Editoriale

Proprio stasera avevamo un impegno

È vero, i giocatori sapevano da tempo che Pioli non sarebbe stato più il loro allenatore. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. È altrettanto vero che Pioli sapeva di non essere più il loro allenatore, tanto che non è un mistero il suo pre-accordo (a parole) con la Fiorentina. Esonerare un allenatore a tre giornate dalla fine è più un atto punitivo che una scelta ponderata, sebbene Pioli abbia forzato questa decisione con la sostituzione di Icardi domenica scorsa, al pari degli inconcepibili cambi del derby e della difesa a 3, che forse era 2 (non si vedeva dai tempi di Vittorio Pozzo), contro la Roma. Le analisi della tv non mi convincono in pieno. Quando sento “La società ha sentito il parere dei leader“, vorrei capire di chi stiamo parlando. Perché a meno che non abbiano ascoltato Matthaus, Cambiasso e Julio Cesar, vorrei capire chi hanno sentito e con quali credenziali. Probabilmente le stesse che hanno portato Suning e i suoi collaboratori ad organizzare un casting che è durato quasi più della panchina di Pioli. Per scegliere un allenatore durato sei mesi, dopo aver mandato in giro per l’Europa Marcelino, Zola e chissà chi altro.

Non è un mistero che da queste parti abbiamo più volte sostenuto, in maniera incontrovertibile, che de Boer non andava esonerato, meno che mai ridicolizzato (su questo si mettano una mano sulla coscienza alcuni giornalisti che per poco non lo prendevano a pernacchie mentre con Pioli hanno sempre sostenuto la tesi del “non è colpa sua”). Nel calcio non ci sono controprove ma facciamo fatica a credere che il tecnico olandese avrebbe fatto peggio. Primo: perché la sua squadra giocava meglio, su tutte ricordo le partite contro la Juve e la Roma. Poi perché aveva avuto il coraggio di far giocare alcuni giovani e di abbozzare un progetto in cui ovviamente nessuno, in primis chi l’ha scelto, ha mai creduto. È onesto dire anche che con Roberto Mancini questa stessa squadra per poco non diventava campione d’inverno una stagione fa, prima di frenare nel girone ritorno. Finiti gli atti di sincerità, nessuno si scandalizzerà se dirò che la società ha gestito questa stagione in maniera dilettantistica. Non è un peccato mortale, è un anno buttato come ce ne sono stati tanti altri, ma non è una “stagione difficile”. Sì perché nel comunicato dell’esonero di Pioli si parla di stagione difficile, un termine che evidentemente stride parecchio. Sarebbe più giusto dire “stagione fallimentare”.

 

Stagione fallimentare alla quale, parliamoci chiaro, ha partecipato anche Pioli, un galantuomo (questo gli va riconosciuto) che ha completamente perso il controllo della squadra. Allora, se da un lato fa male sapere di un esonero a tre giornate dalla fine – un messaggio folle ai giocatori, la resa alla loro indolenza e ai capricci – dall’altro verrebbe da pensare che se c’è ancora una possibilità di entrare in Europa bisogna provarci, costi quel che costi. E siccome Suning ha dimostrato già in diverse occasioni di non essere un tipo molto incline ai sentimentalismi, facciamocene una ragione. Pioli si consolerà presto, probabilmente più in fretta di Gasperini e Mazzarri, trattati peggio per molto meno.

Il Milan sta messo peggio di noi, la Fiorentina sta già pensando alla prossima stagione e in fondo non sembra così tentata dall’idea, e magari Vecchi non ha la bacchetta magica, ma la faccia di uno che vuole provarci fanculo sì. Se poi volesse provarci anche con qualche ragazzo della primavera io ne sarei ben felice. Perché se c’è un’altra cosa che mi disturba un po’ è sentir dire “Adesso i giocatori non hanno più alibi“. Gli vogliamo dare ancora alibi? Sul tema ha già detto tutto Michele qualche giorno fa. La bella notizia è che domani verrà presentato Sabatini, uno che mastica calcio e scova talenti. Se la Roma non fosse stata costretta a venderli tutti (molti alle dirette concorrenti) a quest’ora staremmo parlando di un altro ciclo. Sul tema mi sento piuttosto tranquillo: questa società non ha bisogno di vendere, ha bisogno di comprare bene. Cosa che non ha fatto né con Mancini, né con de Boer, né tantomeno con Pioli.

Insomma, umanamente dispiace per Pioli, ma altrettanto umanamente mancano tre giornate, per cui cerchiamo di guardare avanti e nei limiti del possibile di farlo con fiducia. Sarà un duro lavoro di ricostruzione quello di Sabatini e dell’allenatore che verrà. Ognuno di noi ha la sua idea, c’è chi preferirebbe Conte, chi Simeone, chi Spalletti e nei prossimi giorni proveremo a capire tatticamente, con Michele Tossani quali potrebbero essere le differenza. Di una cosa sono abbastanza certo, nessuno di noi vorrà sentir parlare di normalizzatori. Non è normale parlare di futuro nel giorno in cui un altra squadra italiana raggiunge la finale di Champions League. Ma d’altronde ci scuseranno se proprio stasera abbiamo un impegno.

 

 

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