo cambio, al 41’ del secondo tempo e con il match già incanalato verso la vittoria nerazzurra, Banega per Medel. La decisione di Vecchi ha innescato la piccata reazione di Gabigol che, ex abrupto, ha lasciato la panchina interista recandosi direttamente nello spogliatoio.

Interpellato sul gesto del brasiliano, Vecchi se ne è uscito con una sentenza dura e inconfutabile “Si aspettava di entrare? Può darsi come tutti quelli che sono in panchina. Probabilmente lui aveva aspettative alte, così come la società e i tifosi le avevano su di lui. Non è sempre colpa dell’allenatore, lui ha delle buone qualità che deve mettere al servizio della squadra.” Affermazioni che lasciano pensare come l’ex Santos, da quando è arrivato alla Pinetina, non abbia tenuto l’atteggiamento che ci si aspettava.

Ora, senza voler sindacare le qualità tecniche del brasiliano (che risultano a questo punto oscure dato che né De Boer, né Pioli, né Vecchi hanno ritenuto di doverle utilizzare) e senza voler mettere in discussione le scelte delle gestioni tecniche dell’Inter, resta la perplessità di capire come mai, in una stagione che è andata via via sempre più rabbuiandosi, non si siano trovati dieci/quindici minuti a partita (o ogni due) per provare quello che è pur stato un investimento piuttosto oneroso contando i circa 30 milioni di euro sganciati da Suning per assicurarsi una delle medaglie oro del Brasile olimpico del 2016.

Arrivato in pompa magna con l’etichetta di gran dribblatore e fine goleador, Gabigol ha fin qui collezionato la miseria di 113’ in serie A, con un solo gol, zero assist, una percentuale dell’85.9% nella precisione dei passaggi e 0.7 dribbling riusciti a partita.

Eppure a Bologna, luogo del suo finora unico gol in serie A, qualcosa aveva mostrato. Di certo, gli atteggiamenti di Gabigol non lo hanno aiutato ma è certamente difficile mettercela tutta in allenamento quando ti accorgi di essere l’ultima ruota del carro…e nel caso del nostro neanche quella visto che gli vengono preferiti anche Palacio ed il baby Pinamonti. Certamente resta in piedi l’equivoco tattico: il paulista è un esterno, una seconda punta o un trequarti? Ma non giocando mai sarà difficile saperlo…probabile, come ventilato da più parti, che una vera risposta sull’effettivo valore del giocatore e sul suo ruolo ce la darà un’altra squadra dove il brasiliano sembra diretto in prestito.

Se però dobbiamo dar credito alle parole di Pioli, che parlò di necessità per Gabigol di adattarsi al calcio europeo, sarebbe meglio non rimandarlo in brasiliano ma cercare una squadra europea, magari italiana, che lo metta nelle condizioni di acclimatarsi ad un calcio diverso.

A quel punto, forse, sapremo veramente se Gabigol è il nuovo Ronaldo o il nuovo Caio.

 

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